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sabato 27 febbraio 2016

La Misericordia di Dio nell'Anno Liturgico III settimana di Quaresima


Continuo la meditazione sulla «Misericordia di Dio nel cammino dell'Anno Liturgico», così come l'ho colta nelle riflessioni di fr. Luigi Colombotti ofm, che ha «pensato ad una ricerca della misericordia di Dio nell'Anno Liturgico, tenendo presente i testi che parlano della misericordia, nella Messa e nella Liturgia delle Ore, a partire dalla Solennità dell'Immacolata fino all'ultima settimana dell'Anno Liturgico».




III Settimana di Quaresima

BRAMOSI DI TROVARE MISERICORDIA PER ESSERE MISERICORDIA

La Quaresima avanza ed il contatto con la Parola ed i Santi Padri mentre fanno crescere nei credenti il desiderio di giungere alla Pasqua rinnovati profondamente nello spirito, aumenta anche la consapevolezza della distanza enorme che c'è tra la proposta della Liturgia e la situazione reale della vita. Ci sentiamo quasi smarriti e con il profeta Daniele preghiamo: «Non ci abbandonare fino in fondo, per amore del tuo nome, non infrangere la tua alleanza; non ritirare da noi la tua misericordia, per amore di Abramo, tuo amico,... Ora non abbiamo più né principe, né profeta né capo né olocàusto né sacrificio né oblazione né incenso né luogo per presentarti le primizie e trovare misericordia... Fa' con noi secondo la tua clemenza, secondo la tua grande misericordia» (Mar/Dn 3,25.34-43).
[…]
La Comunità Cristiana consapevole di dover fare un cammino di rinnovamento nella fede e di purificazione dei peccati per diventare gloria vivente del Dio Vivente, si raduna in santa assemblea, offre il santo sacrificio e prega: L'offerta di questo sacrificio, Signore, ci salvi dai nostri peccati e ci ottenga il dono del tuo amore misericordioso (Mar/Sulle off.). Con l'offerta rituale ci deve essere quella esistenziale che consiste soprattutto nell'offerta dei propri corpi, della propria vita. Vi esorto, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale (Lun/Vesp. Lett. br.).
A questo punto tutta la vita cristiana è un atto di culto spirituale e i cristiani possono dire nella verità: Noi siamo i veri adoratori e i veri sacerdoti che, pregando in spirito, in spirito offriamo il sacrificio della preghiera, ostia a Dio appropriata e gradita, ostia che egli richiese e si provvide. Questa vittima, dobbiamo accompagnare all'altare di Dio con il decoro delle opere buone tra salmi e inni, ed essa ci impetrerà tutto da Dio (Gio/UL 2 Lett./Tertulliano).
Lì all'altare la Chiesta mentre offre il sacrificio sta in misericordiosa intercessione come è stata anche l'offerta di Cristo. Che cosa si può dire, che cosa si può immaginare di più puro della propria misericordiosa intercessione in favore di coloro che ci fanno soffrire? Avvenne perciò che il sangue del nostro Redentore, versato con crudeltà dai persecutori, fu poi da loro assunto con fede e il Cristo fu da essi annunziato quale Figlio di Dio (Ven/UL 2 Lett./S. Gregorio Magno). E proprio li all'altare la Chiesa vive una meravigliosa sintesi tra culto, preghiera e vita come insegna san Pietro Crisologo. Tre sono le cose, tre, o fratelli, per cui sta salda la fede, perdura la devozione, resta la virtù: la preghiera, il digiuno, la misericordia. Ciò per cui la preghiera bussa, lo ottiene il digiuno, lo riceve la misericordia. Queste tre cose, preghiera, digiuno, misericordia, sono una cosa sola e ricevono vita l'una dall'altra. Il digiuno è l'anima della preghiera e la misericordia la vita del digiuno. Nessuno le divida, perché non riescono a stare separate. Colui che ne ha solamente una o non le ha tutte e tre insieme, non ha niente.
[…]
La sintesi di tutto questo laborioso cammino che conduce alla vera pace ci è proposta dalla stupenda riflessione di san Gregorio Nazianzeno sulla beatitudine della misericordia. […] Afferma la Scrittura: «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt 5,7). La misericordia non ha l'ultimo posto nelle beatitudini. Osserva ancora: Beato l'uomo che ha cura del misero e del povero (cfr. Sal 40,2) e parimenti: Buono è colui che è pietoso e dà in prestito (cfr. Sal 111,5). In un altro luogo si legge ancora: Tutto il giorno il giusto ha compassione e dà in prestito (cfr. Sal 36,26). Conquistiamoci la benedizione, facciamo in modo di essere chiamati comprensivi, cerchiamo di essere benevoli. Neppure la notte sospenda i tuoi doveri di misericordia. Non dire: «Ritornerò indietro e domani ti darò aiuto».[…]
[…]
(vai al testo)

