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sabato 2 maggio 2026

Avere la fede di Gesù


5a domenica di Pasqua (A)
Atti 6,1-7 • Salmo 32 • 1 Pietro 2,4-9 • Giovanni 14,1-12
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

"Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me" (Gv 14,1). Gesù pronuncia queste parole alla vigilia della sua passione e morte, dopo aver lavato i piedi ai suoi, aver annunciato il tradimento di Giuda e il rinnegamento di Pietro.
A questo turbamento Gesù non rivolge un semplice incoraggiamento, ma un comando di fede. Davanti al vuoto che i discepoli stanno iniziando ad intravvedere non c'è altro rimedio che porre ogni sicurezza in Gesù: un atto di fede in Lui che, peraltro, sta per lasciarli.
Non è il buio, il nulla che ci attende, ma un posto sicuro. Gesù stesso è il posto sicuro, la "pietra viva, rifiutata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio… e chi crede in essa non resterà deluso" (cf.1Pt 2,4-9; II lettura).
Gesù, roccia su cui poggia la nostra vita, è un luogo sicuro, non perché sia invulnerabile, ma perché Lui stesso è passato attraverso il massimo della fragilità. Avere fede in Lui significa avere la sua stessa fede, quella del Figlio verso il Padre.
Ogni turbamento che incalza e condisce la nostra vita è una occasione per affidarci a Lui che si è definito la "Via": questa è la "Verità". Una Verità che ci illumina se in Lui poniamo la nostra vita, in Lui la "Vita".
Gesù, il Figlio amato: in Lui e con Lui andiamo al Padre. Essere con Gesù significa stare, dimorare nel cuore del Padre; lì è il nostro posto. Un posto preparato con cura per noi, con Gesù, nel seno della Trinità. Un posto che abbiamo iniziato ad abitare già fin d'ora, ma che occuperemo pienamente e definitivamente quando Gesù verrà a prenderci, perché dove sarà Lui saremo anche noi. Quella che stiamo vivendo ora non è un'assenza vuota, anche se accompagnata da turbamento, incertezze e paura, ma un'attesa operosa, dove siamo chiamati a credere alle sue promesse, a fidarci della sua Parola. Ed è la Parola di un Dio che si è fatto uno di noi, perché anche noi fossimo uno con Lui.

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio (Gv 14,1)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata
Signore, mostraci il Padre e ci basta (Gv 14,8) - (07/05/2023)
(vai al testo)
Chi ha visto me, ha visto il Padre (Gv 14,9) - (10/05/2020)
(vai al testo)
Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me (Gv 14,1) - (14/05/2017)
(vai al testo)
Vado a prepararvi un posto (Gv 14,2) - (18/05/2014)
(vai al testo)
Vado a prepararvi un posto (Gv 14,2) - (22/05/2011)
(vai al testo)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Superare ogni turbamento (05/05/2023)
  "Vedere" Dio come Padre (08/05/2020)
  Gesù, la strada che ci porta a Dio: Guardare Gesù è capire Dio! (12/05/2017)
  Gesù, l'unica Via (16/05/2014)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 5.2026)
  di Antonio Savone (VP 5.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 5.2020)
  di Cettina Militello (VP 4.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 4.2014)
  di Marinella Perroni (VP 4.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

(Illustrazione: "Non sia turbato il vostro cuore", G. Trevisan, La Domenica 3 maggio 2026)

venerdì 1 maggio 2026

Nello Spirito la stessa vocazione di Gesù


Parola di Vita – Maggio 2026
(Clicca qui per il Video del Commento   -   oppure...)

«"Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi". Detto questo soffiò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo"» (Gv 20,21-22).

Dopo essere apparso a Maria di Magdala il mattino di Pasqua, la sera di quello stesso giorno il Risorto si rende presente per la prima volta fra i suoi discepoli. La loro reazione immediata è la gioia, arricchita dalla pace, quella vera che solo lui può dare [1]: «Pace a voi» (v. 21). Gioia e pace sono frutti dello Spirito [2]. Difatti Gesù dice subito loro: «Ricevete lo Spirito Santo» (v. 22).

