Home

           Chi sono

           Per Oggi (vai al commento)
          

           Parola che si fa vita

           Omelie

           Sito personale di testi
           e documenti


           Etichette Argomenti

           Archivio del Blog



Questo Blog è la nuova versione di
essere sempre famiglia
(clicca qui per entrare)

Archivio blog

venerdì 5 giugno 2026

Eucaristia, la nostra vita in Cristo


SS. Corpo e Sangue di Cristo (A)
Deuteronomio 8,2-3.14b-16a • Salmo 147 • 1 Corinzi 10,16-17 - Giovanni 6,51-58
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

La solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo ci introduce nel mistero profondo del nostro essere per Dio e del fondamento del nostro vivere.
Mangiare la carne del Figlio di Dio e bere il suo sangue, espressione scandalosa per i giudei di allora e sicuramente anche per noi oggi, è il modo che Dio ha scelto per introdurci nella Vita. Noi abbiamo la vita, Cristo è la Vita.
La vita che ora viviamo su questa terra è simboleggiata dal cammino che il popolo di Israele ha compiuto nella sua liberazione dalla schiavitù dell'Egitto. È il Signore che ha accompagnato il suo popolo per quarant'anni nel deserto. È Lui che lo ha nutrito con la manna discesa dal cielo, nonostante le umiliazioni e le prove affrontate (cf. Dt 8,2-3.14b-16°; I lettura).
È Dio che ci conduce nella vita nutrendoci con un cibo che viene dal cielo, per indicarci che non siamo solo terrestri, ma fatti ad immagine e somiglianza sua. Da Lui noi proveniamo. Non siamo totalmente terrestri; la nostra radice è nel cuore di Dio. Ed abbiamo bisogno di nutrirci non solo di pane materiale, ma anche di ciò che Dio ci dona; e Lui ci dona se stesso, la sua Parola, il suo Figlio, Parola fatta carne.
È Gesù che si dichiara quale vero cibo: "Io sono il pane vivo, disceso dal cielo" (Gv 6,51). Anzi: "Se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita" (Gv 6.53).
Parole scandalose! Eppure piene di verità. Fra gli stessi discepoli si è consumata una frattura, e alcuni se ne sono andati. Altri, con Pietro, hanno risposto ponendo fiducia incondizionata alle parole del Maestro.
Per noi oggi mangiare (letteralmente "masticare") la carne di Cristo cosa comporta per la nostra vita? Una semplice devozione nel ricevere la santa Comunione? "Masticare" la carne di Cristo e bere il suo sangue comporta condividere con Lui tutta la nostra esistenza.
Non è una semplice "cosa" materiale che noi assumiamo nella santa Eucaristia (pur assumendo un pezzo di pane e del vino), ma è un conformarsi totalmente al Signore Gesù che, morto e risorto, ci ha dato il pegno della nostra immortalità.
"Masticare" è una realtà che, nella fede, ci lavora interiormente e ci trasforma nella vita, come i denti masticano e triturano il cibo.
Bere a quel calice è segno del nostro dare la vita per Dio nel servizio ai nostri fratelli.
L'Eucaristia non può essere solo la rassicurante ripetizione di un rito, ma il nostro partecipare, senza tirarci indietro, al nostro essere per Dio, fatti un corpo solo, quello di Cristo (cf. 1Cor 10,19-17; II lettura).

-------------
Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
 Chi mangia questo pane vivrà in eterno (Gv 6,58) - (11/06/2023)
(vai al testo)
 Io sono il pane vivo disceso dal cielo (Gv 6,51) - (14/06/2020)
(vai al testo)
 Io sono il pane vivo (Gv 6,51) - (18/06/2017)
(vai al testo)
 Io sono il pane vivo, disceso dal cielo (Gv 6,51) - (22/06/2014)
(vai al testo)
 Benché molti, siamo un corpo solo, poiché partecipiamo all'unico pane (1Cor 10,17) - (26/06/2011)
(vai al testo)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Per avere la vita (09/06/2023)
  Un pane che fa "vivere" (12/06/2020)
  Il Pane che ci fa "uno" con Dio (16/06/2017)
  Quel Cibo che ci dà la Vita (20/06/2014)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 6.2026)
  di Antonio Savone (VP 6.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 6.2020)
  di Cettina Militello (VP 5.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 5.2014)
  di Marinella Perroni (VP 5.2011)
  di Enzo Bianchi

lunedì 1 giugno 2026

Gratuità del dono


Parola di Vita – Giugno 2026
(Clicca qui per il Video del Commento   -   oppure...)

«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. […] Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,7-8).

In questo capitolo del Vangelo di Matteo, gli apostoli sono stati appena scelti da Gesù, che li chiama per nome, conferendo loro poteri speciali sugli spiriti impuri per scacciarli e il dono di guarire ogni malattia e infermità. Gesù dà loro istruzioni su dove e come svolgere la loro missione iniziale. Il messaggio che devono annunciare è chiaro: «Il regno dei cieli è vicino» [1].
L'indicazione di proclamare "strada facendo" il messaggio affidato sottolinea, da una parte, che il vero discepolo è innanzitutto un predicatore della prossimità, ma dall'altra parte che il loro modo stesso di camminare insieme deve essere annuncio. Infatti, nel Vangelo di Giovanni, in seguito alla consegna del comandamento nuovo, Gesù afferma: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» [2].

«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. […] Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

Il "regno dei cieli" è il cuore dell'annuncio di Gesù. L'espressione affine "regno di Dio" è usata nell'Antico Testamento per indicare la signoria, il governo e l'azione salvifica di Dio sulla storia umana. Lui è il sovrano del mondo e soprattutto del popolo di Israele, in attesa di un discendente del re Davide che ristabilisse il ruolo di Israele tra le genti. Nel Nuovo Testamento, Gesù stesso viene presentato come discendente di Davide e quindi re. A differenza di un regno temporale, il "regno dei cieli" è un regno di pace e di giustizia, in cui ci si cura dei poveri, in cui vigono il perdono e la riconciliazione e che porterà vita e luce a tutte le nazioni. Si tratta di un regno che è già cominciato nel mondo e nel cuore delle persone ma che verrà realizzato completamente al ritorno di Gesù.

«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. […] Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

Gesù annuncia che il regno è temporalmente vicino, imminente. Dalle parabole, come quella del granello di senape o del lievito che fa crescere tutta la massa, si capisce che esso opera in modi misteriosi e umili ma tenaci e nel corso del tempo. "Vicino" ha anche un senso spaziale. Quando i discepoli, che portano la presenza dello spirito di Gesù si avvicinano camminando, si avvicina il regno di Dio e allorché, nel Vangelo di Marco, Gesù dice allo scriba: «Non sei lontano dal regno di Dio» [3], è probabile che intendesse dire non solo "Hai cominciato a capire" ma anche "Non sei lontano da me".

