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lunedì 30 gennaio 2012

La diaconia cristiana [3]


Desidero segnalare la terza puntata della rubrica settimanale sulla "diaconia", dal titolo appunto La diaconia cristiana, che viene trasmessa su Tele Radio Padre Pio, a cura del prof. Giovanni Chifari, docente di Teologia Biblica presso l'Istituto Scienze religiose "Giovanni Paolo II" di Foggia.
Ne ho già parlato in un precedente intervento (vedi).
Viene trasmessa al sabato alle ore 9,30, con replica alle 13,45 e 21,40.
Inoltre l'intera puntata è visibile su youtube al canale Padre Pio TV (http://www.youtube.com/user/padrepiotv).
Inoltre può essere vista sia sul digitale terrestre, canale 145, sia su SKY, e anche sul sito http://www.teleradiopadrepio.it/

In questa terza puntata si illustrata la terminologia che viene usata e il significato del termine "diaconia". Termine mutuato dal greco classico in un contesto giudeo ellenistico, dove si configura un servizio "di prestigio", di "mediazione", in cui anche lo studio è visto nella prospettiva del servizio, servizio di profezia e di regalità.
San Paolo usa, per le prime comunità cristiane, questo termine perché più adatto ad una pluralità di significati e di applicazioni, dove poter mettere in risalto la peculiarità essenziale della "mediazione": nella relazione, nel dialogo, nell'ascolto, nella missione, per l'incontro col Cristo.

Ecco il link su youtube della 3a puntata:
http://www.youtube.com/watch?v=MzhL4slFJ8M


Link delle precedenti puntate:
La diaconia cristiana 1a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=mqU1-FvOkQ4
La diaconia cristiana 2a puntata: http://www.youtube.com/watch?v=qddb2xaVRzk



domenica 29 gennaio 2012

Il diaconato in Italia

Il diaconato in Italia n° 170/171
(settembre/dicembre 2011)




Diaconi educati al servizio del Vangelo
per il bene della società



ATTI DEL XXIII CONVEGNO NAZIONALE
Rimini 3-6 Agosto 2011



Introduzione (Enzo Petrolino)

Inizio dei lavori (Francesco Lambiasi)

Gesù maestro e servo di Yahweh (Giuseppe Bellia)

Alla scuola dei poveri e degli ultimi (Giuliana Martirani)

Un cammino che continua... dopo Reggio Calabria (Angelo Casile)

In un tempo di comunicazione senza relazione (Luca Bassetti)

Il diacono educato ed educatore alla vita buona del vangelo (Luciano Meddi)

Diaconi educati alla diaconia politica (Franco Appi)

L'era digitale e la sua valenza antropologica (Tonino Cantelmi)

Gruppi di lavoro

Incontro dei delegati

Nuovi linguaggi in un mondo che cambia (Cristina Simonelli)

La diaconia come educazione al servizio (Ilena e Luca Carando)

Il volto femminile del servizio (Elisabetta Granziera)

Ruolo delle donne nella chiesa (Benedetta Zorzi)

Diaconi educati al servizio del vangelo per il bene della società (Giancarlo Bregantini)

Festa della Trasfigurazione (Elio Tinti)

Priorità e sfide del diaconato nella chiesa italiana (Enzo Petrolino)


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Vedi anche nel blog:
• Di rientro dal Convegno di Rimini
• Comunità del Diaconato in Italia: XXIII Convegno Nazionale



venerdì 27 gennaio 2012

Gli effetti della Parola


4a domenica del T.O. (B)

Appunti per l'omelia

"Gesù, entrato di sabato nella sinagoga insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi". Il suo infatti era "un insegnamento nuovo, dato con autorità" (Mc 1,21-22.27).
In questa quarta domenica del tempo ordinario siamo invitati a metterci di fronte alla Parola di Dio come gli ascoltatori di Cafarnao, che all'udire l'insegnamento di Gesù rimanevano stupiti degli effetti che essa produceva. Il Profeta di Nazaret si presentava come un Profeta superiore ad ogni maestro umano e con quell'autorità che gli derivava dalla sua "origine" divina.
Le parole di Gesù, Egli stesso Parola vivente del Padre e manifestazione della sua opera creatrice, hanno la "forza", permeate dallo Spirito, di "rinnovare tutte le cose".
La Parola è "viva ed efficace" e produce effetti particolari in coloro che l'accolgono e la vivono.
Ecco alcuni effetti che la Parola produce (prendo lo spunto ed alcuni stralci da "Chiara Lubich, La Parola di vita, ed. Città Nuova").

