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domenica 19 agosto 2012

Sale e Luce per il mondo... per "conservare" la vita


"Voi siete il sale della terra… Voi siete la luce del mondo" (Mt 5,13.14).
Di fonte a questo "mandato" che Gesù rivolge ai suoi, mi sono di luce alcune considerazioni di san Giovanni Crisostomo (citazioni, dalle Omelie sul vangelo di Matteo).
Il ministero infatti che ci viene affidato non è per noi «ma per il mondo intero», non «a due, o dieci, o venti città o a un popolo in particolare, come al tempo dei profeti», ma «al mondo intero».
È una diaconia, un servizio, che esige una particolare grazia, una sincera santità di vita, «quelle virtù che sono maggiormente necessarie e utili per salvare gli altri». «Un uomo mite, umile, misericordioso e giusto non tiene nascoste in sé simili virtù, ma fa sì che queste ottime sorgenti scaturiscano a vantaggio degli altri. E chi ha un cuore puro, amante della pace e soffre per la verità, dedica la sua vita per il bene di tutti».
Virtù e disposizioni del cuore che la Chiesa richiede anche per coloro che esercitano la diaconia ordinata.
Inoltre, «il sale non salva ciò che è putrefatto», ma conserva in vita.
«Prima Dio rinnovava i cuori e li liberava dalla corruzione», attraverso l'azione di grazia che Cristo opera attraverso l'opera del sacerdote; poi c'è una diaconia speciale: conservare ciò che è stato risanato, diventare «veramente "il sale della terra" mantenendo e conservando gli uomini nella nuova vita ricevuta dal Signore».
«È opera di Cristo liberare gli uomini dalla corruzione del peccato, ma impedire di ricadere nel precedente stato di miseria spetta alla sollecitudine e agli sforzi degli apostoli».
«Perciò voglio che non vi limitiate a essere santi per voi stessi, ma che facciate gli altri simili a voi. Senza di ciò non basterete neppure a voi stessi».
«Agli altri, che sono nell'errore, sarà possibile la conversione per mezzo vostro; ma se cadrete voi, trascinerete anche gli altri nella rovina. Quanto più importanti sono gli incarichi che vi sono stati affidati, tanto maggior impegno vi occorre. Per questo Gesù afferma: "Ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini" (Mt 5, 13)».
«Subito dopo passa ad un'altra analogia più elevata: "Voi siete la luce del mondo" (Mt 5, 14). Nuovamente dice del mondo, non di un solo popolo o di venti città, ma dell'universo intero: luce intelligibile, più splendente dei raggi del sole. Parla prima del sale e poi della luce, per mostrare il vantaggio di una parola ricca di mordente e di una dottrina elevata e luminosa. "Non può restar nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio" (Mt 5, 14-15). Con queste parole li stimola ancora una volta a vigilare sulla propria condotta, ricordando loro che sono esposti agli occhi di tutti gli uomini e che si muovono dinanzi allo sguardo di tutta la terra».


venerdì 17 agosto 2012

"Mangiare", necessità per vivere!


20a domenica del T. O. (B)

