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venerdì 4 settembre 2026

Responsabili in solido


23a domenica del Tempo ordinario (A)
Ezechiele 33,1.7-9 • Salmo 94 • Romani 13,8-10 • Matteo 18,15-20
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

"Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me" (cf. Gv 14,6). È Gesù, il Figlio, che ci conduce nel seno del Padre. Qui in terra il nostro cammino è configurato dal nostro stare e camminare con Gesù.
Non siamo soli in questo mondo: fratelli e sorelle sono nostri compagni di viaggio. Occorre camminare "insieme", con Gesù fra noi. E se il nostro rapporto fraterno presenta delle difficoltà, occorre rappacificarsi, "accordarsi", affinché il Signore Gesù sia in mezzo a noi. È un "essere rivolti" verso il "nome" di Gesù, in ciò che Lui è. E Lui è l'Amore incarnato del Padre che ci conduce alla salvezza.
Essere uniti nel nome di Gesù, essere come Lui amore concreto, anche quando il rappacificarsi diventa quasi impossibile.
Nel gioco delle nostre libertà è possibile che non riusciamo a comporre l'armonia incrinata e che ognuno vada per la sua strada. Tuttavia, come per Gesù, gli altri, anche se "pubblicani" o "pagani", sono i nostri prediletti, come lo erano per Lui, che amava andare a mensa con i peccatori e i pubblicani. Non abbiamo, infatti, nessun debito verso gli altri se non quello di amarci vicendevolmente (cf. Rm 13,8; II lettura).
Il cuore di Dio è più grande delle nostre infedeltà.
"Se due o tre…". Sì, questa misura è quella preferita da Gesù. Una dimensione concreta, un rapporto tra persone nel nostro vivere quotidiano. Lì Lui è in mezzo: fra Maria e Giuseppe nella casa di Nazaret, fra Mosè ed Elia sul monte Tabor, fra Cleopa e il suo compagno nel cammino verso Emmaus, fra Marta Maria e Lazzaro nella loro casa di Betania, fra Maria sua Madre e Giovanni al piedi della croce.
Lì dove "due o tre" si mettono in cammino è la Chiesa. Non una struttura, ma una presenza viva. Lì il Risorto si rende "visibile" agli occhi dell'anima, al nostro cuore. Fino alla fine del tempo!

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
 Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro (Mt 18,20) - (10/09/2023)
(vai al testo)
 Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro (Mt 18,20) - (06/09/2020)
(vai al testo)
 Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro (Mt 18,20) - (10/09/2017)
(vai al testo)
 Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro (Mt 18,20) - (07/09/2014)
(vai al testo…)
 Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro (Mt 18,20) - (04/09/2011)
(vai al testo…)
 Pienezza della legge è la carità (Rm 13,10) - (05/09/2008)
(vai al post "L'unico debito")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Il nostro modello, la Trinità (08/09/2023)
  La potenza dell'unità (06/09/2020)
  Cristo tra noi, generatore di vita e di fraternità: anima di ciò che esiste (08/09/2017)
  La fraternità, frutto della presenza di Gesù tra i suoi (05/09/2014)

Vedi anche il post:
  Uomini di comunione (04/09/2011)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 8.2026)
  di Antonio Savone (VP 8.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 8.2020)
  di Cettina Militello (VP 7.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 7.2014)
  di Marinella Perroni (VP 7.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

Illustrazione: Riconciliarsi, di Bernadette Lopez, 2023

martedì 1 settembre 2026

Nella carità il tutto


Parola di Vita – Settembre 2026
(Clicca qui per il Video del Commento   -   oppure...)

«La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità» (Rm 13,10).

Si può comandare a qualcuno di amare? Se intendiamo l'amore come sentimento, evidentemente è impossibile! Ma se invece lo comprendiamo come dono di Dio, le cose cambiano.
Paolo, nella lettera ai Romani, dalla quale è tratta la Parola di vita, descrive proprio il rapporto tra Legge e amore, affermando che l'amore è pieno compimento della Legge. Poco prima ci ha rivelato la provenienza di questo amore: «Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi» (Rm 5,8). Anche la Prima Lettera di Giovanni dirà: «In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati» (1Gv 4, 10).

«La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità».

Nessuno di noi può dare ciò che non ha. Lo aveva capito bene Agostino quando, rivolgendosi direttamente a Dio, affermava: «Da' ciò che comandi e comanda ciò che vuoi» [1]. Abbiamo ricevuto il dono inestimabile dell'amore di Dio e siamo chiamati a non trattenerlo ma a farlo circolare. Da destinatari dell'amore di Dio, possiamo diventarne soggetti: da amati siamo chiamati a diventare amanti, partecipando così alla vita stessa del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo: l'Amante, l'Amato e l'Amore.
Non abbiamo alcun altro debito con nessuno, ci rassicura Paolo, se non questo amore vicendevole, perché chi ama l'altro ha adempiuto la Legge [2].

«La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità».

«Il vero amore del prossimo – afferma Chiara Lubich – non opera alcun male. Ci fa quindi vivere tutti i comandamenti di Dio, nessuno escluso, giacché il loro primo obiettivo è quello di farci evitare tutte le forme di male, verso noi stessi e verso i nostri fratelli e sorelle, in cui potremmo cadere» [3].
Così compresi, i comandamenti della Legge più che un obbligo diventano un dono dell'amore di Dio: essi non costringono il nostro amore ma lo liberano in pienezza.

«La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità».

Per giungere a questo "pieno compimento", il primo passo nell'amare il prossimo è non fargli del male. Ma poi occorre diventare creativi nell'amore: «Non basta non fare del male al prossimo – ci ha ricordato Papa Francesco –, occorre scegliere di fare il bene cogliendo le occasioni per dare buona testimonianza che siamo discepoli di Gesù» [4].
Come vivere, allora, questa Parola di vita? Rimettiamo l'amore al centro della nostra vita. Amiamo gli altri concretamente come li amerebbe Gesù: è Lui la pienezza dell'amore tutto donato a Dio e all'umanità. Da Lui possiamo apprendere la misura alta dell'amore.

«La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità».

Doris, una giovane della Scozia, ci racconta: «Durante le nostre visite regolari a un rifugio per senzatetto, entro in un mondo molto diverso dal mio. So che non conta tanto ciò che provo, ma conta amare. Un giorno un uomo con una profonda tristezza sul volto mi ha confidato che si sentiva pronto a farla finita, che voleva persino morire. Mi sono semplicemente messa ad ascoltarlo, poi abbiamo condiviso un panino e un caffè. Ed ho capito che ascoltare ed essere presente era già un modo per dimostrare amore. Quando è arrivato il momento di andare, mi ha abbracciato forte e mi ha sorriso, dicendo che quello che stavamo facendo era molto importante, non solo per lui, ma per tutti quelli che erano lì. Ho sentito l'incredibile forza dell'amore.Forse non l'ho "salvato", ma la sua gratitudine mi ha riempito di gioia, e già questo, di per sé, è molto potente».

