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venerdì 27 gennaio 2017

Felicità è uno dei nomi di Dio


4a domenica del Tempo ordinario (A)
Sofonia 2,3;3,12-13 • Salmo 145 • 1 Corinzi 1,26-31 • Matteo 5,1-12a
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Vedendo le folle, Gesù… insegnava loro dicendo: Beati…
Le nove Beatitudini sono il cuore del Vangelo; al cuore del Vangelo c'è per nove volte la parola felicità, c'è un Dio che si prende cura della gioia dell'uomo, tracciandogli i sentieri. Come al solito, inattesi, controcorrente, e restiamo senza fiato, di fronte alla tenerezza e allo splendore di queste parole. Sono la nostalgia prepotente di un tutt'altro modo di essere uomini, il sogno di un mondo fatto di pace, di sincerità, di giustizia, di cuori puri. Queste nove parole sono la bella notizia, l'annuncio gioioso che Dio regala vita a chi produce amore, che se uno si fa carico della felicità di qualcuno il Padre si fa carico della sua felicità.

Le beatitudini sono il più grande atto di speranza del cristiano. Quando vengono proclamate sanno ancora affascinarci, poi usciamo di chiesa e ci accorgiamo che per abitare la terra, questo mondo aggressivo e duro, ci siamo scelti il manifesto più difficile, incredibile, stravolgente e contromano che l'uomo possa pensare.

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli
Beati voi poveri: la prima beatitudine.
E ci saremmo aspettati (perché ci sarà un capovolgimento)…, perché diventerete ricchi. No. Il progetto di Dio è più profondo e vasto. Beati voi poveri, perché vostro è il Regno, già adesso, non nell'altra vita! Beati, perché c'è più Dio in voi, c'è più libertà, meno attaccamento all'io e alle cose.
Beati perché custodite la speranza di tutti. In questo mondo dove si fronteggiano nazioni ricche fino allo spreco e popoli poverissimi, un esercito silenzioso di uomini e donne preparano un futuro buono: costruiscono pace, nel lavoro, in famiglia, nelle istituzioni; sono ostinati nel proporsi la giustizia, onesti anche nelle piccole cose. Gli uomini delle beatitudini, ignoti al mondo, che non andranno sui giornali, sono loro i segreti legislatori della storia.

Beati quelli che sono nel pianto…
La seconda è la beatitudine più paradossale: Beati quelli che sono nel pianto. Felicità e lacrime mescolate insieme, forse indissolubili. Dio è dalla parte di chi piange ma non dalla parte del dolore! Un angelo misterioso annuncia a chiunque piange: il Signore è con te.
Dio non ama il dolore, è con ciascuno nel riflesso più profondo delle sue lacrime per moltiplicare il coraggio, per fasciare il cuore ferito… Nella tempesta è al mio fianco, forza della mia forza.

La parola chiave delle beatitudini è felicità. Dio non solo è amore, non solo misericordia, Dio è anche felicità. Felicità è uno dei nomi di Dio.

(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Beati i miti, perché avranno in eredità la terra (Mt 5,5)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
• Beati gli operatori di pace (Mt 5,9) - (30/01/2011)
(vai al testo…)

Commenti alla Parola:
•  di Cettina Militello (VP 11.2016)
•  di Marinella Perroni (VP 1.2011)
•  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Stefano Pachì)

martedì 24 gennaio 2017

Il Ministero Diaconale: fonti, risorse e sfide


Il Ministero Diaconale: fonti, risorse e sfide
MASTER DI 1° LIVELLO

A.A. 2016/2017 - 2017/2018

OBIETTIVO
L'Istituto Superiore di Scienze Religiose "Redemptorhominis" della Pontificia Università Antonianum attiva il Master di I livello in "Il Mistero Diaconale: fonti, risorse e sfide", realizzato in collaborazione con la Comunità del Diaconato in Italia. Il Master offre un'occasione di formazione d'eccellenza e specializzazione a tutti coloro che, avendo effettuato già degli studi teologici di base, vogliano approfondire il ministero diaconale, a partire dall'acquisizione di una conoscenza specifica degli strumenti di ricerca, delle fonti esistenti e degli studi realizzati.