«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. […] Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

"Gratuitamente" traduce un termine che nell'originale greco significa "in dono". Ciò evidenzia che quanto gli apostoli hanno ricevuto non è stato dato loro perché se lo meritano. La fonte è la generosità di Dio e il fatto che sono stati scelti per una missione particolare.
Scrive Chiara Lubich: «Il regno di Dio va dunque accolto. È un dono che Dio ti fa. Non c'è infatti nessuno sforzo umano, nessun tentativo ascetico, nessuno studio o ricerca intellettuale, che ti possano far entrare nel regno di Dio. È Dio stesso che ti viene incontro, che si rivela con la sua luce o ti tocca con la sua grazia. E non c'è nessun merito che tu possa vantare o su cui tu ti possa appoggiare per aver diritto ad un tale dono di Dio. Il regno ti viene offerto gratuitamente» [4].
In questa accoglienza siamo chiamati, anche oggi, a continuare il compito affidato da Gesù agli apostoli, di proclamare con la parola e con i fatti, la vicinanza del regno, di annunciare insieme, ad ogni essere umano un messaggio di speranza: in questo mondo così travagliato e incerto, Dio lo ama immensamente, Dio ci ama tutti immensamente.

A cura di Augusto Parody Reyes
e del team della Parola di Vita


----------
[1] Mt 10,7.
[2] Gv 13, 35.
[3] Mc 12,34.
[4] Cfr. C. Lubich, Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi (Opere di Chiara Lubich 5), Città Nuova, Roma 2017, pp. 152-153.

Fonte: https://www.focolaritalia.org

venerdì 29 maggio 2026

Guardando il Figlio


Santissima Trinità (A)
Esodo 34,4b-6.8-9 • Salmo Dn 3,52-56 • 2 Corinzi 13,11-13 • Giovanni 3,16-18
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

La liturgia della prima domenica dopo la Pentecoste ci invita a celebrare il mistero della Santissima Trinità. Il nostro Dio: il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo. È il Dio che Gesù ci ha rivelato, Lui, "l'unigenito Figlio di Dio", venuto nel mondo.
Vedere il volto di Dio è l'anelito profondo dell'uomo, l'inconscia aspirazione della nostra "origine": "Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato" (Gv 1,18).
Facciamo fatica a cogliere con la nostra limitata capacità l'unitrinità di Dio. Più che essere noi a capire qualche cosa di Dio è Lui stesso che si rivela a noi. A noi accogliere, nella fede, con il cuore libero, questo "unico" atto di amore del Padre. Gesù, infatti, ci ha rivelato che il "suo e nostro" Dio è il Padre (cf. Gv 20,17).
I cristiani credono nel Padre, nel Figlio, nello Spirito Santo, che sono tre e sono uno.
Guardando a Gesù, comprendiamo chi è Dio e qual è il suo modo di agire. Il Figlio, per amore si è "svuotato" della sua divinità per essere come noi, Gesù di Nazaret (cf. Fil 2,7). Se il Figlio si è comportato così - e chi vede il Figlio vede il Padre (cf. Gv 14,9) -, anche il Padre si comporta così.
È l'Amore la dinamica di relazione tra le Persone della Santissima Trinità. Un amore, perché divino, dà tutto. Nell'atto di dare "tutto" (perché in Dio non ci sono zone riservate che non si donano), rimane l'Amore. Ed è in questo Amore, che è lo Spirito Santo che ci è stato donato, in questa "unitrinità" di Dio, che noi siamo stati "immersi".
Dio è amore: il Padre "misericordioso e pietoso, ricco di amore e di fedeltà" (cf. Es34,6; I lettura), "non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui" (Gv 3,17).
Noi, come tutta la creazione, abbiamo in noi il DNA della Trinità. Siamo intimamente strutturati per vivere in relazione; in relazione con chi sta accanto, in relazione con il creato stesso. Ecco il dono di Dio: vivere la grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore del Padre e la comunione dello Spirito Santo, avendo gli stessi sentimenti, facendoci coraggio a vicenda nelle difficoltà della vita, vivendo dell'amore e della pace donataci da Dio (cf. 2Cor 13,11-13; II lettura).
Dall'unità dei cristiani, quali discepoli del Signore Gesù, il mondo crederà che Dio ci ama immensamente e ci invita ad accoglierci l'un l'altro come fratelli e figli dell'unico Padre. Solo così metteremo l'antidoto alla guerra e all'odio, frutto del peccato, che devasta il nostro mondo. Ognuno nel suo quotidiano.

-------------
Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
 Chiunque crede in Lui non vada perduto (Gv 3,16) - (04/06/2023)
(vai al testo)
 Dio ha tanto amato il mondo (Gv 3,16) - (07/06/2020)
(vai al testo)
 Dio ha tanto amato il mondo (Gv 3,16) - (11/06/2017)
(vai al testo)
 Dio ha tanto amato il mondo (Gv 3,16) - (15/06/2014)
( vai al testo)
 Dio ha tanto amato il mondo (Gv 3,16) - (19/06/2011)
(vai al testo")

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
  Il mistero intimo di Dio (02/06/2023)
  La sorgente della più vera umanità (05/06/2020)
  E noi abbiamo creduto all'amore (09/06/2017)
  Nell'abbraccio di Dio, la nostra vita (13/06/2014)

Vedi anche il Post:
  Confidare in Dio… Sentirsi guardati e amati da Lui (11/06/2017)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 5.2026)
  di Antonio Savone (VP 6.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 6.2020)
  di Cettina Militello (VP 4.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 5.2014)
  di Marinella Perroni (VP 5.2011)
  di Enzo Bianchi

(Immagine: Nicodemo incontra Gesù, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, marzo 2018)

venerdì 22 maggio 2026

Il dono di un'armonia divina


Pentecoste (A)
Atti 2,1-11 • Salmo 103 • 1 Corinzi 12,3b-7.12-13 • Giovanni 20,19-23
(Visualizza i brani delle Letture)
(Vedi anche i brani delle Letture della Messa vespertina della vigilia)

Appunti per l'omelia

Il Signore risorto appare ai discepoli rinchiusi nel cenacolo per paura dei Giudei. Appare mentre le porte "erano chiuse".
Il giorno di Pentecoste lo Spirito Santo invade le stesse persone chiuse nello stesso luogo. Prima erano chiuse le porte per paura, ora i discepoli con Maria sono in attesa, non nella paura, ma in preghiera del dono promesso, lo Spirito Santo.
Le porte chiuse, se da un lato sono emblema della chiusura del nostro cuore, tuttavia, per la grazia, sono pronte ad aprirsi per "uscire" e diffondere la gioia e la novità del vangelo.
È il Signore risorto che dona lo Spirito Santo con quel segno così eloquente del soffio della sua bocca (cf. Gv 20,22). Il giorno di Pentecoste quel "soffio" viene "quasi un vento che si abbatte impetuoso", tanta è la forza che imprime su tutti i presenti, riempiendo tutta la casa (cf. At 2,2). "E apparvero loro come lingue di fuoco, che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo" (At 2,3-4).
Il vento riempie "tutta la casa", ma il fuoco, pur essendo unico, si posa singolarmente su ciascuno dei presenti. La Chiesa, la comunità dei credenti, investita dello Spirito Santo è una meravigliosa sintesi tra singolo e comunità, dove tutti non vuol dire la somma di ciascuno, ma la bellezza di una armonia che è legata dall'Amore, che è Dio, come in un meraviglioso giardino, dove ciascun fiore, diverso uno dall'altro, esprime la bellezza dell'insieme. La comunità, armonia di carismi, doni dell'unico fuoco che è lo Spirito Santo.
L'amore di Dio è sempre personale, e, perché di Dio, sa armonizzarsi con tutti.
Il miracolo delle lingue non è altro che la comprensione reciproca al di là delle nostre personali idee e dei nostri modi di vedere diversi. Questa comunione si realizza nella diversità dell'altro, accolta come un dono.
Nell'amore occorre aprirsi all'altro e non imporre il proprio io.
La presenza dello Spirito di Amore può realizzare questo miracolo. Allora le nostre "porte" saranno spalancate, perché saremo in grado di accostarci a chiunque, perché la lingua della carità parla al cuore di ciascuno, e il perdono reciproco ne sarà la conseguenza.

