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venerdì 24 aprile 2026

«Io sono la Porta»


4a domenica di Pasqua (A)
Atti 2,14a. 36-41 • Salmo 22 • 1 Pietro 2,20b-25 • Giovanni 10,1-10
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Domenica del "Buon Pastore". Il brano proposto per questa domenica (cf. Gv 10,1-10) ci presenta Gesù come il "pastore delle pecore" e come la "porta delle pecore".
Chi entra per la porta del recinto è il pastore; gli atri, che entrano per altra via, sono "ladri e briganti".
Entrare per la porta esprime un momento salvifico; significa accogliere il Pastore, "entrare attraverso" di Lui per essere salvati. Entrare nel "recinto" è entrare nella comunità dei credenti, nella Chiesa, recinto dove ci si sente a casa, un ovile quale luogo che custodisce la vita di chi vi abita. Non un nido cui adagiarsi e chiudersi in isolamento, bensì luogo che ti prepara ad "uscire" dove trovare pascolo.
La vita della Chiesa, la sua vitalità, si manifesta nell'annuncio del Vangelo: quello è il suo "pascolo". Il Pastore conduce fuori le sue pecore, le precede ed esse lo seguono. Lo seguono perché non è un "estraneo". Il Pastore conosce le sue pecore una ad una, e le chiama "per nome". Non tratta il gregge come una massa indistinta, ma fa sperimentare - fuor di ogni metafore - la tenerezza di Dio per ciascuno di noi.
È una voce che scuote, fa alzare in piedi; è una voce che non abbandona.
Il Pastore precede, apre la via, indica la strada e ci infonde il coraggio per "uscire" nel campo della vita, sapendo che quel sentiero non è alieno da difficoltà, sconfitte, in una parola, un sentiero che porta alla croce.
Il Pastore dà la vita per le sue pecore. Egli infatti è "venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza". Si parla della trasmissione della sua Vita! Una vita generata dal sangue sparso sul Golgota, dove ogni abbandono, solitudine, disperazione, dolore è stato assorbito dal Figlio di Dio, affinché fossimo fatti partecipi della Vita divina, affinché l'unità fra noi e Dio e fra tutti noi fosse ristabilita.

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato (Gv 10,9)
(vai al testo…)

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Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata
Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato (Gv 10,9) - (30/04/2023)
(vai al testo)
Chiama le sue pecore, ciascuna per nome (Gv 10,3) - (03/05/2020)
(vai al testo)
Io sono la porta delle pecore (Gv 10,7) - (07/05/2017)
(vai al testo)
Chiama le sue pecore, ciascuna per nome (Gv 10,3) - (11/05/2014)
(vai al testo)
Chiama le sue pecore, ciascuna per nome (Gv 10,3) - (15/05/2011)
(vai al testo)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  La Porta per la Vita (28/04/2023)
  Il dono della "vita in abbondanza" (02/05/2020)
  Chiamati per nome ad una pienezza di vita (05/05/2017)
  Gesù, l'unico Pastore (09/05/2014)

Vedi anche:
  Gesù, il Diacono Pastore (13/05/2014)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 4.2026)
  di Antonio Savone (VP 4.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 5.2020)
  di Cettina Militello (VP 4.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 4.2014)
  di Marinella Perroni (VP 4.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

lunedì 20 aprile 2026

Essere Gesù


Trentacinque anni fa, il 20 aprile 1991, venivo ordinato diacono. Anni di grazia, per me, la mia sposa, la mia famiglia,… le diverse comunità che sono stato chiamato a servire. Anni di grazia, sì, perché conditi da momenti di sofferenza, sospensione, incomprensioni…, ma ricambiati, nella gioia che lo Spirito ci dona, dall'Amore intimo e personale del Signore che fa nuove, sempre, tutte le cose.
Ho preso a riflettere sulle parole di Gesù: "Non sono venuto per essere servito…". E mi sono detto: Gesù non vuole essere servito, ma vuole servire!
Come faccio a non servire il Signore? E dal cuore mi è venuta la risposta: "Tu sei Me! Servi!".
Allora servire vuol dire "essere Gesù", far la parte di Gesù. Quanta strada da fare…
Certo, la grazia del Sacramento, del Battesimo prima e dell'Diaconato poi, mi sorreggono in questo cammino. Tuttavia sento che se il mio fare non è sorretto da un vero rapporto col Signore, tutto è vanità e non porta frutto.
Io voglio amare Dio! E Lui stesso mi indica la strada: "In questo sta l'amore - scrive Giovanni - : non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l'amore di lui è perfetto in noi" (1Gv 4,10-12), perché non posso amare Dio che non vedo se non amo il fratello che vedo (cf. 1Gv 4,20).
Allora il mio andare a Dio passa necessariamente attraverso il fratello, che sono chiamato a servire. Nel mio "farmi prossimo" testimonio che la prossimità è lo stile di Dio.
È su questa strada che la spiritualità diaconale prende consistenza e diventa un cammino di santità, uno sperimentare quell'essere Gesù che serve. "Per loro io santifico me stesso" (cf. Gv 17,19).

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Rimando ad altri post relativi alla mia ordinazione diaconale:
"Testimoni dell'amore di Dio (20/04/2024)
"Un arteniese diacono permanente (21/04/2021)
"Io offro la mia vita" (20/04/2021)
Portatori del nuovo (20/04/2020)
La beatitudine del servire (19/04/2019)
Il dono di un servizio a "tempo pieno" (20/04/2018)
Seguimi! (20/04/2017)
Gratitudine! (20/04/2016)
Stare nella tua casa (20/04/2015)
Chiara, mia moglie (26/04/2011)
Il diacono e il suo vescovo (20/04/2011)
Modello di ogni diaconia (19/04/2011)
Il mio sì (20/04/2010)
Ricordando quel giorno (19/04/2009)
Eccomi (19/04/2008)
Per conoscerci… (la nostra esperienza) (24/02/2008)

venerdì 17 aprile 2026

Parola ed Eucaristia


3a domenica di Pasqua (A)
Atti 2,14a.22-33 • Salmo 15 • 1 Pietro 1,17-21 • Luca 24,13-35
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