A cura di Claudio Cianfaglioni
e del team della Parola di Vita


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[1] Agostino, Confessioni, 10, 29,40.
[2] Cfr. Rm 13, 8.
[3] C. Lubich, Parola di vita settembre 1993, in eadem, Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi, (Opere di Chiara Lubich 5), Città Nuova, Roma 2017, p. 531.
[4] Papa Francesco, Udienza Generale, 3 gennaio 2018

Fonte: https://www.focolaritalia.org

venerdì 28 agosto 2026

Salire a Gerusalemme


22a domenica del Tempo ordinario (A)
Geremia 20,7-9 • Salmo 62 • Romani 12,1-2 • Matteo 16,21-27
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

"Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto... e venire ucciso e risorgere il terzo giorno". Così inizia il brano del vangelo (cf. Mt 16,21-27) proposto per questa domenica.
Gesù "doveva" soffrire, morire… ed anche "doveva" risorgere.
Il misterioso disegno del Padre è l'espressione più alta d'amore per l'umanità: la vita del Figlio.
La libertà con cui Gesù compie questo "andare a Gerusalemme" non è la conseguenza di un libero arbitrio tra scegliere il bene o meno. È un atto d'amore totalmente libero, una necessità inevitabile per la salvezza del mondo: condividere il male e caricarlo su di sé rendendolo visibile nel culmine della crocifissione. Gesù, per amore nostro, ha preso su di sé tutto di noi, per poterlo sanare, ridargli vita, rendendo visibile l'amore del Padre per l'umanità.
Ma il disegno del Padre non è la morte del Figlio, ma la vittoria sulla morte, in quella risurrezione dove tutti noi siamo innestati.
Il Dio di Gesù non è strutturato alla maniera umana, secondo le nostre categorie religiose. È amore totale, fino al dono di sé. E chi vuol seguirlo deve necessariamente mettersi al seguito di Gesù.
La reazione di Pietro, che non vorrebbe che tutto ciò accadesse, esprime una visione opposta a quella del Maestro. Occorre "seguire", "andare dietro" a Gesù, non precederlo: questo è l'atteggiamento del discepolo.
Gesù va a Gerusalemme, dopo aver percorso tutta la Palestina, come ultimo atto della manifestazione del Padre. Ma la durezza del cuore dei capi religiosi, di quel popolo che era stato scelto da Dio per essere il segno dell'amore di Dio per l'umanità per condurla alla salvezza, sfocia nella condanna a morte.
Soluzione umana secondo schemi di potere religioso e politico. Ma circostanza concreta nella quale si realizza il disegno del Padre: la vittoria della vita sulla morte.
Testimoniare il Vangelo significa essere coinvolti nell'azione di Dio: "perdere la propria vita" per essere innestati in quella di Dio, che è vita piena. È l'atto di un amore libero e incondizionato.
È il cammino del discepolo che, in "culto spirituale", offre il proprio corpo, la propria vita, la propria esistenza "come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio" (cf. Rm 12,1-2; II lettura).

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
 Chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà (Mt 16,25) - (03/09/2023)
(vai al testo)
 Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso (Mt 16,24) - (30/08/2020)
(vai al testo)
 Se qualcuno vuol venire dietro a me… (Mt 16,24) - (03/09/2017)
(vai al testo)
 Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso (Mt 16,24) - (31/08/2014)
(vai al testo…)
 Ma nel mio cuore c'era come un fuoco ardente (Ger 20,29) - (21/08/2011)
(vai al testo…)
 Il Figlio dell'uomo (…) renderà a ciascuno secondo le sue azioni (Mt 16,27) - (29/08/2008)
(vai al post "Essere dono")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Lo scandalo della croce (02/09/2023)
  Come seguire Gesù (27/08/2020)
  Perdere per trovare: noi siamo ricchi solo di ciò che abbiamo donato (02/09/2017)
  Andare dietro a Gesù (29/08/2014)

Vedi anche il post:
  La passione del profeta (28/08/2011)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 8.2026)
  di Antonio Savone (VP 8.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 8.2020)
  di Cettina Militello (VP 7.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 7.2014)
  di Marinella Perroni (VP 7.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

(Illustrazione: Alla sequela di Gesù, G. Trevisan, La Domenica 30 agosto 2026)

venerdì 21 agosto 2026

Nell'oggi, la novità di Dio


21a domenica del Tempo ordinario (A)
Isaia 22,19-23 • Salmo 137 • Romani 11,33-36 • Matteo 16,13-20
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Gesù chiede ai suoi cosa pensa la gente di lui, anzi del "Figlio dell'uomo". Non si tratta di sapere qualcosa del figlio del falegname o del taumaturgo che percorre le strade della Palestina, ma se nella sua persona la gente ha colto chi lui sia veramente.
Ma la gente risponde con riferimenti del passato, di personaggi importanti, di uomini di Dio.. Ma non colgono l'oggi di Dio, la "novità" che il Rabbi di Nazaret porta nella sua persona.
Spesso, ed è anche oggi così, la nostra esperienza religiosa poggia sul "si è sempre fatto così", sulla nostra tradizionale devozione religiosa.
Gesù non commenta (questo è interessante!) questo generico comportamento della gente, creando un vuoto, un silenzio quasi imbarazzante, mettendo i suoi nella condizione di venire allo scoperto, di uscire da quel che "si dice".
"Ma voi, chi dite che io sia?". "La folla mi stima, mi paragona ai grandi della fede…, ma voi, che state con me, cosa dite?".
Gesù interpella ciascuno personalmente: Riesci a cogliere nel nostro rapporto la novità di Dio, oggi? Oppure anche tu sei come la maggioranza delle persone che frequentano la chiesa ma non mi conoscono nel profondo?
La risposta di Pietro ("Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente"), nella quale può riconoscersi ogni vero discepolo, esprime un'esperienza di fede fondata sull'ascolto della Parola, sull'apertura all'azione di Dio, sull'accoglienza della novità salvifica che propone. Riconosce che Gesù non è un semplice profeta o un uomo importante che ha rivoluzionato la storia, è accogliere la grazia del dono della fede che viene dall'Alto.
Allora sì che questa fede è fondata sulla "roccia", sulla quale si può costruire qualcosa di duraturo e significativo.
Anche per noi oggi: la folla applaude da lontano; il discepolo risponde da vicino.

