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sabato 4 aprile 2026

Il mistero di quella tomba


Pasqua di Risurrezione
Atti 10,34a.37-43 • Sal 117 • Colossesi 3,1-4 [1Corinzi 5,6-8] • Giovanni 20,1-9
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

"Dopo il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Magdala e l'altra Maria andarono a visitare la tomba" (Mt 28,1).
La tomba esercita un forte richiamo sul cuore delle donne e di chiunque abbia perso una persona amata. Le donne vanno a "vedere la tomba". Non possono fare altro se non stare lì, dato che la pietra, con il sigillo, loro non la possono rotolare.
La tomba è il pellegrinaggio inevitabile per ognuno; tutto ruota attorno ad essa: il timore di perdere la vita, di perdere coloro che amiamo, e il dolore per chi non c'è più. Chi può cambiare le cose? Solo un terremoto e l'apparizione di angeli che distolgano il nostro sguardo dalla tomba.
Ecco il paradosso: Colui che era morto vive e coloro che, vivi, facevano la guardia al morto cadono come morti!
Ed è l'angelo a tranquillizzare le donne: "Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto…" E sarà Lui il Risorto ad invitarle ad annunciare ai "suoi" fratelli che li precede in Galilea (cf. Mt 28,5-10).
È ancora buio quando avvengono questi incontri. Tuttavia sta venendo l'alba. Un'alba nuova che annuncia il conflitto fra la luce e le tenebre. Ma le tenebre non hanno il sopravvento. Ora che la pietra è stata rotolata per Maria di Magdala non resta altro, dopo aver constatato il sepolcro vuoto, pensare che qualcuno abbia trafugato il corpo di Gesù. Ma, dopo l'annuncio ai discepoli della scoperta del sepolcro vuoto, Pietro e Giovanni vi si recano correndo. E scoprono quanto detto loro dalle donne. Un pensiero sicuramente li interpella: improbabile che un ladro si sia dato la briga di togliere le bende al morto, e deporle in disparte piegate, prima di trafugare il corpo.
Allora possiamo comprendere che Colui che era stato posto nel sepolcro abbia abitato il luogo della propria sepoltura come un luogo di vita.
Così davanti al sepolcro vuoto si spalanca l'abisso del mistero della fede. Il discepolo amato si sporge all'entrata della tomba: "vide e credette". Non si può comprendere il mistero senza affacciarsi sul ciglio della morte. "Credette". L'evangelista non aggiunge altro. Credere alla risurrezione di Gesù è l'atto di fede per eccellenza.
Le vicende della storia, con le tenebre che l'avvolgono in uno scenario di morte continua che ci minaccia quotidianamente, potrebbe suggerisci il contrario.
Eppure, sì, il Signore è risorto davvero!
Solo Lui può donarci quella pace che il mondo non sa e non può dare.

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Allora entrò anche l'altro discepolo … e vide e credette (Gv 20,8)
(vai al testo…)

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Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata
 Egli doveva risorgere dai morti (Gv 20,9) - (20/04/2025)
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 Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto! (Gv 20,1) - (31/03/2024)
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 Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò (Gv 20,5) - (09/04/2023)
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 … e vide e credette (Gv 24,8) - (17/04/2022)
(vai al testo)
 E vide e credette (Gv 24,8) - (04/04/2021)
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 Entrò nel sepolcro e vide e credette (Gv 24,8) - (12/04/2020)
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 Non è qui, è risorto (Lc 24,6) - (21/04/2019)
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 Egli doveva risorgere dai morti (Gv 20,9) - (01/04/2018)
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 Entrò nel sepolcro... e vide e credette (Gv 20,8) - (16/04/2017)
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 Non è qui, è risorto (Lc 24,6) - (27/03/2016)
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 E vide e credette (Gv 20,8) - (05/04/2015)
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 Andate a dire: È risorto dai morti (Mt 28,7) - (20/04/2014)
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 Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù (Col 3,1) - (31/03/2013)
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 È risorto! (Mc 16,6) - (08/04/2012)
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 Andate a dire ai suoi discepoli: "È risorto dai morti" (Mt 28,7) - (24/04/2011)
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 Cristo, mia speranza, è risorto, alleluia(Sequenza) - (03/04/2010)
(vai al post "La nostra speranza")
 Noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute(At 10,39) - (11/04/2009)
(vai al post "Noi siamo testimoni")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Uscire per vedere e credere (30/03/2024)
  Il primo giorno della settimana (08/04/2023)
  Dove la nostra credibilità? (15/04/2022)
  L'amore ci fa vedere (03/04/2021)
  Il Signore Gesù ha vinto la morte (11/04/2020)
  La memoria delle Scritture (20/04/2019)
  Dalla risurrezione di Gesù è possible un nuovo inizio per ciascuno (30/03/2018)
  L'ultima parola della vita umana è soltanto e sempre l'amore (15/04/2017)
  L'amore che non può essere annullato dalla morte (26/03/2016)
  "Doveva" risolrgere (04/04/2015)
  La gioia piena che il Risorto ci dona (19/04/2014)
  È vivo, Lui la nostra speranza! (30/03/2013)
  È risorto! (07/04/2012)