-------------
Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi (Gv 20,22)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata
Ricevete lo Spirito Santo (Gv 20,22) - (28/05/2023)
(vai al testo)
Ricevete lo Spirito Santo (Gv 20,22) - (31/05/2020)
(vai al testo)
Ricevete lo Spirito Santo (Gv 20,22) - (04/06/2017)
(vai al testo)
Ricevete lo Spirito Santo (Gv 20,22) - (08/06/2014)
(vai al testo)
Ricevete lo Spirito Santo (Gv 20,22) - (12/06/2011)
(vai al testo)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Fatti nuove creature, perdonate (26/05/2023)
  Preludio di un mondo ricomposto (29/05/2020)
  Lo Spirito Santo, il respiro di Dio (02/06/2017)
  Molti un sol corpo (06/06/2014)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 5.2026)
  di Antonio Savone (VP 5.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 5.2020)
  di Cettina Militello (VP 4.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 5.2014)
  di Marinella Perroni (VP 5.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

venerdì 15 maggio 2026

Vivere il nostro essere Chiesa


Ascensione del Signore (A)
Atti 1,1-11 • Salmo 46 • Efesini 1,17-23 • Matteo 28,16-20
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

L'ascensione al cielo di Gesù non determina il suo allontanamento da noi, bensì instaura una nuova sua presenza: "Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo" (Mt 28.20).
Ritornando al Padre Gesù dà una consegna ai suoi: "Andate e fate discepoli tutti i popoli" (Mt 20.19).
Se l'invito degli angeli a non restare a guardare il cielo (cf. At 1,11) ci rimette con i piedi per terra, significa che abbiamo una missione da compiere. Occorre "andare", uscire. In altre parole, restare nel mondo, anche se come agnelli in mezzo a lupi (cf. Lc 10,3; Mt 10,16), per testimoniare l'amore di Dio per ogni creatura. Siamo accompagnati, avvolti, dalla presenza del Signore. Il nostro andare è conseguenza del "potere" che Gesù ha ricevuto. Siamo la presenza di Lui che continua il compito nel tempo e nello spazio. Non stare a contemplare il cielo, immobili per paura di essere contaminatio dal mondo, bensì fare discepoli tutti i popoli, essere pellegrini assieme a tutti.
L'ascensione non è la festa del distacco, ma quella dell'impegno nel mondo. È vivere, come comunità dei credenti, quello che Gesù stesso ha vissuto, partecipi della sua stessa missione: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui" (Gv 3,16-17).
Ora il nostro compito è quello di "immergere" l'umanità che ci è stata affidata nell'intimità della Trinità. Fare e far fare l'esperienza più sublime che ci venga offerta. Questo è il comando di battezzare, cioè di immergere, nella realtà d'amore del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (cf. Mt 20,19).
"Immersi" in questa dimensione divina, far sì che possiamo sperimentare tutta la Parola del Maestro, ciò che Lui ci ha comandato: di amarci l'un l'altro come Lui ci ha amati. Da questo conosceranno che siamo suoi discepoli (cf. Gv 13,34-35).
"Io sono con voi tutti i giorni" ci dice Gesù. Lui sarà sempre dove i suoi discepoli continuano ad essere e a operare. È vivere il nostro essere Chiesa.

-------------
Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28,20)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata
Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28,20) - (21/05/2023)
(vai al testo)
Io sono con voi tutti i giorni (Mt 28,20) - (24/05/2020)
(vai al testo)
Io sono con voi tutti i giorni (Mt 28,20) - (28/05/2017)
(vai al testo)
Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli (M 28,19) - (01/06/2014)
(vai al testo)
Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli (Mt 28,19) - (05/06/2011)
(vai al testo)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Ascendere con il Signore, ora (19/05/2023)
  «Io sono con voi fino alla fine del mondo». La fine del mondo: quale? (22/05/2020)
  Ascensione, la festa del nostro destino (26/05/2017)
  Fare di ogni persona un discepolo (30/05/2014)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 5.2026)
  di Antonio Savone (VP 5.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 5.2020)
  di Cettina Militello (VP 4.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 4.2014)
  di Marinella Perroni (VP 5.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

(Immagine: "Io sono con voi tutti i giorni…", La Domenica, 17 maggio 2026)

venerdì 8 maggio 2026

«Non vi lascerò orfani»


6a domenica di Pasqua (A)
Atti 6,1-7 • Salmo 32 • 1 Pietro 2,4-9 • Giovanni 14,1-12
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

"Non vi lascerò orfani" (Gv 14,16) è la promessa di Gesù prima di lasciare questo mondo. La solitudine che si prova per il distacco da qualcuno con cui si è condiviso tutto è un fardello pesante. Se poi questo qualcuno è Gesù, questo peso lascia ferite profonde.
Ma Gesù rincuora i suoi: "Verrò da voi"… E sta per andarsene… Ma verrà un altro Paraclito: "Pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito, perché rimanga con voi per sempre" (Gv 14,16). La "nuova" presenza di Dio in mezzo a noi.
La Spirito della verità, presenza misteriosa del Risorto, Amore stesso del Padre e del Figlio, sarà "con noi", ci accompagnerà, starà al nostro fianco, parlerà per noi. Egli "rimane presso di noi" e sarà "in noi", perché Lui non è per noi un estraneo.
Una solitudine che sarà vinta perché nell'amore c'è vita, e vita vissuta e donata. Una vita generata dalla Parola, dall'osservanza e dall'accoglienza di ciò che il Signore ci ha comandato. E ci ha comandato di amare, di amarci l'un l'altro come ha fatto Lui. Nell'amore non c'è solitudine. Nell'amore è pienezza di vita; quella vita che il Vivente possiede e che ci dona: "io vivo e voi vivrete" (Gv 14,19).
Lo Spirito del Risorto ci porterà alla verità, perché a chi ama il Signore si manifesta (cf. Gv 14,21). Si manifesta per una vita abbondante, piena, che trabocca. È la vita del Signore risorto che siamo chiamati a portare e a diffondere, rispondendo a chiunque ci domandi ragione della speranza che è in noi…; una testimonianza offerta con dolcezza e rispetto (cf. 1Pt 3,15).
Questa è la nostra testimonianza, un amore vicendevole, affinché il mondo creda.

