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venerdì 23 ottobre 2026

Il cuore della Legge


30a domenica del Tempo ordinario (A)
Esodo 22,20-26 • Salmo 17 • 1 Tessalonicesi 1,1-5c-10 • Matteo 22,34-40
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

"Nella Legge qual è il grande comandamento?". Così un dottore della Legge interroga Gesù per metterlo alla prova.
Qui non si tratta più se è lecito o no pagare le tasse ai romani. Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei sulla questione del tributo da dare a Cesare (cf. Mt 22,15-21).
La questione è ben più seria: cos'è veramente importante nella vita? Se Gesù, rispondendo ai sadducei, aveva invitato a rendere a Dio quello che è di Dio, ora si tratta di parlare proprio a nome di quello stesso Dio, ordinando i suoi precetti, di Dio, in ordine di importanza.
E Gesù risponde offrendo due precetti: Amare Dio con tutto il cuore, l'anima e la mente, dando cioè tutto di noi (che significa mettere Dio al primo posto nella nostra vita), e amare il prossimo come sé stessi.
Il secondo comandamento, dice Gesù, è "simile" al primo: è importante come il primo anche se non identico, perché Dio è la fonte di ogni amore.
Però Dio non ci chiede di amarlo in modo astratto, ma concretamente, amando il nostro prossimo. Infatti, toccare la carne del fratello è toccare la carne di Dio, come ci ricordava sempre papa Francesco. E Gesù ce lo ricorda: "Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (Mt 25,40).
L'evangelista Giovanni esplicita ancora di più: «Se uno dice: "Io amo Dio" e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1Gv 4,20).
Ora amare il prossimo come sé stessi non significa che noi siamo il criterio per stabilire l'amabilità del fratello.
Significa piuttosto comprendere l'amore che Dio ha per me, che è la vera radice dell'amore che io ho per me stesso.
Se io comprendo e sperimento l'amore di Dio per me e scopro il suo progetto di vita su di me, allora potrò, con verità, amare il mio prossimo con lo stesso amore di Dio, guardandolo con lo stesso occhio di Dio, come Dio lo vede, secondo il progetto che Dio ha sul mio fratello. E questo comporta umiltà, ascolto, attenzione…
Amiamo gli altri come siamo stati amati noi. Questo è il cuore della Legge e dei Profeti.

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
• Amerai il Signore tuo Dio... e amerai il tuo prossimo (Mt 22,37.39) - (29/10/2023)
(vai al testo)
• Amerai il Signore tuo Dio... e amerai il tuo prossimo (Mt 22,37.39) - (25/10/2020)
(vai al testo)
• Amerai il Signore tuo Dio... e amerai il tuo prossimo (Mt 22,37.39) - (29/10/2017)
(vai al testo)
• Maestro, qual è il grande comandamento? (Mt 22,36) - (26/10/2014)
(vai al testo…)
• Maestro, qual è il grande comandamento? (Mt 22,36) - (23/10/2011)
(vai al testo…)
• Qual è il più grande comandamento della legge? (Mt 22,36) - (24/10/2008)
(vai al post "Essere amore")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
•  Due amori, un solo amore (23/10/2020)
•  «Amerai…», perché l'amore è la legge della vita (27/10/2017)
•  La "via" per amare Dio (24/10/2014)

Commenti alla Parola:
•  di Goffredo Boselli (VP 9.2026)
•  di Antonio Savone (VP 9.2023)
•  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 9.2020)
•  di Cettina Militello (VP 9.2017)
•  di Gianni Cavagnoli (VP 9.2014)
•  di Marinella Perroni (VP 9.2011)
•  di Enzo Bianchi
•  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

Vedi anche il post:
•  L'amore, fonte della missione (23/10/2011)

(Illustrazione: "Qual è il grande comandamento?", G. Trevisan, La Domenica 25 ottobre 2026)

giovedì 1 ottobre 2026

Figli della stesso Padre


Parola di Vita – Ottobre 2026

(Clicca qui per il Video del Commento   -   oppure...)

«Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d'Egitto» (Es 22,20).

La Parola di vita di questo mese è tratta dal libro dell'Esodo che racconta le condizioni sempre più disperate degli Israeliti in Egitto. Oppressi e resi schiavi, gridano al cielo chiedendo aiuto. Questo clamore raggiunge il cuore di Dio che decide di intervenire scegliendo Mosè come suo inviato. Dopo la liberazione c'è la cerimonia che suggella l'Alleanza tra Dio e Israele. Il documento che riflette questo rapporto è il cosiddetto "Codice dell'Alleanza" [1] accettato da tutto il popolo [2], la cui parte più nota sono i Dieci Comandamenti. Ad essi sono aggiunte altre prescrizioni e leggi di vario tipo, tutte da collegare all'evento straordinario della liberazione. La frase di questo mese proviene da questo patrimonio di norme di vita e di comportamento.

«Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d'Egitto».

Lo straniero, fa parte delle categorie preferite e protette da Dio perché è tra i più vulnerabili, insieme al povero, all'orfano e alla vedova. La motivazione di questa norma fa appello, innanzitutto, alla memoria di quanto vissuto nella schiavitù in Egitto. L'intervento possente di Dio nell'Esodo viene ripreso costantemente nell'Antico Testamento. Si tratta di un evento che il popolo deve tenere sempre presente come qualcosa che continua a ripetersi, in modi diversi, in ogni generazione. Significativa la frase di Origene, nel suo commento al libro dell'Esodo: «Chi opprime lo straniero mostra di non aver ancora lasciato l'Egitto» [3].
Questo comandamento richiama pure all'empatia: mettersi al posto degli altri aiuta a comprenderli e a capire di cosa hanno bisogno. Chi è passato per un'esperienza difficile dovrebbe trovare più facile immedesimarsi col dolore altrui. Ma nell'Antico Testamento non si tratta solo di un'esperienza umana. Il primo a dare l'esempio di cosa significa entrare nella situazione degli altri è Dio stesso.

«Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d'Egitto».

Come mettere in pratica questa parola di vita? Potrebbe essere utile farci qualche domanda: Ho fatto qualche volta l'esperienza di essere straniero? Mi sono sentito non accettato, non accolto, non capito, fuori posto? Cosa ho imparato da questi episodi? Chi è lo straniero per me? Chi è lo straniero per Dio? Come posso accoglierlo senza riserve, proprio come fa il Signore con noi? Cosa posso fare di concreto?
Scrive Chiara Lubich: «Con un Dio che non fa distinzione di persone come non mettersi in cuore la fratellanza universale? Figli dello stesso Padre possiamo scoprirci fratelli e sorelle di ogni uomo e donna che avviciniamo. Se dunque siamo tutti fratelli e sorelle, dobbiamo amare tutti, cominciando da chi ci è accanto, senza fermarsi. Il nostro non sarà allora un amore platonico, astratto, ma concreto, fatto di servizio. Un amore capace di andare incontro all'altro. Di avviare un dialogo, di immedesimarsi nelle sue situazioni di disagio, di assumerne i pesi, le preoccupazioni. Al punto che l'altro si senta capito e accolto nella sua diversità e libero di esprimere tutta la ricchezza che porta in sé» [4].
È l'esperienza di Maryam, una giovane pakistana.
«In un locale ho visto il proprietario negare un tè a una signora anziana. Avevo solo poche rupie (la valuta locale) in tasca, ma sentivo che dovevo aiutarla, così mi sono avvicinata al titolare proponendogli di pagare io. All'inizio mi ha guardato esitante. Poi, dopo una pausa, ha sorriso e ha detto: "No, non è giusto. Se tu, una cliente, sei disposta a usare il tuo poco per prenderti cura di lei, quanto più dovrei essere generoso io, il proprietario? È più facile per me darle una tazza di tè gratis che farti pagare". È stata un'esperienza forte. Cercando di mostrare amore, prima alla signora e poi al proprietario, ho visto come un semplice gesto di gentilezza possa aprire il cuore di un'altra persona».