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
 Ma voi, chi dite che io sia? (Mt 16,15) - (27/08/2023)
(vai al testo)
 Ma voi, chi dite che io sia? (Mt 16,15) - (23/08/2020)
(vai al testo)
 Ma voi, chi dite che io sia? (Mt 16,15) - (27/08/2017)
(vai al testo)
 Ma voi, chi dite che io sia? (Mt 16,15) - (24/08/2014)
(vai al testo…)
 Ma voi, chi dite che io sia? (Mt 16,15) - (21/08/2011)
(vai al testo…)
 Ma voi, chi dite che io sia? (Mt 16,15) - (22/08/2008)
(vai al post "Risposta di fede")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Chi sono io? (25/08/2023)
  La fede messianica di Pietro (21/08/2020)
  La domanda che conta: Chi sono io per te? (25/08/2017)
  Il compito affidato a Pietro (22/08/2014)

Vedi anche il post:
  La gente chi dice che io sia? (21/08/2011)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 8.2026)
  di Antonio Savone (VP 8.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 8-9.2020)
  di Cettina Militello (VP 7.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 7.2014)
  di Marinella Perroni (VP 7.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

(Illustrazione: Chi sono io per voi?, G. Trevisan, La Domenica 23 agosto 2026)

sabato 15 agosto 2026

Una fede non ingabbiata


20a domenica del Tempo ordinario (A)
Isaia 56,1.6-7 • Salmo 66 • Romani 11,13-15.29-32 • Matteo 15,21-28
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

La pagine del Vangelo (cf. Mt 15,21-28) proposta per questa domenica ci mostra Gesù che, con il suo atteggiamento, è a dir poco sconcertante. Alle grida e alle suppliche di una madre che chiede la guarigione della figlia, Gesù alza un muro, non le rivolge "nemmeno una parola". Questa donna è cananea, non appartiene al popolo di Israele. Ed alle insistenze dei suoi discepoli di darle ascolto Gesù risponde che non è "stato mandato se non alle pecore perdute della casa di Israele".
Perché Gesù si comporta così? Forse è anche lui condizionato dall'ambiente e dai pregiudizi del suo tempo e del suo popolo e fa fatica a comprendere la vastità della sua stessa missione? Oppure vuol far comprendere ai suoi i pregiudizi di un popolo chiuso nella sua presunta esclusiva missione salvifica? Non lo sappiamo. Il Vangelo ci dice solo che Gesù cambia atteggiamento di fronte all'insistenza di quella donna pagana.
Anche Gesù, evidentemente, cresce nella comprensione della missione che il Padre gli ha affidato.
Non è la fede circoscritta in una razza, in una cultura, in un popolo, ma è la fede che va oltre ad ogni situazione che ci ingabbia e non ci dilata il cuore e la mente nella dimensione dell'amore del Padre.
Gesù stesso, poi, alla samaritana spiegherà meglio che i veri adoratoti adoreranno il Padre in Spirito e verità, e non legati a un luogo o a una tradizione o a un popolo circoscritto (cf. Gv 4, 21-24).
L'amore di misericordia del Padre non ha confini. Già Isaia aveva scritto: "Gli stranieri… li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia…" (cf. Is 56,6-7; I lettura).
Tutti siamo nella condizione di essere liberati dalla nostra condizione di peccato: "Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti" (cf. Rm 11,32; II lettura).
Sì, Dio usa misericordia verso tutti. A noi non scandalizzarci del suo silenzio, ma, con tenacia, credere che Dio non abbandona nessuno.
Il Figlio Gesù non può essere morto invano, ma con la sua risurrezione ha portato tutti nella gloria del Padre.

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
 Donna, grande è la tua fede! (Mt 15,28) - (20/08/2023)
(vai al testo)
 Donna, grande è la tua fede! (Mt 15,28) - (16/08/2020)
(vai al testo)
 Pietà di me,Signore, figlio di Davide (Mt 15,22) - (20/08/2017)
(vai al testo)
 Donna, grande è la tua fede! (Mt 15,20) - (17/08/2014)
(vai al testo)
 Donna, grande è la tua fede! (Mt 15,28) - (16/08/2008)
(vai al post "Fidarsi e affidarsi a Dio")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  La fede che ribalta gli schemi (18/08/2023)
  Un dono senza barriere (14/08/2020)
  La grande fede della donna cananea che "cambia" Gesù (18/08/2017)
  L'appartenenza a Cristo si fonda unicamente sulla fede (16/08/2014)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 8.2026)
  di Antonio Savone (VP 8.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 8-9.2020)
  di Cettina Militello (VP 7.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 7.2014)
  di Marinella Perroni (VP 7.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

(Illustrazione: Il grido della cananea, G. Trevisan, La Domenica 16 agosto 2026)

venerdì 14 agosto 2026

La grandezza di Maria


Assunzione della B.V. Maria
Apocalisse 11,19;12,1-6.10 • Sal 44 • 1Corinzi 15,20-26 • Luca 1,39-56
(Visualizza i brani delle Letture - Messa del Giorno)
(Vedi anche i brani delle Letture della Messa vespertina nella vigilia)

Appunti per l'omelia

Maria è assunta in cielo in anima e corpo. In lei la nostra umanità è, accanto a quella del Figlio, nel seno della Trinità. La morte è vinta (cf. 1Cor 15,26; II lettura)!.
E il segno grandioso apparso in cielo della Donna vestita di sole (cf. Ap 12,1; I lettura) è, sì l'immagine di Maria, come la Tradizione ci trasmette, ma in Lei è rappresentata tutta l'umanità. In lei il nostro destino!
Ora, Maria è grande per il suo assenso alla Parola.
Il vangelo ci propone l'episodio della visita alla cugina Elisabetta con il magnifico cantico del Magnificat. Nel Magnificat Maria appare come una donna che sa cogliere, per la sua fede, il disegno di Dio sulla storia. Ella non è passiva. Anzi. Maria - occorre dirlo - non è madre semplicemente perché ha prestato l'utero. È madre perché, per opera dello Spirito Santo, ha concepito il Figlio di Dio.
Si è sentita "guardata" nella sua umiltà dallo sguardo d'amore del Padre. Si è sentita amata nella sua libertà.
Maria ha creduto alla Parola!
Nel vangelo della vigilia viene proposto il brano della beatitudine del grembo che ha partorito il Messia; con la risposta di Gesù: "Beati piuttosto coloro che ascoltano la Parola di Dio e la osservano!" (Lc 11,27-28).
Sì, Maria è grande perché ha accolto la Parola che in lei si è fatta carne!
Questo meraviglioso evento illumina tutto il nostro futuro, perché il corpo di Maria non è stato un contenitore in cui lo Spirito Santo si è servito per far nascere Cristo, per poi lasciarlo nel nulla. Dio non usa le persone!
La festa dell'assunzione di Maria in anima e corpo è la festa della carne salvata nella sua totalità, affinché nulla vada perduto.
Guardare a Maria significa che i nostri corpi sono destinatii ad entrare nell'eternità, nel seno della Trinità.
È la nostra speranza, di tutti!
Maria ci precede accanto al Figlio.