«"Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi". Detto questo soffiò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo"».

Lo Spirito Santo non solo abilita i discepoli alla stessa missione di Gesù data dal Padre, ma li "ricrea" quale umanità nuova. Il gesto del Risorto che soffiò su di loro è lo stesso che il Creatore fece nelle narici dell'uomo plasmato con polvere del suolo [3]. Come la creazione è opera continua dell'amore del Padre che sostiene l'intero universo, così la nuova creazione operata dal Risorto nello Spirito Santo continuamente sostiene l'umanità in cammino verso il Regno.
La Parola di Vita di questo mese ci ricorda che nella nostra esistenza abbiamo una grande possibilità: diventare "altri Gesù". E questo è vero per ciascuno singolarmente, ma ancora di più comunitariamente. Gesù parla al plurale ai suoi discepoli: solo insieme, infatti, tutte le membra, con le loro specificità, possono "ripetere" il corpo mistico di Gesù.

«"Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi". Detto questo soffiò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo"».

In quanto figli nel Figlio, abbiamo dunque la stessa vocazione di Gesù: usciti dal seno del Padre, siamo chiamati a ritornare a Lui, ripetendo nel mondo i suoi gesti e le sue parole, accompagnati dalla grazia dello Spirito Santo. Se ci apriamo a questo dono, anche noi possiamo affermare con Paolo: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» [4].
Questa Parola, dunque, ci invita ad approfondire il nostro rapporto con lo Spirito Santo, sia nella preghiera che nella vita di ogni giorno, "ascoltando quella voce", e ricordandoci che: «Senza lo Spirito Santo Dio è lontano, Cristo rimane nel passato, il Vangelo è lettera morta, la Chiesa è una semplice organizzazione, la missione una propaganda. Ma nello Spirito Santo il cosmo è sollevato e geme nella gestazione del Regno, Cristo risorto è presente, il Vangelo è potenza di vita, la Chiesa significa comunione trinitaria, la missione è una Pentecoste» [5].

«"Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi". Detto questo soffiò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo"».

Andrea è un adolescente in piena crisi esistenziale: i dubbi sul senso della vita, la paura del futuro, le fragilità che sperimenta gli sembrano montagne insormontabili e si ritrova spesso scoraggiato e infelice. Qualcuno gli suggerisce di parlarne con Chiara Lubich. Poco prima di incontrarla, Andrea sente pronunciare da Chiara sottovoce la parola: «Spirito Santo» – e capisce che Chiara sta pregando.
Durante il colloquio si sente profondamente compreso, ascoltato e accolto così come è. E ritrova la pace: non perché i suoi problemi siano di colpo scomparsi, ma perché ora c'è qualcuno con cui condividerli.
«Da Chiara non solo ho ricevuto un aiuto concreto – confiderà anni dopo – ma ho anche imparato uno stile: farsi accanto a chi soffre, con delicatezza e comprensione, senza giudicare, proprio come farebbe Gesù».
Questo può realizzarlo solo lo Spirito Santo, se lo accogliamo e lasciamo operare in noi.

Claudio Cianfaglioni
e il team della Parola di Vita


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[1] Cf. Gv 14,27.
[2] «Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza…» (Gal 5,22).
[3] Cf. Gen 2,7.
[4] Gal 2,20
[5] Ignazio, metropolita di Laodicea, Assemblea generale del Consiglio ecumenico delle Chiese, 5 luglio 1968, citato da papa Francesco nell'Omelia della solennità di Pentecoste, 31 maggio 2020.

