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sabato 2 maggio 2026

Avere la fede di Gesù


5a domenica di Pasqua (A)
Atti 6,1-7 • Salmo 32 • 1 Pietro 2,4-9 • Giovanni 14,1-12
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

"Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me" (Gv 14,1). Gesù pronuncia queste parole alla vigilia della sua passione e morte, dopo aver lavato i piedi ai suoi, aver annunciato il tradimento di Giuda e il rinnegamento di Pietro.
A questo turbamento Gesù non rivolge un semplice incoraggiamento, ma un comando di fede. Davanti al vuoto che i discepoli stanno iniziando ad intravvedere non c'è altro rimedio che porre ogni sicurezza in Gesù: un atto di fede in Lui che, peraltro, sta per lasciarli.
Non è il buio, il nulla che ci attende, ma un posto sicuro. Gesù stesso è il posto sicuro, la "pietra viva, rifiutata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio… e chi crede in essa non resterà deluso" (cf.1Pt 2,4-9; II lettura).
Gesù, roccia su cui poggia la nostra vita, è un luogo sicuro, non perché sia invulnerabile, ma perché Lui stesso è passato attraverso il massimo della fragilità. Avere fede in Lui significa avere la sua stessa fede, quella del Figlio verso il Padre.
Ogni turbamento che incalza e condisce la nostra vita è una occasione per affidarci a Lui che si è definito la "Via": questa è la "Verità". Una Verità che ci illumina se in Lui poniamo la nostra vita, in Lui la "Vita".
Gesù, il Figlio amato: in Lui e con Lui andiamo al Padre. Essere con Gesù significa stare, dimorare nel cuore del Padre; lì è il nostro posto. Un posto preparato con cura per noi, con Gesù, nel seno della Trinità. Un posto che abbiamo iniziato ad abitare già fin d'ora, ma che occuperemo pienamente e definitivamente quando Gesù verrà a prenderci, perché dove sarà Lui saremo anche noi. Quella che stiamo vivendo ora non è un'assenza vuota, anche se accompagnata da turbamento, incertezze e paura, ma un'attesa operosa, dove siamo chiamati a credere alle sue promesse, a fidarci della sua Parola. Ed è la Parola di un Dio che si è fatto uno di noi, perché anche noi fossimo uno con Lui.

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio (Gv 14,1)
(vai al testo…)

PDF formato A4, stampa f/r per A5:


Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata
Signore, mostraci il Padre e ci basta (Gv 14,8) - (07/05/2023)
(vai al testo)
Chi ha visto me, ha visto il Padre (Gv 14,9) - (10/05/2020)
(vai al testo)
Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me (Gv 14,1) - (14/05/2017)
(vai al testo)
Vado a prepararvi un posto (Gv 14,2) - (18/05/2014)
(vai al testo)
Vado a prepararvi un posto (Gv 14,2) - (22/05/2011)
(vai al testo)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Superare ogni turbamento (05/05/2023)
  "Vedere" Dio come Padre (08/05/2020)
  Gesù, la strada che ci porta a Dio: Guardare Gesù è capire Dio! (12/05/2017)
  Gesù, l'unica Via (16/05/2014)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 5.2026)
  di Antonio Savone (VP 5.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 5.2020)
  di Cettina Militello (VP 4.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 4.2014)
  di Marinella Perroni (VP 4.2011)
  di Enzo Bianchi
  di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano

(Illustrazione: "Non sia turbato il vostro cuore", G. Trevisan, La Domenica 3 maggio 2026)

venerdì 1 maggio 2026

Nello Spirito la stessa vocazione di Gesù


Parola di Vita – Maggio 2026
(Clicca qui per il Video del Commento   -   oppure...)

«"Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi". Detto questo soffiò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo"» (Gv 20,21-22).

