Home

           Chi sono

           Per Oggi (vai al commento)
          

           Parola che si fa vita

           Omelie

           Sito personale di testi
           e documenti


           Etichette Argomenti

           Archivio del Blog



Questo Blog è la nuova versione di
essere sempre famiglia
(clicca qui per entrare)

Archivio blog

lunedì 15 febbraio 2016

Guardare la Madre…


Mi soffermo anch'io a contemplare in silenzio il volto della Madre, come papa Francesco ci invita all'omelia durante la Messa nella Basilica di Guadalupe, sabato scorso 13 febbraio.
E guardare a Lei e non alle nostre inadeguatezze...




«Guardare la Madre a partire dai nostri dolori, dalle nostre paure, disperazioni, tristezze, e dirle: "Che cosa posso dare io se non sono una persona istruita?". Guardiamo la Madre con occhi che dicono: "Sono tante le situazioni che ci tolgono la forza, che ci fanno sentire che non c'è spazio per la speranza, per il cambiamento, per la trasformazione".

Per questo credo che oggi ci farà bene un po' di silenzio, e guardarla, guardarla molto e con calma, e dirle come fece quell'altro figlio che la amava molto:

"Guardarti semplicemente - Madre -,
tenendo aperto solo lo sguardo;
guardarti tutta senza dirti nulla,
e dirti tutto, muto e riverente.
Non turbare il vento della tua fronte;
solo cullare la mia solitudine violata
nei tuoi occhi di Madre innamorata
e nel tuo nido di terra trasparente.
Le ore precipitano; percossi,
mordono gli uomini stolti l'immondizia
della vita e della morte, con i loro rumori.
Guardarti, Madre; contemplarti appena,
il cuore tacito nella tua tenerezza,
nel tuo casto silenzio di gigli" (Inno liturgico).

E nel silenzio, in questo rimanere a contemplarla, sentire ancora una volta che ci ripete: "Che c'è, figlio mio, il piccolo di tutti? Che cosa rattrista il tuo cuore?". "Non ci sono forse qui io, io che ho l'onore di essere tua madre?"».

sabato 13 febbraio 2016

La Misericordia di Dio nell'Anno Liturgico I settimana di Quaresima


Continuo la meditazione sulla «Misericordia di Dio nel cammino dell'Anno Liturgico», così come l'ho colta nelle riflessioni. di fr. Luigi Colombotti ofm, che ha «pensato ad una ricerca della misericordia di Dio nell'Anno Liturgico, tenendo presente i testi che parlano della misericordia, nella Messa e nella Liturgia delle Ore, a partire dalla Solennità dell'Immacolata fino all'ultima settimana dell'Anno Liturgico».





