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venerdì 11 settembre 2026

Nel perdono la libertà


24a domenica del Tempo ordinario (A)
Siracide 27,30-28,7 • Salmo 102 • Romani 14,7-9 • Matteo 18,21-35
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

A conclusione del capitolo 18 sulla vita comune, il brano proposto per questa domenica parla del perdono (cf. Mt 18,21,35).
Perdonare "quante volte?", come domanda Pietro oppure perdonare "sempre" come ribadisce Gesù?
Non è tanto un problema di " quante volte", di una "misura" del perdono: più che dire "quante volte dovrò perdonare", sarebbe più comprensibile tradurre "quante volte riuscirò a perdonare.
La risposta di Gesù è nel racconto della parabola del padrone che condona al suo servo un debito impagabile semplicemente perché il padrone "ha avuto compassione" di fronte alle suppliche del servo. Tuttavia, il seguito della parabola ci sorprende davvero. Nonostante a quel servo (che il padrone definisce "malvagio" solamente dopo aver saputo del suo comportamento nei confronti di un suo compagno) sia stato perdonato un debito che nessuna vita sarebbe in grado di condonare, quel servo non è in grado di condonare a un suo collega una misera somma.
Ci sorprende. Eppure può succedere, se, di fronte al condono riservato a noi, non sappiamo rendercene conto, o prendere coscienza del dono ricevuto, perché troppo ripiegati su noi stessi e sui nostri interessi.
O meglio, non abbiamo fatto veramente nel nostro intimo l'esperienza che a noi è stato condonato un debito che non può essere estinto se non dalla misericordia del Padre.
Fare l'esperienza di essere perdonati, dell'esperienza della misericordia di Dio che tocca nel profondo la nostra miseria: è difficile a nostra volta usare la stessa misericordia nei confronti dei nostri fratelli?
Se, nonostante la mia infedeltà, mi sento "a posto", il mio cuore si manifesta come un cuore indurito che non sa comprendere ed accogliere. E nei confronti dei nostri fratelli il nostro atteggiamento è "soffocante" e non liberante, come dovrebbe essere fra fratelli che hanno sperimentato cosa significhi essere stati perdonati, ed assaporare la dimensione di un cuore libero e riconciliato.
Ma è questa l'esperienza che occorre partecipare a coloro che stanno con noi, senza che la nostra presenza "soffochi" il nostro rapporto.

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
• Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette (Mt 18,22) - (17/09/2023)
(vai al testo)
• Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette (Mt 18,22) - (13/09/2020)
(vai al testo)
• Il padrone ebbe compassione di quel servo (Mt 18,27) - (17/09/2017)
(vai al testo)
• Quante volte dovrò perdonargli? (Mt 18,21) - (11/09/2011)
(vai al testo…)
• Pienezza della legge è la carità (Rm 13,10) - (05/09/2008)
(vai al post "L'unico debito")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
•  Fare memoria del perdono di Dio (15/09/2023)
•  Perdonare: debolezza o sapienza? (11/09/2020)
•  Perdonare: acquisire il cuore di Dio, fare ciò che Dio fa (15/09/2017)

Vedi anche il post:
•  Il perdono, ricchezza di Dio (10/09/2011)

Commenti alla Parola:
•  di Goffredo Boselli (VP 8.2026)
•  di Antonio Savone (VP 8.2023)
•  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 8.2020)
•  di Cettina Militello (VP 7.2017)
•  di Marinella Perroni (VP 7.2011)
•  di Enzo Bianchi
•  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

(Illustrazione: "Non sette, ma settanta volte sette", G. Trevisan, La Domenica 13 settembre 2026)

venerdì 4 settembre 2026

Responsabili in solido


23a domenica del Tempo ordinario (A)
Ezechiele 33,1.7-9 • Salmo 94 • Romani 13,8-10 • Matteo 18,15-20
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

"Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me" (cf. Gv 14,6). È Gesù, il Figlio, che ci conduce nel seno del Padre. Qui in terra il nostro cammino è configurato dal nostro stare e camminare con Gesù.
Non siamo soli in questo mondo: fratelli e sorelle sono nostri compagni di viaggio. Occorre camminare "insieme", con Gesù fra noi. E se il nostro rapporto fraterno presenta delle difficoltà, occorre rappacificarsi, "accordarsi", affinché il Signore Gesù sia in mezzo a noi. È un "essere rivolti" verso il "nome" di Gesù, in ciò che Lui è. E Lui è l'Amore incarnato del Padre che ci conduce alla salvezza.
Essere uniti nel nome di Gesù, essere come Lui amore concreto, anche quando il rappacificarsi diventa quasi impossibile.
Nel gioco delle nostre libertà è possibile che non riusciamo a comporre l'armonia incrinata e che ognuno vada per la sua strada. Tuttavia, come per Gesù, gli altri, anche se "pubblicani" o "pagani", sono i nostri prediletti, come lo erano per Lui, che amava andare a mensa con i peccatori e i pubblicani. Non abbiamo, infatti, nessun debito verso gli altri se non quello di amarci vicendevolmente (cf. Rm 13,8; II lettura).
Il cuore di Dio è più grande delle nostre infedeltà.
"Se due o tre…". Sì, questa misura è quella preferita da Gesù. Una dimensione concreta, un rapporto tra persone nel nostro vivere quotidiano. Lì Lui è in mezzo: fra Maria e Giuseppe nella casa di Nazaret, fra Mosè ed Elia sul monte Tabor, fra Cleopa e il suo compagno nel cammino verso Emmaus, fra Marta Maria e Lazzaro nella loro casa di Betania, fra Maria sua Madre e Giovanni al piedi della croce.
Lì dove "due o tre" si mettono in cammino è la Chiesa. Non una struttura, ma una presenza viva. Lì il Risorto si rende "visibile" agli occhi dell'anima, al nostro cuore. Fino alla fine del tempo!