Commenti alla Parola:
Anno A:
  di Goffredo Boselli (VP 4.2026)
  di Antonio Savone (VP 4.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 4.2020)
  di Cettina Militello (VP 3.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 3.2014)
  di Marinella Perroni (VP 3.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

Anno B:
  di Goffredo Boselli (VP 3.2024)
  di Antonio Savone (VP 4.2021)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 4.2018)
  di Luigi Vari (VP 3.2015)
  di Marinella Perroni (VP 3.2012)
  di Claudio Arletti (VP 3.2009)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di Letture Patristiche della Domenica

Anno C:
  di Goffredo Boselli (VP 4.2025)
  di Antonio Savone (VP 4.2022)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 4.2019)
  di Luigi Vari (VP 2.2016)
  di Marinella Perroni (VP 2.2013)
  di Claudio Arletti (VP 3.2010)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di Letture Patristiche della Domenica

mercoledì 1 aprile 2026

«Resta con noi»


Parola di Vita – Aprile 2026
(Clicca qui per il Video del Commento   -   oppure...)

«Resta con noi, perché si fa sera» (Lc 24,29).

La strada che va verso il villaggio di Emmaus ci racconta un cammino percorso da due discepoli di Gesù. Delusi dai sogni, dai progetti, dai momenti forti delle giornate che avevano trascorso con il Maestro, essi tornavano a casa per riprendere la vita che avevano lasciato, quella prima dell'incontro con lui. Erano trascorsi appena tre giorni dalla sua crocifissione, la delusione, la paura e i dubbi regnavano tra i suoi seguaci.
Si allontanavano da Gerusalemme, dal sogno irrealizzato, prendendo le distanze da Cristo e dal suo messaggio, "tristi" perché avevano in qualche modo già preso la decisione di abbandonare il progetto per il quale lo avevano seguito.
È la storia di tutti noi quando ci smarriamo davanti a situazioni che ci pongono di scegliere davanti ai tanti bivi e crediamo spesso che la soluzione di tornare indietro, di rinunciare, di rassegnarci sia l'unica risposta al nostro malessere.
«A chi di noi l'albergo di Emmaus non è familiare? Chi non ha camminato su questa strada una sera che tutto pareva perduto? Il Cristo era morto in noi… Non esisteva più nessun Gesù sulla terra» [1].

«Resta con noi, perché si fa sera».

Durante il cammino uno sconosciuto si unisce ai due mostrandosi ignaro delle vicende appena trascorse. Inizia a porre domande precise, che fanno venir fuori tutta l'amarezza e lo sconforto. Dapprima li ascolta e poi egli inizia a spiegare le Scritture: è tutto un dialogo, un incontro che lascia il segno, tanto è vero che, anche se ancora non hanno riconosciuto Gesù, lo pregano di fermarsi con loro perché si fa sera [2].
È questa forse una fra le preghiere più belle che troviamo nei Vangeli. È la prima preghiera che dai discepoli sale al Risorto ed è commovente questo invito che tutti possiamo rivolgergli perché Lui rimanga con noi e fra noi.
Gli occhi dei due discepoli si apriranno allo spezzar del pane e la gioia di averlo finalmente riconosciuto li spingerà a tornare a Gerusalemme per annunciare ai loro amici questa resurrezione avvenuta.

«Resta con noi, perché si fa sera».