I Settimana di Quaresima

DIO PADRE MISERICORDIOSO E BENIGNO VUOLE FIGLI MISERICORDIOSI

I vari testi che compongono la Liturgia sia delle Ore che eucaristica, guidano la Comunità cristiana alla contemplazione del Padre misericordioso e benigno che forma i suoi figli alla sua stessa misericordia. Diversi sono i modi ed i momenti nei quali Dio mette in atto il suo sguardo di misericordia. Innanzitutto esortandoci a ritornare a Lui che è ricco di benevolenza e si impietosisce: Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore vostro Dio, perché egli è misericordioso e benigno, tardo all'ira e ricco di benevolenza e si impietosisce riguardo alla sventura (Mar/L Lett. br.).
Gesù chiede un atteggiamento veramente convertito per celebrare un culto che sia gradito al Padre; donare la pace ad un fratello che ha qualcosa contro di me è un dono e un segno della misericordia stessa di Dio perché anche Dio mi è venuto incontro offrendomi la salvezza prima ancora che io lo cercassi. Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono (Ven/Mt 5,20-26). Questi gesti commuovono Dio il quale si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece (Mer/Gn 3,1-10). […]
Con Gesù ed i Santi Padri la vita santa si costruisce nella carità attraverso uno sguardo misericordioso verso il povero. San Gregorio Nazianzeno ci dice che in questo modo i cristiani imitano la bontà divina. Egli, che è Dio e Signore, si fa chiamare nostro Padre, e noi vorremmo rinnegare i nostri fratelli? Guardiamoci, cari amici, dal diventare cattivi amministratori di quanto ci è stato dato in dono (Lun/UL 2 Lett.). […]
Sant'Aelredo ci insegna il modo per essere in grado di amare i nemici e cioè la dolce considerazione dell'ammirabile pazienza del Cristo sofferente, di Gesù nella sua Passione. Non c'è niente che ci spinga ad amare i nemici, cosa in cui consiste la perfezione dell'amore fraterno, quanto la dolce considerazione di quella ammirabile pazienza per cui egli, «il più bello tra i figli dell'uomo» (Sal 44,3), offrì il suo bel viso agli sputi dei malvagi... e per riposare più perfettamente e soavemente nella gioia della carità fraterna, abbracci di vero amore anche i nemici (Ven/UL 2 Lett.). […]
L'imitazione del Signore Gesù è lo stile nuovo di vita che richiede il nostro essere circoncisi nell'intimo del cuore che nel battesimo ci ha donato la remissione dei peccati. […]
Questo stile di vita mentre ripresenta nella storia la giustizia e la misericordia del Padre ottiene continuamente da Lui il perdono dei nostri peccati. Perciò praticate la giustizia e la fedeltà. Esercitate pietà e misericordia ciascuno verso il suo prossimo. Se voi perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi le vostre (Gio/UL Resp. 2 Lett.). Ma soprattutto impegna i cristiani ad essere un capolavoro di carità, di amore fraterno, reciproca stima e degno servizio al Signore. La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda (Gio/Vesp. Lett. br.). […]
(vai al testo)


venerdì 12 febbraio 2016

La vera forza viene dalla fiducia in Dio


1a domenica di Quaresima (C)
Deuteronomio 26,4-10 • Salmo 90 • Romani 10,8-13 • Luca 4,1-13
(Visualizza i brani delle Letture)


Appunti per l'omelia

Gesù, guidato dallo Spirito Santo…, tentato dal diavolo
Le tre tentazioni di Gesù nel deserto sono le tentazioni dell'uomo di sempre, non tanto quelle tentazioni di cui si è preoccupato un certo cristianesimo moralistico, non sono quelle (ad esempio quelle che riguardano il comportamento sessuale), ma quelle che vanno a demolire la fede. E c'è un crescendo nelle tre prove descritte dall'evangelista: vanno da me, agli altri, a Dio.

… dì a questa pietra che diventi pane
La prima tentazione: pietre o pane? Una piccola alternativa che Gesù apre. Né di pietre né di solo pane vive l'uomo. Siamo fatti per cose più grandi; il pane è buono, è nel Padre Nostro, è indispensabile, ma più importanti ancora sono altre cose: le creature, gli affetti, le relazioni. È l'invito a non accontentarsi, a non ridurre i nostri sogni a denaro. Non di solo pane vive l'uomo! Il pane è buono, il pane dà vita, ma più vita viene dalla Parola di Dio.

Ti darò il potere… se ti prostrerai in adorazione
Il tentatore poi alza la posta. Da me agli altri: io so come conquistare il potere! Tu ascoltami e ti darò il potere su tutto... È come se il diavolo dicesse a Gesù: Vuoi cambiare il mondo? Allora usa il potere, la forza, occupa i posti chiave. Vuoi salvare il mondo con niente, con l'amore, addirittura con la croce? Sei un illuso! Cosa se ne fa il mondo di un crocifisso in più? Vuoi avere gli uomini dalla tua parte? Assicuragli pane, autorità, spettacolo, allora ti seguiranno! Ma Gesù vuole liberare, non impossessarsi dell'uomo, lui sa che il potere non ha mai liberato nessuno. Il male del mondo non sarà vinto da altro male, ma per una insurrezione dei cuori buoni e giusti.
Il diavolo chiede ubbidienza e offre potere. Fa un commercio, un mercato con l'uomo. Esattamente il contrario di come agisce Dio, che non fa mercato dei suoi doni, ma offre per primo, dà in perdita, senza niente in cambio...

