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venerdì 15 giugno 2012

Il piccolo seme


11a domenica del T.O. (B)

Appunti per l'omelia

Fiducia e Speranza costituiscono il messaggio che scaturisce dalla Parola che la liturgia di questa XI domenica del Tempo Ordinario ci propone.
L'annuncio di gioia e di serenità è fondato sulla certezza che non solo Dio è presente nella nostra storia e in quella dell'umanità intera, ma che Egli guida pazientemente e misteriosamente il cammino di ogni uomo e di ogni donna, perché cresca nel mondo il suo Regno, secondo un suo progetto fecondo e creativo che Egli mette nelle mani di ciascuno di noi.
Davanti alle difficoltà e alle prove che la vita ci riserva, spesso siamo tentati di pensare che Dio ci abbia abbandonati. Ma Egli è fedele alle promesse fatte: per chi si affida a Lui, vita nuova scaturisce da avvenimenti anche negativi e da piccole realtà crescono cose grandi: meraviglia delle sue mani.
È come il ramoscello colto dalle punte del cedro e trapiantato su un alto monte, "il monte di Israele", il monte del Signore, dove "metterà rami e farà frutti e diventerà un cedro magnifico"; e tutti potranno vedere l'opera di Dio che "umilia l'albero alto e innalza quello basso, fa seccare l'albero verde e fa germogliare l'albero secco" (cf Ez 17,22-24).
Così è il Regno di Dio: "come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi… ma diventa più grande di tutte le piante dell'orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra" (Mc 4,31-32).
Questa visione "bucolica" del Regno di Dio potrebbe portarci lontano dalla realtà in cui quotidianamente ci dibattiamo, sperimentando la sterilità e spesso il fallimento della nostra azione apostolica. Forse necessita una presa di coscienza meno trionfalistica e più evangelica, dove si possa sperimentare che è lo Spirito che diffonde e che tocca i cuori, non i nostri, sia pur illuminati, discorsi: è la carità umile, concreta, quella che sa aprire il cuore ad ogni povertà. Quella carità, perché genuina, che non ha paura di essere piccola, povera, insufficiente, ma che crede fermamente che in essa agisce la Carità di Dio.
Sperimenteremmo, allora, con somma gratitudine che il seme gettato, indipendentemente da noi, "sia che noi dormiamo, sia che siamo svegli, di giorno o di notte, germoglia e cresce, come nemmeno chi lo ha gettato la sa, perché il terreno produce spontaneamente" (cf Mc 4,27-28).

Questa Parola è veramente illuminate per la nostra azione apostolica: ci fa umili servitori della Parola, ci fa credere che è lo Spirito che tocca i cuori. Solo così potremmo testimoniare che l'agape di Dio è diffusiva per se stessa. Vedremmo spuntare meraviglie sempre nuove nella "vigna del Signore", se solo la nostra presunta superiorità di credenti non facesse da ostacolo a che l'umanità diventi sempre più una famiglia di popoli ed anche l'impegno politico a favore del bene comune una vera e genuina diaconia.



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
La parola di Dio è come un seme (Canto al vangelo)
(vai al testo) - (pdf, formato A5)

Commenti alla Parola:
• di Marinella Perroni (VP 2012)
• di Enzo Bianchi


mercoledì 13 giugno 2012

Diaconia, evangelizzazione e cultura digitale [1]


Del numero 173 della Rivista Il Diaconato in Italia (Diaconia, evangelizzazione e cultura digitale) ho riportato, nel mio sito di testi e documenti, alcuni articoli di particolare attualità:

Un avviso ai naviganti e... ai navigati (Editoriale)
di Giuseppe Bellia

È vero, dobbiamo ammetterlo senza reticenze, qualcosa più ingombrante del vuoto ci separa da giovani e giovanissimi, o meglio, come ormai si usa dire, dai nativi digitali. Siamo di un'altra generazione, siamo dei "predigitali" e con impaccio e fatica proviamo a districarci in quel labirinto senza centro e in continua espansione che è la Rete. Gli esperti e quanti dicono di essere in grado di leggere e giudicare la stagione culturale in cui viviamo ci spiegano che in realtà la differenza di adattamento alla modernità che avanza non è data dall'anagrafe, ma va ricercata altrove.
Dove? Chi ha dimestichezza con la Parola e con il silenzio che la evoca e l'accoglie, può ricondurre il gap generazionale a un dislivello non culturale ma teologico. Si tratta dell'aver memoria e dal saper accettare o meno una frattura essenziale, una ferita antica, un tempo giudicata inguaribile: non siamo Dio. Quel delirio infantile e luttuoso di onnipotenza che esaltava i futuristi all'inizio del secolo scorso, per un progresso liberatorio che stava per irrompere, oggi, per i più giovani, è realtà, tutto sommato modesta ma in continua espansione. […] Leggi tutto…

Evangelizzazione e cultura digitale (Contributo)
di Roberto Giannatelli

Diaconia, evangelizzazione e cultura digitale: tre parole che sono pesanti come macigni.
Diaconia: è parola antica come la Chiesa. Indica il modo di essere Chiesa in rapporto al mondo (a servizio dei più poveri, degli ultimi, della giustizia e della pace...) ed anche il servizio reciproco che viene svolto all'interno della comunità. […]
Evangelizzazione: è il compito primario della Chiesa di Cristo. L'evangelizzazione giustifica e qualifica la sua esistenza. La Chiesa è nata per l'evangelizzazione. […]
Cultura digitale: è la cultura in cui oggi viviamo. Non si tratta solo dei nuovi e potenti mezzi di comunicazione, i new media; ma di un ambiente vitale, di un ossigeno che l'uomo deve respirare se vuole sopravvivere. […] Leggi tutto…

sabato 9 giugno 2012

La formazione dei diaconi e …dei preti



Faccio seguito a quanto scritto su questo blog il 16 maggio scorso con un intervento dal titolo Diaconi e presidenza nelle celebrazioni (vai all'articolo) in riferimento ad una lettera di don Walter Lazzarini, delegato della diocesi di Pescia (Pt) per i diaconi permanenti, apparsa sul numero 5/2012 della rivista Vita Pastorale. Intervento pacato, saggio e concreto, che mi ha confermato ancora di più sulla giusta modalità dell'esercizio del ministero diaconale in piena armonia ed unità con quello presbiterale. E di questo ringrazio don Walter.
Nel numero 6/2012 di giugno della rivista Vita Pastorale leggo ancora una corrispondenza di don Walter Lazzarini a completamento di quanto scritto precedentemente.
Riporto anche questo scritto, nello spirito di un sempre maggior approfondimento della dimensione diaconale del ministero ordinato.

Ecco l'articolo:

«Spinto da diverse sollecitanti telefonate e lettere di diaconi da varie parti d'Italia a causa del mio articolo sul diaconato, pubblicato su VP 5/12 alle pp. 10-11, desidero completare la mia riflessione aggiungendo alcune osservazioni.
Sin da subito tengo a precisare che il mio intervento scritto non era assolutamente contro il diaconato in sé, quanto invece contro una modalità operativa delle persone ordinate/diacono, le quali talvolta arrivano a pretendere troppo e strafanno. In secondo luogo è bene che si possa riflettere ulteriormente sulla realtà diaconale (messa attualmente tra parentesi e non a caso) e soprattutto sulla sua realizzazione visiva pastorale e storica. Troppo spesso ci si lascia andare a entusiasmi oltremodo tracimanti. In terzo luogo i suggerimenti venutimi per telefono, mi spingono a sottolineare questo.
La persona ordinata diacono è opportuno che conosca bene gli ambiti precisi entro cui svolge la propria condizione di ordinato e di saperli apprezzare e osservare diligentemente. Inoltre è chiaro che, per avere persone/diacono capaci di osservare quello che compete al loro ministero, è doveroso che le stesse vengano preparate al loro ruolo, alla loro funzione, al contenuto specifico posseduto dal diaconato in sé. Questo è possibile se si predispone un percorso formativo chiaro e selettivo da parte degli incaricati.
Si richiede anche che la classe presbiterale, con cui il diacono facilmente collabora, si autoformi al valore e al significato del diaconato, accostandosi alle fonti antiche, al magistero, alla teologia dell'ordine rinnovata per le implicazioni teologiche a causa del ripristino autonomo del grado del diaconato.
Se per la riflessione teologica sostanzialmente niente è cambiato, quello che più manca nelle nostre menti presbiterali è la conoscenza della grande tradizione dei Padri della Chiesa che ancor oggi, soprattutto dopo il concilio Vaticano II, fanno scuola e ci insegnano la modalità e la prassi autentica del vivere in comunità credenti.
Inoltre, un'ultima parola sul ruolo di "presidenza" svolto o affidato talvolta al diacono. È opportuno che esso si svolga secondo le indicazioni date dalle serie di interventi più o meno autorevoli che suggeriscono un'attitudine diaconale liturgica, sì, ma con le dovute cautele.
Tutti i diaconi devono ricordarsi che la loro presidenza è per delega, non compete nativamente al sacramento del diaconato in sé, poiché esso è sorto, secondo la più bella e veneranda tradizione antica, per il servizio alle mense (da intendersi in senso lato) e per lasciare liberi i presbiteri e i vescovi per la predicazione e la preghiera. Non è forse un bell'impegno?
Certamente anche i diaconi possono predicare, ma sicuramente sono chiamati alla preghiera, alla meditazione, all'esercizio amorevole di un servizio non sempre considerato adeguatamente.
Don Walter Lazzarini - parroco»



venerdì 8 giugno 2012

Il dono più grande


Ss. Corpo e Sangue di Cristo (B)

Appunti per l'omelia

La Chiesa, nel celebrare la solennità del "Santissimo Corpo e Sangue di Cristo", vuol introdurci nel mistero immenso del dono che Gesù fa di se stesso. Durante la cena d'addio, nell'imminenza della sua morte, Egli ci fa partecipi del "segreto" più inaudito: lasciare in eredità ai suoi amici la propria persona. Nel contesto della Pasqua, preparata con ogni cura, compie dei gesti di assoluta novità, pronunciando alcune parole sul pane e sulla coppa di vino.
«Prendere, questo è il mio corpo». Gesù annuncia ciò che accadrà il giorno dopo: la sua morte. Non l'esecuzione di un assassino o di un innocente condannato dall'ingiustizia degli uomini, ma la morte accettata liberamente in perfetta ubbidienza alla volontà del Padre ed in piena solidarietà con gli uomini: una morte che è dono totale di sé nell'amore.
Questo è il mio corpo. Quel "corpo" che nel linguaggio della Bibbia significa la persona che si manifesta esteriormente ed entra in relazione con gli altri, col mondo. Gesù, nel segno del pane, dona la sua intera persona. L'Eucaristia infatti non è una "cosa sacra", ma il dono di una Persona! È la Persona di Gesù che dice a me che lo ricevo: questo pane che ti do da mangiare sono Io, proprio Io! Di fronte questo ineffabile gesto d'amore non basta riconoscere che il pane consacrato è la persona di Gesù, ma è Gesù nel suo offrirsi al Padre in sacrificio.