Appunti per l'omelia

Da qualche domenica stiamo ascoltando un lungo discorso dove Gesù presenta se stesso come "il pane della vita". L'unico, cioè, che può saziare completamente la fame di ogni uomo: fame di verità, di vita, di felicità; desiderio di Dio, in definitiva, di cui è impastato il cuore umano. L'unico in grado di comunicargli una vita che supera la barriera della morte, anzi una vita "eterna", la vita che è propria di Dio stesso.
Condizione necessaria da parte dell'uomo è "mangiare" questo pane, cioè accogliere nella fede la parola di Gesù e ricevere la sua persona nell'Eucaristia: "il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo" (Gv 6,51).
La sua "carne", cioè la sua persona: Egli la dona liberamente per amore, anzi la offre in sacrificio a Dio per la salvezza del mondo! La sua "carne": donata come "pane" da "mangiare", cioè da ricevere con fede nel Sacramento, lasciandosi nutrire dalla sua pienezza di vita.
Gesù sottolinea con forte insistenza soprattutto l'aspetto di cibo che comunica la vita divina. In particolare è la sua "carne" (in seguito preciserà "carne e sangue", col riferimento più marcato alla morte sacrificale) il nutrimento carico di vita. E nell'Eucaristia il credente si nutre del "Verbo fatto carne".
L'affermazione di Gesù provoca una reazione molto forte nei Giudei. Se precedentemente "mormoravano" (v. 41) per la sua "pretesa" di essere "il pane della vita... disceso dal cielo", ora disputano accanitamente, anzi "combattevano": "Come può costui darci la sua carne da mangiare?". Ma Gesù non attenua la sua affermazione, e con la massima forza dichiara che "mangiare la sua carne e bere il suo sangue", cioè riceverlo con fede nell'Eucaristia, è una necessità per vivere.
Si tratta di un vero "mangiare" e di un vero "bere". E l'effetto è la vita divina che qui Gesù presenta come una vita attuale, reale, all'interno dell'uomo: "...non avrete in voi la vita...". Questa vita, poi, che avrà il suo sviluppo completo nella risurrezione finale: "e io lo risusciterò nell'ultimo giorno" (Gv 6,54).
Mediante l'Eucaristia si compie una specie di "compenetrazione" reciproca fra Gesù e il credente: "...dimora in me e io in lui": "Non soltanto ciascuno di noi riceve Cristo, ma anche Cristo riceve ciascuno di noi. Egli stringe la sua amicizia con noi". (Eccl. de Euch. 22). In senso più profondo, potremmo intendere così: la più stretta unione personale e lo scambio reciproco fra Gesù e il fedele sono frutto del "mangiare" e cioè della vita divina che tale cibo comunica. Ora la vita divina è essenzialmente "comunione trinitaria", dove le Tre Persone sono reciproco dono di sé, che le fa abitare l'una nell'altra. Di conseguenza il rapporto con Gesù che l'Eucaristia produce consiste nel partecipare alla dinamica della vita trinitaria, che è intima e infinita "compenetrazione" di Tre Persone distinte e profondamente unite.
A questo punto Gesù fa una delle affermazioni più dense e più belle di tutto il Vangelo: "Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me" (Gv 6,57). Come in Gesù l'origine della vita divina, che possiede, è il Padre "vivente", allo stesso modo Gesù è l'origine della vita per chi lo mangia.
Una sola vita divina, quella che il Padre riversa nel Figlio Gesù, attraverso Gesù passa nel credente che lo riceve nell'Eucaristia e dilaga in lui. In altri termini, come Gesù "vive per il Padre", cioè tutta la sua vita la riceve dal Padre che semplicemente vive la sua vita in Lui, così chi lo riceve nell'Eucaristia "vive di Gesù", ha in sé la vita di Gesù che semplicemente vive la sua vita in Lui, la vita trinitaria.
"Chi mangia questo pane vivrà in eterno" (Gv 6,58).



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo (Gv 6,51)
(vai al testo) - (pdf, formato A5)

Commenti alla Parola:
• di Marinella Perroni (VP 2012)
• di Claudio Arletti (VP 2009)
• di Enzo Bianchi




giovedì 16 agosto 2012

La vita, una testimonianza


«Chi mi riconoscerà davanti agli uomini…» (Mt 10,32).
Gesù aspetta da me una testimonianza sicura e verace di Lui!
Non una testimonianza qualsiasi…, perché chiunque incontrandomi possa incontrare Lui.
È la mia vita la testimonianza più completa!
La mia vita, fatta sì di alti e bassi, di fedeltà e debolezze, ma una esistenza da cui traspaia che Gesù opera e trasforma, sana e fa vivere…

«Cristo è la luce vera lontana da ogni menzogna. Impariamo da questo che anche la nostra vita deve essere illuminata dai raggi della vera luce… Detestiamo l'agire clandestino e tenebroso e operiamo tutto alla luce del giorno, e così anche noi diventeremo luce, e, come è proprio della luce, illumineremo gli altri mediante le nostre opere buone… ci mostreremo veramente partecipi del suo nome e manifesteremo la forza della santità non solo a parole, ma anche con le opere» (San Gregorio di Nissa, da L'ideale del perfetto cristiano).