venerdì 26 febbraio 2016

Gesù per primo si è impegnato per me


3a domenica di Quaresima (C)
Esodo 3,1-8a.13-15 • Salmo 102 • 1 Corinzi 10,1-6.10-12 • Luca 13,1-9
(Visualizza i brani delle Letture)


Appunti per l'omelia

Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei…?
Che colpa avevano i diciotto uccisi dal crollo della torre di Siloe? E le vittime di terremoti, incidenti, malattie, sono forse più peccatori degli altri? La risposta di Gesù è netta: Non c'è rapporto alcuno tra colpa e disgrazia, tra peccato e sventura. Dice invece: Se non vi convertirete, perirete tutti. Nessuno si salva da solo. È tutta una società che si deve salvare insieme. Non serve fare la conta dei buoni e dei cattivi, bisogna riconoscere che è tutto un mondo che non va.

Se non vi convertirete…
O ci salviamo tutti o periamo tutti: mai come oggi sentiamo attuale questo appello accorato di Gesù. Mai come oggi capiamo che tutto nell'universo è in stretta connessione: se ci sono milioni di poveri senza dignità né istruzione, sarà tutto il mondo ad essere privato del loro contributo; se la natura è sofferente, soffre e muore anche l'uomo.
Dobbiamo fondare vita e società su altre fondamenta che non siano la disonestà e la corruzione, la violenza del più forte, la prepotenza del più ricco.

Padrone lascialo ancora…
Dobbiamo convertirci al comando nuovo e ultimo di Gesù: «amatevi!». Amatevi, altrimenti vi distruggerete. Questa è la sintesi di tutto il vangelo. Diversamente, non ci sarà futuro!
Alla serietà di queste parole fa da contrappunto la fiducia della piccola parabola del fico: il padrone pretende frutti, non li ha da tre anni, farà tagliare l'albero. Invece il contadino sapiente, con il cuore nel futuro, dice: «ancora un anno di cure e gusteremo il frutto».
E la preghiera dall'intimo del cuore al Dio della speranza: Ancora un anno, ancora un giorno, ancora sole, pioggia, cure, perché quest'albero, che sono io, è buono e darà frutto. Gesù, sei tu quel contadino chino su di me, ortolano fiducioso di questo piccolo orto in cui hai seminato così tanto per tirar su così poco. Eppure continui a inviare germi vitali, sole, pioggia, fiducia. Per Te il frutto possibile domani conta più della mia sterilità di oggi. Tu credi in me prima ancora che io dica sì. Ami per primo, ami in perdita, ami senza contraccambio.
Mi consegni un anticipo di fiducia, che mi conforta e mi incalza a maggior impegno, per avere lo stesso tuo sguardo fiducioso verso gli altri…

La fiducia è profetica, realizza ciò che spera. Anche Gesù ha avuto la forza di non voler vedere subito i risultati, li ha soltanto sperati. Si è impegnato a essere credibile senza pretendere di essere creduto. Anche noi faremo così… E ciò che tarda verrà!

(spunti da Ermes Ronchi)


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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo (Lc 12,3)
(vai al testo) - (---> pdf, formato A4, stampa f/r per A5)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (3/03/2013)
Venne nella sua vigna a cercarvi frutti ( Lc 13,6)
(vai al testo)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
Frutti di conversione (1/03/2013)

Commenti alla Parola:
•  di Luigi Vari (VP 1.2016)
•  di Marinella Perroni (VP 2.2013)
•  di Claudio Arletti (VP 2.2010)
•  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Giorgio Trevisan)


giovedì 25 febbraio 2016

Il diaconato in Italia



Il diaconato in Italia n° 194/195
(settembre/dicembre 2015)

La famiglia del diacono "scuola di umanità"





ATTI DEL XXV CONVEGNO NAZIONALE
Campobasso 5-8 Agosto 2015



Introduzione (Enzo Petrolino)