Fonte: https://www.focolaritalia.org

venerdì 24 aprile 2026

«Io sono la Porta»


4a domenica di Pasqua (A)
Atti 2,14a. 36-41 • Salmo 22 • 1 Pietro 2,20b-25 • Giovanni 10,1-10
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Domenica del "Buon Pastore". Il brano proposto per questa domenica (cf. Gv 10,1-10) ci presenta Gesù come il "pastore delle pecore" e come la "porta delle pecore".
Chi entra per la porta del recinto è il pastore; gli atri, che entrano per altra via, sono "ladri e briganti".
Entrare per la porta esprime un momento salvifico; significa accogliere il Pastore, "entrare attraverso" di Lui per essere salvati. Entrare nel "recinto" è entrare nella comunità dei credenti, nella Chiesa, recinto dove ci si sente a casa, un ovile quale luogo che custodisce la vita di chi vi abita. Non un nido cui adagiarsi e chiudersi in isolamento, bensì luogo che ti prepara ad "uscire" dove trovare pascolo.
La vita della Chiesa, la sua vitalità, si manifesta nell'annuncio del Vangelo: quello è il suo "pascolo". Il Pastore conduce fuori le sue pecore, le precede ed esse lo seguono. Lo seguono perché non è un "estraneo". Il Pastore conosce le sue pecore una ad una, e le chiama "per nome". Non tratta il gregge come una massa indistinta, ma fa sperimentare - fuor di ogni metafore - la tenerezza di Dio per ciascuno di noi.
È una voce che scuote, fa alzare in piedi; è una voce che non abbandona.
Il Pastore precede, apre la via, indica la strada e ci infonde il coraggio per "uscire" nel campo della vita, sapendo che quel sentiero non è alieno da difficoltà, sconfitte, in una parola, un sentiero che porta alla croce.
Il Pastore dà la vita per le sue pecore. Egli infatti è "venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza". Si parla della trasmissione della sua Vita! Una vita generata dal sangue sparso sul Golgota, dove ogni abbandono, solitudine, disperazione, dolore è stato assorbito dal Figlio di Dio, affinché fossimo fatti partecipi della Vita divina, affinché l'unità fra noi e Dio e fra tutti noi fosse ristabilita.

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato (Gv 10,9)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata
Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato (Gv 10,9) - (30/04/2023)
(vai al testo)
Chiama le sue pecore, ciascuna per nome (Gv 10,3) - (03/05/2020)
(vai al testo)
Io sono la porta delle pecore (Gv 10,7) - (07/05/2017)
(vai al testo)
Chiama le sue pecore, ciascuna per nome (Gv 10,3) - (11/05/2014)
(vai al testo)
Chiama le sue pecore, ciascuna per nome (Gv 10,3) - (15/05/2011)
(vai al testo)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  La Porta per la Vita (28/04/2023)
  Il dono della "vita in abbondanza" (02/05/2020)
  Chiamati per nome ad una pienezza di vita (05/05/2017)
  Gesù, l'unico Pastore (09/05/2014)

Vedi anche:
  Gesù, il Diacono Pastore (13/05/2014)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 4.2026)
  di Antonio Savone (VP 4.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 5.2020)
  di Cettina Militello (VP 4.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 4.2014)
  di Marinella Perroni (VP 4.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

lunedì 20 aprile 2026

Essere Gesù


Trentacinque anni fa, il 20 aprile 1991, venivo ordinato diacono. Anni di grazia, per me, la mia sposa, la mia famiglia,… le diverse comunità che sono stato chiamato a servire. Anni di grazia, sì, perché conditi da momenti di sofferenza, sospensione, incomprensioni…, ma ricambiati, nella gioia che lo Spirito ci dona, dall'Amore intimo e personale del Signore che fa nuove, sempre, tutte le cose.
Ho preso a riflettere sulle parole di Gesù: "Non sono venuto per essere servito…". E mi sono detto: Gesù non vuole essere servito, ma vuole servire!
Come faccio a non servire il Signore? E dal cuore mi è venuta la risposta: "Tu sei Me! Servi!".
Allora servire vuol dire "essere Gesù", far la parte di Gesù. Quanta strada da fare…
Certo, la grazia del Sacramento, del Battesimo prima e dell'Diaconato poi, mi sorreggono in questo cammino. Tuttavia sento che se il mio fare non è sorretto da un vero rapporto col Signore, tutto è vanità e non porta frutto.
Io voglio amare Dio! E Lui stesso mi indica la strada: "In questo sta l'amore - scrive Giovanni - : non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l'amore di lui è perfetto in noi" (1Gv 4,10-12), perché non posso amare Dio che non vedo se non amo il fratello che vedo (cf. 1Gv 4,20).
Allora il mio andare a Dio passa necessariamente attraverso il fratello, che sono chiamato a servire. Nel mio "farmi prossimo" testimonio che la prossimità è lo stile di Dio.
È su questa strada che la spiritualità diaconale prende consistenza e diventa un cammino di santità, uno sperimentare quell'essere Gesù che serve. "Per loro io santifico me stesso" (cf. Gv 17,19).

