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venerdì 4 settembre 2026

Responsabili in solido


23a domenica del Tempo ordinario (A)
Ezechiele 33,1.7-9 • Salmo 94 • Romani 13,8-10 • Matteo 18,15-20
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

"Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me" (cf. Gv 14,6). È Gesù, il Figlio, che ci conduce nel seno del Padre. Qui in terra il nostro cammino è configurato dal nostro stare e camminare con Gesù.
Non siamo soli in questo mondo: fratelli e sorelle sono nostri compagni di viaggio. Occorre camminare "insieme", con Gesù fra noi. E se il nostro rapporto fraterno presenta delle difficoltà, occorre rappacificarsi, "accordarsi", affinché il Signore Gesù sia in mezzo a noi. È un "essere rivolti" verso il "nome" di Gesù, in ciò che Lui è. E Lui è l'Amore incarnato del Padre che ci conduce alla salvezza.
Essere uniti nel nome di Gesù, essere come Lui amore concreto, anche quando il rappacificarsi diventa quasi impossibile.
Nel gioco delle nostre libertà è possibile che non riusciamo a comporre l'armonia incrinata e che ognuno vada per la sua strada. Tuttavia, come per Gesù, gli altri, anche se "pubblicani" o "pagani", sono i nostri prediletti, come lo erano per Lui, che amava andare a mensa con i peccatori e i pubblicani. Non abbiamo, infatti, nessun debito verso gli altri se non quello di amarci vicendevolmente (cf. Rm 13,8; II lettura).
Il cuore di Dio è più grande delle nostre infedeltà.
"Se due o tre…". Sì, questa misura è quella preferita da Gesù. Una dimensione concreta, un rapporto tra persone nel nostro vivere quotidiano. Lì Lui è in mezzo: fra Maria e Giuseppe nella casa di Nazaret, fra Mosè ed Elia sul monte Tabor, fra Cleopa e il suo compagno nel cammino verso Emmaus, fra Marta Maria e Lazzaro nella loro casa di Betania, fra Maria sua Madre e Giovanni al piedi della croce.
Lì dove "due o tre" si mettono in cammino è la Chiesa. Non una struttura, ma una presenza viva. Lì il Risorto si rende "visibile" agli occhi dell'anima, al nostro cuore. Fino alla fine del tempo!

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
 Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro (Mt 18,20) - (10/09/2023)
(vai al testo)
 Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro (Mt 18,20) - (06/09/2020)
(vai al testo)
 Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro (Mt 18,20) - (10/09/2017)
(vai al testo)
 Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro (Mt 18,20) - (07/09/2014)
(vai al testo…)
 Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro (Mt 18,20) - (04/09/2011)
(vai al testo…)
 Pienezza della legge è la carità (Rm 13,10) - (05/09/2008)
(vai al post "L'unico debito")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Il nostro modello, la Trinità (08/09/2023)
  La potenza dell'unità (06/09/2020)
  Cristo tra noi, generatore di vita e di fraternità: anima di ciò che esiste (08/09/2017)
  La fraternità, frutto della presenza di Gesù tra i suoi (05/09/2014)

Vedi anche il post:
  Uomini di comunione (04/09/2011)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 8.2026)
  di Antonio Savone (VP 8.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 8.2020)
  di Cettina Militello (VP 7.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 7.2014)
  di Marinella Perroni (VP 7.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

Illustrazione: Riconciliarsi, di Bernadette Lopez, 2023

martedì 1 settembre 2026

Nella carità il tutto


Parola di Vita – Settembre 2026
(Clicca qui per il Video del Commento   -   oppure...)

«La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità» (Rm 13,10).

Si può comandare a qualcuno di amare? Se intendiamo l'amore come sentimento, evidentemente è impossibile! Ma se invece lo comprendiamo come dono di Dio, le cose cambiano.
Paolo, nella lettera ai Romani, dalla quale è tratta la Parola di vita, descrive proprio il rapporto tra Legge e amore, affermando che l'amore è pieno compimento della Legge. Poco prima ci ha rivelato la provenienza di questo amore: «Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi» (Rm 5,8). Anche la Prima Lettera di Giovanni dirà: «In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati» (1Gv 4, 10).