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Vedi anche:
Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Bnedetta tu fra le donne (Lc 1,42) (15/08/2025)
(vai al testo…)
Beata colei che ha creduto (Lc 1,45) (15/08/2024)
(vai al testo…)
L'anima mia magnifica il Signore (Lc 1,46) (15/08/2023)
(vai al testo…)
Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano (Lc 11,28) (15/08/2021)
(vai al testo…)
 L'anima mia magnifica il Signore(Lc 1,46) (15/08/2020)
(vai al testo…)
 L'anima mia magnifica il Signore(Lc 1,46) (15/08/2019)
(vai al testo…)
 Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente(Lc 1,49) (15/08/2018)
(vai al testo…)
 L'anima mia magnifica il Signore(Lc 1,46) (15/08/2017)
(vai al testo…)
 Beata colei che ha creduto (Lc 1,45) (15/08/2015)
(vai al testo…)
 Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente (Lc 1,49) (15/08/2014)
(vai al testo…)
 Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente (Lc 1,49) (15/08/2013)
(vai al testo…)
 L'anima mia magnifica il Signore (Lc 1,46) (15/08/2012)
(vai al testo…)
 Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! (Lc 1,42) - (14/08/2008)
(vai al post "Sintesi dell'umanità")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
 Le cose grandi fatte dall'Onnipotente (14/08/2025)
 Maria interceda per la Pace (14/08/2024)
 In Maria il nostro futuro (14/08/2023)
 Maria, fiore dell'umanità (13/08/2022)
 La consolante certezza del nostro destino (13/08/2021)
 La nemica della finta umiltà (13/08/2020)
 Abbiamo un Padre che ci aspetta con amore (13/08/2019)
 Saper "vedere" le meraviglie di Dio (14/08/2018)
 La vittoria definitiva sul "drago" delle nostre paure di morte (14/08/2017)
 In Maria splende il nostro luminoso destino (13/08/2016)
 Come Maria… (13/08/2015)
 La "cose grandi" compiute da Dio (14/08/2014)
 Gioia e gratitudine immensa (14/08/2013)
 La meraviglia del Cielo (14/08/2012)

Vedi anche i post:
 La festa del nostro corpo (15/08/2019)
 Maria Assunta, sintesi dell'umanità realizzata (15/08/2011)
 Il nostro luminoso destino (15/08/2010)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 8.2026)
  di Goffredo Boselli (VP 8.2025)
  di Goffredo Boselli (VP 8.2024)
  di Antonio Savone (VP 8.2023)
  di Antonio Savone (VP 8.2022)
  di Antonio Savone (VP 8.2021)
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  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 8.2019)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 8.2018)
  di Cettina Militello (VP 6.2017)
  di Luigi Vari (VP 7.2016)
  di Luigi Vari (VP 7.2015)
  di Gianni Cavagnoli (VP 7.2014)
  di Marinella Perroni (VP 6.2013)
  di Marinella Perroni (VP 7.2012)
  di Marinella Perroni (VP 7.2011)
  di Claudio Arletti (VP 7.2010)
  di Claudio Arletti (VP 7.2009)
  di Enzo Bianchi (Vol. Anno A)
  di Enzo Bianchi (Vol. Anno B)
  di Enzo Bianchi (Vol. Anno C)
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

sabato 1 agosto 2026

Magnificat


Parola di Vita – Agosto 2026
(Clicca qui per il Video del Commento   -   oppure...)

«L'anima mia magnifica il Signore» (Lc 1,14).

Nel primo capitolo del suo Vangelo, Luca ci offre l'unica pagina del Nuovo Testamento in cui le protagoniste sono due donne, Maria ed Elisabetta.
Elisabetta viveva in un villaggio vicino Gerusalemme, distante circa 150 km da Nazareth. Subito dopo aver ricevuto l'annuncio dell'angelo che sarebbe diventata la madre di Gesù (Lc 1,26-38), Maria affronta questo lungo viaggio. Non conosciamo i particolari del percorso, sappiamo soltanto che si diresse in fretta verso la montagna. Ma perché si reca fin là?
Maria va per partecipare questa gioia a chi, come lei, aveva ricevuto da Dio la grazia di aspettare un figlio, e per starle vicina e aiutarla durante gli ultimi mesi di gravidanza. È la storia di due donne, di due maternità impossibili. Chi meglio di lei poteva capirla per condividere questa esperienza? Da questo incontro sgorga il canto del Magnificat.

«L'anima mia magnifica il Signore».

«Le sue parole sono l'espressione di un grande amore e di una vivissima gioia, ciò spiega perché il suo animo e la sua vita si elevano nello spirito. Maria non dice: Io magnifico Dio, ma l'anima mia; come se volesse dire: tutta la mia vita e i miei sensi sono come sorretti dall'amore di Dio […]» [1], scrive Martin Lutero nel suo commento al Magnificat.
Il verbo "magnificare", rendere grande, rivela un senso di gioia suscitata dalla scoperta che Dio è più grande di quanto ci si aspettasse. A questa gioia fa eco una profonda umiltà e un senso profondo di gratitudine e di riconoscenza.
Come sottolinea Ermes Ronchi, «il Magnificat è il vangelo di Maria, la sua bella notizia che raggiunge tutte le generazioni». Per dieci volte la ragazza di Nazareth ripete: «È Lui che ha fatto…» [2], come una sorta di nuovo decalogo, di nuovi dieci comandamenti che ribaltano le logiche del mondo.
Viene spontaneo chiedersi se abbiamo conservato il senso di stupore e di meraviglia nella nostra vita quotidiana e di preghiera, davanti a quanto Dio ha operato e continua a operare. Senza apertura alla novità e alle sue sorprese, senza stupore, la fede diventa una preghiera stanca che gradualmente si spegne e diventa un'abitudine sociale [3].

«L'anima mia magnifica il Signore».