INTERVENTI
La diaconia volto umano di Dio e dell'uomo (Giuseppe Bellia)
Dal Sinodo sulla famiglia al Convegno ecclesiale di Firenze: cammino di Chiesa (Giancarlo Brunelli)
La famiglia del diacono scuola di umanità (Arturo Aiello)
Maria icona del diacono e della famiglia (Giancarlo Bregantini)
La visione e le aspettative sul diaconato nell'Insegnamento pontificio (Beniamino Stella)
Il cammino del diaconato in Italia e della Comunità (Enzo Petrolino)
Progetto Pro-diaconia (Paolo Beccegato)
Il diacono permanente, un servitore di Cristo (Raniero Cantalamessa)

GRUPPI DI LAVORO
Una famiglia straordinaria (Giorgio Agagliati)
Sintesi dei gruppi delle spose (Omelia Di Simone)

TESTIMONIANZE
La preghiera di una madre (Gian Carlos Di Iorio)
Testimonianza di vita diaconale (Giosué Bonocore e Rosanna Oliviero)
Esperienza missionaria in Perù (Giuseppe Colona)
Le nostre giornate iniziano con la preghiera (Giuseppe Giannelli)
Tre fratelli diaconi (Gabriele, Roberto e Claudio Buccarella)

TAVOLA ROTONDA
Introduzione alla tavola rotonda (Tonino Cantelmi)

MESSAGGIO
Legami profondi e fecondi (Montserrat Martinez)

OMELIE
Le grandi opere del Signore (Beniamino Stella)
La vita del diacono specchio della sua fede (Giancarlo Bregantini)

CONCLUSIONE
Messaggio finale (Enzo Petrolino)

APPENDICE
Per discernere la volontà di Dio. Lectio su Rm 12-15 (Luca Garbinetto)


(Vai ai testi…)



domenica 21 febbraio 2016

Celebrazione del Giubileo dei Diaconi a Roma


Giubileo dei Diaconi
27 maggio 2016 - 29 maggio 2016
Piazza San Pietro

I diaconi e le loro famiglie provenienti da tutto il mondo sono invitati a fare un pellegrinaggio a Roma per partecipare ad un importante incontro in occasione del Giubileo Straordinario della Misericordia. Il Giubileo dei Diaconi è una celebrazione per i diaconi, insieme alle loro mogli e figli, che si terrà a Roma da Venerdì 27 Maggio a Domenica 29 Maggio 2016.
Il motto dell'Anno Santo, Misericordioso come il Padre, che è tratto dal Vangelo di Luca, è un invito a seguire l'esempio misericordioso del Padre che ci chiede di non giudicare o condannare, ma di perdonare e di amare senza misura. Questo incontro mondiale dei diaconi, uomini che per vocazione e ministero sono strettamente legati alle opere di carità nella vita della comunità cristiana, serviranno a dare testimonianza a tutti che "la misericordia è il fondamento stesso della vita della Chiesa" (Papa Francesco, Misericordiae vultus 10).
Il programma dell'evento è pensato per offrire l'opportunità ai partecipanti di riflettere sul ruolo importante del diacono come immagine della misericordia per la promozione della nuova evangelizzazione. Esso offrirà occasioni per l'ascolto, la discussione e la preghiera con il fine di comprendere più a fondo il ruolo del diacono come dispensatore della carità. Ci sarà un momento dedicato al pellegrinaggio personale alle chiese di Roma dedicate a San Lorenzo e, divisi in gruppi linguistici si compirà il pellegrinaggio alla Porta Santa di San Pietro. Nelle tre chiese giubilari, tutte situate nelle vicinanze di San Pietro, ci sarà la possibilità di partecipare all'Adorazione Eucaristica ed al sacramento della Riconciliazione. Le tre giornate si concluderanno Domenica mattina con la Santa Messa celebrata da Papa Francesco in Piazza San Pietro per i diaconi e le loro famiglie.

Le iscrizioni chiuderanno il 31 marzo 2016.