-------------
Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Non vi lascerò orfani: verrò da voi (Gv 14,16)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata
Pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito (Gv 14,16) - (17/05/2020)
(vai al testo)
Pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito (Gv 14,16) - (17/05/2020)
(vai al testo)
Se mi amate, osserverete i miei comandamenti (Gv 14,15) - (21/05/2017)
(vai al testo)
Chi ama me, sarà amato dal Padre mio (Gv 14,21) - (25/05/2014)
(vai al testo)
Chi ama me, sarà amato dal Padre mio (Gv 14,21) - (29/05/2011)
(vai al testo)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Il dono di entrare nel Cuore di Dio (12/05/2023)
  Entrare in "relazione" d'amore (15/05/2020)
  Il sogno di Gesù: abitare la mia vita (19/05/2017)
  La consolante promessa di Gesù (23/05/2014)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 5.2026)
  di Antonio Savone (VP 5.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 5.2020)
  di Cettina Militello (VP 4.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 4.2014)
  di Marinella Perroni (VP 4.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

(Immagine: "Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri", La Domenica, 10 maggio 2015)

sabato 2 maggio 2026

Avere la fede di Gesù


5a domenica di Pasqua (A)
Atti 6,1-7 • Salmo 32 • 1 Pietro 2,4-9 • Giovanni 14,1-12
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

"Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me" (Gv 14,1). Gesù pronuncia queste parole alla vigilia della sua passione e morte, dopo aver lavato i piedi ai suoi, aver annunciato il tradimento di Giuda e il rinnegamento di Pietro.
A questo turbamento Gesù non rivolge un semplice incoraggiamento, ma un comando di fede. Davanti al vuoto che i discepoli stanno iniziando ad intravvedere non c'è altro rimedio che porre ogni sicurezza in Gesù: un atto di fede in Lui che, peraltro, sta per lasciarli.
Non è il buio, il nulla che ci attende, ma un posto sicuro. Gesù stesso è il posto sicuro, la "pietra viva, rifiutata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio… e chi crede in essa non resterà deluso" (cf.1Pt 2,4-9; II lettura).
Gesù, roccia su cui poggia la nostra vita, è un luogo sicuro, non perché sia invulnerabile, ma perché Lui stesso è passato attraverso il massimo della fragilità. Avere fede in Lui significa avere la sua stessa fede, quella del Figlio verso il Padre.
Ogni turbamento che incalza e condisce la nostra vita è una occasione per affidarci a Lui che si è definito la "Via": questa è la "Verità". Una Verità che ci illumina se in Lui poniamo la nostra vita, in Lui la "Vita".
Gesù, il Figlio amato: in Lui e con Lui andiamo al Padre. Essere con Gesù significa stare, dimorare nel cuore del Padre; lì è il nostro posto. Un posto preparato con cura per noi, con Gesù, nel seno della Trinità. Un posto che abbiamo iniziato ad abitare già fin d'ora, ma che occuperemo pienamente e definitivamente quando Gesù verrà a prenderci, perché dove sarà Lui saremo anche noi. Quella che stiamo vivendo ora non è un'assenza vuota, anche se accompagnata da turbamento, incertezze e paura, ma un'attesa operosa, dove siamo chiamati a credere alle sue promesse, a fidarci della sua Parola. Ed è la Parola di un Dio che si è fatto uno di noi, perché anche noi fossimo uno con Lui.

-------------
Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio (Gv 14,1)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata
Signore, mostraci il Padre e ci basta (Gv 14,8) - (07/05/2023)
(vai al testo)
Chi ha visto me, ha visto il Padre (Gv 14,9) - (10/05/2020)
(vai al testo)
Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me (Gv 14,1) - (14/05/2017)
(vai al testo)
Vado a prepararvi un posto (Gv 14,2) - (18/05/2014)
(vai al testo)
Vado a prepararvi un posto (Gv 14,2) - (22/05/2011)
(vai al testo)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Superare ogni turbamento (05/05/2023)
  "Vedere" Dio come Padre (08/05/2020)
  Gesù, la strada che ci porta a Dio: Guardare Gesù è capire Dio! (12/05/2017)
  Gesù, l'unica Via (16/05/2014)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 5.2026)
  di Antonio Savone (VP 5.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 5.2020)
  di Cettina Militello (VP 4.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 4.2014)
  di Marinella Perroni (VP 4.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

(Illustrazione: "Non sia turbato il vostro cuore", G. Trevisan, La Domenica 3 maggio 2026)

venerdì 1 maggio 2026

Nello Spirito la stessa vocazione di Gesù


Parola di Vita – Maggio 2026
(Clicca qui per il Video del Commento   -   oppure...)

«"Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi". Detto questo soffiò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo"» (Gv 20,21-22).

Dopo essere apparso a Maria di Magdala il mattino di Pasqua, la sera di quello stesso giorno il Risorto si rende presente per la prima volta fra i suoi discepoli. La loro reazione immediata è la gioia, arricchita dalla pace, quella vera che solo lui può dare [1]: «Pace a voi» (v. 21). Gioia e pace sono frutti dello Spirito [2]. Difatti Gesù dice subito loro: «Ricevete lo Spirito Santo» (v. 22).

«"Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi". Detto questo soffiò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo"».

Lo Spirito Santo non solo abilita i discepoli alla stessa missione di Gesù data dal Padre, ma li "ricrea" quale umanità nuova. Il gesto del Risorto che soffiò su di loro è lo stesso che il Creatore fece nelle narici dell'uomo plasmato con polvere del suolo [3]. Come la creazione è opera continua dell'amore del Padre che sostiene l'intero universo, così la nuova creazione operata dal Risorto nello Spirito Santo continuamente sostiene l'umanità in cammino verso il Regno.
La Parola di Vita di questo mese ci ricorda che nella nostra esistenza abbiamo una grande possibilità: diventare "altri Gesù". E questo è vero per ciascuno singolarmente, ma ancora di più comunitariamente. Gesù parla al plurale ai suoi discepoli: solo insieme, infatti, tutte le membra, con le loro specificità, possono "ripetere" il corpo mistico di Gesù.

«"Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi". Detto questo soffiò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo"».

In quanto figli nel Figlio, abbiamo dunque la stessa vocazione di Gesù: usciti dal seno del Padre, siamo chiamati a ritornare a Lui, ripetendo nel mondo i suoi gesti e le sue parole, accompagnati dalla grazia dello Spirito Santo. Se ci apriamo a questo dono, anche noi possiamo affermare con Paolo: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» [4].
Questa Parola, dunque, ci invita ad approfondire il nostro rapporto con lo Spirito Santo, sia nella preghiera che nella vita di ogni giorno, "ascoltando quella voce", e ricordandoci che: «Senza lo Spirito Santo Dio è lontano, Cristo rimane nel passato, il Vangelo è lettera morta, la Chiesa è una semplice organizzazione, la missione una propaganda. Ma nello Spirito Santo il cosmo è sollevato e geme nella gestazione del Regno, Cristo risorto è presente, il Vangelo è potenza di vita, la Chiesa significa comunione trinitaria, la missione è una Pentecoste» [5].