«Forse niente spiega meglio l'esperienza che noi focolarine abbiamo fatto fin dall'inizio, di vivere con Gesù in mezzo a noi, quanto queste parole, - scrive Chiara Lubich. Gesù è sempre Gesù e anche se è solo spiritualmente presente, quando lo è, spiega le Scritture, e arde nel petto la sua carità: la vita. Fa dire con infinita nostalgia, quando lo si è conosciuto: "Resta con noi, Signore, perché si fa sera": senza di Te è notte nera (…)» [3].
La notte è simbolo delle tenebre, dell'incognito, della mancanza di quella luce che non riusciamo a trovare perché non crediamo nella Sua presenza che continua ad accompagnarci, sempre.
La notte è quella che avvolge il nostro pianeta, ferito e violentato da lotte fratricide, da guerre che continuano a essere organizzate per la brama di potere e di denaro.
La notte è quella che vivono milioni di persone che non hanno più voce per gridare le ingiustizie e le sopraffazioni.
E noi, come possiamo renderci conto della presenza di Gesù, che non sempre si manifesta secondo le nostre attese? Come capire che lui cammina con noi e cerca di farci riconoscere i segni della sua presenza? E soprattutto come creare le condizioni perché egli si manifesti e rimanga con noi?
Sono domande alle quali forse non sappiamo sempre dare una risposta ma che ci sollecitano a non tralasciare la ricerca di Gesù, a concentrare il nostro sguardo verso un compagno di viaggio che spesso non vediamo, a riconoscere Colui che può farsi presente se si vive tra noi l'amore scambievole.
La strada di Emmaus è simbolo di tutte le nostre strade, è la strada dell'incontro con il Signore, è la strada che ci ridona la gioia del cuore, ci riporta verso la comunità per testimoniare insieme che Cristo è risorto.

A cura di Patrizia Mazzola
e del team della Parola di vita


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[1] François Mauriac, Vita di Gesù, Mondadori, Milano, 1950, p. 156.
[2] Cfr. Lc 24,17-29.
[3] Chiara Lubich, Scritti Spirituali/3, Città Nuova, Roma 1979, p. 67.

Fonte: https://www.focolaritalia.org
Illustrazione: Resta con noi, Shekinaheart, Eremo del cuore

sabato 28 marzo 2026

Alla sequela di Gesù


Domenica delle Palme e della Passione del Signore (A)
Isaia 50,4-7 • Salmo 21 • Filippesi 2,6-11 • Matteo 26,14 - 27,66
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Di fronte alla nascita e alla morte ci fermiamo a meditare sul mistero della nostra vita, trattenendo emozioni, paure e pregiudizi.
Nella narrazione evangelica, Gesù ci presenta il suo modo di concepire questi "avvenimenti" come punti iniziale e conclusivo del cammino di fiducia in Dio e donazione di sé agli altri: la vita, un percorso di ritorno alla fonte dell'Amore. L'apostolo Pietro ricorda Gesù come "Colui che è passato in mezzo a noi facendo il bene, perché Dio era con lui".
L'intera vita di Gesù, compresa la sua passione e morte in croce, è stata caratterizzata dalla fiducia piena nel Padre, e nel servizio ai fratelli. Su questa stessa strada, ogni discepolo del Signore, è invitato a camminare nella fede, nella speranza e nella carità.
Anche nella dolorosa passione e nella morte in croce, Cristo ha continuato ad amare, perdonare, pregare per i persecutori e i crocifissori. Niente e nessuno può fermare l'amore di Dio. Come anche nessuno deve sentirsi escluso dall'amore e dal perdono di Cristo, manifestazione umana dell'amore gratuito e misericordioso del Padre: "Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno". "Oggi sarai con me in paradiso".
Queste parole e questi gesti sono i connotati esistenziali indispensabili di coloro che si mettono alla sequela di Gesù di Nazareth. Come sono la raffigurazione visiva delle parole testamentarie di Gesù, il Cristo, nostro Maestro e Guida nel cammino verso la pienezza della nostra umanità, che accoglie la divinità dei figli di Dio.
(da una Riflessione di don Baldassarre Pernice)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? (Mt 27,54)
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PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Davvero costui era Figlio di Dio (Mt 27,54) - (02/04/2023)
(vai al testo…)
 Davvero costui era Figlio di Dio (Mt 27,54) - (05/04/2020)
(vai al testo…)
 Sei tu il re dei Giudei? (Mt 27,11) - (09/04/2017)
(vai al testo…)
 Padre, si compia la tua volontà (Mt 26,42) - (13/04/2014)
(vai al testo…)
 Obbediente fino alla morte e a una morte di croce (Fil 2,8) - (17/04/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  In Gesù il senso del nostro vivere (31/03/2023)
  Per dirgli il nostro grazie (03/04/2020)
  Morire d'amore è cosa da Dio (07/04/2017)
  Vegliare e soffrire con Lui (11/04/2014)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 3.2026)
  di Antonio Savone (VP 4.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 4.2020)
  di Cettina Militello (VP 3.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 3.2014)
  di Marinella Perroni (VP 3.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

sabato 21 marzo 2026

Pienezza di vita in Dio


5a domenica di Quaresima (A)
Ezechiele 37,12-14 • Salmo 129 • Romani 8,8-11 • Giovanni 11 ,1-45
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