La tragedia della morte in croce di Gesù ha sconvolto tutti. I discepoli si sono dispersi, si sono nascosti, se ne sono andato via delusi, come i due viandanti diretti a Emmaus, che "con volto triste" rispondono a quel "forestiero" che si era accostato durante il loro allontanamento da Gerusalemme.
È finito tutto! Il Maestro, da cui "speravamo" la nostra liberazione, non c'è più!
Questi discepoli non hanno colto la connessione tra la tragedia della croce e l'annuncio dell'angelo. Uno scandalo che ha chiuso gli occhi a Cleopa e al suo compagno di viaggio. Non sperimentano più la presenza del Maestro. Per loro è un "forestiero".
Forse anche per noi oggi, di fronte al disorientamento, al dolore, alla sconfitta delle nostre aspettative, percepiamo un Dio assente. Eppure non è così!
La pedagogia di Gesù nello spiegare in tutte le Scritture ciò che lo riguarda consiste nell'orientare le speranze dei due viandanti (e di riflesso le nostre, oggi) alla comprensione del disegno d'amore del Padre.
È dall'ascolto della Parola che nasce e cresce il nostro cammino di fede. E non certo dalle elucubrazioni delle proprie personale speranze.
È nella croce che possiamo cogliere il mistero che la Trinità ha pensato per risollevare l'umanità perduta. Questo è il senso che le Scritture ci danno: "non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella gloria?".
Questo viaggio nell'ascolto della Parola si conclude con la preghiera più bella: "Resta con noi, Signore!", essenziale, che precede ogni nostra supplica e prepara il cuore al dono che il Padre ci offre, pronti a riconoscere "nello spezzare il pane" l'Agnello immolato. Ma occorre che sia Gesù fra noi, uniti nel suo nome, nel suo amore, nell'accoglierci reciprocamente come fratelli, a illuminare la Scrittura, che è Lui, Parola di Dio incarnata.
Parola ed Eucarestia. Un binomio inscindibile. In esso il Risorto è presente fino alla fine del tempo.
È nell'Eucaristia poi che entriamo in contatto col Corpo risorto del Signore, il suo Corpo spirituale, di cui tutti noi siamo destinati a rivestirci.

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero (Lc 24,31)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata
Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone! (Lc 24,34) - (23/04/2023)
(vai al testo)
Si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero (Lc 24,31) - (26/04/2020)
(vai al testo)
Egli entrò per rimanere con loro (Lc 24,29) - (30/04/2017)
(vai al testo)
Si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero (Lc 24,31) - (04/05/2014)
(vai al testo)
Si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero (Lc 24,31) - (08/05/2011)
(vai al testo)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Resta con noi perché si fa sera (21/04/2023)
  Lo riconosciamo spezzando insieme il pane (24/04/2020)
  Gesù, invisibile presenza che nulla chiede e tutto dà (28/04/2017)
  In cammino con il Risorto (02/05/2014)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 4.2026)
  di Antonio Savone (VP 4.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 4.2020)
  di Cettina Militello (VP 3.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 4.2014)
  di Marinella Perroni (VP 4.2011)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione: Riconosciuto nello spezzare il pane, G. Trevisan, La Domenica 19 aprile 2026)

sabato 11 aprile 2026

Convegno – Assisi 2026


Comunità del Diaconato in Italia

XXX Convegno Nazionale
Assisi, 3-6 Agosto 2026


Nel segno di Francesco d'Assisi amante dei poveri
Nuove sfide per la diaconia e per il diaconato




Vai al dépliant (con programma)
Vai alla Scheda di Prenotazione
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PRESENTAZIONE


Il Convegno che la Comunità del Diaconato in Italia propone avrà per tema:
NEL SEGNO DI FRANCESCO D'ASSISI AMANTE DEI POVERI
NUOVE SFIDE PER LA DIACONIA E PER IL DIACONATO





SEDE DEL CONVEGNO
DOMUS PACIS, Piazza Porziuncola 1 ASSISI - Tel. 075 8043530



Interverranno al Convegno:
mons. Stefano MANETTI, Vescovo di Fiesole, Presidente Commissione Clero CEI
mons. César ESSAYAN, Ofmc, Vicario Apostolico Latino in Libano
mons. Felice ACCROCCA, Vescovo di Assisi
dott. Enzo PETROLINO, Presidente Comunità diaconato in Italia
don Calogero CERAMI, Responsabile Centro Formazione Clero, Sicilia
don Bruno BIGNAMI, Direttore Ufficio CEI Problemi sociali e il Lavoro
prof. Don Sergio MASSIRONI, docente di Teologia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano
Andrea SARTORI, Diacono Vicariato di Roma
Valeria e Sergio DI PEDE, Responsabili Ufficio Famiglia Arcidiocesi di Matera

Lectio: Lida CICCARELLI, docente di Teologia Spirituale, Loppiano


NORME DI PARTECIPAZIONE

Il Convegno è aperto a tutti: vescovi, presbiteri, diaconi e candidati, religiosi/e e laici.

La quota di partecipazione, comprensiva di vitto, alloggio e iscrizione, dovrà essere versata alla COMUNITÀ DEL DIACONATO IN ITALIA con versamento
c/c postale: 14284426
o bonifico bancario: IBAN IT28Y0306909606100000014951
indicando come causale del versamento "XXX Convegno diaconi 2026".

 La quota di partecipazione (non divisibile per l'intera durata del Convegno dalla cena di Lunedì 3 al pranzo di Giovedì 6 agosto, comprese bevande), è fissata:
In camera doppia (a persona)   € 320,00
In camera singola                    € 350,00
Bambini 4-13 anni (in camera con i genitori) € 170,00
Solo quota iscrizione (senza vitto e alloggio) €  70,00
Pasti singoli € 20,00

Riduzioni:
• bambini fino a 3 anni gratuiti

È prevista l'animazione per i bambini che non sarà solo un momento divertente per intrattenerli, ma è anche un momento per offrire loro un'opportunità educativa e aiutarli ad apprendere in modo divertente.