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Rimando ad altri post relativi alla mia ordinazione diaconale:
"Testimoni dell'amore di Dio (20/04/2024)
"Un arteniese diacono permanente (21/04/2021)
"Io offro la mia vita" (20/04/2021)
Portatori del nuovo (20/04/2020)
La beatitudine del servire (19/04/2019)
Il dono di un servizio a "tempo pieno" (20/04/2018)
Seguimi! (20/04/2017)
Gratitudine! (20/04/2016)
Stare nella tua casa (20/04/2015)
Chiara, mia moglie (26/04/2011)
Il diacono e il suo vescovo (20/04/2011)
Modello di ogni diaconia (19/04/2011)
Il mio sì (20/04/2010)
Ricordando quel giorno (19/04/2009)
Eccomi (19/04/2008)
Per conoscerci… (la nostra esperienza) (24/02/2008)

venerdì 17 aprile 2026

Parola ed Eucaristia


3a domenica di Pasqua (A)
Atti 2,14a.22-33 • Salmo 15 • 1 Pietro 1,17-21 • Luca 24,13-35
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

La tragedia della morte in croce di Gesù ha sconvolto tutti. I discepoli si sono dispersi, si sono nascosti, se ne sono andato via delusi, come i due viandanti diretti a Emmaus, che "con volto triste" rispondono a quel "forestiero" che si era accostato durante il loro allontanamento da Gerusalemme.
È finito tutto! Il Maestro, da cui "speravamo" la nostra liberazione, non c'è più!
Questi discepoli non hanno colto la connessione tra la tragedia della croce e l'annuncio dell'angelo. Uno scandalo che ha chiuso gli occhi a Cleopa e al suo compagno di viaggio. Non sperimentano più la presenza del Maestro. Per loro è un "forestiero".
Forse anche per noi oggi, di fronte al disorientamento, al dolore, alla sconfitta delle nostre aspettative, percepiamo un Dio assente. Eppure non è così!
La pedagogia di Gesù nello spiegare in tutte le Scritture ciò che lo riguarda consiste nell'orientare le speranze dei due viandanti (e di riflesso le nostre, oggi) alla comprensione del disegno d'amore del Padre.
È dall'ascolto della Parola che nasce e cresce il nostro cammino di fede. E non certo dalle elucubrazioni delle proprie personale speranze.
È nella croce che possiamo cogliere il mistero che la Trinità ha pensato per risollevare l'umanità perduta. Questo è il senso che le Scritture ci danno: "non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella gloria?".
Questo viaggio nell'ascolto della Parola si conclude con la preghiera più bella: "Resta con noi, Signore!", essenziale, che precede ogni nostra supplica e prepara il cuore al dono che il Padre ci offre, pronti a riconoscere "nello spezzare il pane" l'Agnello immolato. Ma occorre che sia Gesù fra noi, uniti nel suo nome, nel suo amore, nell'accoglierci reciprocamente come fratelli, a illuminare la Scrittura, che è Lui, Parola di Dio incarnata.
Parola ed Eucarestia. Un binomio inscindibile. In esso il Risorto è presente fino alla fine del tempo.
È nell'Eucaristia poi che entriamo in contatto col Corpo risorto del Signore, il suo Corpo spirituale, di cui tutti noi siamo destinati a rivestirci.