«"Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi". Detto questo soffiò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo"».

Andrea è un adolescente in piena crisi esistenziale: i dubbi sul senso della vita, la paura del futuro, le fragilità che sperimenta gli sembrano montagne insormontabili e si ritrova spesso scoraggiato e infelice. Qualcuno gli suggerisce di parlarne con Chiara Lubich. Poco prima di incontrarla, Andrea sente pronunciare da Chiara sottovoce la parola: «Spirito Santo» – e capisce che Chiara sta pregando.
Durante il colloquio si sente profondamente compreso, ascoltato e accolto così come è. E ritrova la pace: non perché i suoi problemi siano di colpo scomparsi, ma perché ora c'è qualcuno con cui condividerli.
«Da Chiara non solo ho ricevuto un aiuto concreto – confiderà anni dopo – ma ho anche imparato uno stile: farsi accanto a chi soffre, con delicatezza e comprensione, senza giudicare, proprio come farebbe Gesù».
Questo può realizzarlo solo lo Spirito Santo, se lo accogliamo e lasciamo operare in noi.

Claudio Cianfaglioni
e il team della Parola di Vita


----------
[1] Cf. Gv 14,27.
[2] «Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza…» (Gal 5,22).
[3] Cf. Gen 2,7.
[4] Gal 2,20
[5] Ignazio, metropolita di Laodicea, Assemblea generale del Consiglio ecumenico delle Chiese, 5 luglio 1968, citato da papa Francesco nell'Omelia della solennità di Pentecoste, 31 maggio 2020.

Fonte: https://www.focolaritalia.org

venerdì 24 aprile 2026

«Io sono la Porta»


4a domenica di Pasqua (A)
Atti 2,14a. 36-41 • Salmo 22 • 1 Pietro 2,20b-25 • Giovanni 10,1-10
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Domenica del "Buon Pastore". Il brano proposto per questa domenica (cf. Gv 10,1-10) ci presenta Gesù come il "pastore delle pecore" e come la "porta delle pecore".
Chi entra per la porta del recinto è il pastore; gli atri, che entrano per altra via, sono "ladri e briganti".
Entrare per la porta esprime un momento salvifico; significa accogliere il Pastore, "entrare attraverso" di Lui per essere salvati. Entrare nel "recinto" è entrare nella comunità dei credenti, nella Chiesa, recinto dove ci si sente a casa, un ovile quale luogo che custodisce la vita di chi vi abita. Non un nido cui adagiarsi e chiudersi in isolamento, bensì luogo che ti prepara ad "uscire" dove trovare pascolo.
La vita della Chiesa, la sua vitalità, si manifesta nell'annuncio del Vangelo: quello è il suo "pascolo". Il Pastore conduce fuori le sue pecore, le precede ed esse lo seguono. Lo seguono perché non è un "estraneo". Il Pastore conosce le sue pecore una ad una, e le chiama "per nome". Non tratta il gregge come una massa indistinta, ma fa sperimentare - fuor di ogni metafore - la tenerezza di Dio per ciascuno di noi.
È una voce che scuote, fa alzare in piedi; è una voce che non abbandona.
Il Pastore precede, apre la via, indica la strada e ci infonde il coraggio per "uscire" nel campo della vita, sapendo che quel sentiero non è alieno da difficoltà, sconfitte, in una parola, un sentiero che porta alla croce.
Il Pastore dà la vita per le sue pecore. Egli infatti è "venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza". Si parla della trasmissione della sua Vita! Una vita generata dal sangue sparso sul Golgota, dove ogni abbandono, solitudine, disperazione, dolore è stato assorbito dal Figlio di Dio, affinché fossimo fatti partecipi della Vita divina, affinché l'unità fra noi e Dio e fra tutti noi fosse ristabilita.

-------------
Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato (Gv 10,9)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata
Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato (Gv 10,9) - (30/04/2023)
(vai al testo)
Chiama le sue pecore, ciascuna per nome (Gv 10,3) - (03/05/2020)
(vai al testo)
Io sono la porta delle pecore (Gv 10,7) - (07/05/2017)
(vai al testo)
Chiama le sue pecore, ciascuna per nome (Gv 10,3) - (11/05/2014)
(vai al testo)
Chiama le sue pecore, ciascuna per nome (Gv 10,3) - (15/05/2011)
(vai al testo)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  La Porta per la Vita (28/04/2023)
  Il dono della "vita in abbondanza" (02/05/2020)
  Chiamati per nome ad una pienezza di vita (05/05/2017)
  Gesù, l'unico Pastore (09/05/2014)

Vedi anche:
  Gesù, il Diacono Pastore (13/05/2014)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 4.2026)
  di Antonio Savone (VP 4.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 5.2020)
  di Cettina Militello (VP 4.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 4.2014)
  di Marinella Perroni (VP 4.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

lunedì 20 aprile 2026

Essere Gesù


Trentacinque anni fa, il 20 aprile 1991, venivo ordinato diacono. Anni di grazia, per me, la mia sposa, la mia famiglia,… le diverse comunità che sono stato chiamato a servire. Anni di grazia, sì, perché conditi da momenti di sofferenza, sospensione, incomprensioni…, ma ricambiati, nella gioia che lo Spirito ci dona, dall'Amore intimo e personale del Signore che fa nuove, sempre, tutte le cose.
Ho preso a riflettere sulle parole di Gesù: "Non sono venuto per essere servito…". E mi sono detto: Gesù non vuole essere servito, ma vuole servire!
Come faccio a non servire il Signore? E dal cuore mi è venuta la risposta: "Tu sei Me! Servi!".
Allora servire vuol dire "essere Gesù", far la parte di Gesù. Quanta strada da fare…
Certo, la grazia del Sacramento, del Battesimo prima e dell'Diaconato poi, mi sorreggono in questo cammino. Tuttavia sento che se il mio fare non è sorretto da un vero rapporto col Signore, tutto è vanità e non porta frutto.
Io voglio amare Dio! E Lui stesso mi indica la strada: "In questo sta l'amore - scrive Giovanni - : non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l'amore di lui è perfetto in noi" (1Gv 4,10-12), perché non posso amare Dio che non vedo se non amo il fratello che vedo (cf. 1Gv 4,20).
Allora il mio andare a Dio passa necessariamente attraverso il fratello, che sono chiamato a servire. Nel mio "farmi prossimo" testimonio che la prossimità è lo stile di Dio.
È su questa strada che la spiritualità diaconale prende consistenza e diventa un cammino di santità, uno sperimentare quell'essere Gesù che serve. "Per loro io santifico me stesso" (cf. Gv 17,19).