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
• Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro (Mt 18,20) - (10/09/2023)
(vai al testo)
• Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro (Mt 18,20) - (06/09/2020)
(vai al testo)
• Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro (Mt 18,20) - (10/09/2017)
(vai al testo)
• Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro (Mt 18,20) - (07/09/2014)
(vai al testo…)
• Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro (Mt 18,20) - (04/09/2011)
(vai al testo…)
• Pienezza della legge è la carità (Rm 13,10) - (05/09/2008)
(vai al post "L'unico debito")

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
•  Il nostro modello, la Trinità (08/09/2023)
•  La potenza dell'unità (06/09/2020)
•  Cristo tra noi, generatore di vita e di fraternità: anima di ciò che esiste (08/09/2017)
•  La fraternità, frutto della presenza di Gesù tra i suoi (05/09/2014)

Vedi anche il post:
•  Uomini di comunione (04/09/2011)

Commenti alla Parola:
•  di Goffredo Boselli (VP 8.2026)
•  di Antonio Savone (VP 8.2023)
•  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 8.2020)
•  di Cettina Militello (VP 7.2017)
•  di Gianni Cavagnoli (VP 7.2014)
•  di Marinella Perroni (VP 7.2011)
•  di Enzo Bianchi
•  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

Illustrazione: Riconciliarsi, di Bernadette Lopez, 2023

martedì 1 settembre 2026

Nella carità il tutto


Parola di Vita – Settembre 2026
(Clicca qui per il Video del Commento   -   oppure...)

«La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità» (Rm 13,10).

Si può comandare a qualcuno di amare? Se intendiamo l'amore come sentimento, evidentemente è impossibile! Ma se invece lo comprendiamo come dono di Dio, le cose cambiano.
Paolo, nella lettera ai Romani, dalla quale è tratta la Parola di vita, descrive proprio il rapporto tra Legge e amore, affermando che l'amore è pieno compimento della Legge. Poco prima ci ha rivelato la provenienza di questo amore: «Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi» (Rm 5,8). Anche la Prima Lettera di Giovanni dirà: «In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati» (1Gv 4, 10).

«La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità».

Nessuno di noi può dare ciò che non ha. Lo aveva capito bene Agostino quando, rivolgendosi direttamente a Dio, affermava: «Da' ciò che comandi e comanda ciò che vuoi» [1]. Abbiamo ricevuto il dono inestimabile dell'amore di Dio e siamo chiamati a non trattenerlo ma a farlo circolare. Da destinatari dell'amore di Dio, possiamo diventarne soggetti: da amati siamo chiamati a diventare amanti, partecipando così alla vita stessa del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo: l'Amante, l'Amato e l'Amore.
Non abbiamo alcun altro debito con nessuno, ci rassicura Paolo, se non questo amore vicendevole, perché chi ama l'altro ha adempiuto la Legge [2].

«La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità».

«Il vero amore del prossimo – afferma Chiara Lubich – non opera alcun male. Ci fa quindi vivere tutti i comandamenti di Dio, nessuno escluso, giacché il loro primo obiettivo è quello di farci evitare tutte le forme di male, verso noi stessi e verso i nostri fratelli e sorelle, in cui potremmo cadere» [3].
Così compresi, i comandamenti della Legge più che un obbligo diventano un dono dell'amore di Dio: essi non costringono il nostro amore ma lo liberano in pienezza.

«La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità».

Per giungere a questo "pieno compimento", il primo passo nell'amare il prossimo è non fargli del male. Ma poi occorre diventare creativi nell'amore: «Non basta non fare del male al prossimo – ci ha ricordato Papa Francesco –, occorre scegliere di fare il bene cogliendo le occasioni per dare buona testimonianza che siamo discepoli di Gesù» [4].
Come vivere, allora, questa Parola di vita? Rimettiamo l'amore al centro della nostra vita. Amiamo gli altri concretamente come li amerebbe Gesù: è Lui la pienezza dell'amore tutto donato a Dio e all'umanità. Da Lui possiamo apprendere la misura alta dell'amore.

«La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità».

Doris, una giovane della Scozia, ci racconta: «Durante le nostre visite regolari a un rifugio per senzatetto, entro in un mondo molto diverso dal mio. So che non conta tanto ciò che provo, ma conta amare. Un giorno un uomo con una profonda tristezza sul volto mi ha confidato che si sentiva pronto a farla finita, che voleva persino morire. Mi sono semplicemente messa ad ascoltarlo, poi abbiamo condiviso un panino e un caffè. Ed ho capito che ascoltare ed essere presente era già un modo per dimostrare amore. Quando è arrivato il momento di andare, mi ha abbracciato forte e mi ha sorriso, dicendo che quello che stavamo facendo era molto importante, non solo per lui, ma per tutti quelli che erano lì. Ho sentito l'incredibile forza dell'amore.Forse non l'ho "salvato", ma la sua gratitudine mi ha riempito di gioia, e già questo, di per sé, è molto potente».

A cura di Claudio Cianfaglioni
e del team della Parola di Vita


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[1] Agostino, Confessioni, 10, 29,40.
[2] Cfr. Rm 13, 8.
[3] C. Lubich, Parola di vita settembre 1993, in eadem, Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi, (Opere di Chiara Lubich 5), Città Nuova, Roma 2017, p. 531.
[4] Papa Francesco, Udienza Generale, 3 gennaio 2018

Fonte: https://www.focolaritalia.org

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