«La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità».

Nessuno di noi può dare ciò che non ha. Lo aveva capito bene Agostino quando, rivolgendosi direttamente a Dio, affermava: «Da' ciò che comandi e comanda ciò che vuoi» [1]. Abbiamo ricevuto il dono inestimabile dell'amore di Dio e siamo chiamati a non trattenerlo ma a farlo circolare. Da destinatari dell'amore di Dio, possiamo diventarne soggetti: da amati siamo chiamati a diventare amanti, partecipando così alla vita stessa del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo: l'Amante, l'Amato e l'Amore.
Non abbiamo alcun altro debito con nessuno, ci rassicura Paolo, se non questo amore vicendevole, perché chi ama l'altro ha adempiuto la Legge [2].

«La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità».

«Il vero amore del prossimo – afferma Chiara Lubich – non opera alcun male. Ci fa quindi vivere tutti i comandamenti di Dio, nessuno escluso, giacché il loro primo obiettivo è quello di farci evitare tutte le forme di male, verso noi stessi e verso i nostri fratelli e sorelle, in cui potremmo cadere» [3].
Così compresi, i comandamenti della Legge più che un obbligo diventano un dono dell'amore di Dio: essi non costringono il nostro amore ma lo liberano in pienezza.

«La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità».

Per giungere a questo "pieno compimento", il primo passo nell'amare il prossimo è non fargli del male. Ma poi occorre diventare creativi nell'amore: «Non basta non fare del male al prossimo – ci ha ricordato Papa Francesco –, occorre scegliere di fare il bene cogliendo le occasioni per dare buona testimonianza che siamo discepoli di Gesù» [4].
Come vivere, allora, questa Parola di vita? Rimettiamo l'amore al centro della nostra vita. Amiamo gli altri concretamente come li amerebbe Gesù: è Lui la pienezza dell'amore tutto donato a Dio e all'umanità. Da Lui possiamo apprendere la misura alta dell'amore.

«La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità».

Doris, una giovane della Scozia, ci racconta: «Durante le nostre visite regolari a un rifugio per senzatetto, entro in un mondo molto diverso dal mio. So che non conta tanto ciò che provo, ma conta amare. Un giorno un uomo con una profonda tristezza sul volto mi ha confidato che si sentiva pronto a farla finita, che voleva persino morire. Mi sono semplicemente messa ad ascoltarlo, poi abbiamo condiviso un panino e un caffè. Ed ho capito che ascoltare ed essere presente era già un modo per dimostrare amore. Quando è arrivato il momento di andare, mi ha abbracciato forte e mi ha sorriso, dicendo che quello che stavamo facendo era molto importante, non solo per lui, ma per tutti quelli che erano lì. Ho sentito l'incredibile forza dell'amore.Forse non l'ho "salvato", ma la sua gratitudine mi ha riempito di gioia, e già questo, di per sé, è molto potente».

A cura di Claudio Cianfaglioni
e del team della Parola di Vita


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[1] Agostino, Confessioni, 10, 29,40.
[2] Cfr. Rm 13, 8.
[3] C. Lubich, Parola di vita settembre 1993, in eadem, Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi, (Opere di Chiara Lubich 5), Città Nuova, Roma 2017, p. 531.
[4] Papa Francesco, Udienza Generale, 3 gennaio 2018

Fonte: https://www.focolaritalia.org

venerdì 28 agosto 2026

Salire a Gerusalemme


22a domenica del Tempo ordinario (A)
Geremia 20,7-9 • Salmo 62 • Romani 12,1-2 • Matteo 16,21-27
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

"Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto... e venire ucciso e risorgere il terzo giorno". Così inizia il brano del vangelo (cf. Mt 16,21-27) proposto per questa domenica.
Gesù "doveva" soffrire, morire… ed anche "doveva" risorgere.
Il misterioso disegno del Padre è l'espressione più alta d'amore per l'umanità: la vita del Figlio.
La libertà con cui Gesù compie questo "andare a Gerusalemme" non è la conseguenza di un libero arbitrio tra scegliere il bene o meno. È un atto d'amore totalmente libero, una necessità inevitabile per la salvezza del mondo: condividere il male e caricarlo su di sé rendendolo visibile nel culmine della crocifissione. Gesù, per amore nostro, ha preso su di sé tutto di noi, per poterlo sanare, ridargli vita, rendendo visibile l'amore del Padre per l'umanità.
Ma il disegno del Padre non è la morte del Figlio, ma la vittoria sulla morte, in quella risurrezione dove tutti noi siamo innestati.
Il Dio di Gesù non è strutturato alla maniera umana, secondo le nostre categorie religiose. È amore totale, fino al dono di sé. E chi vuol seguirlo deve necessariamente mettersi al seguito di Gesù.
La reazione di Pietro, che non vorrebbe che tutto ciò accadesse, esprime una visione opposta a quella del Maestro. Occorre "seguire", "andare dietro" a Gesù, non precederlo: questo è l'atteggiamento del discepolo.
Gesù va a Gerusalemme, dopo aver percorso tutta la Palestina, come ultimo atto della manifestazione del Padre. Ma la durezza del cuore dei capi religiosi, di quel popolo che era stato scelto da Dio per essere il segno dell'amore di Dio per l'umanità per condurla alla salvezza, sfocia nella condanna a morte.
Soluzione umana secondo schemi di potere religioso e politico. Ma circostanza concreta nella quale si realizza il disegno del Padre: la vittoria della vita sulla morte.
Testimoniare il Vangelo significa essere coinvolti nell'azione di Dio: "perdere la propria vita" per essere innestati in quella di Dio, che è vita piena. È l'atto di un amore libero e incondizionato.
È il cammino del discepolo che, in "culto spirituale", offre il proprio corpo, la propria vita, la propria esistenza "come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio" (cf. Rm 12,1-2; II lettura).

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
 Chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà (Mt 16,25) - (03/09/2023)
(vai al testo)
 Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso (Mt 16,24) - (30/08/2020)
(vai al testo)
 Se qualcuno vuol venire dietro a me… (Mt 16,24) - (03/09/2017)
(vai al testo)
 Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso (Mt 16,24) - (31/08/2014)
(vai al testo…)
 Ma nel mio cuore c'era come un fuoco ardente (Ger 20,29) - (21/08/2011)
(vai al testo…)
 Il Figlio dell'uomo (…) renderà a ciascuno secondo le sue azioni (Mt 16,27) - (29/08/2008)
(vai al post "Essere dono")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Lo scandalo della croce (02/09/2023)
  Come seguire Gesù (27/08/2020)
  Perdere per trovare: noi siamo ricchi solo di ciò che abbiamo donato (02/09/2017)
  Andare dietro a Gesù (29/08/2014)

Vedi anche il post:
  La passione del profeta (28/08/2011)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 8.2026)
  di Antonio Savone (VP 8.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 8.2020)
  di Cettina Militello (VP 7.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 7.2014)
  di Marinella Perroni (VP 7.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

(Illustrazione: Alla sequela di Gesù, G. Trevisan, La Domenica 30 agosto 2026)