A cura di Augusto Parody Reyes
e del team della Parola di Vita


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[1] Es 20-23.
[2] Cf. Es 24.
[3] Origene, Homiliae in Exodum V,5.
[4] C. Lubich, Parola di Vita di maggio 2006, in eadem, Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi, (Opere di Chiara Lubich 5), Città Nuova, Roma 2017, p. 780.

Fonte: https://www.focolaritalia.org

venerdì 11 settembre 2026

Nel perdono la libertà


24a domenica del Tempo ordinario (A)
Siracide 27,30-28,7 • Salmo 102 • Romani 14,7-9 • Matteo 18,21-35
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

A conclusione del capitolo 18 sulla vita comune, il brano proposto per questa domenica parla del perdono (cf. Mt 18,21,35).
Perdonare "quante volte?", come domanda Pietro oppure perdonare "sempre" come ribadisce Gesù?
Non è tanto un problema di " quante volte", di una "misura" del perdono: più che dire "quante volte dovrò perdonare", sarebbe più comprensibile tradurre "quante volte riuscirò a perdonare.
La risposta di Gesù è nel racconto della parabola del padrone che condona al suo servo un debito impagabile semplicemente perché il padrone "ha avuto compassione" di fronte alle suppliche del servo. Tuttavia, il seguito della parabola ci sorprende davvero. Nonostante a quel servo (che il padrone definisce "malvagio" solamente dopo aver saputo del suo comportamento nei confronti di un suo compagno) sia stato perdonato un debito che nessuna vita sarebbe in grado di condonare, quel servo non è in grado di condonare a un suo collega una misera somma.
Ci sorprende. Eppure può succedere, se, di fronte al condono riservato a noi, non sappiamo rendercene conto, o prendere coscienza del dono ricevuto, perché troppo ripiegati su noi stessi e sui nostri interessi.
O meglio, non abbiamo fatto veramente nel nostro intimo l'esperienza che a noi è stato condonato un debito che non può essere estinto se non dalla misericordia del Padre.
Fare l'esperienza di essere perdonati, dell'esperienza della misericordia di Dio che tocca nel profondo la nostra miseria: è difficile a nostra volta usare la stessa misericordia nei confronti dei nostri fratelli?
Se, nonostante la mia infedeltà, mi sento "a posto", il mio cuore si manifesta come un cuore indurito che non sa comprendere ed accogliere. E nei confronti dei nostri fratelli il nostro atteggiamento è "soffocante" e non liberante, come dovrebbe essere fra fratelli che hanno sperimentato cosa significhi essere stati perdonati, ed assaporare la dimensione di un cuore libero e riconciliato.
Ma è questa l'esperienza che occorre partecipare a coloro che stanno con noi, senza che la nostra presenza "soffochi" il nostro rapporto.

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
• Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette (Mt 18,22) - (17/09/2023)
(vai al testo)
• Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette (Mt 18,22) - (13/09/2020)
(vai al testo)
• Il padrone ebbe compassione di quel servo (Mt 18,27) - (17/09/2017)
(vai al testo)
• Quante volte dovrò perdonargli? (Mt 18,21) - (11/09/2011)
(vai al testo…)
• Pienezza della legge è la carità (Rm 13,10) - (05/09/2008)
(vai al post "L'unico debito")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
•  Fare memoria del perdono di Dio (15/09/2023)
•  Perdonare: debolezza o sapienza? (11/09/2020)
•  Perdonare: acquisire il cuore di Dio, fare ciò che Dio fa (15/09/2017)

Vedi anche il post:
•  Il perdono, ricchezza di Dio (10/09/2011)

