È "una pratica concreta che dispone all'ascolto della Parola di Dio". È l'ascolto e l'accoglienza della Paola l'essenziale, come il nutrirsene. Il digiuno, "proprio perché coinvolge il corpo, rende più evidente ciò di cui abbiamo fame.
Scoprire nel proprio vivere quotidiano questo desiderio di appagamento, perché "avere fame di cibo" ci fa "discernere e ordinare gli appetiti" e "mantenere vigile la fame e la sete di giustizia".
Dalla fame fisica alla fame e sete di giustizia: l'una in funzione delle altre. Quella è di questa "vita terrena", mentre queste, essere "appagarti" da queste, "appartiene all'altra vita".
È un esercizio: "questo protendersi nel desiderio dilata l'anima, ne aumenta la capacità".
Questa comprensione del digiuno ci aiuta a "disciplinare il desiderio", a "purificarlo" per poter "rivolgersi a Dio" liberi e poveri.
Il digiuno, allora, affinché "conservi la sua verità evangelica", deve "essere vissuto nella fede e nell'umiltà", "radicato nella comunione con il Signore" e nutrito della "Parola di Dio".
Questo rapporto tra Parola e digiuno è essenziale. Avere fame e nutrirsi: un desiderio di un cibo piacevole che non estingua la fame, ma che ci faccia desiderare, a tempo opportuno, di continuare a nutrirci.
Così cresce in noi la vita di Dio con la luce della sua sapienza.
(Immagine dal sito: https://www.suoredellacarita.org)
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