DESTINATARI
Il corso è rivolto principalmente ai diaconi permanenti e a tutti quelli interessati e impegnati nell'approfondimento della storia e dell'identità del ministero diaconale. In modo specifico, sono destinatari del corso coloro che conducono studi sulla storia e sullo sviluppo del diaconato, come anche coloro a cui è affidato il servizio di discernimento e di formazione dei diaconi.

STRUTTURA DEL CORSO
Il corso avrà durata biennale. Le lezioni si svolgeranno in modalità intensiva e saranno distribuite lungo tre settimane, ovvero, per l'anno accademico 2016-2017, dal 26 giugno al 15 luglio 2017. Il percorso didattico del Master si articola in attività formative della durata complessiva di 1500 ore così suddivise: 360 ore per lezioni frontali, laboratori e visite a siti archeologici; 1020 ore per lo studio individuale e 120 ore per la tesina finale. Il conseguimento del Master conferisce 60 ECTS

ORGANIGRAMMA
Direttore: Prof. Enzo Petrolino

Comitato scientifico del Master: Prof. Salvatore Barbagallo, Preside dell'ISSR della PUA, Prof. Giuseppe Bellia (Mod. 1), Prof Maurizio Saavedra (Mod. 2), Prof.ssa Cettina Militello (Mod. 3e 4), Prof. Enzo Petrolino (Mod. 5), Prof. Jorge Horta Espinoza (Mod. 6), Prof. Luciano Meddi (Mod. 7), Prof.ssa Lucrezia Spera e Prof.ssa Caterina Papi (Mod. 8).

Coordinamento delle attività didattico-tutoriali:
Prof.ssa Mariapina Rizzi

È previsto un tutor d'aula per tutta la durata del Master con mansioni di supporto agli studenti, gestione delle richieste ordinarie e approfondimenti documentali.

ULTERIORI INFORMAZIONI
Preside dell'ISSR "Redemptorhominis", Pontificia Università Antonianum
Fr. Salvatore Barbagallo, O.F.M.
Tel. 0670373339
Email: diaconipua@gmail.com

Segreteria
Pontificia Università Antonianum
Via Merulana, 124 – 00185 Roma
Tel. 0670373502
Fax 0670373604
Email segreteria@antonianum.eu
Sito www.antonianum.eu


PROGRAMMA DEL MASTER

Modulo 1:
Modelli diaconali nel Nuovo Testamento (Prof. Giuseppe Bellia)
Modulo 2:
Il servizio diaconale nei primi secoli della Chiesa (Prof. Maurizio Saavedra)
Modulo 3:
Il ripristino del Diaconato. Istanze teologiche da Trento al Concilio Vaticano II (Prof.ssa Cettina Militello)
Modulo 4:
Ministero diaconale, chiesa locale e post-moderno (Prof.ssa Cettina Militello)
Modulo 5:
Alla ricerca di un'identità: ministero ordinato e diaconato (Prof. Enzo Petrolino)
Modulo 6:
Il diaconato nella legislazione ecclesiale post-conciliare (Prof. Jorge Horta Espinoza)
Modulo 7:
Un ministero di frontiera: sfide e risorse (Prof. Luciano Meddi)
Modulo 8:
Visite Archeologiche (Prof.ssa Lucrezia Spera - Prof.ssa Caterina Papi)

Vedi il Dépliant…


lunedì 23 gennaio 2017

Intervista sul diaconato a: Mons. Salvatore Pappalardo, Vescovo di Siracusa


Riprendo le interviste ai vescovi delle diocesi italiane sul diaconato permanente e i diaconi delle loro diocesi, pubblicate nella rivista L'Amico del Clero della F.A.C.I. (Federazione tra le Associazioni del Clero in Italia).
Le interviste sono curate da Michele Bennardo.