venerdì 21 agosto 2026

Nell'oggi, la novità di Dio


21a domenica del Tempo ordinario (A)
Isaia 22,19-23 • Salmo 137 • Romani 11,33-36 • Matteo 16,13-20
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Gesù chiede ai suoi cosa pensa la gente di lui, anzi del "Figlio dell'uomo". Non si tratta di sapere qualcosa del figlio del falegname o del taumaturgo che percorre le strade della Palestina, ma se nella sua persona la gente ha colto chi lui sia veramente.
Ma la gente risponde con riferimenti del passato, di personaggi importanti, di uomini di Dio.. Ma non colgono l'oggi di Dio, la "novità" che il Rabbi di Nazaret porta nella sua persona.
Spesso, ed è anche oggi così, la nostra esperienza religiosa poggia sul "si è sempre fatto così", sulla nostra tradizionale devozione religiosa.
Gesù non commenta (questo è interessante!) questo generico comportamento della gente, creando un vuoto, un silenzio quasi imbarazzante, mettendo i suoi nella condizione di venire allo scoperto, di uscire da quel che "si dice".
"Ma voi, chi dite che io sia?". "La folla mi stima, mi paragona ai grandi della fede…, ma voi, che state con me, cosa dite?".
Gesù interpella ciascuno personalmente: Riesci a cogliere nel nostro rapporto la novità di Dio, oggi? Oppure anche tu sei come la maggioranza delle persone che frequentano la chiesa ma non mi conoscono nel profondo?
La risposta di Pietro ("Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente"), nella quale può riconoscersi ogni vero discepolo, esprime un'esperienza di fede fondata sull'ascolto della Parola, sull'apertura all'azione di Dio, sull'accoglienza della novità salvifica che propone. Riconosce che Gesù non è un semplice profeta o un uomo importante che ha rivoluzionato la storia, è accogliere la grazia del dono della fede che viene dall'Alto.
Allora sì che questa fede è fondata sulla "roccia", sulla quale si può costruire qualcosa di duraturo e significativo.
Anche per noi oggi: la folla applaude da lontano; il discepolo risponde da vicino.

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
 Ma voi, chi dite che io sia? (Mt 16,15) - (27/08/2023)
(vai al testo)
 Ma voi, chi dite che io sia? (Mt 16,15) - (23/08/2020)
(vai al testo)
 Ma voi, chi dite che io sia? (Mt 16,15) - (27/08/2017)
(vai al testo)
 Ma voi, chi dite che io sia? (Mt 16,15) - (24/08/2014)
(vai al testo…)
 Ma voi, chi dite che io sia? (Mt 16,15) - (21/08/2011)
(vai al testo…)
 Ma voi, chi dite che io sia? (Mt 16,15) - (22/08/2008)
(vai al post "Risposta di fede")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Chi sono io? (25/08/2023)
  La fede messianica di Pietro (21/08/2020)
  La domanda che conta: Chi sono io per te? (25/08/2017)
  Il compito affidato a Pietro (22/08/2014)

Vedi anche il post:
  La gente chi dice che io sia? (21/08/2011)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 8.2026)
  di Antonio Savone (VP 8.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 8-9.2020)
  di Cettina Militello (VP 7.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 7.2014)
  di Marinella Perroni (VP 7.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

(Illustrazione: Chi sono io per voi?, G. Trevisan, La Domenica 23 agosto 2026)

sabato 15 agosto 2026

Una fede non ingabbiata


20a domenica del Tempo ordinario (A)
Isaia 56,1.6-7 • Salmo 66 • Romani 11,13-15.29-32 • Matteo 15,21-28
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

La pagine del Vangelo (cf. Mt 15,21-28) proposta per questa domenica ci mostra Gesù che, con il suo atteggiamento, è a dir poco sconcertante. Alle grida e alle suppliche di una madre che chiede la guarigione della figlia, Gesù alza un muro, non le rivolge "nemmeno una parola". Questa donna è cananea, non appartiene al popolo di Israele. Ed alle insistenze dei suoi discepoli di darle ascolto Gesù risponde che non è "stato mandato se non alle pecore perdute della casa di Israele".
Perché Gesù si comporta così? Forse è anche lui condizionato dall'ambiente e dai pregiudizi del suo tempo e del suo popolo e fa fatica a comprendere la vastità della sua stessa missione? Oppure vuol far comprendere ai suoi i pregiudizi di un popolo chiuso nella sua presunta esclusiva missione salvifica? Non lo sappiamo. Il Vangelo ci dice solo che Gesù cambia atteggiamento di fronte all'insistenza di quella donna pagana.
Anche Gesù, evidentemente, cresce nella comprensione della missione che il Padre gli ha affidato.
Non è la fede circoscritta in una razza, in una cultura, in un popolo, ma è la fede che va oltre ad ogni situazione che ci ingabbia e non ci dilata il cuore e la mente nella dimensione dell'amore del Padre.
Gesù stesso, poi, alla samaritana spiegherà meglio che i veri adoratoti adoreranno il Padre in Spirito e verità, e non legati a un luogo o a una tradizione o a un popolo circoscritto (cf. Gv 4, 21-24).
L'amore di misericordia del Padre non ha confini. Già Isaia aveva scritto: "Gli stranieri… li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia…" (cf. Is 56,6-7; I lettura).
Tutti siamo nella condizione di essere liberati dalla nostra condizione di peccato: "Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti" (cf. Rm 11,32; II lettura).
Sì, Dio usa misericordia verso tutti. A noi non scandalizzarci del suo silenzio, ma, con tenacia, credere che Dio non abbandona nessuno.
Il Figlio Gesù non può essere morto invano, ma con la sua risurrezione ha portato tutti nella gloria del Padre.