Il cantico di Maria non è semplicemente una preghiera di lode intimista, ma una lode profetica, caratterizzata da un costante ricorso ai passi della Scrittura [4], che indica la direzione della storia secondo il cuore di Dio. Lodarlo significa schierarsi con i piccoli, credere che il mondo possa e debba cambiare.
Le parole di questo inno ci invitano a comprendere l'intervento salvifico di Dio nella nostra storia personale e comunitaria, dal proprio vissuto personale a quello universale, dall'attimo presente fino ai cieli nuovi e alla terra nuova che la rivoluzione sociale del Vangelo inaugura.

«L'anima mia magnifica il Signore».

Queste parole invitano anche noi a fare della nostra vita una lode vivente, a riconoscere ogni giorno le "grandi cose", a unire la nostra voce a quella di Maria per proclamare che Dio è fedele, che la sua misericordia si estende di generazione in generazione, e che il suo regno di giustizia e amore viene già realizzandosi tra noi.
Chiara Lubich aveva colto questa dimensione rivoluzionaria del cantico di Maria quando scriveva ai giovani: «Leggi il Magnificat e vi troverai la prima e più potente pagina della dottrina sociale cristiana. Chi, e quando, la realizzerà compiutamente?» [5].
La domanda resta aperta e ci interpella. L'intervento di Dio non dovrebbe restare confinato nell'intimità del cuore, ma occorre che si manifesti nelle relazioni, nella vita comune, nella trama delle generazioni che verranno.

A cura di Patrizia Mazzola
e del team della Parola di Vita


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[1] Martin Lutero, Commento al Magnificat, 1520, https://www.associazionealec.it/wp-content/uploads/2017/09/1.3-Lutero-testo-commentomagnificat.pdf
[2] Ermes Ronchi, Magnificat, una finestra aperta sul futuro, Avvenire, 12 agosto 2021.
[3] Cfr. Papa Francesco, Angelus, Piazza San Pietro, Roma, 4 luglio 2021
[4] Cfr. Gérard Rossé, Il Vangelo di Luca, Città Nuova, 1992, p.69.
[5] Detti Gen, Città Nuova, Roma 1969, p.57 (4a ed. 1974).

Fonte: https://www.focolaritalia.org

mercoledì 29 luglio 2026

Sperimentare l'amore di Dio


Oggi compio 80 anni!
La Parola della liturgia odierna, nella memoria dei santi Marta, Maria e Lazzaro, mi ricorda che il Signore Gesù "è di casa" e mi è di luce alla mia vita.
Fin da ragazzo ho sentito la spinta a donare la mia vita per il Signore per testimoniare il Vangelo. Come è andata? Non lo so, perché vedo la mia inadeguatezza e fragilità. Ma so soltanto che il Signore è sempre con me!
Gesù è di casa, perché mi fa sperimentare la tenerezza del Padre. Quanto sono vere le parole del Salmo responsoriale (cf. Sal 33): "Gustate e vedete quanto è buono il Signore"; "Ho cercato il Signore: mi ha risposto…".
80 anni. Sono anni in cui ho imparato cosa significhi "credere all'amore", perché "in questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi…". Allora "se Dio ci ha amati, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri" (cf, 1Gv4,7-16).
Questa esperienza, condizionata sempre dalle mie incoerenze e fragilità, ha accompagnato il vivere il mio diaconato. Un servizio che abbia il sapore di famiglia.
Comprendo Marta nel suo darsi da fare per servire il Signore e mi è di stimolo pensando che ogni prossimo che servo è il Signore che è con me; ma Maria mi riporta sempre all'essenziale, a rientrare in me stesso dove incontro il mio Signore nell'intimità del cuore. Solo così, come Lazzaro, posso definirmi anch'io un "amico" di Gesù nell'impegno alla fedeltà di questo amore donatomi da Dio.
Sì, è un amore che illumina, è una luce che "fa vedere", è sperimentare la presenza dello Spirito promesso.
Tutta la mia vita è stato un cammino non solitario, ma insieme: con amici con cui condivido il dono dello Spirito, soprattutto con la mia sposa Maria Chiara, con cui condivido tutto da quasi 50 anni.
È vero, dove due o più sono in Gesù, lì il Maestro è presente e ci fa ardere il cuore in una riconoscenza che, pur non potendola esprimere pienamente, attende di essere gustata quando il Signore vorrà.

venerdì 5 giugno 2026

Eucaristia, la nostra vita in Cristo


SS. Corpo e Sangue di Cristo (A)
Deuteronomio 8,2-3.14b-16a • Salmo 147 • 1 Corinzi 10,16-17 - Giovanni 6,51-58
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

La solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo ci introduce nel mistero profondo del nostro essere per Dio e del fondamento del nostro vivere.
Mangiare la carne del Figlio di Dio e bere il suo sangue, espressione scandalosa per i giudei di allora e sicuramente anche per noi oggi, è il modo che Dio ha scelto per introdurci nella Vita. Noi abbiamo la vita, Cristo è la Vita.
La vita che ora viviamo su questa terra è simboleggiata dal cammino che il popolo di Israele ha compiuto nella sua liberazione dalla schiavitù dell'Egitto. È il Signore che ha accompagnato il suo popolo per quarant'anni nel deserto. È Lui che lo ha nutrito con la manna discesa dal cielo, nonostante le umiliazioni e le prove affrontate (cf. Dt 8,2-3.14b-16°; I lettura).
È Dio che ci conduce nella vita nutrendoci con un cibo che viene dal cielo, per indicarci che non siamo solo terrestri, ma fatti ad immagine e somiglianza sua. Da Lui noi proveniamo. Non siamo totalmente terrestri; la nostra radice è nel cuore di Dio. Ed abbiamo bisogno di nutrirci non solo di pane materiale, ma anche di ciò che Dio ci dona; e Lui ci dona se stesso, la sua Parola, il suo Figlio, Parola fatta carne.
È Gesù che si dichiara quale vero cibo: "Io sono il pane vivo, disceso dal cielo" (Gv 6,51). Anzi: "Se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita" (Gv 6.53).
Parole scandalose! Eppure piene di verità. Fra gli stessi discepoli si è consumata una frattura, e alcuni se ne sono andati. Altri, con Pietro, hanno risposto ponendo fiducia incondizionata alle parole del Maestro.
Per noi oggi mangiare (letteralmente "masticare") la carne di Cristo cosa comporta per la nostra vita? Una semplice devozione nel ricevere la santa Comunione? "Masticare" la carne di Cristo e bere il suo sangue comporta condividere con Lui tutta la nostra esistenza.
Non è una semplice "cosa" materiale che noi assumiamo nella santa Eucaristia (pur assumendo un pezzo di pane e del vino), ma è un conformarsi totalmente al Signore Gesù che, morto e risorto, ci ha dato il pegno della nostra immortalità.
"Masticare" è una realtà che, nella fede, ci lavora interiormente e ci trasforma nella vita, come i denti masticano e triturano il cibo.
Bere a quel calice è segno del nostro dare la vita per Dio nel servizio ai nostri fratelli.
L'Eucaristia non può essere solo la rassicurante ripetizione di un rito, ma il nostro partecipare, senza tirarci indietro, al nostro essere per Dio, fatti un corpo solo, quello di Cristo (cf. 1Cor 10,19-17; II lettura).