Commenti alla Parola:
•  di Goffredo Boselli (VP 8.2026)
•  di Antonio Savone (VP 8.2023)
•  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 8.2020)
•  di Cettina Militello (VP 7.2017)
•  di Marinella Perroni (VP 7.2011)
•  di Enzo Bianchi
•  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

(Illustrazione: "Non sette, ma settanta volte sette", G. Trevisan, La Domenica 13 settembre 2026)

venerdì 4 settembre 2026

Responsabili in solido


23a domenica del Tempo ordinario (A)
Ezechiele 33,1.7-9 • Salmo 94 • Romani 13,8-10 • Matteo 18,15-20
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

"Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me" (cf. Gv 14,6). È Gesù, il Figlio, che ci conduce nel seno del Padre. Qui in terra il nostro cammino è configurato dal nostro stare e camminare con Gesù.
Non siamo soli in questo mondo: fratelli e sorelle sono nostri compagni di viaggio. Occorre camminare "insieme", con Gesù fra noi. E se il nostro rapporto fraterno presenta delle difficoltà, occorre rappacificarsi, "accordarsi", affinché il Signore Gesù sia in mezzo a noi. È un "essere rivolti" verso il "nome" di Gesù, in ciò che Lui è. E Lui è l'Amore incarnato del Padre che ci conduce alla salvezza.
Essere uniti nel nome di Gesù, essere come Lui amore concreto, anche quando il rappacificarsi diventa quasi impossibile.
Nel gioco delle nostre libertà è possibile che non riusciamo a comporre l'armonia incrinata e che ognuno vada per la sua strada. Tuttavia, come per Gesù, gli altri, anche se "pubblicani" o "pagani", sono i nostri prediletti, come lo erano per Lui, che amava andare a mensa con i peccatori e i pubblicani. Non abbiamo, infatti, nessun debito verso gli altri se non quello di amarci vicendevolmente (cf. Rm 13,8; II lettura).
Il cuore di Dio è più grande delle nostre infedeltà.
"Se due o tre…". Sì, questa misura è quella preferita da Gesù. Una dimensione concreta, un rapporto tra persone nel nostro vivere quotidiano. Lì Lui è in mezzo: fra Maria e Giuseppe nella casa di Nazaret, fra Mosè ed Elia sul monte Tabor, fra Cleopa e il suo compagno nel cammino verso Emmaus, fra Marta Maria e Lazzaro nella loro casa di Betania, fra Maria sua Madre e Giovanni al piedi della croce.
Lì dove "due o tre" si mettono in cammino è la Chiesa. Non una struttura, ma una presenza viva. Lì il Risorto si rende "visibile" agli occhi dell'anima, al nostro cuore. Fino alla fine del tempo!

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
• Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro (Mt 18,20) - (10/09/2023)
(vai al testo)
• Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro (Mt 18,20) - (06/09/2020)
(vai al testo)
• Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro (Mt 18,20) - (10/09/2017)
(vai al testo)
• Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro (Mt 18,20) - (07/09/2014)
(vai al testo…)
• Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro (Mt 18,20) - (04/09/2011)
(vai al testo…)
• Pienezza della legge è la carità (Rm 13,10) - (05/09/2008)
(vai al post "L'unico debito")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
•  Il nostro modello, la Trinità (08/09/2023)
•  La potenza dell'unità (06/09/2020)
•  Cristo tra noi, generatore di vita e di fraternità: anima di ciò che esiste (08/09/2017)
•  La fraternità, frutto della presenza di Gesù tra i suoi (05/09/2014)

Vedi anche il post:
•  Uomini di comunione (04/09/2011)

Commenti alla Parola:
•  di Goffredo Boselli (VP 8.2026)
•  di Antonio Savone (VP 8.2023)
•  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 8.2020)
•  di Cettina Militello (VP 7.2017)
•  di Gianni Cavagnoli (VP 7.2014)
•  di Marinella Perroni (VP 7.2011)
•  di Enzo Bianchi
•  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

Illustrazione: Riconciliarsi, di Bernadette Lopez, 2023

martedì 1 settembre 2026

Nella carità il tutto


Parola di Vita – Settembre 2026
(Clicca qui per il Video del Commento   -   oppure...)