Programma

Venerdì 27 maggio

Dalle ore 17.00
Incontro tra Diaconi e le loro famiglie
Il Diacono: Immagine della Misericordia per la Promozione della Nuova Evangelizzazione:
1. Nella Famiglia
2. Nella Pastorale
3. Nell'ambiente di Lavoro

Sabato 28 maggio

Dalle ore 8.00 alle ore 14.00
Pellegrinaggio verso la Porta Santa

Dalle ore 8.00 alle ore 16.00
Nelle chiese giubilari: S. Salvatore in Lauro, S. Maria in Vallicella (Chiesa Nuova),
S. Giovanni Battista dei Fiorentini

Adorazione Eucaristica
Sacramento della riconciliazione

Dalle ore 17.00
Catechesi:
Il Diacono: Chiamato a essere dispensatore della Carità nella Comunità Cristiana

Domenica 29 maggio

Ore 10.00
S. Messa con il Santo Padre in Piazza S. Pietro


(fonte: http://www.iubilaeummisericordiae.va)


sabato 20 febbraio 2016

La Misericordia di Dio nell'Anno Liturgico II settimana di Quaresima


Continuo la meditazione sulla «Misericordia di Dio nel cammino dell'Anno Liturgico», così come l'ho colta nelle riflessioni di fr. Luigi Colombotti ofm, che ha «pensato ad una ricerca della misericordia di Dio nell'Anno Liturgico, tenendo presente i testi che parlano della misericordia, nella Messa e nella Liturgia delle Ore, a partire dalla Solennità dell'Immacolata fino all'ultima settimana dell'Anno Liturgico».




II Settimana di Quaresima

LA MISERICORDIA DI DIO DISPONE IL GENERE UMANO
IN VISTA DELLA GRANDE SINFONIA DELLA SALVEZZA

La Domenica della Trasfigurazione ha suscitato nei credenti un fascino nuovo per Cristo, misericordia di Dio che sempre perdona, accoglie, serve e ci vuole salvi.
Fin dagli inizi della storia il Signore Dio dispose il genere umano in vista della grande «sinfonia» della salvezza perché fin dalle origini l'uomo è peccatore ed ha bisogno di redenzione. Sant'Ireneo dice che Dio creò l'uomo fin dal principio allo scopo di colmarlo dei suoi doni. Egli, che non ha bisogno di nessuno, concesse la comunione con sé a coloro che avevano bisogno di lui. Per coloro che gli erano graditi disegnò l'edificio della salvezza, come farebbe un architetto. Infine, in favore di coloro che si convertono al Padre, uccise il vitello grasso e donò loro la veste più bella. Così, in varie maniere, dispose il genere umano in vista della grande «sinfonia» della salvezza (Mer/UL 2 Lett.).
Questo disegno lo potremmo chiamare anche la grande sinfonia della misericordia perché ogni gesto che compie per l'uomo è frutto del suo amore.
[…]
Dal profondo della nostra miseria di peccato gridiamo al Signore: Non imputare a noi le colpe dei nostri antenati: presto ci venga incontro la tua misericordia, perché siamo così poveri! Perdonaci, Signore, nella tua misericordia (Lun/Sal 78). Crediamo nella liberazione di nemici e persecutori esteriori ma soprattutto interiori e facciamo appello confidente al Signore e lo preghiamo dicendo: Liberami dalla mano dei miei nemici e dai miei persecutori. Salvami, Signore, per la tua misericordia (Mer/Sal Resp 30). Ed il Signore che sa attendere nella pazienza e nella bontà ci viene in aiuto perché la sua misericordia si estende su ogni creatura (Sal 145,8-9), (Sab/lntr).
Abbiamo già fatto la scelta di una vita santa che si schiude alla lode del Signore ma abbiamo pur sempre bisogno di essere salvati. […] Per questo ci insegna san Giovanni Crisostomo, accostiamoci con cuore sincero e coscienza pura per ottenere grazia e perdono nel tempo opportuno (Lun/UL 2 Lett.).
[…]
Gesù presentava la sua Pasqua come il grande servizio all'umanità e lo proponeva al discepolo come stile di vita quando diceva: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mer/Mt 20,17-28).
Lo stile del servizio sarà anche la caratteristica dei Capi della Comunità cristiana nella quale tutti sono fratelli. Voi non fatevi chiamare rabbì, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato (Mar/Mt 23,1-12).
Al servizio si deve accompagnare la misericordia che esclude il giudicare ed il condannare ed è sempre aperta al perdono. Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati» (Lun/Lc 6,36-38).
[…]
(vai al testo)


venerdì 19 febbraio 2016

Ascoltare e scoprirci "figli"


2a domenica di Quaresima (C)
Genesi 15,5-12.17-18 • Salmo 26 • Filippesi 3,17-4,1 • Luca 9,28b-36
(Visualizza i brani delle Letture)