------------

Rimando ad altri post relativi alla mia ordinazione diaconale:
"Testimoni dell'amore di Dio (20/04/2024)
"Un arteniese diacono permanente (21/04/2021)
"Io offro la mia vita" (20/04/2021)
Portatori del nuovo (20/04/2020)
La beatitudine del servire (19/04/2019)
Il dono di un servizio a "tempo pieno" (20/04/2018)
Seguimi! (20/04/2017)
Gratitudine! (20/04/2016)
Stare nella tua casa (20/04/2015)
Chiara, mia moglie (26/04/2011)
Il diacono e il suo vescovo (20/04/2011)
Modello di ogni diaconia (19/04/2011)
Il mio sì (20/04/2010)
Ricordando quel giorno (19/04/2009)
Eccomi (19/04/2008)
Per conoscerci… (la nostra esperienza) (24/02/2008)

venerdì 17 aprile 2026

Parola ed Eucaristia


3a domenica di Pasqua (A)
Atti 2,14a.22-33 • Salmo 15 • 1 Pietro 1,17-21 • Luca 24,13-35
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

La tragedia della morte in croce di Gesù ha sconvolto tutti. I discepoli si sono dispersi, si sono nascosti, se ne sono andato via delusi, come i due viandanti diretti a Emmaus, che "con volto triste" rispondono a quel "forestiero" che si era accostato durante il loro allontanamento da Gerusalemme.
È finito tutto! Il Maestro, da cui "speravamo" la nostra liberazione, non c'è più!
Questi discepoli non hanno colto la connessione tra la tragedia della croce e l'annuncio dell'angelo. Uno scandalo che ha chiuso gli occhi a Cleopa e al suo compagno di viaggio. Non sperimentano più la presenza del Maestro. Per loro è un "forestiero".
Forse anche per noi oggi, di fronte al disorientamento, al dolore, alla sconfitta delle nostre aspettative, percepiamo un Dio assente. Eppure non è così!
La pedagogia di Gesù nello spiegare in tutte le Scritture ciò che lo riguarda consiste nell'orientare le speranze dei due viandanti (e di riflesso le nostre, oggi) alla comprensione del disegno d'amore del Padre.
È dall'ascolto della Parola che nasce e cresce il nostro cammino di fede. E non certo dalle elucubrazioni delle proprie personale speranze.
È nella croce che possiamo cogliere il mistero che la Trinità ha pensato per risollevare l'umanità perduta. Questo è il senso che le Scritture ci danno: "non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella gloria?".
Questo viaggio nell'ascolto della Parola si conclude con la preghiera più bella: "Resta con noi, Signore!", essenziale, che precede ogni nostra supplica e prepara il cuore al dono che il Padre ci offre, pronti a riconoscere "nello spezzare il pane" l'Agnello immolato. Ma occorre che sia Gesù fra noi, uniti nel suo nome, nel suo amore, nell'accoglierci reciprocamente come fratelli, a illuminare la Scrittura, che è Lui, Parola di Dio incarnata.
Parola ed Eucarestia. Un binomio inscindibile. In esso il Risorto è presente fino alla fine del tempo.
È nell'Eucaristia poi che entriamo in contatto col Corpo risorto del Signore, il suo Corpo spirituale, di cui tutti noi siamo destinati a rivestirci.

-------------
Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero (Lc 24,31)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata
Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone! (Lc 24,34) - (23/04/2023)
(vai al testo)
Si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero (Lc 24,31) - (26/04/2020)
(vai al testo)
Egli entrò per rimanere con loro (Lc 24,29) - (30/04/2017)
(vai al testo)
Si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero (Lc 24,31) - (04/05/2014)
(vai al testo)
Si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero (Lc 24,31) - (08/05/2011)
(vai al testo)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Resta con noi perché si fa sera (21/04/2023)
  Lo riconosciamo spezzando insieme il pane (24/04/2020)
  Gesù, invisibile presenza che nulla chiede e tutto dà (28/04/2017)
  In cammino con il Risorto (02/05/2014)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 4.2026)
  di Antonio Savone (VP 4.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 4.2020)
  di Cettina Militello (VP 3.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 4.2014)
  di Marinella Perroni (VP 4.2011)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione: Riconosciuto nello spezzare il pane, G. Trevisan, La Domenica 19 aprile 2026)

sabato 11 aprile 2026

Convegno – Assisi 2026


Comunità del Diaconato in Italia

XXX Convegno Nazionale
Assisi, 3-6 Agosto 2026


Nel segno di Francesco d'Assisi amante dei poveri
Nuove sfide per la diaconia e per il diaconato




Vai al dépliant (con programma)
Vai alla Scheda di Prenotazione
____________________


PRESENTAZIONE


Il Convegno che la Comunità del Diaconato in Italia propone avrà per tema:
NEL SEGNO DI FRANCESCO D'ASSISI AMANTE DEI POVERI
NUOVE SFIDE PER LA DIACONIA E PER IL DIACONATO





SEDE DEL CONVEGNO
DOMUS PACIS, Piazza Porziuncola 1 ASSISI - Tel. 075 8043530



Interverranno al Convegno:
mons. Stefano MANETTI, Vescovo di Fiesole, Presidente Commissione Clero CEI
mons. César ESSAYAN, Ofmc, Vicario Apostolico Latino in Libano
mons. Felice ACCROCCA, Vescovo di Assisi
dott. Enzo PETROLINO, Presidente Comunità diaconato in Italia
don Calogero CERAMI, Responsabile Centro Formazione Clero, Sicilia
don Bruno BIGNAMI, Direttore Ufficio CEI Problemi sociali e il Lavoro
prof. Don Sergio MASSIRONI, docente di Teologia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano
Andrea SARTORI, Diacono Vicariato di Roma
Valeria e Sergio DI PEDE, Responsabili Ufficio Famiglia Arcidiocesi di Matera

Lectio: Lida CICCARELLI, docente di Teologia Spirituale, Loppiano


NORME DI PARTECIPAZIONE

Il Convegno è aperto a tutti: vescovi, presbiteri, diaconi e candidati, religiosi/e e laici.

La quota di partecipazione, comprensiva di vitto, alloggio e iscrizione, dovrà essere versata alla COMUNITÀ DEL DIACONATO IN ITALIA con versamento
c/c postale: 14284426
o bonifico bancario: IBAN IT28Y0306909606100000014951
indicando come causale del versamento "XXX Convegno diaconi 2026".

 La quota di partecipazione (non divisibile per l'intera durata del Convegno dalla cena di Lunedì 3 al pranzo di Giovedì 6 agosto, comprese bevande), è fissata:
In camera doppia (a persona)   € 320,00
In camera singola                    € 350,00
Bambini 4-13 anni (in camera con i genitori) € 170,00
Solo quota iscrizione (senza vitto e alloggio) €  70,00
Pasti singoli € 20,00

Riduzioni:
• bambini fino a 3 anni gratuiti

È prevista l'animazione per i bambini che non sarà solo un momento divertente per intrattenerli, ma è anche un momento per offrire loro un'opportunità educativa e aiutarli ad apprendere in modo divertente.