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
 Donna, grande è la tua fede! (Mt 15,28) - (20/08/2023)
(vai al testo)
 Donna, grande è la tua fede! (Mt 15,28) - (16/08/2020)
(vai al testo)
 Pietà di me,Signore, figlio di Davide (Mt 15,22) - (20/08/2017)
(vai al testo)
 Donna, grande è la tua fede! (Mt 15,20) - (17/08/2014)
(vai al testo)
 Donna, grande è la tua fede! (Mt 15,28) - (16/08/2008)
(vai al post "Fidarsi e affidarsi a Dio")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  La fede che ribalta gli schemi (18/08/2023)
  Un dono senza barriere (14/08/2020)
  La grande fede della donna cananea che "cambia" Gesù (18/08/2017)
  L'appartenenza a Cristo si fonda unicamente sulla fede (16/08/2014)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 8.2026)
  di Antonio Savone (VP 8.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 8-9.2020)
  di Cettina Militello (VP 7.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 7.2014)
  di Marinella Perroni (VP 7.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

(Illustrazione: Il grido della cananea, G. Trevisan, La Domenica 16 agosto 2026)

venerdì 14 agosto 2026

La grandezza di Maria


Assunzione della B.V. Maria
Apocalisse 11,19;12,1-6.10 • Sal 44 • 1Corinzi 15,20-26 • Luca 1,39-56
(Visualizza i brani delle Letture - Messa del Giorno)
(Vedi anche i brani delle Letture della Messa vespertina nella vigilia)

Appunti per l'omelia

Maria è assunta in cielo in anima e corpo. In lei la nostra umanità è, accanto a quella del Figlio, nel seno della Trinità. La morte è vinta (cf. 1Cor 15,26; II lettura)!.
E il segno grandioso apparso in cielo della Donna vestita di sole (cf. Ap 12,1; I lettura) è, sì l'immagine di Maria, come la Tradizione ci trasmette, ma in Lei è rappresentata tutta l'umanità. In lei il nostro destino!
Ora, Maria è grande per il suo assenso alla Parola.
Il vangelo ci propone l'episodio della visita alla cugina Elisabetta con il magnifico cantico del Magnificat. Nel Magnificat Maria appare come una donna che sa cogliere, per la sua fede, il disegno di Dio sulla storia. Ella non è passiva. Anzi. Maria - occorre dirlo - non è madre semplicemente perché ha prestato l'utero. È madre perché, per opera dello Spirito Santo, ha concepito il Figlio di Dio.
Si è sentita "guardata" nella sua umiltà dallo sguardo d'amore del Padre. Si è sentita amata nella sua libertà.
Maria ha creduto alla Parola!
Nel vangelo della vigilia viene proposto il brano della beatitudine del grembo che ha partorito il Messia; con la risposta di Gesù: "Beati piuttosto coloro che ascoltano la Parola di Dio e la osservano!" (Lc 11,27-28).
Sì, Maria è grande perché ha accolto la Parola che in lei si è fatta carne!
Questo meraviglioso evento illumina tutto il nostro futuro, perché il corpo di Maria non è stato un contenitore in cui lo Spirito Santo si è servito per far nascere Cristo, per poi lasciarlo nel nulla. Dio non usa le persone!
La festa dell'assunzione di Maria in anima e corpo è la festa della carne salvata nella sua totalità, affinché nulla vada perduto.
Guardare a Maria significa che i nostri corpi sono destinatii ad entrare nell'eternità, nel seno della Trinità.
È la nostra speranza, di tutti!
Maria ci precede accanto al Figlio.