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero (Lc 24,31)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata
Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone! (Lc 24,34) - (23/04/2023)
(vai al testo)
Si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero (Lc 24,31) - (26/04/2020)
(vai al testo)
Egli entrò per rimanere con loro (Lc 24,29) - (30/04/2017)
(vai al testo)
Si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero (Lc 24,31) - (04/05/2014)
(vai al testo)
Si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero (Lc 24,31) - (08/05/2011)
(vai al testo)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Resta con noi perché si fa sera (21/04/2023)
  Lo riconosciamo spezzando insieme il pane (24/04/2020)
  Gesù, invisibile presenza che nulla chiede e tutto dà (28/04/2017)
  In cammino con il Risorto (02/05/2014)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 4.2026)
  di Antonio Savone (VP 4.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 4.2020)
  di Cettina Militello (VP 3.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 4.2014)
  di Marinella Perroni (VP 4.2011)
  di Enzo Bianchi

(Illustrazione: Riconosciuto nello spezzare il pane, G. Trevisan, La Domenica 19 aprile 2026)

sabato 11 aprile 2026

Convegno – Assisi 2026


Comunità del Diaconato in Italia

XXX Convegno Nazionale
Assisi, 3-6 Agosto 2026


Nel segno di Francesco d'Assisi amante dei poveri
Nuove sfide per la diaconia e per il diaconato




Vai al dépliant (con programma)
Vai alla Scheda di Prenotazione
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PRESENTAZIONE


Il Convegno che la Comunità del Diaconato in Italia propone avrà per tema:
NEL SEGNO DI FRANCESCO D'ASSISI AMANTE DEI POVERI
NUOVE SFIDE PER LA DIACONIA E PER IL DIACONATO





SEDE DEL CONVEGNO
DOMUS PACIS, Piazza Porziuncola 1 ASSISI - Tel. 075 8043530



Interverranno al Convegno:
mons. Stefano MANETTI, Vescovo di Fiesole, Presidente Commissione Clero CEI
mons. César ESSAYAN, Ofmc, Vicario Apostolico Latino in Libano
mons. Felice ACCROCCA, Vescovo di Assisi
dott. Enzo PETROLINO, Presidente Comunità diaconato in Italia
don Calogero CERAMI, Responsabile Centro Formazione Clero, Sicilia
don Bruno BIGNAMI, Direttore Ufficio CEI Problemi sociali e il Lavoro
prof. Don Sergio MASSIRONI, docente di Teologia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano
Andrea SARTORI, Diacono Vicariato di Roma
Valeria e Sergio DI PEDE, Responsabili Ufficio Famiglia Arcidiocesi di Matera

Lectio: Lida CICCARELLI, docente di Teologia Spirituale, Loppiano


NORME DI PARTECIPAZIONE

Il Convegno è aperto a tutti: vescovi, presbiteri, diaconi e candidati, religiosi/e e laici.

La quota di partecipazione, comprensiva di vitto, alloggio e iscrizione, dovrà essere versata alla COMUNITÀ DEL DIACONATO IN ITALIA con versamento
c/c postale: 14284426
o bonifico bancario: IBAN IT28Y0306909606100000014951
indicando come causale del versamento "XXX Convegno diaconi 2026".

 La quota di partecipazione (non divisibile per l'intera durata del Convegno dalla cena di Lunedì 3 al pranzo di Giovedì 6 agosto, comprese bevande), è fissata:
In camera doppia (a persona)   € 320,00
In camera singola                    € 350,00
Bambini 4-13 anni (in camera con i genitori) € 170,00
Solo quota iscrizione (senza vitto e alloggio) €  70,00
Pasti singoli € 20,00

Riduzioni:
• bambini fino a 3 anni gratuiti

È prevista l'animazione per i bambini che non sarà solo un momento divertente per intrattenerli, ma è anche un momento per offrire loro un'opportunità educativa e aiutarli ad apprendere in modo divertente.