• Le relative richieste devono essere inoltrate compilando ed inviando la scheda di prenotazione versando come caparra di quota soggiorno € 60,00, indicando come causale del versamento "XXX Convegno nazionale diaconi 2026" entro il 30 Giugno.
La scheda di adesione (scaricabile anche da questo post) e la copia del versamento devono essere inviate via e-mail a: eventi@comunitadiaconato.it
L'iscrizione può essere effettuata anche online entrando nel Sito della Comunità, dove può essere scaricato pure il programma del Convegno: www.comunitadiaconato.com

• Il saldo della quota di alloggio dovrà essere versato 14 giorni prima dell'inizio del Convegno con bonifico bancario o bollettino postale.
• Le richieste di alloggio saranno evase secondo l'ordine di arrivo, fino ad esaurimento dei posti disponibili.
• Coloro che, dopo aver prenotato l'alloggio, intendessero ritirarsi, dovranno disdire entro il 1° Luglio altrimenti perderanno l'importo della caparra.


Per informazioni:
Segreteria organizzativa Comunità del Diaconato in Italia
Tel.: +39 349 400 2311
e-mail: diaconatoinitalia@libero.it
www.comunitadiaconato.com

venerdì 10 aprile 2026

Quelle mani trafitte


2a domenica di Pasqua (A)
Atti 2,42-47 • Salmo 117 • 1 Pietro 1,3-9 • Giovanni 20,19-31
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

"Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi…, io non credo" (cf. Gv 20.25). Le parole di Tommaso sono come una dichiarazione decisa, quasi una sfida, alle insistenze dei suoi compagni che affermano di aver visto il Signore risorto. Sicuramente, già dall'affermazione di Maria di Magdala di aver visto il Maestro ha inizio il suo "allontanamento" dalla cerchia degli undici.
Gesù, il giorno di Pasqua, vivo, sta in mezzo e Tommaso non c'è. Sembra che Tommaso desideri sapere con certezza se esiste un amore che varchi la soglia della morte.
"Voglio vedere le mani…". Sì, le mani del Pastore che aveva affermato che "nessuno strapperà le mie pecore dalle mie mani" (cf. Gv 10,28).
La verità che Tommaso desidera sapere non è una verità teorica, non cerca prove scientifiche, ma una verità sofferta, che porti i segni di quell'amore che ha avuto il suo culmine sul legno della croce. Perché la sofferenza patita è l'unica via per una verità che non sia illusione. Quelle mani trafitte dai chiodi hanno sperimentato la massima debolezza e impotenza. E Tommaso vuole verificare che siano proprio quelle mani trafitte a poterlo sorreggere anche al di là della morte. Ed è disposto a credere a caro prezzo, perché la fede è una scommessa radicale su Cristo, una scommessa che dia veramente senso al nostro vivere e al nostro morire.
Tommaso si era allontanato dai suoi amici sconcertato dalle loro affermazioni. Ma c'è un cambio si scena. Quando ritorna, è allora che incontra il Signore risorto. Nella solitudine ha sperimentato il dubbio e l'incertezza. Nella comunità Gesù gli mostra il segno di quell'amore che ha sconfitto la morte.
L'evangelista non ci racconta dettagli particolare, solo il colloquio tra Gesù e Tommaso. Per Tommaso diventa superfluo anche il toccare quelle mani trafitte. Lui non solo ha visto, ma ha udito e constatato che il Risorto è il Signore crocifisso. Da qui la sua meravigliosa professione di fede: "Mio Signore e mio Dio!".
La verità della risurrezione passa attraverso la sofferenza. Il nostro radunarci per celebrare l'Eucaristia deve passare per la difficoltà del nostro farci prossimi gli uni agli altri, per sperimentare ed essere quel pane vivo macinato e quel vino frutto di quegli acini spremuti che ci fanno Corpo di Cristo, una comunità di fratelli e di sorelle dove tutto è in comune, gioie e dolori, vita e morte, consumati in uno dall'amore (cf. At 2,42-47; I lettura).
Allora potremmo anche noi partecipare, ricolmi di gioia, anche se afflitti da varie prove, alla beatitudine di chi crede senza aver visto (cf. Gv 20,29), perché sperimentiamo quell'amore che ci fa credere senza vedere (cf. 1Pt 1,3-9; II lettura).

-------------
Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: "Pace a voi!" (Gv 20,19)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Parola-sintesi proposta a suo tempo pubblicata:
 Mio Signore e mio Dio! (Gv 20,28) - (27/04/2025)
(vai al testo…)
 A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati (Gv 20,23) - (07/04/2024)
(vai al testo…)
 Abbiamo visto il Signore! (Gv 20,25) - (16/04/2023)
(vai al testo…)
 Pace a voi! (Gv 20,19) - (24/04/2022)
(vai al testo…)
 Mio Signore e mio Dio! (Gv 20,28) - (11/04/2021)
(vai al testo…)
 I discepoli gioirono al vedere il Signore (Gv 20,20) - (19/04/2020)
(vai al testo…)
Mio Signore e mio Dio (Gv 20,28) - (28/04/2019)
(vai al testo)
Otto giorni dopo venne Gesù (Gv 20,26) - (08/04/2018)
(vai al testo)
I discepoli gioirono al vedere il Signore (Gv 20,20) - (23/04/2017)
(vai al testo)
Ricevete lo Spirito Santo (Gv 20,22) - (03/04/2016)
(vai al testo)
Abbiamo visto il Signore! ( Gv 20,25) - (12/04/2015)
(vai al testo)
Mio Signore e mio Dio (Gv 20,28) - (27/04/2014)
(vai al testo)
Abbiamo visto il Signore (Gv 20,25) - (07/04/2013)
(vai al testo)
Beati quelli che hanno visto e hanno creduto (Gv 20,29) - (15/04/2012)
(vai al testo)
Tutti i credenti stavano insieme (At 2,44) - (01/05/2011)
(vai al testo)
Mio Signore e mio Dio (Gv 20,28) - (09/04/2010)
(vai al post "Turbati dall'incredulità")
Gesù venne e si presentò in mezzo a loro, e disse: "Pace a voi" (Gv 20,19) - (17/04/2009)
(vai al post "La nostra pace")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Le piaghe del Risorto (05/04/2024 - Anno B)
  Nelle sue piaghe le nostre (14/04/2023 - Anno A)
  Abbiamo visto il Signore! (22/04/2022 - Anno C)
  Da questo crederanno… (09/04/2021 - Anno B)
  Incontrare il Risorto (17/04/2020 - Anno A)
  Il "Primo" giorno della settimana (26/04/2019 - Anno C)
  La fede che vince il mondo (06/04/2018 - Anno B)
  Dalle piaghe aperte, non sangue ma luce e misericordia (21/04/2017 - Anno A)
  Tommaso, il nostro compagno di viaggio (01/04/2016 - Anno C)
  Quelle ferite, il punto più alto dell'amore (11/04/2015 - Anno B)
  Misericordia, secondo nome dell'amore (25/04/2014 - Anno A)
  La comunità vivificata dal Risorto (05/04/2013 - Anno C)
  La nostra vita con il Risorto (13/04/2012 - Anno B)

Commenti alla Parola:

Anno A:
  di Goffredo Boselli (VP 4.2026)
  di Antonio Savone (VP 4.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 4.2020)
  di Cettina Militello (VP 3.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 3.2014)
  di Marinella Perroni (VP 4.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