Dopo essere apparso a Maria di Magdala il mattino di Pasqua, la sera di quello stesso giorno il Risorto si rende presente per la prima volta fra i suoi discepoli. La loro reazione immediata è la gioia, arricchita dalla pace, quella vera che solo lui può dare [1]: «Pace a voi» (v. 21). Gioia e pace sono frutti dello Spirito [2]. Difatti Gesù dice subito loro: «Ricevete lo Spirito Santo» (v. 22).

«"Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi". Detto questo soffiò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo"».

Lo Spirito Santo non solo abilita i discepoli alla stessa missione di Gesù data dal Padre, ma li "ricrea" quale umanità nuova. Il gesto del Risorto che soffiò su di loro è lo stesso che il Creatore fece nelle narici dell'uomo plasmato con polvere del suolo [3]. Come la creazione è opera continua dell'amore del Padre che sostiene l'intero universo, così la nuova creazione operata dal Risorto nello Spirito Santo continuamente sostiene l'umanità in cammino verso il Regno.
La Parola di Vita di questo mese ci ricorda che nella nostra esistenza abbiamo una grande possibilità: diventare "altri Gesù". E questo è vero per ciascuno singolarmente, ma ancora di più comunitariamente. Gesù parla al plurale ai suoi discepoli: solo insieme, infatti, tutte le membra, con le loro specificità, possono "ripetere" il corpo mistico di Gesù.

«"Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi". Detto questo soffiò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo"».

In quanto figli nel Figlio, abbiamo dunque la stessa vocazione di Gesù: usciti dal seno del Padre, siamo chiamati a ritornare a Lui, ripetendo nel mondo i suoi gesti e le sue parole, accompagnati dalla grazia dello Spirito Santo. Se ci apriamo a questo dono, anche noi possiamo affermare con Paolo: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» [4].
Questa Parola, dunque, ci invita ad approfondire il nostro rapporto con lo Spirito Santo, sia nella preghiera che nella vita di ogni giorno, "ascoltando quella voce", e ricordandoci che: «Senza lo Spirito Santo Dio è lontano, Cristo rimane nel passato, il Vangelo è lettera morta, la Chiesa è una semplice organizzazione, la missione una propaganda. Ma nello Spirito Santo il cosmo è sollevato e geme nella gestazione del Regno, Cristo risorto è presente, il Vangelo è potenza di vita, la Chiesa significa comunione trinitaria, la missione è una Pentecoste» [5].

«"Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi". Detto questo soffiò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo"».

Andrea è un adolescente in piena crisi esistenziale: i dubbi sul senso della vita, la paura del futuro, le fragilità che sperimenta gli sembrano montagne insormontabili e si ritrova spesso scoraggiato e infelice. Qualcuno gli suggerisce di parlarne con Chiara Lubich. Poco prima di incontrarla, Andrea sente pronunciare da Chiara sottovoce la parola: «Spirito Santo» – e capisce che Chiara sta pregando.
Durante il colloquio si sente profondamente compreso, ascoltato e accolto così come è. E ritrova la pace: non perché i suoi problemi siano di colpo scomparsi, ma perché ora c'è qualcuno con cui condividerli.
«Da Chiara non solo ho ricevuto un aiuto concreto – confiderà anni dopo – ma ho anche imparato uno stile: farsi accanto a chi soffre, con delicatezza e comprensione, senza giudicare, proprio come farebbe Gesù».
Questo può realizzarlo solo lo Spirito Santo, se lo accogliamo e lasciamo operare in noi.

Claudio Cianfaglioni
e il team della Parola di Vita


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[1] Cf. Gv 14,27.
[2] «Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza…» (Gal 5,22).
[3] Cf. Gen 2,7.
[4] Gal 2,20
[5] Ignazio, metropolita di Laodicea, Assemblea generale del Consiglio ecumenico delle Chiese, 5 luglio 1968, citato da papa Francesco nell'Omelia della solennità di Pentecoste, 31 maggio 2020.

Fonte: https://www.focolaritalia.org

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