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Vedi anche:
Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Bnedetta tu fra le donne (Lc 1,42) (15/08/2025)
(vai al testo…)
Beata colei che ha creduto (Lc 1,45) (15/08/2024)
(vai al testo…)
L'anima mia magnifica il Signore (Lc 1,46) (15/08/2023)
(vai al testo…)
Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano (Lc 11,28) (15/08/2021)
(vai al testo…)
 L'anima mia magnifica il Signore(Lc 1,46) (15/08/2020)
(vai al testo…)
 L'anima mia magnifica il Signore(Lc 1,46) (15/08/2019)
(vai al testo…)
 Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente(Lc 1,49) (15/08/2018)
(vai al testo…)
 L'anima mia magnifica il Signore(Lc 1,46) (15/08/2017)
(vai al testo…)
 Beata colei che ha creduto (Lc 1,45) (15/08/2015)
(vai al testo…)
 Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente (Lc 1,49) (15/08/2014)
(vai al testo…)
 Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente (Lc 1,49) (15/08/2013)
(vai al testo…)
 L'anima mia magnifica il Signore (Lc 1,46) (15/08/2012)
(vai al testo…)
 Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! (Lc 1,42) - (14/08/2008)
(vai al post "Sintesi dell'umanità")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
 Le cose grandi fatte dall'Onnipotente (14/08/2025)
 Maria interceda per la Pace (14/08/2024)
 In Maria il nostro futuro (14/08/2023)
 Maria, fiore dell'umanità (13/08/2022)
 La consolante certezza del nostro destino (13/08/2021)
 La nemica della finta umiltà (13/08/2020)
 Abbiamo un Padre che ci aspetta con amore (13/08/2019)
 Saper "vedere" le meraviglie di Dio (14/08/2018)
 La vittoria definitiva sul "drago" delle nostre paure di morte (14/08/2017)
 In Maria splende il nostro luminoso destino (13/08/2016)
 Come Maria… (13/08/2015)
 La "cose grandi" compiute da Dio (14/08/2014)
 Gioia e gratitudine immensa (14/08/2013)
 La meraviglia del Cielo (14/08/2012)

Vedi anche i post:
 La festa del nostro corpo (15/08/2019)
 Maria Assunta, sintesi dell'umanità realizzata (15/08/2011)
 Il nostro luminoso destino (15/08/2010)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 8.2026)
  di Goffredo Boselli (VP 8.2025)
  di Goffredo Boselli (VP 8.2024)
  di Antonio Savone (VP 8.2023)
  di Antonio Savone (VP 8.2022)
  di Antonio Savone (VP 8.2021)
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  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 8.2019)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 8.2018)
  di Cettina Militello (VP 6.2017)
  di Luigi Vari (VP 7.2016)
  di Luigi Vari (VP 7.2015)
  di Gianni Cavagnoli (VP 7.2014)
  di Marinella Perroni (VP 6.2013)
  di Marinella Perroni (VP 7.2012)
  di Marinella Perroni (VP 7.2011)
  di Claudio Arletti (VP 7.2010)
  di Claudio Arletti (VP 7.2009)
  di Enzo Bianchi (Vol. Anno A)
  di Enzo Bianchi (Vol. Anno B)
  di Enzo Bianchi (Vol. Anno C)
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

sabato 1 agosto 2026

Magnificat


Parola di Vita – Agosto 2026
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«L'anima mia magnifica il Signore» (Lc 1,14).

Nel primo capitolo del suo Vangelo, Luca ci offre l'unica pagina del Nuovo Testamento in cui le protagoniste sono due donne, Maria ed Elisabetta.
Elisabetta viveva in un villaggio vicino Gerusalemme, distante circa 150 km da Nazareth. Subito dopo aver ricevuto l'annuncio dell'angelo che sarebbe diventata la madre di Gesù (Lc 1,26-38), Maria affronta questo lungo viaggio. Non conosciamo i particolari del percorso, sappiamo soltanto che si diresse in fretta verso la montagna. Ma perché si reca fin là?
Maria va per partecipare questa gioia a chi, come lei, aveva ricevuto da Dio la grazia di aspettare un figlio, e per starle vicina e aiutarla durante gli ultimi mesi di gravidanza. È la storia di due donne, di due maternità impossibili. Chi meglio di lei poteva capirla per condividere questa esperienza? Da questo incontro sgorga il canto del Magnificat.