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
 Chi mangia questo pane vivrà in eterno (Gv 6,58) - (11/06/2023)
(vai al testo)
 Io sono il pane vivo disceso dal cielo (Gv 6,51) - (14/06/2020)
(vai al testo)
 Io sono il pane vivo (Gv 6,51) - (18/06/2017)
(vai al testo)
 Io sono il pane vivo, disceso dal cielo (Gv 6,51) - (22/06/2014)
(vai al testo)
 Benché molti, siamo un corpo solo, poiché partecipiamo all'unico pane (1Cor 10,17) - (26/06/2011)
(vai al testo)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Per avere la vita (09/06/2023)
  Un pane che fa "vivere" (12/06/2020)
  Il Pane che ci fa "uno" con Dio (16/06/2017)
  Quel Cibo che ci dà la Vita (20/06/2014)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 6.2026)
  di Antonio Savone (VP 6.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 6.2020)
  di Cettina Militello (VP 5.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 5.2014)
  di Marinella Perroni (VP 5.2011)
  di Enzo Bianchi

lunedì 1 giugno 2026

Gratuità del dono


Parola di Vita – Giugno 2026
(Clicca qui per il Video del Commento   -   oppure...)

«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. […] Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,7-8).

In questo capitolo del Vangelo di Matteo, gli apostoli sono stati appena scelti da Gesù, che li chiama per nome, conferendo loro poteri speciali sugli spiriti impuri per scacciarli e il dono di guarire ogni malattia e infermità. Gesù dà loro istruzioni su dove e come svolgere la loro missione iniziale. Il messaggio che devono annunciare è chiaro: «Il regno dei cieli è vicino» [1].
L'indicazione di proclamare "strada facendo" il messaggio affidato sottolinea, da una parte, che il vero discepolo è innanzitutto un predicatore della prossimità, ma dall'altra parte che il loro modo stesso di camminare insieme deve essere annuncio. Infatti, nel Vangelo di Giovanni, in seguito alla consegna del comandamento nuovo, Gesù afferma: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» [2].

«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. […] Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

Il "regno dei cieli" è il cuore dell'annuncio di Gesù. L'espressione affine "regno di Dio" è usata nell'Antico Testamento per indicare la signoria, il governo e l'azione salvifica di Dio sulla storia umana. Lui è il sovrano del mondo e soprattutto del popolo di Israele, in attesa di un discendente del re Davide che ristabilisse il ruolo di Israele tra le genti. Nel Nuovo Testamento, Gesù stesso viene presentato come discendente di Davide e quindi re. A differenza di un regno temporale, il "regno dei cieli" è un regno di pace e di giustizia, in cui ci si cura dei poveri, in cui vigono il perdono e la riconciliazione e che porterà vita e luce a tutte le nazioni. Si tratta di un regno che è già cominciato nel mondo e nel cuore delle persone ma che verrà realizzato completamente al ritorno di Gesù.

«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. […] Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

Gesù annuncia che il regno è temporalmente vicino, imminente. Dalle parabole, come quella del granello di senape o del lievito che fa crescere tutta la massa, si capisce che esso opera in modi misteriosi e umili ma tenaci e nel corso del tempo. "Vicino" ha anche un senso spaziale. Quando i discepoli, che portano la presenza dello spirito di Gesù si avvicinano camminando, si avvicina il regno di Dio e allorché, nel Vangelo di Marco, Gesù dice allo scriba: «Non sei lontano dal regno di Dio» [3], è probabile che intendesse dire non solo "Hai cominciato a capire" ma anche "Non sei lontano da me".

«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. […] Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

"Gratuitamente" traduce un termine che nell'originale greco significa "in dono". Ciò evidenzia che quanto gli apostoli hanno ricevuto non è stato dato loro perché se lo meritano. La fonte è la generosità di Dio e il fatto che sono stati scelti per una missione particolare.
Scrive Chiara Lubich: «Il regno di Dio va dunque accolto. È un dono che Dio ti fa. Non c'è infatti nessuno sforzo umano, nessun tentativo ascetico, nessuno studio o ricerca intellettuale, che ti possano far entrare nel regno di Dio. È Dio stesso che ti viene incontro, che si rivela con la sua luce o ti tocca con la sua grazia. E non c'è nessun merito che tu possa vantare o su cui tu ti possa appoggiare per aver diritto ad un tale dono di Dio. Il regno ti viene offerto gratuitamente» [4].
In questa accoglienza siamo chiamati, anche oggi, a continuare il compito affidato da Gesù agli apostoli, di proclamare con la parola e con i fatti, la vicinanza del regno, di annunciare insieme, ad ogni essere umano un messaggio di speranza: in questo mondo così travagliato e incerto, Dio lo ama immensamente, Dio ci ama tutti immensamente.

A cura di Augusto Parody Reyes
e del team della Parola di Vita


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[1] Mt 10,7.
[2] Gv 13, 35.
[3] Mc 12,34.
[4] Cfr. C. Lubich, Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi (Opere di Chiara Lubich 5), Città Nuova, Roma 2017, pp. 152-153.