«Questo è il mio sangue, il sangue dell'alleanza versato per molti». Queste parole di Gesù richiamano quelle di Mosè, quando concluse l'alleanza sul Sinai (cf Es 24,3-8). Ma ora l'alleanza "nuova" viene stipulata, non col sangue di animali, ma col sangue di Cristo, il quale "con uno spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio" (Eb 9, 14).
Il sangue Mosè l'aveva versato parte sull'altare, che rappresenta Dio, e con l'altra parte aveva asperso il popolo per indicare che Dio e Israele erano diventati "consanguinei": una medesima vita (di cui il sangue ne era il simbolo) univa Dio e il suo popolo. Ora invece Cristo vuole che i suoi bevano il suo sangue (cosa inaudita per un giudeo bere il sangue!) per una assimilazione maggiore: un'alleanza stipulata nell'interno dell'uomo.

Ora, fare esperienza di questo "corpo donato" e di questo "sangue versato", è entrare in comunione con Dio, è fare esperienza della vera libertà, è diventare noi stessi, con Gesù che si offre, l'unica offerta del Figlio al Padre. Ricevendo il cibo eucaristico noi realizziamo una comunione con Gesù, con Dio e tra di noi, che non è descrivibile con parole umane. È la vita del Signore risorto che viene travasata in noi, è il suo Spirito che ci viene comunicato, è la vita della Trinità che tutti ci avvolge, è venir trasformati, come dice san Leone Magno, in ciò che riceviamo. San Tommaso inoltre ci rammenta che "l'effetto proprio di questo Sacramento è la trasformazione dell'uomo in Cristo".

Esiste dono più grande? Come è possibile allora mancare all'appuntamento domenicale, deludendo Colui che con immenso amore si offre come Dono? È deludere, non solo Gesù, ma è fare torto alla famiglia ecclesiale in seno alla quale questo dono viene offerto; è fare torto a se stessi; è rifiutare l'autentica esperienza di incontro con Dio e con i fratelli. Ma se è importante partecipare alla Messa, è molto più importante quando si esce dalla Messa: anche se soltanto sfiorati dall'Incontro oppure cambiati nel profondo siamo pronti, col cuore colmo di gratitudine e di gioia, ad amare e testimoniare il Risorto; ad essere noi stessi, a nostra volta, dono per gli altri, nella condivisione delle loro sofferenze e delle loro gioie, a perpetuare il dono dell'Eucaristia in una continua donazione di amore.



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Prese il pane, lo spezzò e lo diede loro (Mc 14,22)
(vai al testo) - (pdf, formato A5)

Commenti alla Parola:
• di Marinella Perroni (VP 2012)
• di Claudio Arletti (VP 2009)
• di Enzo Bianchi



martedì 5 giugno 2012

La diaconia cristiana [18]



Vi segnalo la diciottesima puntata della rubrica sulla "diaconia" (di cui ho parlato in post precedenti), dal titolo appunto La diaconia cristiana, che viene trasmessa su Tele Radio Padre Pio, a cura del prof. Giovanni Chifari, docente di Teologia Biblica presso l'Istituto Scienze religiose "Giovanni Paolo II" di Foggia.