Michele Bennardo, diacono permanente della diocesi di Susa, ha conseguito il Dottorato in Teologia presso la Pontificia Università Lateranense. È professore di religione cattolica nella scuola pubblica e docente di Didattica delle competenze e di Didattica dell'Insegnamento della Religione Cattolica e Legislazione scolastica all'ISSR della Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale, Sezione parallela di Torino. È autore di numerosi testi e articoli e dal 2005 collabora con L'Amico del Clero.

Ho riportato le varie interviste nel mio sito di testi e documenti.

Nel numero 12 (dicembre 2016) de L'Amico del Clero è pubblicata l'intervista a Mons. Salvatore Pappalardo , Vescovo di Siracusa.

Alla domanda: "Quale cammino formativo (umano, spirituale, teologico, liturgico e pastorale) è attualmente previsto nella sua arcidiocesi per chi diventa diacono?", Mons. Pappalardo ha risposto: «Nella mia diocesi abbiamo da qualche anno attuato un "Itinerario per la formazione al diaconato permanente e per la formazione permanente dei diaconi". Progetto sperimentato già con un gruppo di nuovi diaconi che sto ordinando proprio in questi mesi dopo un cammino di quasi 5 anni. Per la formazione teologica ho costituito una scuola con un collegio di docenti che in questi anni hanno tenuto i corsi specifici per una formazione teologica-liturgica-pastorale legata al ministero diaconale. Sono stato spinto alla realizzazione di una scuola propria per i candidati, pur avendo in diocesi un Istituto Superiore di Scienze Religiose, per dare la possibilità della frequenza alle lezioni frontali che si svolgono tutti i sabati mattina. Gli orari e i tempi dell'Istituto non avrebbero permesso tale itinerario.
Un altro aspetto importante del cammino formativo che si è ben realizzato in diocesi è la "comunità diaconale". Gli aspiranti, sia attraverso gli incontri di formazione teologica, sia attraverso i ritiri mensili, hanno costituito spontaneamente una comunità che adesso si sta ben amalgamando con la esistente comunità diaconale.
Per quanto riguarda la formazione permanente dei diaconi sto proprio in questi giorni lavorando con la commissione diocesana per attuare un cammino annuale in sintonia con il cammino diocesano e specifico al ministero del diacono».

E alla domanda: "Quale tra i classici compiti diaconali (carità, catechesi/ evangelizzazione e liturgia) le sembra necessiti di maggior valorizzazione rispetto a quanto avviene oggi nell'arcidiocesi di Siracusa?", ha risposto: «Ritengo che oggi urge nella Chiesa rendere attuale ciò che papa Francesco insiste nel direi: la nuova evangelizzazione. Ciò di cui abbiamo bisogno, specialmente in questi tempi, sono testimoni credibili che con la vita e anche con la parola rendano visibile il Vangelo. Mi piace dunque vedere questa missione nella vita propria dei diaconi che, non solo nelle comunità cristiane, ma anche nel mondo del lavoro, nella società culturale che vivono giornalmente, possono dare ragione del proprio credo. Forse oggi la Chiesa può giungere a tante povertà e periferie esistenziali anche attraverso coloro che sono icona del Servo».
Vai all'intervista…

domenica 22 gennaio 2017

Mai incarcerare la dignità


Papa Francesco ha indirizzato una lettera ai detenuti della Casa di reclusione Due Palazzi di Padova, in occasione di un convegno sull'ergastolo, organizzato in questi giorni da "Ristretti orizzonti", il giornale realizzato dai reclusi di Padova.
La lettera che Papa Francesco ha consegnato a don Marco Pozza in Santa Marta il 17 gennaio scorso, è un incoraggiamento alla riflessione, perché si realizzino "sentieri di umanità" che possano attraversare "le porte blindate" e affinché i cuori non siano mai "blindati alla speranza di un avvenire migliore per ciascuno". È urgente una conversione culturale, si legge ancora, "dove non ci si rassegni a pensare che la pena possa scrivere la parola fine sulla vita; dove si respinga la via cieca di una ingiustizia punitiva e non ci si accontenti di una giustizia solo retributiva; dove ci si apra a una giustizia riconciliativa e a prospettive concrete di reinserimento; dove l'ergastolo non sia una soluzione ai problemi, ma un problema da risolvere". Se la dignità "viene definitivamente incarcerata", è l'avvertimento di Francesco, "non c'è più spazio, nella società, per ricominciare e per credere nella forza rinnovatrice del perdono". Ma è in Dio, è la conclusione, che c'è "sempre un posto per ricominciare, per essere consolati e riabilitati dalla misericordia che perdona".

