3a domenica del Tempo ordinario (A)
Isaia 8,23b • Salmo 26 • 1 Corinzi 1,10-13.17 • Matteo 4,12-23
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Appunti per l'omelia
È un inizio sorprendente che ci mostra lo stile di Dio: non un luogo sacro, nel tempio di Gerusalemme, ma nella periferia, in Galilea, crocevia di genti diverse per cultura e religione. Dio è lì a significare che Lui è per tutti. Ed è lì che si compie la profezia: "Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione di ombra e di morte una luce è sorta" (cf. Mt 4,16). È lo stesso passo che si proclama a Natale. Ora quell'annuncio fatto alla nascita del Bambino a Betlemme si attua concretamente a cominciare dalle regioni di "Zabulon e Neftali (umiliate dagli assiri nei secoli passati), sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti" (Mt 4,15).
Gesù invita alla conversione, stando che Dio è vicino. Allora: "Convertitevi…". Ma, secondo il temine greco utilizzato dall'evangelista non si tratta di un nostro convertirci da una vita disordinata, di peccato, ad una vita virtuosa in ottica morale. È un cambio di mentalità, di mente, di prospettiva. Da questa poi potrà derivare di conseguenza un comportamento moralmente coerente.
Qui non siamo noi che andiamo a Dio. È Dio che è venuto, e viene, a noi. La nostra conversione allora è un cambio di prospettiva: è credere e accogliere quel Dio che in Gesù sta con noi, è in mezzo a noi, cammina con noi.
Come potremmo fare scelte importanti nella nostra vita se non crediamo alla presenza di Dio in noi, nella nostra vita, all'amore di Dio per noi? Credere che Dio mi ama oltre ogni misura è il fondamento di ogni nostra speranza, perché crediamo che si realizzeranno le promesse di Dio, perché crediamo in Colui che ce ne ha dato garanzia. Ci può sorprendere la prontezza con cui i primi quattro discepoli di Gesù (Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni) abbiano "lasciato tutto" per seguire Gesù. Non lo avrebbero sicuramente fatto se non avessero sperimentato la presenza di Dio che ha toccato il loro cuore. E non perché fossero persone "virtuose".
Gesù inizia la sua missione non da solo. Sceglie i suoi "amici". È sempre "insieme" che noi possiamo testimoniare che Dio sta in mezzo a noi. L'accorato appello di Paolo (cf. 1Cor 1,10-13.17; II lettura) agli abitanti di Corinto ad essere "tutti unanimi… senza divisioni" è la base di ogni missionarietà. Solo così la comunità dei credenti testimonierà che nel mondo c'è una luce che risplende nelle tenebre.
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Vedi anche:
Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
• Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce (Mt 4,16) - (22/01/2023)
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• Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono (Mt 4,20) - (20/01/2020)
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• Convertitevi, il regno dei cieli è vicino (Mt 4,17) - (22/01/2017)
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• Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino (Mt 4,17) - (26/01/2014)
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• Non vi siano divisioni tra voi (1Cor 1,10) - (23/01/2011)
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Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
Da dove iniziare (20/01/2023)
Un annuncio che rinnova la vita (24/01/2020)
L'Amore di Dio, fonte della nostra felicità (20/01/2017)
La gioia di seguire Gesù (24/01/2014)
Commenti alla Parola:
• di Goffredo Boselli (VP 1.2026)
• di Antonio Savone (VP 1.2023)
• di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 1.2020)
• di Cettina Militello (VP 11.2016)
• di Gianni Cavagnoli (VP 1.2014)
• di Marinella Perroni (VP 1.2011)
• di Enzo Bianchi
(Illustrazione: "Venite dietro a me", G. Trevisan, La Domenica 25 gennaio 2026)
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