L'argomento di questa puntata riprende quello precedente riguardante la "diaconia dei laici", e cioè la diaconia del lavoro, dove il lavoro stesso deve poter recuperare l'impronta iniziale impressa dal Creatore, quell'impronta poi compromessa dal peccato.
Cerco di darne una breve sintesi.
Far emergere la dimensione "di servizio" insita nell'attività umana, significa far lievitare dal di dentro dell'animo umano quella scintilla rinnovatrice che Cristo ha portato con la sua venuta.
La situazione attuale è – lo sappiamo – sconcertante per la precarietà delle persone che hanno perso il lavoro o per quelle che non riescono ad averne uno, come i giovani.
È lecito allora chiedersi: Che fare oggi? Ma ad una azione concreta, normativa, che noi sentiamo urgente, deve precedere una visione antropologica del lavoro che sappia ispirare le scelte da compiere. È l'evento "Cristo" che ci dà la possibilità "profetica" per una crescita anche operativa.
Nella visione cristiana il lavoro svolge una funzione "cosmica"; è una "diaconia cosmica": Dio affida all'uomo la cura del creato, che poi, a causa del peccato, questa cura diventa "fatica", "sudore della fronte". La fatica infatti è una dimensione ben nota a chi lavora e che può sperimentare "vana", se il lavoro viene a mancare.
Dio, leggiamo nella Scrittura, condanna l'idolatria, perché frutto delle "mani dell'uomo". L'uomo fabbrica con le sue mani quelli che vengono chiamati "dei". Il lavoro (opera delle mani dell'uomo) diventa allora idolatria se perde di vista la sua possibilità di "servizio" e non porta a compimento l'opera creatrice di Dio.
C'è un "fare" di Dio, un lavoro di Dio, il cui vertice è l'uomo chiamato a questa opera, a rendere attiva l'opera di Dio.
Quando l'uomo si allontana da questo progetto originale, succede come nell'icona della Torre di Babele. In quella occasione c'è stato un fare, un costruire con le proprie mani, ma non secondo il progetto di Dio. La conseguenza: il lavoro diventa idolatria, acquista una valenza imperialistica, perde la sua dimensione di "servizio". È un progetto senza Dio!
Da qui la necessità di recuperare la dimensione teologica del lavoro, soprattutto nella situazione attuale, dove, se il fondamento è solo economico (lo spread che tutto determina), si rischia di impoverire il lavoro stesso: è un fare esteriore, sterile, ripetitivo e stancante…, logorante.
Invece, tutta la grandezza del lavoro sta dentro l'uomo. Se nasce dal cuore dell'uomo, allora il lavoro manifesta veramente la sua grandezza e la stessa grandezza dell'uomo.

Buon ascolto!


Ecco il link su youtube della puntata odierna:
http://www.youtube.com/watch?v=rb-Ul1PjnkM

Link delle precedenti puntate:
La diaconia cristiana 1a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=mqU1-FvOkQ4
La diaconia cristiana 2a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=qddb2xaVRzk
La diaconia cristiana 3a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=MzhL4slFJ8M
La diaconia cristiana 4a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=UJ3EdS8ZSvg&list
La diaconia cristiana 5a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=luqjmEhLBWc
La diaconia cristiana 6a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=BF3piz9r2hw
La diaconia cristiana 7a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=Qi1d9wpkbto
La diaconia cristiana 8a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=yvkEGp7VfF8
La diaconia cristiana 9a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=Yrzu3Hu6TKA
La diaconia cristiana 10a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=Sck94yrqjiY
La diaconia cristiana 11a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=O057DbWneec
La diaconia cristiana 12a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=5EDGi1sj0Jk
La diaconia cristiana 13a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=wYj9HSHgjeY
La diaconia cristiana 14a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=Jv-auBGb2CQ
La diaconia cristiana 15a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=WljjPI41AJM
La diaconia cristiana 16a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=lYEJimulS1E
La diaconia cristiana 17a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=OJ-lZ9Z1AG0
La diaconia cristiana – intervista testimonianza sul diaconato: http://www.youtube.com/watch?v=ogJNZ8ABq0Y


La rubrica è in onda il giovedì dopo la preghiera dei Vespri, ore 19.20 circa.
Inoltre l'intera puntata è visibile su youtube al canale Padre Pio TV
(http://www.youtube.com/user/padrepiotv).
Inoltre può essere vista sia sul digitale terrestre, canale 145, sia su SKY, e anche sul sito
http://www.teleradiopadrepio.it

domenica 3 giugno 2012

Il diacono animatore del servizio



Per concessione dell'Autore, ho riportato nel mio sito di testi e documenti l'Elaborato dell'amico diacono Mario Gaigher, della diocesi di Albano Laziale (RM), dal titolo Il diacono animatore del servizio alla luce del motu proprio "Omnium in mentem".