Appunti per l'omelia

Il suo volto cambiò d'aspetto
La Trasfigurazione è un'esperienza unica, anzitutto per Gesù: è la "gloria" del Padre che rifulge sul suo volto e su tutta la sua persona. È la "gloria" segreta di Gesù, quella vitalità infinita, quel fascino, che si nascondeva sotto un'umanità comune, e che ora trapela all'esterno, seppure per un attimo. In questo modo il Padre fa sperimentare a Gesù, e fa intravedere ai discepoli, un "assaggio" di quella gloria che possederà per sempre dal mattino di Pasqua.
Il cammino verso Gerusalemme apparentemente si risolverà nel fallimento totale dell'opera di Gesù e nella dispersione dei discepoli. Ma non è questo lo sbocco ultimo e definitivo: il traguardo finale è la vita nuova vittoriosa sulla morte, è la luce della risurrezione.

Maestro, è bello per noi essere qui
L'itinerario quaresimale traccia il nostro impegno quotidiano a seguire Gesù con fedeltà, anche se sofferta: «Molti si comportano da nemici della croce di Cristo… Guardate a quelli che si comportano secondo l'esempio che avete in noi" (Fil 3,18.17). La Trasfigurazione ci richiama allo sbocco di questo cammino: gioire nella Pasqua col Signore risorto ed essere condotti alla nostra "trasfigurazione". È un rilancio di quella speranza senza complessi, che resiste ad ogni sfida, anche a quella della morte.
Tale attesa non distoglie dal cammino concreto nella storia, dall'impegno di servizio all'uomo. Pietro, come inebriato, vorrebbe "fissare" quel momento di beatitudine. L'estasi è di breve durata e i discepoli si ritrovano col Gesù di tutti i giorni, in viaggio verso Gerusalemme. I cristiani non possono dimorare stabilmente su nessun "Tabor". Il Signore può regalarci, sì, momenti di particolare luce o gioia, ma il cammino ordinario è quello di una fede che si vive nella quotidianità, in compagnia di un Gesù che non sempre ci incanta col suo fascino.

Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo!
La fede, vissuta nella quotidianità, ci consente di riconoscere Gesù che ci parla nella Parola e nella Chiesa, che si nasconde e si identifica nei fratelli, soprattutto i più deboli, che è presente in modo speciale nell'Eucaristia, il Gesù "trasfigurato", il Signore risorto. Questa fede ci aiuta a riconoscere la voce del Padre: "ascoltatelo!", accoglietelo come il Messia, che arriva alla gloria attraverso il servizio vissuto fino al dono totale.
La Trasfigurazione non è soltanto un avvenimento futuro, nella vita di Gesù di Nazaret e nella dei suoi discepoli. Questo "evento" è già in atto nella vita del credente in una misteriosa "trasfigurazione", in un rapporto di progressiva assimilazione a Cristo attraverso l'amore. Una trasfigurazione che in certi cristiani più maturi non di rado traspare anche all'esterno. Quando s'incontrano malati che accolgono col sorriso, quando ragazzi e giovani vanno controcorrente e vivono puri in un ambiente inquinato e inquinante, quando persone di ogni età sono capaci di perdonare o decidono di giocare la vita su Gesù, rinunciando all'idolo del denaro, del successo, del potere, del sesso.. tale trasfigurazione è in atto.

Noi cristiani abbiamo un debito nei confronti di chi non crede o è in ricerca: offrire momenti di manifestazione di Dio. Ciò avviene quando il Vangelo pervade la nostra vita e risplende attraverso i gesti e le parole, soprattutto se pratichiamo il comandamento di Gesù: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli (che io sono tra voi), se avrete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35).
Il custodire nel cuore, lungo la giornata, anche una sola delle parole di Gesù, che abbiamo potuto cogliere nella celebrazione domenicale o leggendo il Vangelo, "trasfigura" a poco a poco il nostro modo di pensare e di agire e rende il nostro volto luminoso, come quello di Gesù, da "figli" del Padre.