Gettati giù di qui… Gli angeli ti porteranno sulle loro mani
L'ultimo gradino è una sfida aperta a Dio, demolisce la fede facendone l'imitazione: «Chiedi a Dio un miracolo». E ciò che sembra essere il massimo della fede, ne è invece la caricatura: non fiducia in Dio ma ricerca del proprio vantaggio, non amore di Dio ma amore di sé, fino alla sfida. Buttati verranno gli angeli. Gesù risponde «no»: «Io so che Dio è presente, ma a modo suo, non a modo mio. Dio è già in me forza della mia forza». E gli angeli mi sono attorno con occhi di luce. Dio è presente, è vicino, intreccia il suo respiro con il mio. Forse non risponde a tutto ciò che io chiedo, eppure avrò tutto ciò che mi serve. Interviene, ma non con un volo di angeli, bensì con tanta forza quanta ne basta al primo passo.

(spunti da Ermes Ronchi)


-------------
Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Non di solo pane vivrà l'uomo (Lc 4,4)
(vai al testo) - (---> pdf, formato A4, stampa f/r per A5)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (17/02/2013)
Gesù fu guidato dallo Spirito nel deserto (Lc 4,1)
(vai al testo)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
Un profondo atto di fede (15/02/2013)

Commenti alla Parola:
•  di Luigi Vari (VP 1.2016)
•  di Marinella Perroni (VP 1.2013)
•  di Claudio Arletti (VP 1.2010)
•  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Giorgio Trevisan)

giovedì 11 febbraio 2016

Giornata del malatoAffidarsi a Gesù misericordioso come Maria


Mi hanno accompagnato nell'odierna Giornata del malato le parole di papa Francesco, nel suo Messaggio per questa Giornata.
Mi hanno indicato il tipico atteggiamento interiore nel mio accostarmi alle persone malate e sofferenti; atteggiamento che tutti i cristiani devono avere, ma soprattutto coloro che sono chiamati nella comunità ad essere segno sacramentale di questa diaconia.
Affidarsi a Gesù misericordioso come Maria, che dice ai servitori (ai diaconi), alle nozze di Cana: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2,5).

«Nella sollecitudine di Maria - scrive il papa - si rispecchia la tenerezza di Dio. E quella stessa tenerezza si fa presente nella vita di tante persone che si trovano accanto ai malati e sanno coglierne i bisogni, anche quelli più impercettibili, perché guardano con occhi pieni di amore. Quante volte una mamma al capezzale del figlio malato, o un figlio che si prende cura del genitore anziano, o un nipote che sta vicino al nonno o alla nonna, mette la sua invocazione nelle mani della Madonna! Per i nostri cari che soffrono a causa della malattia domandiamo in primo luogo la salute; Gesù stesso ha manifestato la presenza del Regno di Dio proprio attraverso le guarigioni: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano» (Mt 11,4-5). Ma l'amore animato dalla fede ci fa chiedere per loro qualcosa di più grande della salute fisica: chiediamo una pace, una serenità della vita che parte dal cuore e che è dono di Dio, frutto dello Spirito Santo che il Padre non nega mai a quanti glielo chiedono con fiducia.
Nella scena di Cana, oltre a Gesù e a sua Madre, ci sono quelli che vengono chiamati i "servitori", che ricevono da Lei questa indicazione: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2,5). Naturalmente il miracolo avviene per opera di Cristo; tuttavia, Egli vuole servirsi dell'aiuto umano per compiere il prodigio. Avrebbe potuto far apparire direttamente il vino nelle anfore. Ma vuole contare sulla collaborazione umana, e chiede ai servitori di riempirle di acqua. Come è prezioso e gradito a Dio essere servitori degli altri! Questo più di ogni altra cosa ci fa simili a Gesù, il quale «non è venuto per farsi servire, ma per servire» (Mc 10,45). Questi personaggi anonimi del Vangelo ci insegnano tanto. Non soltanto obbediscono, ma obbediscono generosamente: riempirono le anfore fino all'orlo (cfr Gv 2,7). Si fidano della Madre, e fanno subito e bene ciò che viene loro richiesto, senza lamentarsi, senza calcoli».
«Nelle nozze di Cana, Maria è la donna premurosa che si accorge di un problema molto importante per gli sposi: è finito il vino, simbolo della gioia della festa. Maria scopre la difficoltà, in un certo senso la fa sua e, con discrezione, agisce prontamente. Non rimane a guardare, e tanto meno si attarda ad esprimere giudizi, ma si rivolge a Gesù e gli presenta il problema così come è: «Non hanno vino» (Gv 2,3). E quando Gesù le fa presente che non è ancora il momento per Lui di rivelarsi (cfr v. 4), dice ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (v. 5). Allora Gesù compie il miracolo, trasformando una grande quantità di acqua in vino, un vino che appare subito il migliore di tutta la festa».