Dal servizio di Francesca Sabatinelli di Radio Vaticana (Clicca qui per ascoltare il servizio)

Ecco il testo completo della Lettera e la riproduzione della stessa:

Caro don Marco,
ho saputo che nella Casa di reclusione Due Palazzi di Padova avrà luogo un convegno per riflettere sulla pena, in particolare su quella dell'ergastolo. In questa occasione vorrei porgere il mio saluto cordiale ai partecipanti ed esprimere la mia vicinanza alle persone detenute.
A loro vorrei dire: io vi sono vicino e prego per voi. Immagino di guardarvi negli occhi e di cogliere nel vostro sguardo tante fatiche, pesi e delusioni, ma anche di intravedere la luce della speranza. Vorrei incoraggiarvi, quando vi guardate dentro, a non soffocare mai questa luce della speranza. Tenerla accesa è anche nostro dovere, un dovere di coloro che hanno la responsabilità e la possibilità di aiutarvi, perché il vostro essere persone prevalga sul trovarvi detenuti. Siete persone detenute: sempre il sostantivo deve prevalere sull'aggettivo, sempre la dignità umana deve precedere e illuminare le misure detentive.
Vorrei incoraggiare anche la vostra riflessione, perché indichi sentieri di umanità, vie realizzabili perché l'umanità passi attraverso le porte blindate e perché mai i cuori siano blindati alla speranza di un avvenire migliore per ciascuno.
In questo senso mi pare urgente una conversione culturale, dove non ci si rassegni a pensare che la pena possa scrivere la parola fine sulla vita; dove si respinga la via cieca di una giustizia punitiva e non ci si accontenti di una giustizia solo retributiva; dove ci si apra a una giustizia riconciliativa e a prospettive concrete di reinserimento; dove l'ergastolo non sia una soluzione ai problemi, ma un problema da risolvere. Perché se la dignità viene definitivamente incarcerata, non c'è più spazio, nella società, per ricominciare e per credere nella forza rinnovatrice del perdono.
In Dio c'è sempre un posto per ricominciare, per essere consolati e riabilitati dalla misericordia che perdona: a Lui affido i vostri cammini, la vostra riflessione e le vostre speranze, inviando a ciascuno di voi e alle persone a voi care la Benedizione Apostolica e chiedendovi, per favore, di pregare per me.
Francesco

Dal Vaticano, 17 gennaio 2017



(Fonte: http://www.ilsussidiario.net/)


venerdì 20 gennaio 2017

L'amore di Dio, la fonte della nostra felicità


3a domenica del Tempo ordinario (A)
Isaia 8,23b • Salmo 26 • 1 Corinzi 1,10-13.17 • Matteo 4,12-23
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, lasciò Nazaret…
Giovanni il Battista è stato appena arrestato, è accaduto qualcosa di minaccioso che, anziché impaurire e rendere prudente Gesù, lo fa uscire allo scoperto, a dare il cambio a Giovanni. Abbandona famiglia, casa, lavoro, lascia Nazaret per Cafarnao, non porta niente con sé, solo un annuncio. Che riparte da là dove Giovanni si era fermato: Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino. Sono le parole inaugurali del Vangelo, generative di tutto il resto.

Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino
Convertitevi! Noi interpretiamo come «pentitevi», mentre è l'invito a rivoluzionare la vita, a cambiate logica, a guardare oltre…
È l'offerta di un'opportunità: seguire Gesù è andare dove la vita è più vera.
Gesù subito aggiunge il motivo, il perché della conversione: il regno si è fatto vicino.
Che cos'è il regno dei cieli, o di Dio? È la vita che fiorisce in tutte le sue forme, un'offerta di solarità. Il regno è di Dio, ma è per gli uomini, per una nuova architettura del mondo e dei rapporti umani, per una terra come Dio la sogna.
Questo regno si è fatto vicino. È come se Gesù dicesse: tenete gli occhi bene aperti perché è successo qualcosa di molto importante: Giratevi verso la luce, perché la luce è già qui. Dio è qui, come una forza che circola ormai, che non sta ferma, come un lievito, un seme, un fermento.

Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli… Andando oltre, vide altri due fratelli… Ed essi subito lo seguirono…
Il vangelo continua con la chiamata dei quattro pescatori e la promessa: vi farò pescatori di uomini. Con che cosa, con quale rete pescheranno gli uomini?
Ecco, Qualcuno ha una cosa bellissima da dirti, così bella che appare incredibile, così affascinante che i pescatori ne sono sedotti, abbandonano tutto, come chi trova un tesoro. La notizia bellissima è questa: la felicità è possibile e vicina. E il Vangelo ne possiede la chiave. E la chiave è questa: la nostra tristezza infinita si cura soltanto con un infinito amore.
Il Vangelo è la chiave: è possibile vivere meglio, per tutti, perché la sua parola risponde alle necessità più profonde delle persone, risponde ai bisogni più profondi dei cuori e mette a disposizione un tesoro di vita e di amore, che non inganna, che non delude.

Gesù percorreva tutta la Galilea… annunciando il vangelo, guarendo ogni sorta di malattie…
La conclusione del brano di oggi è una sintesi affascinante della vita di Gesù. Camminava e annunciava la buona novella, camminava e guariva la vita.
Gesù cammina verso di noi, gente delle strade, incontro a noi, gente dalla vita ordinaria e mostra con ogni suo gesto che Dio è qui, con amore.
E questa è l'unica cosa che guarisce la vita. Questo sarà anche il mio annuncio, a ciascuno: Dio è con te, con amore. Dio ti ama!

(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Convertitevi, il regno dei cieli è vicino (Mt 4,17)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
• Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino (Mt 4,17) - (26/01/2014)
(vai al testo…)
• Non vi siano divisioni tra voi (1Cor 1,10) - (23/01/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
La gioia di seguire Gesù (24/01/2014)

Commenti alla Parola:
•  di Cettina Militello (VP 11.2016)
•  di Gianni Cavagnoli (VP 1.2014)
•  di Marinella Perroni (VP 1.2011)
•  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Stefano Pachì)



martedì 17 gennaio 2017

Testimone dell'amore del Padre


Ricordando Andrea Magri, diacono permanente della diocesi di Alba


Mi giunge in questi giorni la notizia della morte dell'amico Andrea Magri, avvenuta il 27 novembre scorso. Alcuni anni fa, in un incontro per diaconi, mi confidò una sua Parola del vangelo quale programma di vita personale e di ministero: "Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine" (Gv 13,1).

Un comune amico sacerdote mi ha inviato il suo profilo, che qui riporto, pubblicato peraltro nel sito della diocesi di Alba).