I vangeli di queste domeniche ci presentano gli ultimi "segni" operati da Gesù, che aprono alla conoscenza di Cristo, Messia inviato da Dio. Egli è "acqua" che disseta, "luce" che apre gli occhi della fede, "vita" che vince la morte.
Questi segni sono accompagnati da una solenne proclamazione: chi beve dell'acqua che Cristo dona, non avrà più sete; chi accoglie questa illuminazione, avrà la luce che dà vita; chi crede nel Cristo e lo accoglie nella sua vita con la sequela, ha vita "eterna", la vita stessa di Dio.
Nel segno della risurrezione di Lazzaro abbiamo un accostamento nuovo alla morte, passaggio alla vita piena in Dio. La morte viene vista come "sonno" dal quale si viene svegliati: "svegliati tu che dormi, risorgi, e Cristo ti illuminerà".
Notiamo in particolare il cammino che Cristo indica a Marta per giungere alla fede nella resurrezione.
Gesù piange davanti alla tomba dell'amico Lazzaro, e poi, nella preghiera al Padre ringrazia per il segno della vita che sta per donare ai suoi.
Il brano evangelico ruota attorno alle parole di Gesù: "Io sono la resurrezione e la vita, chiunque crede in me non morirà in eterno".
L'amore donato totalmente non è sprecato, ma caparra e inizio di vita nuova e piena in Dio. È Dio stesso che ci chiama a partecipare in pienezza alla sua vita che è amore gratuito, totale e misericordioso.
Abbandoniamoci con piena fiducia nelle braccia del Padre! L'amore è più forte della morte, della violenza e del male. Attraversiamo anche noi con Cristo la morte, e viviamo in Dio.
(da una Riflessione di don Baldassarre Pernice)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà (Gv 11,25)
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Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo (Gv 11,27) - (26/03/2023)
(vai al testo…)
 Io sono la risurrezione e la vita (Gv 11,25) - (29/03/2020)
(vai al testo…)
 Io sono la risurrezione e la vita (Gv 11,25) - (02/04/2017)
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 Io sono la risurrezione e la vita (Gv 11,25) - (06/04/2014)
(vai al testo…)
 Io sono la risurrezione e la vita (Gv 11,25) - (10/04/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Vivere in Dio la pienezza della vita (24/03/2023)
  La nostra vita nella sua (27/03/2020)
  Riconsegnato alla vita dall'amore, dalle lacrime di Dio (31/03/2017)
  Colui che possiede la pienezza della Vita (04/04/2014)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 3.2026)
  di Antonio Savone (VP 3.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 3.2020)
  di Cettina Militello (VP 3.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 3.2014)
  di Marinella Perroni (VP 3.2011)
  di Enzo Bianchi

Illustrazione: Risurrezione di Lazzaro, di Bernadette Lopez

sabato 14 marzo 2026

Vedere è accogliere le meraviglie di Dio


4a domenica di Quaresima (A)
1 Samuele 16,1b.4.6-7.10-13 • Salmo 22 • Efesini 5,8-14 • Giovanni 9,1-41
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Quando un povero diventa oggetto dei nostri dibattiti socio-religiosi, noi cerchiamo sempre il "colpevole" della situazione, senza sporcarvi le mani, appagati dalle nostre osservazioni e disquisizioni.
Quanto diverso è l'atteggiamento di Gesù che presenta il povero come Colui nel quale si può manifestare l'amore di Dio. Per questo egli, dopo avergli spalmato del fango sugli occhi, lo invita a lavarsi alla piscina di Siloe. Il gesto e le parole di Gesù ridonano al cieco la sua soggettività. Gesù gli chiede di essere protagonista e di accogliere il dono di Dio, la vista.
I severi custodi del sabato, i falsi religiosi, di fronte alla nuova situazione non sanno gioire e lodare Dio, ma inveiscono contro Colui che era stato cieco dalla nascita, e lo cacciano via dalla Sinagoga. Ad essi non interessa in primo luogo la vita di quell'uomo, ma la difesa di tradizioni e precetti: sono chiusi all'azione dello Spirito.
Il brano evangelico si conclude con l'incontro di Gesù con Colui che era stato cieco. Un incontro che inizia con il "vedere" con gli occhi, prosegue con una precisa richiesta, e termina con la professione di fede in Gesù, Figlio dell'uomo, inviato da Dio.
"Vedere" significa "accogliere" con gioia Colui che ci fa vedere le "opere" meravigliose che il Padre opera per i suoi figli.
(da una Riflessione di don Baldassarre Pernice)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo (Gv 9,5)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
 Credo, Signore! (Gv 9,8) - (19/03/2023)
(vai al testo…)
 Sono la luce del mondo (Gv 9,5) - (22/03/2020)
(vai al testo…)
 Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo (Gv 9,5) - (26/03/2017)
(vai al testo…)
 Io sono la luce del mondo (Gv 9,5) - (30/03/2014)
(vai al testo…)
 Io sono la luce del mondo (Gv 9,5) - (03/02/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Vedere alla maniera di Cristo (17/03/2023)
  La luce che dà senso alla vita (20/03/2020)
  Noi siamo fatti per la luce! (24/03/2017)
  L'incontro che "illumina" l'esistenza (28/03/2014)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 3.2026)
  di Antonio Savone (VP 3.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 3.2020)
  di Cettina Militello (VP 2.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 2.2014)
  di Marinella Perroni (VP 3.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