• Le relative richieste devono essere inoltrate compilando ed inviando la scheda di prenotazione versando come caparra di quota soggiorno € 60,00, indicando come causale del versamento "XXX Convegno nazionale diaconi 2026" entro il 30 Giugno.
La scheda di adesione (scaricabile anche da questo post) e la copia del versamento devono essere inviate via e-mail a: eventi@comunitadiaconato.it
L'iscrizione può essere effettuata anche online entrando nel Sito della Comunità, dove può essere scaricato pure il programma del Convegno: www.comunitadiaconato.com

• Il saldo della quota di alloggio dovrà essere versato 14 giorni prima dell'inizio del Convegno con bonifico bancario o bollettino postale.
• Le richieste di alloggio saranno evase secondo l'ordine di arrivo, fino ad esaurimento dei posti disponibili.
• Coloro che, dopo aver prenotato l'alloggio, intendessero ritirarsi, dovranno disdire entro il 1° Luglio altrimenti perderanno l'importo della caparra.


Per informazioni:
Segreteria organizzativa Comunità del Diaconato in Italia
Tel.: +39 349 400 2311
e-mail: diaconatoinitalia@libero.it
www.comunitadiaconato.com

venerdì 10 aprile 2026

Quelle mani trafitte


2a domenica di Pasqua (A)
Atti 2,42-47 • Salmo 117 • 1 Pietro 1,3-9 • Giovanni 20,19-31
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

"Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi…, io non credo" (cf. Gv 20.25). Le parole di Tommaso sono come una dichiarazione decisa, quasi una sfida, alle insistenze dei suoi compagni che affermano di aver visto il Signore risorto. Sicuramente, già dall'affermazione di Maria di Magdala di aver visto il Maestro ha inizio il suo "allontanamento" dalla cerchia degli undici.
Gesù, il giorno di Pasqua, vivo, sta in mezzo e Tommaso non c'è. Sembra che Tommaso desideri sapere con certezza se esiste un amore che varchi la soglia della morte.
"Voglio vedere le mani…". Sì, le mani del Pastore che aveva affermato che "nessuno strapperà le mie pecore dalle mie mani" (cf. Gv 10,28).
La verità che Tommaso desidera sapere non è una verità teorica, non cerca prove scientifiche, ma una verità sofferta, che porti i segni di quell'amore che ha avuto il suo culmine sul legno della croce. Perché la sofferenza patita è l'unica via per una verità che non sia illusione. Quelle mani trafitte dai chiodi hanno sperimentato la massima debolezza e impotenza. E Tommaso vuole verificare che siano proprio quelle mani trafitte a poterlo sorreggere anche al di là della morte. Ed è disposto a credere a caro prezzo, perché la fede è una scommessa radicale su Cristo, una scommessa che dia veramente senso al nostro vivere e al nostro morire.
Tommaso si era allontanato dai suoi amici sconcertato dalle loro affermazioni. Ma c'è un cambio si scena. Quando ritorna, è allora che incontra il Signore risorto. Nella solitudine ha sperimentato il dubbio e l'incertezza. Nella comunità Gesù gli mostra il segno di quell'amore che ha sconfitto la morte.
L'evangelista non ci racconta dettagli particolare, solo il colloquio tra Gesù e Tommaso. Per Tommaso diventa superfluo anche il toccare quelle mani trafitte. Lui non solo ha visto, ma ha udito e constatato che il Risorto è il Signore crocifisso. Da qui la sua meravigliosa professione di fede: "Mio Signore e mio Dio!".
La verità della risurrezione passa attraverso la sofferenza. Il nostro radunarci per celebrare l'Eucaristia deve passare per la difficoltà del nostro farci prossimi gli uni agli altri, per sperimentare ed essere quel pane vivo macinato e quel vino frutto di quegli acini spremuti che ci fanno Corpo di Cristo, una comunità di fratelli e di sorelle dove tutto è in comune, gioie e dolori, vita e morte, consumati in uno dall'amore (cf. At 2,42-47; I lettura).
Allora potremmo anche noi partecipare, ricolmi di gioia, anche se afflitti da varie prove, alla beatitudine di chi crede senza aver visto (cf. Gv 20,29), perché sperimentiamo quell'amore che ci fa credere senza vedere (cf. 1Pt 1,3-9; II lettura).

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: "Pace a voi!" (Gv 20,19)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Parola-sintesi proposta a suo tempo pubblicata:
 Mio Signore e mio Dio! (Gv 20,28) - (27/04/2025)
(vai al testo…)
 A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati (Gv 20,23) - (07/04/2024)
(vai al testo…)
 Abbiamo visto il Signore! (Gv 20,25) - (16/04/2023)
(vai al testo…)
 Pace a voi! (Gv 20,19) - (24/04/2022)
(vai al testo…)
 Mio Signore e mio Dio! (Gv 20,28) - (11/04/2021)
(vai al testo…)
 I discepoli gioirono al vedere il Signore (Gv 20,20) - (19/04/2020)
(vai al testo…)
Mio Signore e mio Dio (Gv 20,28) - (28/04/2019)
(vai al testo)
Otto giorni dopo venne Gesù (Gv 20,26) - (08/04/2018)
(vai al testo)
I discepoli gioirono al vedere il Signore (Gv 20,20) - (23/04/2017)
(vai al testo)
Ricevete lo Spirito Santo (Gv 20,22) - (03/04/2016)
(vai al testo)
Abbiamo visto il Signore! ( Gv 20,25) - (12/04/2015)
(vai al testo)
Mio Signore e mio Dio (Gv 20,28) - (27/04/2014)
(vai al testo)
Abbiamo visto il Signore (Gv 20,25) - (07/04/2013)
(vai al testo)
Beati quelli che hanno visto e hanno creduto (Gv 20,29) - (15/04/2012)
(vai al testo)
Tutti i credenti stavano insieme (At 2,44) - (01/05/2011)
(vai al testo)
Mio Signore e mio Dio (Gv 20,28) - (09/04/2010)
(vai al post "Turbati dall'incredulità")
Gesù venne e si presentò in mezzo a loro, e disse: "Pace a voi" (Gv 20,19) - (17/04/2009)
(vai al post "La nostra pace")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Le piaghe del Risorto (05/04/2024 - Anno B)
  Nelle sue piaghe le nostre (14/04/2023 - Anno A)
  Abbiamo visto il Signore! (22/04/2022 - Anno C)
  Da questo crederanno… (09/04/2021 - Anno B)
  Incontrare il Risorto (17/04/2020 - Anno A)
  Il "Primo" giorno della settimana (26/04/2019 - Anno C)
  La fede che vince il mondo (06/04/2018 - Anno B)
  Dalle piaghe aperte, non sangue ma luce e misericordia (21/04/2017 - Anno A)
  Tommaso, il nostro compagno di viaggio (01/04/2016 - Anno C)
  Quelle ferite, il punto più alto dell'amore (11/04/2015 - Anno B)
  Misericordia, secondo nome dell'amore (25/04/2014 - Anno A)
  La comunità vivificata dal Risorto (05/04/2013 - Anno C)
  La nostra vita con il Risorto (13/04/2012 - Anno B)