Anno B:
  di Goffredo Boselli (VP 4.2024)
  di Antonio Savone (VP 4.2021)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 4.2018)
  di Luigi Vari (VP 3.2015)
  di Marinella Perroni (VP 3.2012)
  di Claudio Arletti (VP 3.2009)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di Letture Patristiche della Domenica

Anno C:
  di Goffredo Boselli (VP 4.2025)
  di Antonio Savone (VP 4.2022)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 4.2019)
  di Luigi Vari (VP 3.2016)
  di Marinella Perroni (VP 3.2013)
  di Claudio Arletti (VP 3.2010)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di Letture Patristiche della Domenica

(Illustrazione: "Metti la tua mano…", G. Trevisan, La Domenica 12 aprile 2026)

sabato 4 aprile 2026

Il mistero di quella tomba


Pasqua di Risurrezione
Atti 10,34a.37-43 • Sal 117 • Colossesi 3,1-4 [1Corinzi 5,6-8] • Giovanni 20,1-9
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

"Dopo il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Magdala e l'altra Maria andarono a visitare la tomba" (Mt 28,1).
La tomba esercita un forte richiamo sul cuore delle donne e di chiunque abbia perso una persona amata. Le donne vanno a "vedere la tomba". Non possono fare altro se non stare lì, dato che la pietra, con il sigillo, loro non la possono rotolare.
La tomba è il pellegrinaggio inevitabile per ognuno; tutto ruota attorno ad essa: il timore di perdere la vita, di perdere coloro che amiamo, e il dolore per chi non c'è più. Chi può cambiare le cose? Solo un terremoto e l'apparizione di angeli che distolgano il nostro sguardo dalla tomba.
Ecco il paradosso: Colui che era morto vive e coloro che, vivi, facevano la guardia al morto cadono come morti!
Ed è l'angelo a tranquillizzare le donne: "Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto…" E sarà Lui il Risorto ad invitarle ad annunciare ai "suoi" fratelli che li precede in Galilea (cf. Mt 28,5-10).
È ancora buio quando avvengono questi incontri. Tuttavia sta venendo l'alba. Un'alba nuova che annuncia il conflitto fra la luce e le tenebre. Ma le tenebre non hanno il sopravvento. Ora che la pietra è stata rotolata per Maria di Magdala non resta altro, dopo aver constatato il sepolcro vuoto, pensare che qualcuno abbia trafugato il corpo di Gesù. Ma, dopo l'annuncio ai discepoli della scoperta del sepolcro vuoto, Pietro e Giovanni vi si recano correndo. E scoprono quanto detto loro dalle donne. Un pensiero sicuramente li interpella: improbabile che un ladro si sia dato la briga di togliere le bende al morto, e deporle in disparte piegate, prima di trafugare il corpo.
Allora possiamo comprendere che Colui che era stato posto nel sepolcro abbia abitato il luogo della propria sepoltura come un luogo di vita.
Così davanti al sepolcro vuoto si spalanca l'abisso del mistero della fede. Il discepolo amato si sporge all'entrata della tomba: "vide e credette". Non si può comprendere il mistero senza affacciarsi sul ciglio della morte. "Credette". L'evangelista non aggiunge altro. Credere alla risurrezione di Gesù è l'atto di fede per eccellenza.
Le vicende della storia, con le tenebre che l'avvolgono in uno scenario di morte continua che ci minaccia quotidianamente, potrebbe suggerisci il contrario.
Eppure, sì, il Signore è risorto davvero!
Solo Lui può donarci quella pace che il mondo non sa e non può dare.

-------------
Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Allora entrò anche l'altro discepolo … e vide e credette (Gv 20,8)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata
 Egli doveva risorgere dai morti (Gv 20,9) - (20/04/2025)
(vai al testo)
 Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto! (Gv 20,1) - (31/03/2024)
(vai al testo)
 Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò (Gv 20,5) - (09/04/2023)
(vai al testo)
 … e vide e credette (Gv 24,8) - (17/04/2022)
(vai al testo)
 E vide e credette (Gv 24,8) - (04/04/2021)
(vai al testo)
 Entrò nel sepolcro e vide e credette (Gv 24,8) - (12/04/2020)
(vai al testo)
 Non è qui, è risorto (Lc 24,6) - (21/04/2019)
(vai al testo)
 Egli doveva risorgere dai morti (Gv 20,9) - (01/04/2018)
(vai al testo)
 Entrò nel sepolcro... e vide e credette (Gv 20,8) - (16/04/2017)
(vai al testo)
 Non è qui, è risorto (Lc 24,6) - (27/03/2016)
(vai al testo)
 E vide e credette (Gv 20,8) - (05/04/2015)
(vai al testo)
 Andate a dire: È risorto dai morti (Mt 28,7) - (20/04/2014)
(vai al testo)
 Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù (Col 3,1) - (31/03/2013)
(vai al testo)
 È risorto! (Mc 16,6) - (08/04/2012)
(vai al testo)
 Andate a dire ai suoi discepoli: "È risorto dai morti" (Mt 28,7) - (24/04/2011)
(vai al testo)
 Cristo, mia speranza, è risorto, alleluia(Sequenza) - (03/04/2010)
(vai al post "La nostra speranza")
 Noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute(At 10,39) - (11/04/2009)
(vai al post "Noi siamo testimoni")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Uscire per vedere e credere (30/03/2024)
  Il primo giorno della settimana (08/04/2023)
  Dove la nostra credibilità? (15/04/2022)
  L'amore ci fa vedere (03/04/2021)
  Il Signore Gesù ha vinto la morte (11/04/2020)
  La memoria delle Scritture (20/04/2019)
  Dalla risurrezione di Gesù è possible un nuovo inizio per ciascuno (30/03/2018)
  L'ultima parola della vita umana è soltanto e sempre l'amore (15/04/2017)
  L'amore che non può essere annullato dalla morte (26/03/2016)
  "Doveva" risolrgere (04/04/2015)
  La gioia piena che il Risorto ci dona (19/04/2014)
  È vivo, Lui la nostra speranza! (30/03/2013)
  È risorto! (07/04/2012)

Commenti alla Parola:
Anno A:
  di Goffredo Boselli (VP 4.2026)
  di Antonio Savone (VP 4.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 4.2020)
  di Cettina Militello (VP 3.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 3.2014)
  di Marinella Perroni (VP 3.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

Anno B:
  di Goffredo Boselli (VP 3.2024)
  di Antonio Savone (VP 4.2021)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 4.2018)
  di Luigi Vari (VP 3.2015)
  di Marinella Perroni (VP 3.2012)
  di Claudio Arletti (VP 3.2009)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di Letture Patristiche della Domenica

Anno C:
  di Goffredo Boselli (VP 4.2025)
  di Antonio Savone (VP 4.2022)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 4.2019)
  di Luigi Vari (VP 2.2016)
  di Marinella Perroni (VP 2.2013)
  di Claudio Arletti (VP 3.2010)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di Letture Patristiche della Domenica

Visitati di recente