«La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità» (Rm 13,10).

Si può comandare a qualcuno di amare? Se intendiamo l'amore come sentimento, evidentemente è impossibile! Ma se invece lo comprendiamo come dono di Dio, le cose cambiano.
Paolo, nella lettera ai Romani, dalla quale è tratta la Parola di vita, descrive proprio il rapporto tra Legge e amore, affermando che l'amore è pieno compimento della Legge. Poco prima ci ha rivelato la provenienza di questo amore: «Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi» (Rm 5,8). Anche la Prima Lettera di Giovanni dirà: «In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati» (1Gv 4, 10).

«La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità».

Nessuno di noi può dare ciò che non ha. Lo aveva capito bene Agostino quando, rivolgendosi direttamente a Dio, affermava: «Da' ciò che comandi e comanda ciò che vuoi» [1]. Abbiamo ricevuto il dono inestimabile dell'amore di Dio e siamo chiamati a non trattenerlo ma a farlo circolare. Da destinatari dell'amore di Dio, possiamo diventarne soggetti: da amati siamo chiamati a diventare amanti, partecipando così alla vita stessa del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo: l'Amante, l'Amato e l'Amore.
Non abbiamo alcun altro debito con nessuno, ci rassicura Paolo, se non questo amore vicendevole, perché chi ama l'altro ha adempiuto la Legge [2].

«La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità».

«Il vero amore del prossimo – afferma Chiara Lubich – non opera alcun male. Ci fa quindi vivere tutti i comandamenti di Dio, nessuno escluso, giacché il loro primo obiettivo è quello di farci evitare tutte le forme di male, verso noi stessi e verso i nostri fratelli e sorelle, in cui potremmo cadere» [3].
Così compresi, i comandamenti della Legge più che un obbligo diventano un dono dell'amore di Dio: essi non costringono il nostro amore ma lo liberano in pienezza.

«La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità».

Per giungere a questo "pieno compimento", il primo passo nell'amare il prossimo è non fargli del male. Ma poi occorre diventare creativi nell'amore: «Non basta non fare del male al prossimo – ci ha ricordato Papa Francesco –, occorre scegliere di fare il bene cogliendo le occasioni per dare buona testimonianza che siamo discepoli di Gesù» [4].
Come vivere, allora, questa Parola di vita? Rimettiamo l'amore al centro della nostra vita. Amiamo gli altri concretamente come li amerebbe Gesù: è Lui la pienezza dell'amore tutto donato a Dio e all'umanità. Da Lui possiamo apprendere la misura alta dell'amore.

«La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità».

Doris, una giovane della Scozia, ci racconta: «Durante le nostre visite regolari a un rifugio per senzatetto, entro in un mondo molto diverso dal mio. So che non conta tanto ciò che provo, ma conta amare. Un giorno un uomo con una profonda tristezza sul volto mi ha confidato che si sentiva pronto a farla finita, che voleva persino morire. Mi sono semplicemente messa ad ascoltarlo, poi abbiamo condiviso un panino e un caffè. Ed ho capito che ascoltare ed essere presente era già un modo per dimostrare amore. Quando è arrivato il momento di andare, mi ha abbracciato forte e mi ha sorriso, dicendo che quello che stavamo facendo era molto importante, non solo per lui, ma per tutti quelli che erano lì. Ho sentito l'incredibile forza dell'amore.Forse non l'ho "salvato", ma la sua gratitudine mi ha riempito di gioia, e già questo, di per sé, è molto potente».