Commenti alla Parola:

Anno A:
  di Goffredo Boselli (VP 4.2026)
  di Antonio Savone (VP 4.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 4.2020)
  di Cettina Militello (VP 3.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 3.2014)
  di Marinella Perroni (VP 4.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

Anno B:
  di Goffredo Boselli (VP 4.2024)
  di Antonio Savone (VP 4.2021)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 4.2018)
  di Luigi Vari (VP 3.2015)
  di Marinella Perroni (VP 3.2012)
  di Claudio Arletti (VP 3.2009)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di Letture Patristiche della Domenica

Anno C:
  di Goffredo Boselli (VP 4.2025)
  di Antonio Savone (VP 4.2022)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 4.2019)
  di Luigi Vari (VP 3.2016)
  di Marinella Perroni (VP 3.2013)
  di Claudio Arletti (VP 3.2010)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di Letture Patristiche della Domenica

(Illustrazione: "Metti la tua mano…", G. Trevisan, La Domenica 12 aprile 2026)

sabato 4 aprile 2026

Il mistero di quella tomba


Pasqua di Risurrezione
Atti 10,34a.37-43 • Sal 117 • Colossesi 3,1-4 [1Corinzi 5,6-8] • Giovanni 20,1-9
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

"Dopo il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Magdala e l'altra Maria andarono a visitare la tomba" (Mt 28,1).
La tomba esercita un forte richiamo sul cuore delle donne e di chiunque abbia perso una persona amata. Le donne vanno a "vedere la tomba". Non possono fare altro se non stare lì, dato che la pietra, con il sigillo, loro non la possono rotolare.
La tomba è il pellegrinaggio inevitabile per ognuno; tutto ruota attorno ad essa: il timore di perdere la vita, di perdere coloro che amiamo, e il dolore per chi non c'è più. Chi può cambiare le cose? Solo un terremoto e l'apparizione di angeli che distolgano il nostro sguardo dalla tomba.
Ecco il paradosso: Colui che era morto vive e coloro che, vivi, facevano la guardia al morto cadono come morti!
Ed è l'angelo a tranquillizzare le donne: "Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto…" E sarà Lui il Risorto ad invitarle ad annunciare ai "suoi" fratelli che li precede in Galilea (cf. Mt 28,5-10).
È ancora buio quando avvengono questi incontri. Tuttavia sta venendo l'alba. Un'alba nuova che annuncia il conflitto fra la luce e le tenebre. Ma le tenebre non hanno il sopravvento. Ora che la pietra è stata rotolata per Maria di Magdala non resta altro, dopo aver constatato il sepolcro vuoto, pensare che qualcuno abbia trafugato il corpo di Gesù. Ma, dopo l'annuncio ai discepoli della scoperta del sepolcro vuoto, Pietro e Giovanni vi si recano correndo. E scoprono quanto detto loro dalle donne. Un pensiero sicuramente li interpella: improbabile che un ladro si sia dato la briga di togliere le bende al morto, e deporle in disparte piegate, prima di trafugare il corpo.
Allora possiamo comprendere che Colui che era stato posto nel sepolcro abbia abitato il luogo della propria sepoltura come un luogo di vita.
Così davanti al sepolcro vuoto si spalanca l'abisso del mistero della fede. Il discepolo amato si sporge all'entrata della tomba: "vide e credette". Non si può comprendere il mistero senza affacciarsi sul ciglio della morte. "Credette". L'evangelista non aggiunge altro. Credere alla risurrezione di Gesù è l'atto di fede per eccellenza.
Le vicende della storia, con le tenebre che l'avvolgono in uno scenario di morte continua che ci minaccia quotidianamente, potrebbe suggerisci il contrario.
Eppure, sì, il Signore è risorto davvero!
Solo Lui può donarci quella pace che il mondo non sa e non può dare.

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Allora entrò anche l'altro discepolo … e vide e credette (Gv 20,8)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata
 Egli doveva risorgere dai morti (Gv 20,9) - (20/04/2025)
(vai al testo)
 Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto! (Gv 20,1) - (31/03/2024)
(vai al testo)
 Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò (Gv 20,5) - (09/04/2023)
(vai al testo)
 … e vide e credette (Gv 24,8) - (17/04/2022)
(vai al testo)
 E vide e credette (Gv 24,8) - (04/04/2021)
(vai al testo)
 Entrò nel sepolcro e vide e credette (Gv 24,8) - (12/04/2020)
(vai al testo)
 Non è qui, è risorto (Lc 24,6) - (21/04/2019)
(vai al testo)
 Egli doveva risorgere dai morti (Gv 20,9) - (01/04/2018)
(vai al testo)
 Entrò nel sepolcro... e vide e credette (Gv 20,8) - (16/04/2017)
(vai al testo)
 Non è qui, è risorto (Lc 24,6) - (27/03/2016)
(vai al testo)
 E vide e credette (Gv 20,8) - (05/04/2015)
(vai al testo)
 Andate a dire: È risorto dai morti (Mt 28,7) - (20/04/2014)
(vai al testo)
 Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù (Col 3,1) - (31/03/2013)
(vai al testo)
 È risorto! (Mc 16,6) - (08/04/2012)
(vai al testo)
 Andate a dire ai suoi discepoli: "È risorto dai morti" (Mt 28,7) - (24/04/2011)
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 Cristo, mia speranza, è risorto, alleluia(Sequenza) - (03/04/2010)
(vai al post "La nostra speranza")
 Noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute(At 10,39) - (11/04/2009)
(vai al post "Noi siamo testimoni")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Uscire per vedere e credere (30/03/2024)
  Il primo giorno della settimana (08/04/2023)
  Dove la nostra credibilità? (15/04/2022)
  L'amore ci fa vedere (03/04/2021)
  Il Signore Gesù ha vinto la morte (11/04/2020)
  La memoria delle Scritture (20/04/2019)
  Dalla risurrezione di Gesù è possible un nuovo inizio per ciascuno (30/03/2018)
  L'ultima parola della vita umana è soltanto e sempre l'amore (15/04/2017)
  L'amore che non può essere annullato dalla morte (26/03/2016)
  "Doveva" risolrgere (04/04/2015)
  La gioia piena che il Risorto ci dona (19/04/2014)
  È vivo, Lui la nostra speranza! (30/03/2013)
  È risorto! (07/04/2012)