• Le relative richieste devono essere inoltrate compilando ed inviando la scheda di prenotazione versando come caparra di quota soggiorno € 60,00, indicando come causale del versamento "XXX Convegno nazionale diaconi 2026" entro il 30 Giugno.
La scheda di adesione (scaricabile anche da questo post) e la copia del versamento devono essere inviate via e-mail a: eventi@comunitadiaconato.it
L'iscrizione può essere effettuata anche online entrando nel Sito della Comunità, dove può essere scaricato pure il programma del Convegno: www.comunitadiaconato.com

• Il saldo della quota di alloggio dovrà essere versato 14 giorni prima dell'inizio del Convegno con bonifico bancario o bollettino postale.
• Le richieste di alloggio saranno evase secondo l'ordine di arrivo, fino ad esaurimento dei posti disponibili.
• Coloro che, dopo aver prenotato l'alloggio, intendessero ritirarsi, dovranno disdire entro il 1° Luglio altrimenti perderanno l'importo della caparra.


Per informazioni:
Segreteria organizzativa Comunità del Diaconato in Italia
Tel.: +39 349 400 2311
e-mail: diaconatoinitalia@libero.it
www.comunitadiaconato.com

venerdì 10 aprile 2026

Quelle mani trafitte


2a domenica di Pasqua (A)
Atti 2,42-47 • Salmo 117 • 1 Pietro 1,3-9 • Giovanni 20,19-31
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

"Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi…, io non credo" (cf. Gv 20.25). Le parole di Tommaso sono come una dichiarazione decisa, quasi una sfida, alle insistenze dei suoi compagni che affermano di aver visto il Signore risorto. Sicuramente, già dall'affermazione di Maria di Magdala di aver visto il Maestro ha inizio il suo "allontanamento" dalla cerchia degli undici.
Gesù, il giorno di Pasqua, vivo, sta in mezzo e Tommaso non c'è. Sembra che Tommaso desideri sapere con certezza se esiste un amore che varchi la soglia della morte.
"Voglio vedere le mani…". Sì, le mani del Pastore che aveva affermato che "nessuno strapperà le mie pecore dalle mie mani" (cf. Gv 10,28).
La verità che Tommaso desidera sapere non è una verità teorica, non cerca prove scientifiche, ma una verità sofferta, che porti i segni di quell'amore che ha avuto il suo culmine sul legno della croce. Perché la sofferenza patita è l'unica via per una verità che non sia illusione. Quelle mani trafitte dai chiodi hanno sperimentato la massima debolezza e impotenza. E Tommaso vuole verificare che siano proprio quelle mani trafitte a poterlo sorreggere anche al di là della morte. Ed è disposto a credere a caro prezzo, perché la fede è una scommessa radicale su Cristo, una scommessa che dia veramente senso al nostro vivere e al nostro morire.
Tommaso si era allontanato dai suoi amici sconcertato dalle loro affermazioni. Ma c'è un cambio si scena. Quando ritorna, è allora che incontra il Signore risorto. Nella solitudine ha sperimentato il dubbio e l'incertezza. Nella comunità Gesù gli mostra il segno di quell'amore che ha sconfitto la morte.
L'evangelista non ci racconta dettagli particolare, solo il colloquio tra Gesù e Tommaso. Per Tommaso diventa superfluo anche il toccare quelle mani trafitte. Lui non solo ha visto, ma ha udito e constatato che il Risorto è il Signore crocifisso. Da qui la sua meravigliosa professione di fede: "Mio Signore e mio Dio!".
La verità della risurrezione passa attraverso la sofferenza. Il nostro radunarci per celebrare l'Eucaristia deve passare per la difficoltà del nostro farci prossimi gli uni agli altri, per sperimentare ed essere quel pane vivo macinato e quel vino frutto di quegli acini spremuti che ci fanno Corpo di Cristo, una comunità di fratelli e di sorelle dove tutto è in comune, gioie e dolori, vita e morte, consumati in uno dall'amore (cf. At 2,42-47; I lettura).
Allora potremmo anche noi partecipare, ricolmi di gioia, anche se afflitti da varie prove, alla beatitudine di chi crede senza aver visto (cf. Gv 20,29), perché sperimentiamo quell'amore che ci fa credere senza vedere (cf. 1Pt 1,3-9; II lettura).