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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Maestro, è bello per noi essere qui (Lc 9,33)
(vai al testo) - (---> pdf, formato A4, stampa f/r per A5)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (24/02/2013)
Mentre Gesù pregava il suo volto cambiò di aspetto (Lc 9,29)
(vai al testo)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
Una fede consolidata (22/02/2013)

Commenti alla Parola:
•  di Luigi Vari (VP 1.2016)
•  di Marinella Perroni (VP 1.2013)
•  di Claudio Arletti (VP 1.2010)
•  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Giorgio Trevisan)


mercoledì 17 febbraio 2016

"Ero in carcere e siete venuti a trovarmi" (Mt 25,36)


In questo Anno Giubilare, meditando sulle Opere di Misericordia, ho riletto l'esperienza che l'amico Alfonso Di Nicola, insieme a 30 volontari di "Sempre persona", svolge nel carcere di Rebibbia (Roma).

In un carcere romano: ridare dignità
Tutto inizia da una richiesta di perdono.
«Ero ancora piccolo - racconta Alfonso, classe 1945 - quando mio padre è stato imprigionato ingiustamente. Con mamma andavamo a trovarlo in carcere e seppur in tenera età ho potuto rendermi conto della profonda desolazione dei detenuti: gente senza speranza, senza futuro. E senza dignità. Da allora ho promesso a me stesso che un giorno avrei fatto qualcosa per loro».
Alfonso deve attendere un po' per realizzare il suo sogno. S'iscrive ad un corso di volontariato e ottiene così il permesso di fare delle visite nel carcere di Rebibbia (Roma) che oggi accoglie circa 1.700 detenuti. Scontano condanne le più varie: spaccio di stupefacenti, abusi a sfondo sessuale, crimini di mafia, concussione, omicidio…
Alfonso sa che deve misurarsi con la diffidenza di chi ormai è convinto di aver bruciato ogni chance di riscatto. Tanti infatti rifiutano il suo approccio, ma lui non demorde, convinto che in ciascuno di loro c'è l'immagine di quel Dio che egli aveva scelto come il tutto della sua vita quando da giovane era diventato focolarino. Finalmente uno di loro, Giorgio, detenuto per il coinvolgimento in una rapina finita in tragedia, gli chiede di andare dalla madre per portarle il suo abbraccio e la sua richiesta di perdono. Alfonso va da lei e scopre che è in fin di vita. Questo gesto, così inaspettato ma così tanto atteso, la riconcilia col figlio e col passato. Pochi giorni dopo muore, in pace. Alfonso continua a stare vicino al figlio fino alla sua uscita dal carcere e lo aiuta a reinserirsi nella società. Ora Giorgio ha un lavoro, seppur saltuario, che gli consente di contribuire a mantenere la famiglia con dignità.

Assieme ad altri 30 volontari, Alfonso segue le famiglie di 160 detenuti.
Nelle sue visite ai detenuti, Alfonso si rende conto della stringente necessità che quel filo che li lega al mondo esterno rimanga vivo. Ed ecco il suo prodigarsi perché la relazione con la famiglia, e specialmente con il coniuge, non si interrompa, come pure per dare una mano a quelle famiglie che a causa della detenzione sono piombate in gravi ristrettezze. Per fare tutto ciò occorrono energie, persone, soldi. Lui non si dà tregua e mette a punto un progetto denominato "Sempre persona", ad indicare che seppur in reclusione la dignità non viene mai meno, proprio perché non viene mai meno l'amore di Dio per ogni uomo. Assieme ad altri 30 volontari – genitori, professionisti, ma anche ex carcerati – segue le famiglie di 160 detenuti, portando loro sostegno morale, aiuti alimentari ed economici. Un numero che sale di giorno in giorno. Lo spirito che anima il loro operato è quello tipico del focolare: "essere famiglia" per ciascuno dei carcerati, nella vicinanza e nel sostegno, senza giudicare il loro passato.
Le parole come ascolto, fiducia, fraternità, in carcere rivestono davvero il loro significato. Soprattutto misericordia, atteggiamento che - attestano questi volontari - «agisce sulle persone come una molla che le aiuta a rialzarsi ogni qualvolta sono tentate di lasciarsi andare». Come è accaduto a Roberto, che dopo aver scontato 8 anni di carcere, non trovando accoglienza e lavoro è diventato un barbone. Grazie al Progetto "Sempre Persona" è stato accettato in una piccola struttura di accoglienza, dove può esercitare la sua professione di cuoco, riacquistando così la propria dignità. O come Francesco, che faceva il camionista, ma dopo 4 anni di carcere nessuno gli dava più lavoro e fiducia. Ora fa parte del team di volontari che preparano e consegnano i pacchi per le famiglie dei carcerati.

(fonte: www.focolare.org)

Vedi la presentazione del Progetto "Sempre Persona"




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