martedì 14 agosto 2012

La meraviglia del Cielo


Assunzione della Beata Vergine Maria

Appunti per l'omelia

Nella solennità dell'Assunzione di Maria al Cielo, la liturgia del giorno ci propone il vangelo della visita di Maria ad Elisabetta ed il conseguente canto di lode riconoscete e di gioia esplosiva del Magnificat.
Maria è la prima creatura a condividere in anima e corpo la gloria del Signore risorto. Oggi, onorando lei, frutto pieno della risurrezione di Cristo, vogliamo magnificare Dio Padre per le cose grandi che ha operato in lei e nel popolo che egli ama.
"Nel cielo apparve un segno grandioso: una donna vestita di sole" (Ap 12,1). Così il libro dell'Apocalisse ci presenta la nuova creazione, l'umanità redenta, di cui Maria è immagine e primizia: Essa è il nostro futuro realizzato, il nostro dover-essere.
Con Maria, trascinati nella sua lode gioiosa, cantano il Magnificat tutti gli abitanti del Cielo e ad essi si uniscono i credenti, ancora in cammino.
È un canto che sintetizza la vita della Madre di Dio ed è icona del nostro cammino. Dalla sua esperienza la vergine passa a contemplare la salvezza che Dio ha cominciato a compiere in favore del suo popolo e dell'intera umanità. Questa salvezza, descritta con verbi al passato ("ha disperso i superbi… ha rovesciato i potenti, ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati… ha soccorso…") esprime il capovolgimento radicale della sorte degli uomini, il compimento delle promesse: tutto ha origine nell'evento che si compie in Maria, il bimbo che porta in grembo. Tutti i verbi indicano un'azione come già avvenuta: è il Regno che comincia a realizzarsi e le parole che l'evangelista mette in bocca a Maria indicano l'ottimismo e la speranza di un fatto compiuto.
Così la Chiesa proclama il Magnificat, nonostante le gravi ingiustizie perseveranti! Maria, e in lei e con lei la Chiesa, è talmente sicura che Dio porterà a compimento l'opera iniziata da parlarne come un disegno già realizzato.
Ma c'è una parola chiave con cui Maria interpreta la sua esperienza personale come pure l'intervento di Dio a favore dell'umanità: "misericordia", che è la tenerezza materna e paterna di Dio.
Maria vede la sua esistenza e la storia di tutta l'umanità come avvolte e percorse dalla misericordia divina.
"E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto (Lc 1,45).
Le promesse di Dio, come si sono realizzate in Maria, così si realizzeranno per tutti noi, perché Cristo, il nuovo Adamo, ha annientato la morte (Cf 1Cor 15,20-27).



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
L'anima mia magnifica il Signore (Lc 1,46)
(vai al testo) - (pdf, formato A5)

Commenti alla Parola:
• di Marinella Perroni (VP 2012)
• di Claudio Arletti (VP 2009)
• di Enzo Bianchi




venerdì 10 agosto 2012

La Parola e il Pane della vita


19a domenica del T. O. (B)

Appunti per l'omelia

Di fronte all'affermazione di Gesù: "Io sono il pane disceso dal cielo" (Gv 6,41), la reazione dei Giudei è immediata e, si potrebbe dire, prevedibile: "Non è costui il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dire: Sono disceso dal cielo?" (Gv 6,42). Già a Nazaret aveva trovato resistenza tra i suoi concittadini (cf Mc 6,1-6) a causa della sua "origine": è lo scandalo dell'Incarnazione! Non si accetta che Dio ami talmente gli uomini da perdersi tra di loro, diventando Lui stesso uno di loro: è intollerabile per l'uomo che Dio arrivi a tanto… E la reazione è quella di "mormorare contro Gesù". Ma Gesù, esortandoli a non mormorare, dichiara che credere in Lui non è un atto semplice e scontato, ma è un avvenimento decisivo nella storia della persona; un avvenimento che reclama l'intervento del Padre, che con un'azione misteriosa lo "attrae" e lo mette in contatto con Gesù. Il Padre non rivela se stesso se non attraverso Gesù, non dialoga intimamente con l'uomo se non attraverso Gesù. La parola di Gesù che risuona esteriormente è la parola del Padre che risuona dentro il cuore. Mentre ascolto Gesù, ascolto il Padre, perché solo Gesù "ha visto il Padre" e comunica questa intimità a chi crede, rimanendo così l'unico mediatore della nostra relazione con Dio.
Solo così possiamo comprendere la realtà di quel "pane disceso dal cielo", di quel pane proveniente da Dio, dono di Dio, che è Gesù stesso.
Il "pane della vita" va mangiato; le parole di Gesù e la sua rivelazione vanno accolte e interiorizzate. "Mangiare" è assimilare; è penetrazione intima di assimilazione delle parole di Gesù, di Gesù stesso, della sua persona.
La parola di Gesù si "mangia" attraverso la fede, ottenendo così la vita. Ma è necessario che questa assimilazione con la Persona del Verbo fatto carne avvenga anche attraverso le specie del pane e del vino, perché la Parola e il Sacramento sono inseparabili.
Vale anche per noi il rimprovero che sant'Agostino rivolgeva ai suoi cristiani, perché nel ricevere in mano il pane eucaristico facevano attenzione che nessuna briciola cadesse per terra, ma non ponevano la stessa cura per non perdere nessuna della parole di Dio che ascoltavano.