Commenti alla Parola:
Anno A:
  di Goffredo Boselli (VP 4.2026)
  di Antonio Savone (VP 4.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 4.2020)
  di Cettina Militello (VP 3.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 3.2014)
  di Marinella Perroni (VP 3.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

Anno B:
  di Goffredo Boselli (VP 3.2024)
  di Antonio Savone (VP 4.2021)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 4.2018)
  di Luigi Vari (VP 3.2015)
  di Marinella Perroni (VP 3.2012)
  di Claudio Arletti (VP 3.2009)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di Letture Patristiche della Domenica

Anno C:
  di Goffredo Boselli (VP 4.2025)
  di Antonio Savone (VP 4.2022)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 4.2019)
  di Luigi Vari (VP 2.2016)
  di Marinella Perroni (VP 2.2013)
  di Claudio Arletti (VP 3.2010)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di Letture Patristiche della Domenica

mercoledì 1 aprile 2026

«Resta con noi»


Parola di Vita – Aprile 2026
(Clicca qui per il Video del Commento   -   oppure...)

«Resta con noi, perché si fa sera» (Lc 24,29).

La strada che va verso il villaggio di Emmaus ci racconta un cammino percorso da due discepoli di Gesù. Delusi dai sogni, dai progetti, dai momenti forti delle giornate che avevano trascorso con il Maestro, essi tornavano a casa per riprendere la vita che avevano lasciato, quella prima dell'incontro con lui. Erano trascorsi appena tre giorni dalla sua crocifissione, la delusione, la paura e i dubbi regnavano tra i suoi seguaci.
Si allontanavano da Gerusalemme, dal sogno irrealizzato, prendendo le distanze da Cristo e dal suo messaggio, "tristi" perché avevano in qualche modo già preso la decisione di abbandonare il progetto per il quale lo avevano seguito.
È la storia di tutti noi quando ci smarriamo davanti a situazioni che ci pongono di scegliere davanti ai tanti bivi e crediamo spesso che la soluzione di tornare indietro, di rinunciare, di rassegnarci sia l'unica risposta al nostro malessere.
«A chi di noi l'albergo di Emmaus non è familiare? Chi non ha camminato su questa strada una sera che tutto pareva perduto? Il Cristo era morto in noi… Non esisteva più nessun Gesù sulla terra» [1].

«Resta con noi, perché si fa sera».

Durante il cammino uno sconosciuto si unisce ai due mostrandosi ignaro delle vicende appena trascorse. Inizia a porre domande precise, che fanno venir fuori tutta l'amarezza e lo sconforto. Dapprima li ascolta e poi egli inizia a spiegare le Scritture: è tutto un dialogo, un incontro che lascia il segno, tanto è vero che, anche se ancora non hanno riconosciuto Gesù, lo pregano di fermarsi con loro perché si fa sera [2].
È questa forse una fra le preghiere più belle che troviamo nei Vangeli. È la prima preghiera che dai discepoli sale al Risorto ed è commovente questo invito che tutti possiamo rivolgergli perché Lui rimanga con noi e fra noi.
Gli occhi dei due discepoli si apriranno allo spezzar del pane e la gioia di averlo finalmente riconosciuto li spingerà a tornare a Gerusalemme per annunciare ai loro amici questa resurrezione avvenuta.

«Resta con noi, perché si fa sera».

«Forse niente spiega meglio l'esperienza che noi focolarine abbiamo fatto fin dall'inizio, di vivere con Gesù in mezzo a noi, quanto queste parole, - scrive Chiara Lubich. Gesù è sempre Gesù e anche se è solo spiritualmente presente, quando lo è, spiega le Scritture, e arde nel petto la sua carità: la vita. Fa dire con infinita nostalgia, quando lo si è conosciuto: "Resta con noi, Signore, perché si fa sera": senza di Te è notte nera (…)» [3].
La notte è simbolo delle tenebre, dell'incognito, della mancanza di quella luce che non riusciamo a trovare perché non crediamo nella Sua presenza che continua ad accompagnarci, sempre.
La notte è quella che avvolge il nostro pianeta, ferito e violentato da lotte fratricide, da guerre che continuano a essere organizzate per la brama di potere e di denaro.
La notte è quella che vivono milioni di persone che non hanno più voce per gridare le ingiustizie e le sopraffazioni.
E noi, come possiamo renderci conto della presenza di Gesù, che non sempre si manifesta secondo le nostre attese? Come capire che lui cammina con noi e cerca di farci riconoscere i segni della sua presenza? E soprattutto come creare le condizioni perché egli si manifesti e rimanga con noi?
Sono domande alle quali forse non sappiamo sempre dare una risposta ma che ci sollecitano a non tralasciare la ricerca di Gesù, a concentrare il nostro sguardo verso un compagno di viaggio che spesso non vediamo, a riconoscere Colui che può farsi presente se si vive tra noi l'amore scambievole.
La strada di Emmaus è simbolo di tutte le nostre strade, è la strada dell'incontro con il Signore, è la strada che ci ridona la gioia del cuore, ci riporta verso la comunità per testimoniare insieme che Cristo è risorto.