DIACONO ANDREA MAGRI
1 marzo 1943 – 27 novembre 2016


"Andiamo con gioia incontro al Signore"; con queste parole abbiamo pregato nell'Eucarestia di domenica scorsa, 27 novembre, prima Domenica di Avvento. E mentre noi celebravamo l'Eucarestia nelle nostre comunità parrocchiali, il diacono Andrea Magri andava incontro al Signore Gesù, che poneva fine alle sofferenze della malattia e lo chiamava ad entrare nel suo Regno.
Al Signore Gesù, alla testimonianza del suo Vangelo, all'amore ai fratelli, il diacono Andrea ha consacrato la sua vita, prima come laico, poi come ministro straordinario della Santa Comunione e infine come diacono permanente.
Andrea era di origine emiliana, nato a Migliarino il 1° marzo 1943. Rimasto orfano di padre in giovane età, era stato accolto nel Collegio degli Artigianelli di Torino, dove ha ricevuto un'educazione umana, cristiana e professionale, che lo ha avviato al mondo del lavoro.
Andrea ha vissuto da giovane gli anni del Concilio Vaticano II. I Padri Conciliari avevano scritto che "I laici sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dall'interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo, esercitando il proprio ufficio sotto la guida dello spirito evangelico, e in questo modo a manifestare Cristo agli altri principalmente con la testimonianza della loro stessa vita e col fulgore della loro fede, della loro speranza e carità" (cfr. Lumen Gentium 31). Andrea ha incarnato queste parole nel matrimonio, nella famiglia, nel lavoro, nelle attività pastorali delle parrocchie in cui è vissuto.
Anzitutto nella vocazione al matrimonio e alla famiglia. Il 21 novembre del 1965 ha celebrato il matrimonio con Maria Rizzin, e dalla loro unione sono nati due figli, Viscardo e Daniele.

Sempre nello spirito del Concilio, Andrea ha testimoniato il Vangelo e i valori cristiani nella sua professione, come vigile nella Polizia Municipale di Torino, svolgendo il suo lavoro con dedizione e amore per la sua città.
Oltre alla famiglia e al lavoro, Andrea e la moglie Maria sono stati molto partecipi della vita parrocchiale e in questo clima è maturata per Andrea, già ministro straordinario della Santa Comunione, la vocazione al diaconato. Con molti sacrifici, tra gli impegni di famiglia e di lavoro, ha seguito i corsi di teologia e di formazione spirituale, ed è stato ordinato diacono permanente il 20 novembre 1983, dal cardinale Ballestrero, Ha svolto il suo servizio diaconale occupandosi in particolare della pastorale delle famiglie, dei gruppi del Vangelo, della cura per gli anziani e i malati.

Nel 1998 la famiglia Magri si è trasferita qui a Treiso (Cuneo). Dopo alcuni mesi trascorsi ad organizzare questa nuova fase dell'esistenza ed a conoscere la nostra realtà diocesana, Andrea iniziava il suo servizio nella nostra Chiesa di Alba; era il primo diacono permanente nella nostra diocesi.
Dal vescovo Dho ha ricevuto l'incarico prima di collaboratore e poi di vicedirettore della Caritas diocesana; per alcuni anni fu anche responsabile della comunità dei giovani che facevano servizio civile presso la Caritas. Alla Caritas è ricordato come una persona molto paziente verso i bisognosi che bussavano alla porta del Centro di Ascolto e disponibile ad accettare tutti i servizi che gli venivano richiesti.
Aveva iniziato anche a prestare servizio nella parrocchia di Treiso e in quella di San Cassiano in Alba. In queste parrocchie, il diacono Andrea ha collaborato con i parroci nel servizio liturgico, nell'animazione della preghiera, nella catechesi ai ragazzi e agli adulti, nella cura spirituale degli anziani e dei malati.

Ma con l'avanzare degli anni, è giunta la stagione della sofferenza. Prima i problemi agli occhi e al cuore e infine il grave male che ha affrontato con pazienza, sottoponendosi alle cure mediche, sempre sostenuto da una grande fede e dall'amore solidale di sua moglie e della sua famiglia.
Per la nostra Chiesa di Alba, il diacono Andrea rimane il testimone della vocazione al diaconato, che ha suscitato altre vocazioni a questo servizio, e con la sua vita di sposo, di padre, di nonno, di cristiano, che ha vissuto i valori del Vangelo, ha lasciato una bella testimonianza di fede per tutti.