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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Io sono il pane della vita (Gv 6,48)
(vai al testo) - (pdf, formato A5)

Commenti alla Parola:
• di Marinella Perroni (VP 2012)
• di Claudio Arletti (VP 2009)
• di Enzo Bianchi



mercoledì 8 agosto 2012

Il diaconato in Italia

Il diaconato in Italia n° 174 (maggio/giugno 2012)





Il diacono nell'evangelizzare
trova la sua identità?


Sommario

EDITORIALE
Discernere Cristo per evangelizzare (Giuseppe Bellia)

MAGISTERO
Ubiqumque et semper (Benedetto XVI)

PASTORALE
Diaconi apostoli della nuova evangelizzazione (Enzo Petrolino)

CONTRIBUTO
Diaconi del Vangelo: per quale identità? (Giovanni Chifari)

ANALISI
Quale evangelizzazione per il ministero diaconale? (Andrea Spinelli)

FOCUS
La figura del diacono nelle omelie di C.M. Martini (Renato Locati)

STUDIO
I diaconi secondo Ignazio di Antiochia (Ryszard Selejdak)

RIFLESSIONI
Nelle parrocchie il diacono esprime la sua identità? (Gaetano Marino)

EMERGENZE
Evangelizzare prima forma di carità (Enzo Cozzolino)

SPECIALE
Quarant'anni di diaconato nella diocesi di Torino (Giorgio Agagliati)
Riprendere a studiare per annunciare Cristo (Lorenzo Bortolin)
Il senso di un percorso diaconale (Giuseppe Tuninetti)

APPROFONDIMENTO
Per «molti» o per «tutti»? (Silvio Barbaglia)

Rubriche

PAROLA
Prima Lettera di Pietro (I) (Luca Bassetti)

Riquadri

Da Un cammino senza fine (C. Carretto)
Da Lettera a un diacono permanente (T. Bello)
Mediazione, Luglio 1999 (D. Barsotti)

(Vai ai testi...)


venerdì 3 agosto 2012

Diventare "pane"


18a domenica del T. O. (B)

Appunti per l'omelia

"Voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati" (Gv 6,26). Le parole di Gesù nascondono la delusione di chi si aspetterebbe un'altra reazione di fronte a quanto operato. La moltiplicazione dei pani non è solo un fatto straordinario, è un "segno" e perché tale, rimanda ad una realtà più profonda… E questi "segni" non sono sati capiti! Ci si è fermati al significato immediato del pane donato… È aver cercato Gesù non per se stesso, per quello che è, ma per il pane che ha donato… Si è preferito il dono al donatore, che vale infinitamente di più...
Sono parole, queste di Gesù, che esprimono la sua delusione amara nei confronti di quanti lo hanno seguito e di molti, anche oggi, a cui sta più a cuore tutto ciò che è salute e benessere naturali, che una vera e profonda relazione con Lui. Delusione nei confronti di quanti danno più importanza a ciò che appare sensazionale e miracolistico nel cristianesimo, piuttosto che impegnarsi in una seria ricerca di Gesù...
"Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà" (Gv 26,27); "Il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo" (Gv 26,33).
Il pane che viene da Dio è una "persona", è Gesù stesso, colui che dà la vita, quella divina; ed offrendola ce ne rende partecipi: "Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sere, mai!" (Gv 26,35).
Commuove il fatto che Gesù abbia voluto designarsi come "pane". Il pane esiste per essere mangiato. Gesù desidera essere "mangiato", perché vuole con i suoi una unità totale. Egli sa che la sua Parola e l'Eucaristia, se vengono ricevute, cioè "mangiate", gli permettono di penetrare in coloro che le ricevono e di fondersi con loro.
Veniamo così assimilati a Lui, diventando, come Lui, "pane" per gli altri.

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Voi mi cercate perché avete mangiato di quei pani (Gv 6,26)
(vai al testo) - (pdf, formato A5)

Commenti alla Parola:
• di Marinella Perroni (VP 2012)
• di Claudio Arletti (VP 2009)
• di Enzo Bianchi


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