Fonte: https://www.focolaritalia.org

venerdì 29 maggio 2026

Guardando il Figlio


Santissima Trinità (A)
Esodo 34,4b-6.8-9 • Salmo Dn 3,52-56 • 2 Corinzi 13,11-13 • Giovanni 3,16-18
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

La liturgia della prima domenica dopo la Pentecoste ci invita a celebrare il mistero della Santissima Trinità. Il nostro Dio: il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo. È il Dio che Gesù ci ha rivelato, Lui, "l'unigenito Figlio di Dio", venuto nel mondo.
Vedere il volto di Dio è l'anelito profondo dell'uomo, l'inconscia aspirazione della nostra "origine": "Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato" (Gv 1,18).
Facciamo fatica a cogliere con la nostra limitata capacità l'unitrinità di Dio. Più che essere noi a capire qualche cosa di Dio è Lui stesso che si rivela a noi. A noi accogliere, nella fede, con il cuore libero, questo "unico" atto di amore del Padre. Gesù, infatti, ci ha rivelato che il "suo e nostro" Dio è il Padre (cf. Gv 20,17).
I cristiani credono nel Padre, nel Figlio, nello Spirito Santo, che sono tre e sono uno.
Guardando a Gesù, comprendiamo chi è Dio e qual è il suo modo di agire. Il Figlio, per amore si è "svuotato" della sua divinità per essere come noi, Gesù di Nazaret (cf. Fil 2,7). Se il Figlio si è comportato così - e chi vede il Figlio vede il Padre (cf. Gv 14,9) -, anche il Padre si comporta così.
È l'Amore la dinamica di relazione tra le Persone della Santissima Trinità. Un amore, perché divino, dà tutto. Nell'atto di dare "tutto" (perché in Dio non ci sono zone riservate che non si donano), rimane l'Amore. Ed è in questo Amore, che è lo Spirito Santo che ci è stato donato, in questa "unitrinità" di Dio, che noi siamo stati "immersi".
Dio è amore: il Padre "misericordioso e pietoso, ricco di amore e di fedeltà" (cf. Es34,6; I lettura), "non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui" (Gv 3,17).
Noi, come tutta la creazione, abbiamo in noi il DNA della Trinità. Siamo intimamente strutturati per vivere in relazione; in relazione con chi sta accanto, in relazione con il creato stesso. Ecco il dono di Dio: vivere la grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore del Padre e la comunione dello Spirito Santo, avendo gli stessi sentimenti, facendoci coraggio a vicenda nelle difficoltà della vita, vivendo dell'amore e della pace donataci da Dio (cf. 2Cor 13,11-13; II lettura).
Dall'unità dei cristiani, quali discepoli del Signore Gesù, il mondo crederà che Dio ci ama immensamente e ci invita ad accoglierci l'un l'altro come fratelli e figli dell'unico Padre. Solo così metteremo l'antidoto alla guerra e all'odio, frutto del peccato, che devasta il nostro mondo. Ognuno nel suo quotidiano.

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
 Chiunque crede in Lui non vada perduto (Gv 3,16) - (04/06/2023)
(vai al testo)
 Dio ha tanto amato il mondo (Gv 3,16) - (07/06/2020)
(vai al testo)
 Dio ha tanto amato il mondo (Gv 3,16) - (11/06/2017)
(vai al testo)
 Dio ha tanto amato il mondo (Gv 3,16) - (15/06/2014)
( vai al testo)
 Dio ha tanto amato il mondo (Gv 3,16) - (19/06/2011)
(vai al testo")

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
  Il mistero intimo di Dio (02/06/2023)
  La sorgente della più vera umanità (05/06/2020)
  E noi abbiamo creduto all'amore (09/06/2017)
  Nell'abbraccio di Dio, la nostra vita (13/06/2014)

Vedi anche il Post:
  Confidare in Dio… Sentirsi guardati e amati da Lui (11/06/2017)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 5.2026)
  di Antonio Savone (VP 6.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 6.2020)
  di Cettina Militello (VP 4.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 5.2014)
  di Marinella Perroni (VP 5.2011)
  di Enzo Bianchi

(Immagine: Nicodemo incontra Gesù, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, marzo 2018)

venerdì 22 maggio 2026

Il dono di un'armonia divina


Pentecoste (A)
Atti 2,1-11 • Salmo 103 • 1 Corinzi 12,3b-7.12-13 • Giovanni 20,19-23
(Visualizza i brani delle Letture)
(Vedi anche i brani delle Letture della Messa vespertina della vigilia)

Appunti per l'omelia

Il Signore risorto appare ai discepoli rinchiusi nel cenacolo per paura dei Giudei. Appare mentre le porte "erano chiuse".
Il giorno di Pentecoste lo Spirito Santo invade le stesse persone chiuse nello stesso luogo. Prima erano chiuse le porte per paura, ora i discepoli con Maria sono in attesa, non nella paura, ma in preghiera del dono promesso, lo Spirito Santo.
Le porte chiuse, se da un lato sono emblema della chiusura del nostro cuore, tuttavia, per la grazia, sono pronte ad aprirsi per "uscire" e diffondere la gioia e la novità del vangelo.
È il Signore risorto che dona lo Spirito Santo con quel segno così eloquente del soffio della sua bocca (cf. Gv 20,22). Il giorno di Pentecoste quel "soffio" viene "quasi un vento che si abbatte impetuoso", tanta è la forza che imprime su tutti i presenti, riempiendo tutta la casa (cf. At 2,2). "E apparvero loro come lingue di fuoco, che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo" (At 2,3-4).
Il vento riempie "tutta la casa", ma il fuoco, pur essendo unico, si posa singolarmente su ciascuno dei presenti. La Chiesa, la comunità dei credenti, investita dello Spirito Santo è una meravigliosa sintesi tra singolo e comunità, dove tutti non vuol dire la somma di ciascuno, ma la bellezza di una armonia che è legata dall'Amore, che è Dio, come in un meraviglioso giardino, dove ciascun fiore, diverso uno dall'altro, esprime la bellezza dell'insieme. La comunità, armonia di carismi, doni dell'unico fuoco che è lo Spirito Santo.
L'amore di Dio è sempre personale, e, perché di Dio, sa armonizzarsi con tutti.
Il miracolo delle lingue non è altro che la comprensione reciproca al di là delle nostre personali idee e dei nostri modi di vedere diversi. Questa comunione si realizza nella diversità dell'altro, accolta come un dono.
Nell'amore occorre aprirsi all'altro e non imporre il proprio io.
La presenza dello Spirito di Amore può realizzare questo miracolo. Allora le nostre "porte" saranno spalancate, perché saremo in grado di accostarci a chiunque, perché la lingua della carità parla al cuore di ciascuno, e il perdono reciproco ne sarà la conseguenza.