A cura di Patrizia Mazzola
e del team della Parola di vita


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[1] François Mauriac, Vita di Gesù, Mondadori, Milano, 1950, p. 156.
[2] Cfr. Lc 24,17-29.
[3] Chiara Lubich, Scritti Spirituali/3, Città Nuova, Roma 1979, p. 67.

Fonte: https://www.focolaritalia.org
Illustrazione: Resta con noi, Shekinaheart, Eremo del cuore

sabato 28 marzo 2026

Alla sequela di Gesù


Domenica delle Palme e della Passione del Signore (A)
Isaia 50,4-7 • Salmo 21 • Filippesi 2,6-11 • Matteo 26,14 - 27,66
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Di fronte alla nascita e alla morte ci fermiamo a meditare sul mistero della nostra vita, trattenendo emozioni, paure e pregiudizi.
Nella narrazione evangelica, Gesù ci presenta il suo modo di concepire questi "avvenimenti" come punti iniziale e conclusivo del cammino di fiducia in Dio e donazione di sé agli altri: la vita, un percorso di ritorno alla fonte dell'Amore. L'apostolo Pietro ricorda Gesù come "Colui che è passato in mezzo a noi facendo il bene, perché Dio era con lui".
L'intera vita di Gesù, compresa la sua passione e morte in croce, è stata caratterizzata dalla fiducia piena nel Padre, e nel servizio ai fratelli. Su questa stessa strada, ogni discepolo del Signore, è invitato a camminare nella fede, nella speranza e nella carità.
Anche nella dolorosa passione e nella morte in croce, Cristo ha continuato ad amare, perdonare, pregare per i persecutori e i crocifissori. Niente e nessuno può fermare l'amore di Dio. Come anche nessuno deve sentirsi escluso dall'amore e dal perdono di Cristo, manifestazione umana dell'amore gratuito e misericordioso del Padre: "Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno". "Oggi sarai con me in paradiso".
Queste parole e questi gesti sono i connotati esistenziali indispensabili di coloro che si mettono alla sequela di Gesù di Nazareth. Come sono la raffigurazione visiva delle parole testamentarie di Gesù, il Cristo, nostro Maestro e Guida nel cammino verso la pienezza della nostra umanità, che accoglie la divinità dei figli di Dio.
(da una Riflessione di don Baldassarre Pernice)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? (Mt 27,54)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Davvero costui era Figlio di Dio (Mt 27,54) - (02/04/2023)
(vai al testo…)
 Davvero costui era Figlio di Dio (Mt 27,54) - (05/04/2020)
(vai al testo…)
 Sei tu il re dei Giudei? (Mt 27,11) - (09/04/2017)
(vai al testo…)
 Padre, si compia la tua volontà (Mt 26,42) - (13/04/2014)
(vai al testo…)
 Obbediente fino alla morte e a una morte di croce (Fil 2,8) - (17/04/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  In Gesù il senso del nostro vivere (31/03/2023)
  Per dirgli il nostro grazie (03/04/2020)
  Morire d'amore è cosa da Dio (07/04/2017)
  Vegliare e soffrire con Lui (11/04/2014)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 3.2026)
  di Antonio Savone (VP 4.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 4.2020)
  di Cettina Militello (VP 3.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 3.2014)
  di Marinella Perroni (VP 3.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

sabato 21 marzo 2026

Pienezza di vita in Dio


5a domenica di Quaresima (A)
Ezechiele 37,12-14 • Salmo 129 • Romani 8,8-11 • Giovanni 11 ,1-45
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

I vangeli di queste domeniche ci presentano gli ultimi "segni" operati da Gesù, che aprono alla conoscenza di Cristo, Messia inviato da Dio. Egli è "acqua" che disseta, "luce" che apre gli occhi della fede, "vita" che vince la morte.
Questi segni sono accompagnati da una solenne proclamazione: chi beve dell'acqua che Cristo dona, non avrà più sete; chi accoglie questa illuminazione, avrà la luce che dà vita; chi crede nel Cristo e lo accoglie nella sua vita con la sequela, ha vita "eterna", la vita stessa di Dio.
Nel segno della risurrezione di Lazzaro abbiamo un accostamento nuovo alla morte, passaggio alla vita piena in Dio. La morte viene vista come "sonno" dal quale si viene svegliati: "svegliati tu che dormi, risorgi, e Cristo ti illuminerà".
Notiamo in particolare il cammino che Cristo indica a Marta per giungere alla fede nella resurrezione.
Gesù piange davanti alla tomba dell'amico Lazzaro, e poi, nella preghiera al Padre ringrazia per il segno della vita che sta per donare ai suoi.
Il brano evangelico ruota attorno alle parole di Gesù: "Io sono la resurrezione e la vita, chiunque crede in me non morirà in eterno".
L'amore donato totalmente non è sprecato, ma caparra e inizio di vita nuova e piena in Dio. È Dio stesso che ci chiama a partecipare in pienezza alla sua vita che è amore gratuito, totale e misericordioso.
Abbandoniamoci con piena fiducia nelle braccia del Padre! L'amore è più forte della morte, della violenza e del male. Attraversiamo anche noi con Cristo la morte, e viviamo in Dio.
(da una Riflessione di don Baldassarre Pernice)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà (Gv 11,25)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo (Gv 11,27) - (26/03/2023)
(vai al testo…)
 Io sono la risurrezione e la vita (Gv 11,25) - (29/03/2020)
(vai al testo…)
 Io sono la risurrezione e la vita (Gv 11,25) - (02/04/2017)
(vai al testo…)
 Io sono la risurrezione e la vita (Gv 11,25) - (06/04/2014)
(vai al testo…)
 Io sono la risurrezione e la vita (Gv 11,25) - (10/04/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Vivere in Dio la pienezza della vita (24/03/2023)
  La nostra vita nella sua (27/03/2020)
  Riconsegnato alla vita dall'amore, dalle lacrime di Dio (31/03/2017)
  Colui che possiede la pienezza della Vita (04/04/2014)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 3.2026)
  di Antonio Savone (VP 3.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 3.2020)
  di Cettina Militello (VP 3.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 3.2014)
  di Marinella Perroni (VP 3.2011)
  di Enzo Bianchi