A cura di Claudio Cianfaglioni
e del team della Parola di Vita


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[1] Agostino, Confessioni, 10, 29,40.
[2] Cfr. Rm 13, 8.
[3] C. Lubich, Parola di vita settembre 1993, in eadem, Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi, (Opere di Chiara Lubich 5), Città Nuova, Roma 2017, p. 531.
[4] Papa Francesco, Udienza Generale, 3 gennaio 2018

Fonte: https://www.focolaritalia.org

venerdì 28 agosto 2026

Salire a Gerusalemme


22a domenica del Tempo ordinario (A)
Geremia 20,7-9 • Salmo 62 • Romani 12,1-2 • Matteo 16,21-27
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

"Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto... e venire ucciso e risorgere il terzo giorno". Così inizia il brano del vangelo (cf. Mt 16,21-27) proposto per questa domenica.
Gesù "doveva" soffrire, morire… ed anche "doveva" risorgere.
Il misterioso disegno del Padre è l'espressione più alta d'amore per l'umanità: la vita del Figlio.
La libertà con cui Gesù compie questo "andare a Gerusalemme" non è la conseguenza di un libero arbitrio tra scegliere il bene o meno. È un atto d'amore totalmente libero, una necessità inevitabile per la salvezza del mondo: condividere il male e caricarlo su di sé rendendolo visibile nel culmine della crocifissione. Gesù, per amore nostro, ha preso su di sé tutto di noi, per poterlo sanare, ridargli vita, rendendo visibile l'amore del Padre per l'umanità.
Ma il disegno del Padre non è la morte del Figlio, ma la vittoria sulla morte, in quella risurrezione dove tutti noi siamo innestati.
Il Dio di Gesù non è strutturato alla maniera umana, secondo le nostre categorie religiose. È amore totale, fino al dono di sé. E chi vuol seguirlo deve necessariamente mettersi al seguito di Gesù.
La reazione di Pietro, che non vorrebbe che tutto ciò accadesse, esprime una visione opposta a quella del Maestro. Occorre "seguire", "andare dietro" a Gesù, non precederlo: questo è l'atteggiamento del discepolo.
Gesù va a Gerusalemme, dopo aver percorso tutta la Palestina, come ultimo atto della manifestazione del Padre. Ma la durezza del cuore dei capi religiosi, di quel popolo che era stato scelto da Dio per essere il segno dell'amore di Dio per l'umanità per condurla alla salvezza, sfocia nella condanna a morte.
Soluzione umana secondo schemi di potere religioso e politico. Ma circostanza concreta nella quale si realizza il disegno del Padre: la vittoria della vita sulla morte.
Testimoniare il Vangelo significa essere coinvolti nell'azione di Dio: "perdere la propria vita" per essere innestati in quella di Dio, che è vita piena. È l'atto di un amore libero e incondizionato.
È il cammino del discepolo che, in "culto spirituale", offre il proprio corpo, la propria vita, la propria esistenza "come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio" (cf. Rm 12,1-2; II lettura).

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
• Chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà (Mt 16,25) - (03/09/2023)
(vai al testo)
• Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso (Mt 16,24) - (30/08/2020)
(vai al testo)
• Se qualcuno vuol venire dietro a me… (Mt 16,24) - (03/09/2017)
(vai al testo)
• Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso (Mt 16,24) - (31/08/2014)
(vai al testo…)
• Ma nel mio cuore c'era come un fuoco ardente (Ger 20,29) - (21/08/2011)
(vai al testo…)
• Il Figlio dell'uomo (…) renderà a ciascuno secondo le sue azioni (Mt 16,27) - (29/08/2008)
(vai al post "Essere dono")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
•  Lo scandalo della croce (02/09/2023)
•  Come seguire Gesù (27/08/2020)
•  Perdere per trovare: noi siamo ricchi solo di ciò che abbiamo donato (02/09/2017)
•  Andare dietro a Gesù (29/08/2014)

Vedi anche il post:
•  La passione del profeta (28/08/2011)