«Anche noi possiamo essere mani, braccia, cuori che aiutano Dio a compiere i suoi prodigi, spesso nascosti. Anche noi, sani o malati, possiamo offrire le nostre fatiche e sofferenze come quell'acqua che riempì le anfore alle nozze di Cana e fu trasformata nel vino più buono».

mercoledì 10 febbraio 2016

Come fossi sua madre


Un invito per meglio vivere l'Anno Santo della Misericordia con un cuore di madre, senza confini.
Dal sito del Centro Chiara Lubich.

(…) "Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra" (Gv 8,7). L'ha detta Gesù a coloro che volevano lapidare l'adultera. Il punto centrale dei comandi di Gesù è proprio sempre l'amore. Per questo Egli non vuole che noi cristiani condanniamo: "Non giudicate", ha ammonito infatti, e ha proclamato: "Beati i misericordiosi". Gesù vuole misericordia. Tuttavia dalla sua Parola sembrerebbe di poter dedurre che qualcuno può scagliare la pietra: chi è senza peccato.
Non si tratta certamente di noi, di ciascuno di noi, che siamo peccatori. Ma c'è una creatura senza peccato. Lo sappiamo: è la Madre di Dio. Potrebbe, dunque, Maria scagliare la pietra verso qualcuno che ha errato? E l'ha forse fatto nella sua vita? Noi conosciamo la Mamma nostra. Sappiamo ciò che afferma la Scrittura, ciò che tramanda la Tradizione, quello che è il pensiero del Popolo di Dio nei suoi confronti: Maria è amore verso tutti gli uomini, è misericordia, è avvocata dei più miserabili. È a Lei che cristiani senza numero ricorrono, e son sempre ricorsi, quando hanno avuto l'impressione che la giustizia di Dio li sovrastasse.
Maria non scaglia pietre. Anzi: nessuno come Lei, dopo Gesù, diffonde amore. Diffonde amore. Perché? Perché è Madre. Una madre non sa che amare E l'amore della madre è tipico: ama i propri figli come sé, perché c'è qualcosa di sé, veramente, nei suoi figli. (…) (…) Anche noi possiamo trovare qualcosa di noi stessi negli altri. Dobbiamo, infatti, vedere Gesù sia in noi che nei nostri fratelli. E allora, come ci comporteremo? Ecco: di fronte ad ogni prossimo: in casa, al lavoro, per strada, con quello del quale stiamo parlando, con le persone con cui ci intratteniamo al telefono, con quelli a vantaggio dei quali esplichiamo il nostro lavoro, di fronte ad ognuno, in questi quindici giorni, dobbiamo pensare semplicemente: devo comportarmi come fossi sua madre. E agire di conseguenza. Una madre serve, serve sempre. Una madre scusa, scusa sempre. Una madre spera, spera sempre. "Come fossi sua madre": questo il pensiero che deve dominare nei prossimi giorni. Questo il nostro impegno per esser certi di non scagliare pietre e per poter essere per tutti la presenza di Maria sulla terra.