Argomento di attualità, di cui ho già parlato in questo blog, ed interessante per i riferimenti al Codice di Diritto Canonico, per l'approfondimento sull'argomento della sacramentalità del diaconato, per le conseguenze pratiche del diaconato come ministero di servizio, per gli aspetti specifici relativi al diacono ed alla sua spiritualità.
Interessante poi il raffronto fra diaconato "transeunte" e diaconato "permanete".
È importante sottolineare alla fine che «per caratterizzare il diaconato, si deve considerare l'aspetto dell'essere stesso del diacono e non l'aspetto del fare. Ciò che essi sono costituisce l'originalità di ciò che fanno».
(Vai al testo della Tesi…)



venerdì 1 giugno 2012

Nati dal cuore di Dio



Santissima Trinità (B)

Appunti per l'omelia

La solennità della Santissima Trinità ci introduce nel mistero di Dio che si rivela all'uomo nella unità della sua natura e nella distinzione delle persone divine: il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo.
Dio, che in Gesù si è fatto uno di noi, ha portato la nostra umanità nel seno della Trinità: non saremo più soli, anzi la Trinità è "Dio con noi" per tutto il tempo della storia che rimane. Gesù, infatti, prima di salire al Cielo, promette ai discepoli di rimanere sempre con loro: "Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo".
Il mistero del Dio unico in tre Persone è il principio e il fondamento della nostra fede, la sorgente da cui deriva tutta la realtà creata. Tutto è "uscito" da Dio e tutto ha in sé l'impronta di Dio.
Molto spesso, di fronte alla grandezza del mistero, releghiamo la realtà di Dio in un qualcosa di incomprensibile e "misterioso", dando a questo termine il significato improprio e riduttivo di "inspiegabile" e "arcano". Ma il discepolo, che ha fatto esperienza dell'amore di Dio, sa cogliere la "novità" che Gesù è venuto a donarci: in tutta la creazione, e soprattutto nell'Uomo, noi scopriamo l'impronta dell'uni-trinità di Dio. Nel Dio uno e trino scopriamo la ricchezza della diversità, il dono della reciprocità, la forza della relazionalità insita nella natura creata, uscita dal cuore di Dio.
Non si può andare al Padre, ci ricorda Gesù, se non attraverso di Lui; e non si può riconoscerlo nella verità se non nello Spirito. "Tutto" Dio è coinvolto, sempre!
Nella promessa di Gesù di rimanere sempre con noi, è implicita questa nostra "inabitazione" nel mistero della Trinità. Ed è ancora più significativo l'imperativo di "Andare e fare discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo", anzi, "andando, fate discepoli". Lungi da un immobilismo che aspetta soltanto, è il mettersi in movimento verso gli uomini, candidati tutti a diventare discepoli di Gesù. Non una "statica" testimonianza di Dio, ma un "dinamismo" essere di Dio: non semplicemente offrire un messaggio, anche originale e stupendo, ma mettere in relazione personale con Gesù. È un agire secondo la natura di Dio! Anzi, il battesimo di cui parla Gesù è un essere "immersi" nella Trinità, in questo "oceano di pace", in questo incandescente vortice di amore, in questa "famiglia" divina. È coltivare il legame più stretto con ognuno dei Tre, è relazionarci tra noi col medesimo stile e pienezza d'amore con cui Essi si incontrano e si abbracciano.
Solo nell'amore, nel nostro essere gli uni per gli altri sull'esempio di Gesù in un continuo "dare la vita", noi possiamo cogliere nel profondo il mistero di Dio e, nel contempo, capire la nostra vera natura, quella natura che è nata dal cuore di Dio e ne porta l'impronta.



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Io sono con voi tutti i giorni(Mt 28,20) (Mt 28,20)
(vai al testo) - (pdf, formato A5)

Commenti alla Parola:
• di Marinella Perroni (VP 2012)
• di Claudio Arletti (VP 2009)
• di Enzo Bianchi


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