La parola fa "vivere".
Chi l'accoglie e la fa propria con la sua vita manifesta che è una persona "viva". Lo si scorge dalla luce che emana dal viso di chi ti sta di fronte, da tutta la sua persona. Sant'Atanasio dice: «Non v'è nulla che faccia vivere l'anima razionale della sua vita specifica, come la parola di Dio».

La parola rende liberi.
Il Vangelo dice: «la verità vi farà liberi» (Gv 8,32). La verità infatti ci rende liberi se prima di tutti i nostri pensieri, della nostra volontà, ci sta a cuore la parola. E tutto diventa secondario.

La parola converte.
San Gregorio Magno scrive: «Per la forza della parola viene data al superbo l'umiltà e al timido la confidenza, si ripulisce il lussurioso con lo sforzo della castità, si tempra l'avaro trattenendolo dall'ardore dell'ambizione… Dio adatta la forza della sua parola nei singoli, secondo la diversità della condotta, affinché ciascuno trovi nella sua parola ciò che gli occorre per portare il germe della virtù che gli è indispensabile».

La parola purifica.
Quando si è messo tutto un passato nella misericordia di Dio e si ricomincia a vivere la parola, si ha l'impressione – ed è realtà – che la parola abbia tutto purificato in noi. E sant'Ambrogio: «Sono parole, è vero: ma esse mondano».

La parola preserva dalle preoccupazioni umane.
Chi vive la parola è tranquillo, non teme nulla. Lo conferma san Giovanni Crisostomo: «Il mare infuria e tu navighi tranquillo; hai come pilota la lettura delle Scritture e non verrà a spezzare il timone la tentazione degli affari».

La parola opera un mutamento di mentalità.
Imprime nei cuori delle persone che l'accolgono, di qualunque latitudine, i sentimenti di Cristo di fronte alle circostanze, al singolo e alla società. Fa di ogni cittadino del mondo un cittadino del cielo, un uomo nuovo. Così san Paolo: «Dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l'uomo nuovo» (Ef 4,23).


"Per dirla in breve, la vita della parola porta nell'uomo una rievangelizzazione completa del suo modo di pensare, di volere, di amare. Il Vangelo, codice della vita, si incarna… e fiorisce anche il deserto".




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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Un insegnamento nuovo, dato con autorità (Mc 1,27)
(vai al testo) - (pdf, formato A5)

Commenti alla Parola:
• di Marinella Perroni (VP 2012)
• di Claudio Arletti (VP 2009)
• di Enzo Bianchi


mercoledì 25 gennaio 2012

La diversità, dono reciproco



Conversione di san Paolo

"Mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno" (1Cor 9,22).
Nel celebrare oggi la festa della Conversione di san Paolo, al termine della settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, mi sono preso questo motto "farsi tutto a tutti", perché mi illumina sul modo di affondare e vivere il nostro rapporto con i cristiani di altre tradizioni.
Ho vissuto, in questa settimana, momenti di forte condivisione con i fratelli di altre chiese cristiane nella preghiera comune; ho pregato, assieme alla mia comunità, per il dono dell'unità; ho avuto modo di ascoltare diversi interventi sull'ecumenismo…
E mi sono chiesto: come vivere con frutto la grazia di questo momento?
Ho notato diverse posizioni, da chi, con verità, mette in risalto l'identità cattolica per il timore di livellare tutto, a chi guarda più ai rapporti con gli altri fratelli cristiani in un'amicizia che forse non ti soddisfa appieno, ma è piena di speranza…
È vero, il dialogo è fatto di un "andare" e un "venire", di un sapersi ascoltare ed accogliere nelle rispettive diversità.
L'impostazione, a senso unico, dell'identità cattolica potrebbe, a mio avviso, rischiare di metterci in una posizione di non saper ascoltare e conoscere fino in fondo l'altro.
Certo, per amare una persona devo conoscerla; per accoglierla devo "aprire la porta"…
Penso che questo non implichi una diminuzione della propria identità (a meno che non sia una difesa nei confronti della propria debolezza testimoniale), semmai mi spinge a "farmi uno" con l'altro… e la "conquista", di cui parla Paolo, è l'accoglienza reciproca di Gesù.
Lo "svuotarsi" del Figlio di Dio per "farsi servo di tutti" è modello per ciascuno di noi; Lui che non ha mai perso la sua identità (forse ha cercato spesso di nasconderla)!
Mi passano per la mente alcune scene (con i loro limiti, evidentemente) che mi possono aiutare a capire meglio tutto questo: l'incontro tra chi "vede bene" ed uno a cui potrebbe far difetto la vista; oppure tra chi ha difficoltà di deambulazione con chi cammina diritto.
Certo, il "farsi tutto a tutti" comporta non umiliare chi, secondo noi (e forse anche a ragione) non vede bene o cammina male, ma piuttosto farsi carico della sua cecità perché lui possa vedere con i miei occhi o camminare accompagnato dalle mie gambe robuste. È ovvio che per agire così occorrano reciproca fiducia e somma umiltà, sull'esempio di Gesù!
Al di là di ogni metafora, ritengo che fare esperienza dell'unità significhi accogliere in pienezza ciò che ci unisce ed accettare la diversità per scoprire in essa un dono reciproco, che ci arricchisce e ci porta, con speranza, verso mete non ancora esplorate.