Chiara Lubich, Rocca di Papa, 3 marzo 1983
Fonte: Centro Chiara Lubich


martedì 9 febbraio 2016

La Misericordia di Dio nell'Anno Liturgico (Quaresima)


All'inizio della Quaresima, mi sono proposto di mettermi «alla scoperta della Misericordia di Dio nel cammino dell'Anno Liturgico», così come l'ho colta nelle riflessioni di fr. Luigi Colombotti ofm. L'autore, infatti, ha «pensato ad una ricerca della misericordia di Dio nell'Anno Liturgico […], tenendo presente i testi che parlano della misericordia, nella Messa e nella Liturgia delle Ore, a partire dalla Solennità dell'Immacolata fino all'ultima settimana dell'Anno Liturgico».
Riporterò quanto vado meditando nel mio sito di testi e documenti.



Tempo di Quaresima - Settimana delle Ceneri

IL PADRE MISERICORDIOSO, CI ACCOMPAGNA NEL CAMMINO QUARESIMALE

La Comunità cristiana inizia la Santa Quaresima prostrandosi in adorazione di Cristo Signore che per noi ha sofferto tentazione e morte, cioè davanti al modello sommo della misericordia di Dio, di Colui che avendo amato i suoi li amò fino alla fine (Gv 13,1). L'adorazione proposta dall'Invitatorio, la sviluppa nel canto del salmo 102 (Mer IV sett/UL), l'inno alla misericordia di Dio riletto alla luce di Lc 1,78: Grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio, venne a visitarci dall'alto un sole che sorge. Questo versetto contempla il Verbo Incarnato come un dono della misericordia di Dio che è Padre, ha pietà di chi lo teme (UL 2 ant.) e si muove a compassione del suo popolo (Mer, Messa Gl 2,18) e come canta l'Introito delle Ceneri, Tu ami tutte le creature dimentichi i peccati di quanti si convertono e li perdoni, perché tu sei Dio! Dio e Padre che nei confronti di Colui che non aveva conosciuto peccato, lo fece peccato in nostro favore (Mer, Messa 2Cor 5,20-6,2). San Clemente I ci esorta: Teniamo fissi gli occhi sul sangue di Cristo, per comprendere quanto sia prezioso davanti a Dio suo Padre: fu versato per la nostra salvezza e portò al mondo intero la grazia della penitenza. Passiamo in rassegna tutte le epoche del mondo e constateremo come in ogni generazione il Signore abbia concesso modo e tempo di pentirsi a tutti coloro che furono disposti a ritornare a lui (Mer/UL, 2 Lett.).
Se ritorni a Lui con tutto il cuore e ti rinnovi col digiuno, l'elemosina e la preghiera, il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà (Mer, Messa Mt 6,1-6.16-18). Specifica san Leone Magno: A questi doverosi e santi digiuni, poi, nessuna opera si può associare più utilmente dell'elemosina, la quale sotto il nome unico di «misericordia» abbraccia molte opere buone. Immenso è il campo delle opere di misericordia. Non solo i ricchi e i facoltosi possono beneficare gli altri con l'elemosina, ma anche quelli di condizione modesta o povera.
Così disuguali nei beni di fortuna, tutti possono essere pari nei sentimenti di pietà dell'anima
(Gio/UL 2 Lett.).
[…]
Levi alla chiamata di Gesù decise di seguirlo. Ha creduto in Gesù Messia e la misericordia di Dio lo ha trasformato da peccatore in giusto, pronto per essere apostolo del Signore (Sab/Messa/Lc 5,27-32). Egli infatti si è consegnato totalmente a Gesù e si è messo al servizio del regno di Dio. Dice sant'Ireneo: Dio ricerca il servizio degli uomini per avere la possibilità, lui che è buono e misericordioso, di riversare i suoi benefici su quelli che perseverano nel suo servizio. Mentre Dio non ha bisogno di nulla, l'uomo ha bisogno della comunione con Dio. La gloria dell'uomo consiste nel perseverare al servizio di Dio (Sab/UL 2 Lett.).
[…]