Commenti alla Parola:
•  di Goffredo Boselli (VP 8.2026)
•  di Antonio Savone (VP 8.2023)
•  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 8.2020)
•  di Cettina Militello (VP 7.2017)
•  di Gianni Cavagnoli (VP 7.2014)
•  di Marinella Perroni (VP 7.2011)
•  di Enzo Bianchi
•  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

(Illustrazione: Alla sequela di Gesù, G. Trevisan, La Domenica 30 agosto 2026)

venerdì 21 agosto 2026

Nell'oggi, la novità di Dio


21a domenica del Tempo ordinario (A)
Isaia 22,19-23 • Salmo 137 • Romani 11,33-36 • Matteo 16,13-20
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Gesù chiede ai suoi cosa pensa la gente di lui, anzi del "Figlio dell'uomo". Non si tratta di sapere qualcosa del figlio del falegname o del taumaturgo che percorre le strade della Palestina, ma se nella sua persona la gente ha colto chi lui sia veramente.
Ma la gente risponde con riferimenti del passato, di personaggi importanti, di uomini di Dio.. Ma non colgono l'oggi di Dio, la "novità" che il Rabbi di Nazaret porta nella sua persona.
Spesso, ed è anche oggi così, la nostra esperienza religiosa poggia sul "si è sempre fatto così", sulla nostra tradizionale devozione religiosa.
Gesù non commenta (questo è interessante!) questo generico comportamento della gente, creando un vuoto, un silenzio quasi imbarazzante, mettendo i suoi nella condizione di venire allo scoperto, di uscire da quel che "si dice".
"Ma voi, chi dite che io sia?". "La folla mi stima, mi paragona ai grandi della fede…, ma voi, che state con me, cosa dite?".
Gesù interpella ciascuno personalmente: Riesci a cogliere nel nostro rapporto la novità di Dio, oggi? Oppure anche tu sei come la maggioranza delle persone che frequentano la chiesa ma non mi conoscono nel profondo?
La risposta di Pietro ("Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente"), nella quale può riconoscersi ogni vero discepolo, esprime un'esperienza di fede fondata sull'ascolto della Parola, sull'apertura all'azione di Dio, sull'accoglienza della novità salvifica che propone. Riconosce che Gesù non è un semplice profeta o un uomo importante che ha rivoluzionato la storia, è accogliere la grazia del dono della fede che viene dall'Alto.
Allora sì che questa fede è fondata sulla "roccia", sulla quale si può costruire qualcosa di duraturo e significativo.
Anche per noi oggi: la folla applaude da lontano; il discepolo risponde da vicino.

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
• Ma voi, chi dite che io sia? (Mt 16,15) - (27/08/2023)
(vai al testo)
• Ma voi, chi dite che io sia? (Mt 16,15) - (23/08/2020)
(vai al testo)
• Ma voi, chi dite che io sia? (Mt 16,15) - (27/08/2017)
(vai al testo)
• Ma voi, chi dite che io sia? (Mt 16,15) - (24/08/2014)
(vai al testo…)
• Ma voi, chi dite che io sia? (Mt 16,15) - (21/08/2011)
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• Ma voi, chi dite che io sia? (Mt 16,15) - (22/08/2008)
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Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
•  Chi sono io? (25/08/2023)
•  La fede messianica di Pietro (21/08/2020)
•  La domanda che conta: Chi sono io per te? (25/08/2017)
•  Il compito affidato a Pietro (22/08/2014)

Vedi anche il post:
•  La gente chi dice che io sia? (21/08/2011)

Commenti alla Parola:
•  di Goffredo Boselli (VP 8.2026)
•  di Antonio Savone (VP 8.2023)
•  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 8-9.2020)
•  di Cettina Militello (VP 7.2017)
•  di Gianni Cavagnoli (VP 7.2014)
•  di Marinella Perroni (VP 7.2011)
•  di Enzo Bianchi
•  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

(Illustrazione: Chi sono io per voi?, G. Trevisan, La Domenica 23 agosto 2026)

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