(Illustrazione: "Guarigione del cieco nato", G. Trevisan, La Domenica 15 marzo 2026)


venerdì 13 marzo 2026

Ascoltare e digiunare insieme [4]



Riprendendo la lettura del Messaggio del papa per questa Quaresima...
"Insieme". È una parola ricorrente in questi ultimi tempi: camminare insieme, percorso sinodale, fare rete…
Innanzitutto, però, occorre vivere questo insieme nella nostra quotidianità, come una prassi indispensabile, pena l'insuccesso o la scarsità di risultati: quante volte anche, nel concreto, in questo periodo quaresimale, dove "la Quaresima mette in evidenza la dimensione comunitaria della Parola e la pratica del digiuno".
È un cammino da fare insieme, nelle "nostre parrocchie", in "famiglia", in ogni comunità: un "cammino condiviso, nel quale l'ascolto della Parola di Dio, come pure il grido dei poveri e della terra, diventi forma della nostra vita comune e il digiuno sostenga un pentimento reale".
Se questo è, e diventa lo stile di vita delle nostre comunità, allora i frutti non saranno scarsi, perché saremo allenati ad interrogarci continuamente sulla "qualità del dialogo", della "capacità di lasciarci interrogare dalla realtà e riconoscere ciò che orienta davvero il desiderio".
È uno stile di vita che rinnova le nostre comunità e dà senso ad una "umanità assetata di giustizia e riconciliazione".
Allora il nostro vivere la Quaresima rende il nostro orecchio "attento a Dio e agli ultimi"; e il digiuno, soprattutto della lingua, faccia diminuire "parole che feriscono" e faccia "crescere lo spazio per la voce dell'altro".
È un continuo allenarci che va oltre questo periodo particolare, "affinché le nostre comunità diventino luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e l'ascolto generi cammini di liberazione, rendendoci più pronti e solerti nel contribuire a edificare la civiltà dell'amore".

(Immagine dal sito: https://www.suoredellacarita.org)

giovedì 12 marzo 2026

Ascoltare e digiunare insieme [3]



Digiunare è una parola chiave nel Messaggio del papa per questa Quaresima.
È "una pratica concreta che dispone all'ascolto della Parola di Dio". È l'ascolto e l'accoglienza della Paola l'essenziale, come il nutrirsene. Il digiuno, "proprio perché coinvolge il corpo, rende più evidente ciò di cui abbiamo fame.
Scoprire nel proprio vivere quotidiano questo desiderio di appagamento, perché "avere fame di cibo" ci fa "discernere e ordinare gli appetiti" e "mantenere vigile la fame e la sete di giustizia".
Dalla fame fisica alla fame e sete di giustizia: l'una in funzione delle altre. Quella è di questa "vita terrena", mentre queste, essere "appagarti" da queste, "appartiene all'altra vita".
È un esercizio: "questo protendersi nel desiderio dilata l'anima, ne aumenta la capacità".
Questa comprensione del digiuno ci aiuta a "disciplinare il desiderio", a "purificarlo" per poter "rivolgersi a Dio" liberi e poveri.
Il digiuno, allora, affinché "conservi la sua verità evangelica", deve "essere vissuto nella fede e nell'umiltà", "radicato nella comunione con il Signore" e nutrito della "Parola di Dio".
Questo rapporto tra Parola e digiuno è essenziale. Avere fame e nutrirsi: un desiderio di un cibo piacevole che non estingua la fame, ma che ci faccia desiderare, a tempo opportuno, di continuare a nutrirci.
Così cresce in noi la vita di Dio con la luce della sua sapienza.

(Immagine dal sito: https://www.suoredellacarita.org)

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