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: "Pace a voi!" (Gv 20,19)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Parola-sintesi proposta a suo tempo pubblicata:
 Mio Signore e mio Dio! (Gv 20,28) - (27/04/2025)
(vai al testo…)
 A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati (Gv 20,23) - (07/04/2024)
(vai al testo…)
 Abbiamo visto il Signore! (Gv 20,25) - (16/04/2023)
(vai al testo…)
 Pace a voi! (Gv 20,19) - (24/04/2022)
(vai al testo…)
 Mio Signore e mio Dio! (Gv 20,28) - (11/04/2021)
(vai al testo…)
 I discepoli gioirono al vedere il Signore (Gv 20,20) - (19/04/2020)
(vai al testo…)
Mio Signore e mio Dio (Gv 20,28) - (28/04/2019)
(vai al testo)
Otto giorni dopo venne Gesù (Gv 20,26) - (08/04/2018)
(vai al testo)
I discepoli gioirono al vedere il Signore (Gv 20,20) - (23/04/2017)
(vai al testo)
Ricevete lo Spirito Santo (Gv 20,22) - (03/04/2016)
(vai al testo)
Abbiamo visto il Signore! ( Gv 20,25) - (12/04/2015)
(vai al testo)
Mio Signore e mio Dio (Gv 20,28) - (27/04/2014)
(vai al testo)
Abbiamo visto il Signore (Gv 20,25) - (07/04/2013)
(vai al testo)
Beati quelli che hanno visto e hanno creduto (Gv 20,29) - (15/04/2012)
(vai al testo)
Tutti i credenti stavano insieme (At 2,44) - (01/05/2011)
(vai al testo)
Mio Signore e mio Dio (Gv 20,28) - (09/04/2010)
(vai al post "Turbati dall'incredulità")
Gesù venne e si presentò in mezzo a loro, e disse: "Pace a voi" (Gv 20,19) - (17/04/2009)
(vai al post "La nostra pace")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Le piaghe del Risorto (05/04/2024 - Anno B)
  Nelle sue piaghe le nostre (14/04/2023 - Anno A)
  Abbiamo visto il Signore! (22/04/2022 - Anno C)
  Da questo crederanno… (09/04/2021 - Anno B)
  Incontrare il Risorto (17/04/2020 - Anno A)
  Il "Primo" giorno della settimana (26/04/2019 - Anno C)
  La fede che vince il mondo (06/04/2018 - Anno B)
  Dalle piaghe aperte, non sangue ma luce e misericordia (21/04/2017 - Anno A)
  Tommaso, il nostro compagno di viaggio (01/04/2016 - Anno C)
  Quelle ferite, il punto più alto dell'amore (11/04/2015 - Anno B)
  Misericordia, secondo nome dell'amore (25/04/2014 - Anno A)
  La comunità vivificata dal Risorto (05/04/2013 - Anno C)
  La nostra vita con il Risorto (13/04/2012 - Anno B)

Commenti alla Parola:

Anno A:
  di Goffredo Boselli (VP 4.2026)
  di Antonio Savone (VP 4.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 4.2020)
  di Cettina Militello (VP 3.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 3.2014)
  di Marinella Perroni (VP 4.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

Anno B:
  di Goffredo Boselli (VP 4.2024)
  di Antonio Savone (VP 4.2021)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 4.2018)
  di Luigi Vari (VP 3.2015)
  di Marinella Perroni (VP 3.2012)
  di Claudio Arletti (VP 3.2009)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di Letture Patristiche della Domenica

Anno C:
  di Goffredo Boselli (VP 4.2025)
  di Antonio Savone (VP 4.2022)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 4.2019)
  di Luigi Vari (VP 3.2016)
  di Marinella Perroni (VP 3.2013)
  di Claudio Arletti (VP 3.2010)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
  di Letture Patristiche della Domenica

(Illustrazione: "Metti la tua mano…", G. Trevisan, La Domenica 12 aprile 2026)

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