«L'anima mia magnifica il Signore».

«Le sue parole sono l'espressione di un grande amore e di una vivissima gioia, ciò spiega perché il suo animo e la sua vita si elevano nello spirito. Maria non dice: Io magnifico Dio, ma l'anima mia; come se volesse dire: tutta la mia vita e i miei sensi sono come sorretti dall'amore di Dio […]» [1], scrive Martin Lutero nel suo commento al Magnificat.
Il verbo "magnificare", rendere grande, rivela un senso di gioia suscitata dalla scoperta che Dio è più grande di quanto ci si aspettasse. A questa gioia fa eco una profonda umiltà e un senso profondo di gratitudine e di riconoscenza.
Come sottolinea Ermes Ronchi, «il Magnificat è il vangelo di Maria, la sua bella notizia che raggiunge tutte le generazioni». Per dieci volte la ragazza di Nazareth ripete: «È Lui che ha fatto…» [2], come una sorta di nuovo decalogo, di nuovi dieci comandamenti che ribaltano le logiche del mondo.
Viene spontaneo chiedersi se abbiamo conservato il senso di stupore e di meraviglia nella nostra vita quotidiana e di preghiera, davanti a quanto Dio ha operato e continua a operare. Senza apertura alla novità e alle sue sorprese, senza stupore, la fede diventa una preghiera stanca che gradualmente si spegne e diventa un'abitudine sociale [3].

«L'anima mia magnifica il Signore».

Il cantico di Maria non è semplicemente una preghiera di lode intimista, ma una lode profetica, caratterizzata da un costante ricorso ai passi della Scrittura [4], che indica la direzione della storia secondo il cuore di Dio. Lodarlo significa schierarsi con i piccoli, credere che il mondo possa e debba cambiare.
Le parole di questo inno ci invitano a comprendere l'intervento salvifico di Dio nella nostra storia personale e comunitaria, dal proprio vissuto personale a quello universale, dall'attimo presente fino ai cieli nuovi e alla terra nuova che la rivoluzione sociale del Vangelo inaugura.

«L'anima mia magnifica il Signore».

Queste parole invitano anche noi a fare della nostra vita una lode vivente, a riconoscere ogni giorno le "grandi cose", a unire la nostra voce a quella di Maria per proclamare che Dio è fedele, che la sua misericordia si estende di generazione in generazione, e che il suo regno di giustizia e amore viene già realizzandosi tra noi.
Chiara Lubich aveva colto questa dimensione rivoluzionaria del cantico di Maria quando scriveva ai giovani: «Leggi il Magnificat e vi troverai la prima e più potente pagina della dottrina sociale cristiana. Chi, e quando, la realizzerà compiutamente?» [5].
La domanda resta aperta e ci interpella. L'intervento di Dio non dovrebbe restare confinato nell'intimità del cuore, ma occorre che si manifesti nelle relazioni, nella vita comune, nella trama delle generazioni che verranno.

A cura di Patrizia Mazzola
e del team della Parola di Vita


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[1] Martin Lutero, Commento al Magnificat, 1520, https://www.associazionealec.it/wp-content/uploads/2017/09/1.3-Lutero-testo-commentomagnificat.pdf
[2] Ermes Ronchi, Magnificat, una finestra aperta sul futuro, Avvenire, 12 agosto 2021.
[3] Cfr. Papa Francesco, Angelus, Piazza San Pietro, Roma, 4 luglio 2021
[4] Cfr. Gérard Rossé, Il Vangelo di Luca, Città Nuova, 1992, p.69.
[5] Detti Gen, Città Nuova, Roma 1969, p.57 (4a ed. 1974).

Fonte: https://www.focolaritalia.org

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