Illustrazione: Risurrezione di Lazzaro, di Bernadette Lopez

sabato 14 marzo 2026

Vedere è accogliere le meraviglie di Dio


4a domenica di Quaresima (A)
1 Samuele 16,1b.4.6-7.10-13 • Salmo 22 • Efesini 5,8-14 • Giovanni 9,1-41
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Quando un povero diventa oggetto dei nostri dibattiti socio-religiosi, noi cerchiamo sempre il "colpevole" della situazione, senza sporcarvi le mani, appagati dalle nostre osservazioni e disquisizioni.
Quanto diverso è l'atteggiamento di Gesù che presenta il povero come Colui nel quale si può manifestare l'amore di Dio. Per questo egli, dopo avergli spalmato del fango sugli occhi, lo invita a lavarsi alla piscina di Siloe. Il gesto e le parole di Gesù ridonano al cieco la sua soggettività. Gesù gli chiede di essere protagonista e di accogliere il dono di Dio, la vista.
I severi custodi del sabato, i falsi religiosi, di fronte alla nuova situazione non sanno gioire e lodare Dio, ma inveiscono contro Colui che era stato cieco dalla nascita, e lo cacciano via dalla Sinagoga. Ad essi non interessa in primo luogo la vita di quell'uomo, ma la difesa di tradizioni e precetti: sono chiusi all'azione dello Spirito.
Il brano evangelico si conclude con l'incontro di Gesù con Colui che era stato cieco. Un incontro che inizia con il "vedere" con gli occhi, prosegue con una precisa richiesta, e termina con la professione di fede in Gesù, Figlio dell'uomo, inviato da Dio.
"Vedere" significa "accogliere" con gioia Colui che ci fa vedere le "opere" meravigliose che il Padre opera per i suoi figli.
(da una Riflessione di don Baldassarre Pernice)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo (Gv 9,5)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Credo, Signore! (Gv 9,8) - (19/03/2023)
(vai al testo…)
 Sono la luce del mondo (Gv 9,5) - (22/03/2020)
(vai al testo…)
 Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo (Gv 9,5) - (26/03/2017)
(vai al testo…)
 Io sono la luce del mondo (Gv 9,5) - (30/03/2014)
(vai al testo…)
 Io sono la luce del mondo (Gv 9,5) - (03/02/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Vedere alla maniera di Cristo (17/03/2023)
  La luce che dà senso alla vita (20/03/2020)
  Noi siamo fatti per la luce! (24/03/2017)
  L'incontro che "illumina" l'esistenza (28/03/2014)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 3.2026)
  di Antonio Savone (VP 3.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 3.2020)
  di Cettina Militello (VP 2.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 2.2014)
  di Marinella Perroni (VP 3.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

(Illustrazione: "Guarigione del cieco nato", G. Trevisan, La Domenica 15 marzo 2026)


venerdì 13 marzo 2026

Ascoltare e digiunare insieme [4]



Riprendendo la lettura del Messaggio del papa per questa Quaresima...
"Insieme". È una parola ricorrente in questi ultimi tempi: camminare insieme, percorso sinodale, fare rete…
Innanzitutto, però, occorre vivere questo insieme nella nostra quotidianità, come una prassi indispensabile, pena l'insuccesso o la scarsità di risultati: quante volte anche, nel concreto, in questo periodo quaresimale, dove "la Quaresima mette in evidenza la dimensione comunitaria della Parola e la pratica del digiuno".
È un cammino da fare insieme, nelle "nostre parrocchie", in "famiglia", in ogni comunità: un "cammino condiviso, nel quale l'ascolto della Parola di Dio, come pure il grido dei poveri e della terra, diventi forma della nostra vita comune e il digiuno sostenga un pentimento reale".
Se questo è, e diventa lo stile di vita delle nostre comunità, allora i frutti non saranno scarsi, perché saremo allenati ad interrogarci continuamente sulla "qualità del dialogo", della "capacità di lasciarci interrogare dalla realtà e riconoscere ciò che orienta davvero il desiderio".
È uno stile di vita che rinnova le nostre comunità e dà senso ad una "umanità assetata di giustizia e riconciliazione".
Allora il nostro vivere la Quaresima rende il nostro orecchio "attento a Dio e agli ultimi"; e il digiuno, soprattutto della lingua, faccia diminuire "parole che feriscono" e faccia "crescere lo spazio per la voce dell'altro".
È un continuo allenarci che va oltre questo periodo particolare, "affinché le nostre comunità diventino luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e l'ascolto generi cammini di liberazione, rendendoci più pronti e solerti nel contribuire a edificare la civiltà dell'amore".

(Immagine dal sito: https://www.suoredellacarita.org)

giovedì 12 marzo 2026

Ascoltare e digiunare insieme [3]



Digiunare è una parola chiave nel Messaggio del papa per questa Quaresima.
È "una pratica concreta che dispone all'ascolto della Parola di Dio". È l'ascolto e l'accoglienza della Paola l'essenziale, come il nutrirsene. Il digiuno, "proprio perché coinvolge il corpo, rende più evidente ciò di cui abbiamo fame.
Scoprire nel proprio vivere quotidiano questo desiderio di appagamento, perché "avere fame di cibo" ci fa "discernere e ordinare gli appetiti" e "mantenere vigile la fame e la sete di giustizia".
Dalla fame fisica alla fame e sete di giustizia: l'una in funzione delle altre. Quella è di questa "vita terrena", mentre queste, essere "appagarti" da queste, "appartiene all'altra vita".
È un esercizio: "questo protendersi nel desiderio dilata l'anima, ne aumenta la capacità".
Questa comprensione del digiuno ci aiuta a "disciplinare il desiderio", a "purificarlo" per poter "rivolgersi a Dio" liberi e poveri.
Il digiuno, allora, affinché "conservi la sua verità evangelica", deve "essere vissuto nella fede e nell'umiltà", "radicato nella comunione con il Signore" e nutrito della "Parola di Dio".
Questo rapporto tra Parola e digiuno è essenziale. Avere fame e nutrirsi: un desiderio di un cibo piacevole che non estingua la fame, ma che ci faccia desiderare, a tempo opportuno, di continuare a nutrirci.
Così cresce in noi la vita di Dio con la luce della sua sapienza.