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi (Gv 20,22)
(vai al testo…)

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Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata
Ricevete lo Spirito Santo (Gv 20,22) - (28/05/2023)
(vai al testo)
Ricevete lo Spirito Santo (Gv 20,22) - (31/05/2020)
(vai al testo)
Ricevete lo Spirito Santo (Gv 20,22) - (04/06/2017)
(vai al testo)
Ricevete lo Spirito Santo (Gv 20,22) - (08/06/2014)
(vai al testo)
Ricevete lo Spirito Santo (Gv 20,22) - (12/06/2011)
(vai al testo)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Fatti nuove creature, perdonate (26/05/2023)
  Preludio di un mondo ricomposto (29/05/2020)
  Lo Spirito Santo, il respiro di Dio (02/06/2017)
  Molti un sol corpo (06/06/2014)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 5.2026)
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venerdì 15 maggio 2026

Vivere il nostro essere Chiesa


Ascensione del Signore (A)
Atti 1,1-11 • Salmo 46 • Efesini 1,17-23 • Matteo 28,16-20
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

L'ascensione al cielo di Gesù non determina il suo allontanamento da noi, bensì instaura una nuova sua presenza: "Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo" (Mt 28.20).
Ritornando al Padre Gesù dà una consegna ai suoi: "Andate e fate discepoli tutti i popoli" (Mt 20.19).
Se l'invito degli angeli a non restare a guardare il cielo (cf. At 1,11) ci rimette con i piedi per terra, significa che abbiamo una missione da compiere. Occorre "andare", uscire. In altre parole, restare nel mondo, anche se come agnelli in mezzo a lupi (cf. Lc 10,3; Mt 10,16), per testimoniare l'amore di Dio per ogni creatura. Siamo accompagnati, avvolti, dalla presenza del Signore. Il nostro andare è conseguenza del "potere" che Gesù ha ricevuto. Siamo la presenza di Lui che continua il compito nel tempo e nello spazio. Non stare a contemplare il cielo, immobili per paura di essere contaminatio dal mondo, bensì fare discepoli tutti i popoli, essere pellegrini assieme a tutti.
L'ascensione non è la festa del distacco, ma quella dell'impegno nel mondo. È vivere, come comunità dei credenti, quello che Gesù stesso ha vissuto, partecipi della sua stessa missione: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui" (Gv 3,16-17).
Ora il nostro compito è quello di "immergere" l'umanità che ci è stata affidata nell'intimità della Trinità. Fare e far fare l'esperienza più sublime che ci venga offerta. Questo è il comando di battezzare, cioè di immergere, nella realtà d'amore del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (cf. Mt 20,19).
"Immersi" in questa dimensione divina, far sì che possiamo sperimentare tutta la Parola del Maestro, ciò che Lui ci ha comandato: di amarci l'un l'altro come Lui ci ha amati. Da questo conosceranno che siamo suoi discepoli (cf. Gv 13,34-35).
"Io sono con voi tutti i giorni" ci dice Gesù. Lui sarà sempre dove i suoi discepoli continuano ad essere e a operare. È vivere il nostro essere Chiesa.

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28,20)
(vai al testo…)

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Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata
Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28,20) - (21/05/2023)
(vai al testo)
Io sono con voi tutti i giorni (Mt 28,20) - (24/05/2020)
(vai al testo)
Io sono con voi tutti i giorni (Mt 28,20) - (28/05/2017)
(vai al testo)
Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli (M 28,19) - (01/06/2014)
(vai al testo)
Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli (Mt 28,19) - (05/06/2011)
(vai al testo)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Ascendere con il Signore, ora (19/05/2023)
  «Io sono con voi fino alla fine del mondo». La fine del mondo: quale? (22/05/2020)
  Ascensione, la festa del nostro destino (26/05/2017)
  Fare di ogni persona un discepolo (30/05/2014)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 5.2026)
  di Antonio Savone (VP 5.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 5.2020)
  di Cettina Militello (VP 4.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 4.2014)
  di Marinella Perroni (VP 5.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

(Immagine: "Io sono con voi tutti i giorni…", La Domenica, 17 maggio 2026)

venerdì 8 maggio 2026

«Non vi lascerò orfani»


6a domenica di Pasqua (A)
Atti 6,1-7 • Salmo 32 • 1 Pietro 2,4-9 • Giovanni 14,1-12
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

"Non vi lascerò orfani" (Gv 14,16) è la promessa di Gesù prima di lasciare questo mondo. La solitudine che si prova per il distacco da qualcuno con cui si è condiviso tutto è un fardello pesante. Se poi questo qualcuno è Gesù, questo peso lascia ferite profonde.
Ma Gesù rincuora i suoi: "Verrò da voi"… E sta per andarsene… Ma verrà un altro Paraclito: "Pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito, perché rimanga con voi per sempre" (Gv 14,16). La "nuova" presenza di Dio in mezzo a noi.
La Spirito della verità, presenza misteriosa del Risorto, Amore stesso del Padre e del Figlio, sarà "con noi", ci accompagnerà, starà al nostro fianco, parlerà per noi. Egli "rimane presso di noi" e sarà "in noi", perché Lui non è per noi un estraneo.
Una solitudine che sarà vinta perché nell'amore c'è vita, e vita vissuta e donata. Una vita generata dalla Parola, dall'osservanza e dall'accoglienza di ciò che il Signore ci ha comandato. E ci ha comandato di amare, di amarci l'un l'altro come ha fatto Lui. Nell'amore non c'è solitudine. Nell'amore è pienezza di vita; quella vita che il Vivente possiede e che ci dona: "io vivo e voi vivrete" (Gv 14,19).
Lo Spirito del Risorto ci porterà alla verità, perché a chi ama il Signore si manifesta (cf. Gv 14,21). Si manifesta per una vita abbondante, piena, che trabocca. È la vita del Signore risorto che siamo chiamati a portare e a diffondere, rispondendo a chiunque ci domandi ragione della speranza che è in noi…; una testimonianza offerta con dolcezza e rispetto (cf. 1Pt 3,15).
Questa è la nostra testimonianza, un amore vicendevole, affinché il mondo creda.

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Non vi lascerò orfani: verrò da voi (Gv 14,16)
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Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata
Pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito (Gv 14,16) - (17/05/2020)
(vai al testo)
Pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito (Gv 14,16) - (17/05/2020)
(vai al testo)
Se mi amate, osserverete i miei comandamenti (Gv 14,15) - (21/05/2017)
(vai al testo)
Chi ama me, sarà amato dal Padre mio (Gv 14,21) - (25/05/2014)
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Chi ama me, sarà amato dal Padre mio (Gv 14,21) - (29/05/2011)
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Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Il dono di entrare nel Cuore di Dio (12/05/2023)
  Entrare in "relazione" d'amore (15/05/2020)
  Il sogno di Gesù: abitare la mia vita (19/05/2017)
  La consolante promessa di Gesù (23/05/2014)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 5.2026)
  di Antonio Savone (VP 5.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 5.2020)
  di Cettina Militello (VP 4.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 4.2014)
  di Marinella Perroni (VP 4.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

(Immagine: "Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri", La Domenica, 10 maggio 2015)

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