(vai al testo)


venerdì 5 febbraio 2016

Sulla tua parola


5a domenica del Tempo ordinario (C)
Isaia 16,1-2a.3-8 • Salmo 137 • 1 Corinzi 15,1-11 • Luca 5,1-11
(Visualizza i brani delle Letture)


Appunti per l'omelia

Abbiamo faticato tutta la notte...
È la nostra obiezione di fronte alla proposta di Dio: ci sembra a volte un ordine insensato… non è l'ora adatta…
Gesù, e in lui il Padre, non attua il suo disegno di salvezza senza di noi, anche quando ci sembra di essere rivestiti di debolezza, di fragilità, di peccaminosità… "Sono un uomo dalle labbra impure…", ha obiettato Isaia quando sente la chiamata di Dio (Is 6,5). Ma Lui ci purifica e ci rende "abili" a testimoniare e trasmettere il suo messaggio.
Quando si scopre la propria indegnità, ci si deve scoraggiare? Isaia dice: "Eccomi, manda me" (Is 1,8).
Quindi la propria fragilità, i propri sbagli non sono ragione sufficiente per giustificare il "no" al servizio che lo Spirito, attraverso la comunità, affida ad ogni membro.

Sulla tua parola…
Come Isaia, Pietro fa un atto di fede, di estrema fiducia nelle parole del Maestro. Corre il rischio, sapendo bene che, in caso di insuccesso, si sarebbe esposto al ridicolo e alla presa in giro da parte dei colleghi: la logica umana direbbe di no; la logica divina dice di sì. E Pietro, magari ingenuamente, crede che la parola di Gesù può realizzarsi!
Nella fedeltà all'ascolto della sua parola, Gesù ci educa alla fiducia nella sua missione, a giocare la vita sulla sua parola: "Chi ascolta la mia parola… ha la luce della vita" (cf Gv 5,24); e non sui propri sentimenti o sulle proprie voglie.

Sarai pescatore di uomini…
Ecco la risposta di Gesù!
Nella Bibbia le acque del mare sono simbolo del potere del male, delle forze che portano alla morte. Il "pesce" che deve essere "tirato fuori" è l'umanità intera che rischia di venire inghiottita dallo stravolgimento dei valori: la violenza, l'odio, la guerra, la concorrenza senza scrupoli, la corruzione morale…
Essere pescatori di uomini significa che gli uomini devono essere "presi vivi", come il verbo greco usato da Luca (zogreo) vuole significare: cioè portati alla vita.

Gesù ci educa a guardare i problemi di fondo dell'uomo, a scoprire chi soffre interiormente, chi è lacerato da contraddizioni e bisognoso di conforto e di luce.
È un compito che è affidato a tutta la comunità cristiana, con i ruoli e i ministeri diversi che in essa sono espressione di "servizio", del servizio al Vangelo come logica di vita. Non siamo, infatti, chiamati a dire cose nostre, ma ad annunciare il vangelo tutto intero (cf 1Cor 15,1-11), che ha il suo punto chiave in Gesù morto e risorto, in una logica di "vita" che passa solo per l'amore.


-------------
Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Lasciarono tutto e lo seguirono (Lc 5,11)
(vai al testo) - (---> pdf, formato A4, stampa f/r per A5)

Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata (11/02/2013)
Sulla tua parola getterò le reti (Lc 5,5)
(vai al testo)

Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
Al seguito di Gesù, mandati "al largo" (8/02/2013)

Commenti alla Parola:
•  di Luigi Vari (VP 1.2016)
•  di Marinella Perroni (VP 1.2013)
•  di Claudio Arletti (VP 1.2010)
•  di Enzo Bianchi

(Illustrazione di Giorgio Trevisan)

Visitati di recente