(Immagine dal sito: https://www.suoredellacarita.org)

mercoledì 11 marzo 2026

Ascoltare e digiunare insieme [2]



"Dare spazio alla Parola attraverso l'ascolto" è l'invito del papa nel suo Messaggio, riprendendone la lettura.
"Ascoltare". Se occorre ascoltare, vuol dire che non si è soli e che qualcuno bussa alla nostra porta, che cerca una relazione, un contatto che non sia sfuggevole. Perché per ascoltare occorre fermarsi.
"La disponibilità ad ascoltare - dice papa Leone - è il primo segno con cui si manifesta il desiderio di entrare in relazione con l'altro".
Dio, prima che noi ascoltiamo Lui, ascolta noi, come ha fatto "rivelandosi a Mosè dal roveto ardente", perché questo "ascolto del grido dell'oppresso è l'inizio di una storia di liberazione".
Dio ascolta il nostro grido, "è un Dio coinvolgente".
Per noi entrare in sintonia con Lui è accogliere l'opera sua di liberazione dai legami che ci opprimono, da noi stessi, dal nostro egoismo, dal nostro non ascoltare il grido del povero.
Dio, con amore di Padre, ci educa, attraverso la sua Parola ad "un ascolto più vero della realtà". Perché "le Sacre Scritture ci rendono capaci di riconoscere [la voce] che sale dalla sofferenza e dall'ingiustizia, perché non resti senza risposta".
Occorre "lasciarsi istruire oggi da Dio ad ascoltare come Lui", perché il grido dei poveri e degli oppressi ci interpella personalmente.
Ed in quel grido possiamo scorgere il grido di Dio che soffre nei suoi figli. Ascoltare quel grido è ascoltare Dio e partecipare così alla sua Vita.

(Immagine dal sito: https://www.suoredellacarita.org)

lunedì 9 marzo 2026

Ascoltare e digiunare insieme [1]



"Ascoltare e digiunare – La Quaresima come tempo di conversione" è il titolo del Messaggio di papa Leone per questa Quaresima. E in questo cammino quaresimale mi faccio accompagnare dal suo messaggio.
Il papa ci invita ad accogliere questo tempo di grazia per mettere "Dio al centro della nostra vita". Sì, Dio al primo posto è non solo l'impegno per un cammino spirituale, ma è il centro, il cuore, del nostro essere figli, creature amate fino all'inverosimile da un Padre che per mezzo del Figlio ci abbraccia e ci dona il bacio dello Spirito. Fa di noi, con Lui, una sola famiglia.
Questo periodo speciale è l'occasione per ritrovare "slancio", affinché il "cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni di ogni giorno".
Nel nostro vivere quotidiano, infatti, le preoccupazioni e la tentazione di evadere in cerca di soddisfazioni e sollievi momentanei, ci distolgono dall'unica cosa necessaria, il rapporto con Dio, la nostra unione con Lui.
Un rapporto che ha la sua radice nell'ascolto della sua Parola: "Ogni cammino di conversione inizia quando ci lasciamo raggiungere dalla Parola e la accogliamo con docilità di Spirito".
La Parola. È il Figlio, Lui Gesù, Parola viva del Padre.
Lasciarmi raggiungere dalla Parola è lasciarmi toccare, lasciare che Gesù si accosti nel mio andare e io possa percorrere la strada della vita con Lui, senza resistenze.
"Ritornare a me con tutto il cuore!".

(Immagine dal sito: https://www.suoredellacarita.org)

sabato 7 marzo 2026

Un Dio assetato di noi


3a domenica di Quaresima (A)
Esodo 17,3-7 • Salmo 94 • Romani 5,1-2.5-8 • Giovanni 4,5-42
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Gesù ci invita a scoprire in noi stessi, mediante la fede in lui, la sorgente dell'acqua che disseta, senza perdere tempo a disquisire su monti, templi, luoghi dove praticare il culto. È Dio assetato di noi, che cerca e rilancia la nostra ricerca di assoluto, dell'acqua che disseta e ci serve per vivere pienamente la nostra umanità. Ognuno di noi può essere, monte, tempio, e adorare Dio in spirito e verità, e offrire a Dio il culto della propria vita.
Gesù abbatte muri e disinnesca conflitti personali, religiosi, sociali. Attraversa la Samaria, nonostante l'inimicizia fra Giudei e Samaritani. Viola la irriducibile consuetudine che vietava agli uomini di rivolgere la Parola alle donne. Si rivolge alla donna samaritana come un mendicante di acqua. Porta la donna al riconoscimento della propria dignità di persona, nonostante una discutibile condotta morale. Le restituisce piena titolarità di Parola, escludendo un linguaggio giudicante che la metterebbe a disagio.
Quando Dio incontra qualcuno di noi nella verità e nell'amore, ci invita a intraprendere un cammino che porta alla Verità e alla responsabilità. Ci fa passare dalla semplice e fredda osservanza di norme e precetti, alla consapevolezza di essere figli amati, in grado di accogliere l'amore e di donarlo gratuitamente e di cuore agli altri.
(da una Riflessione di don Baldassarre Pernice)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Signore - gli dice la donna - dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete (Gv 4,15)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità (Gv 4,24) - (12/03/2023)
(vai al testo…)
 Se tu conoscessi il dono di Dio... (Gv 4,10) - (15/03/2020)
(vai al testo…)
 Se tu conoscessi il dono di Dio... (Gv 4,10) - (19/03/2017)
(vai al testo…)
 Egli ti avrebbe dato acqua viva (Gv 4,10) - (23/03/2014)
(vai al testo…)
 Egli ti avrebbe dato acqua viva (Gv 4,10) - (27/03/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Acqua che dà vita (10/03/2023)
  Il cammino della fede (13/03/2020)
  Come Gesù, diventare sorgente e diffondere speranza (17/03/2017)
  Il dono di Dio, acqua viva che zampilla per la Vita (21/03/2014)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 3.2026)
  di Antonio Savone (VP 3.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 3.2020)
  di Cettina Militello (VP 2.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 2.2014)
  di Marinella Perroni (VP 2.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di Letture Patristiche della Domenica

(Illustrazione: "La samaritana al pozzo", G. Trevisan, La Domenica 8 marzo 2026)

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