Preghiamo il Signore Gesù perché accolga nel suo Regno questo buon servitore della Chiesa e anche a lui rivolga l'invito "Vieni, servo buono e fedele, prendi parte alla gioia del tuo Signore" (cfr. Matteo 25,21).

venerdì 13 gennaio 2017

L'Agnello che offre la sua vita, che mostra il volto di Dio


2a domenica del Tempo ordinario (A)
Isaia 49,3.5-6 • Salmo 39 • 1 Corinzi 1,1-3 • Giovanni 1,29-34
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: Ecco l'agnello di Dio...
Ecco l'Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo. Parole diventate così consuete nelle nostre liturgie che quasi non sentiamo più il loro significato.
Un agnello non può fare paura, non ha nessun potere, è inerme, rappresenta il Dio mite e umile. E se ti incute paura, stai sicuro che non è il Dio vero.
Ecco l'agnello che toglie il peccato del mondo, che rende più vera la vita di tutti attraverso lo scandalo della mitezza.
Gesù-agnello, identificato con l'animale dei sacrifici, introduce qualcosa che capovolge e rivoluziona il volto di Dio: il Signore non chiede più sacrifici all'uomo, ma sacrifica se stesso; non pretende la tua vita, offre la sua vita; non spezza nessuno, spezza se stesso; non prende niente, dona tutto.

Io non lo conoscevo…
Qual è il volto di Dio che ci portiamo nel cuore? È come uno specchio e guardandolo capiamo qual è il nostro volto. Questo specchio va ripulito ogni giorno, alla luce della vita di Gesù. Perché se ci sbagliamo su Dio, poi ci sbagliamo su tutto, sulla vita e sulla morte, sul bene e sul male, sulla storia e su noi stessi.

Ecco l'agnello che toglie il peccato del mondo
Non «i peccati», al plurale, ma «il peccato» al singolare; non i singoli atti sbagliati che continueranno a ferirci, ma una condizione, una struttura profonda della cultura umana, fatta di violenza e di accecamento, una logica distruttiva, di morte.
In una parola, il disamore: che ci minaccia tutti, che è assenza di amore, incapacità di amare bene, chiusure, fratture, vite spente. Gesù, che sapeva amare come nessuno, è il guaritore del disamore. Egli conclude la parabola del Buon Samaritano con parole di luce: fai questo e avrai la vita. Vuoi vivere davvero? Produci amore. Immettilo nel mondo, fallo scorrere... E diventerai anche tu un guaritore del disamore.

Noi, i discepoli, siamo coloro che seguono l'agnello, che viene immolato. Così il cristianesimo diventa immolazione, diminuzione, sofferenza.
Se capiamo che la vera imitazione di Gesù è amare quelli che lui amava, desiderare ciò che lui desiderava, rifiutare ciò che lui rifiutava, toccare quelli che lui toccava e come lui li toccava, con la sua delicatezza, concretezza, amorevolezza, e non avere paura, e non fare paura, e liberare dalla paura, allora sì lo seguiamo davvero, impegnati con lui a togliere via il peccato del mondo, a togliere respiro e terreno al male, ad opporci alla logica sbagliata del mondo, a guarirlo dal disamore che lo intristisce.
Ecco vi mando come agnelli... vi mando a togliere, con mitezza, il male: braccia aperte donate da Dio al mondo, braccia di un Dio agnello, inerme eppure più forte di ogni Erode.

(spunti da Ermes Ronchi)

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Ecco l'agnello di Dio (Gv 1,29)
(vai al testo…)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata:
• Ecco colui che toglie il peccato del mondo (Gv 1,29) - (19/01/2014)
(vai al testo…)
• Ecco colui che toglie il peccato del mondo ( Gv 1,29) - (16/01/2011)
(vai al testo…)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
Colui che toglie il peccato del mondo (17/01/2014)

Commenti alla Parola:
•  di Cettina Militello (VP 11.2016)
•  di Gianni Cavagnoli (VP 1.2014)
•  di Marinella Perroni (VP 1.2011)
•  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Stefano Pachì)

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