(Icona: Pietro e Andrea, abbraccio ecumenico)



martedì 24 gennaio 2012

Chiamati alla santità


Il Concilio Vaticano II, al n° 40 della Lumen Gentium, parla della universale chiamata alla santità: "Il Signore Gesù, maestro e modello divino di ogni perfezione, a tutti e a ciascuno dei suoi discepoli di qualsiasi condizione ha predicato quella santità di vita, di cui egli stesso è autore e perfezionatore: «Siate dunque perfetti come è perfetto il vostro Padre celeste» (Mt 5,48) […] È dunque evidente per tutti, che tutti coloro che credono nel Cristo di qualsiasi stato o rango, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità e che tale santità promuove nella stessa società terrena un tenore di vita più umano".

Nel ricordare san Francesco di Sales (1567-1622), di cui oggi si fa memoria, mi sembra di estrema attualità quanto ha scritto a questo proposito nell'Introduzione alla vita devota, quando dice che la santità (la "devozione", come lui la chiama) si vive e si pratica in ogni stato di vita.
"La devozione deve essere praticata in modo diverso dal gentiluomo, dall'artigiano, dal domestico, dal principe, dalla vedova, dalla donna non sposata e da quella coniugata. Ciò non basta, bisogna anche accordare la pratica della devozione alle forze, agli impegni e ai doveri di ogni persona".
Ognuno infatti non può cercare la santità in uno stato di vita che non gli è proprio, "errore che si verifica tuttavia molto spesso".
"La devozione non distrugge nulla quando è sincera, ma anzi perfeziona tutto e, quando contrasta con gli impegni di qualcuno, è senza dubbio falsa. […] Perciò dovunque ci troviamo, possiamo e dobbiamo aspirare alla vita perfetta".

Così, la chiamata alla santità, che coinvolge totalmente la vita e la missione dei diaconi, si manifesta in essi, in quanto animatori della diaconia nella comunità cristiana, anche nel "riconoscere e promuovere la missione dei fedeli laici nella Chiesa e nel mondo. Il diacono, in quanto presente e inserito più del sacerdote negli ambiti e nelle strutture secolari, si deve sentire ingaggiato a favorire l'avvicinamento tra il ministro ordinato e le attività dei laici, nel comune servizio al Regno di Dio". Per questo, i diaconi devono saper testimoniare la loro santità, "conducendo uno stile di vita sobrio e semplice, che si apra alla «cultura del dare» e favorisca una generosa condivisione" (Cfr. Ratio 9).



lunedì 23 gennaio 2012

La diaconia cristiana



Desidero segnalare ai lettori di questo blog una rubrica sulla "diaconia" (caratteristica peculiare di tutti i cristiani), dal titolo La diaconia cristiana, che viene trasmessa su Tele Radio Padre Pio, a cura del prof. Giovanni Chifari, docente di Teologia Biblica presso l'Istituto Scienze religiose "Giovanni Paolo II" di Foggia. La rivista Il diaconato in Italia pubblica spesso suoi contributi, che riporto anche nel mio sito di testi.
La trasmissione vorrebbe essere una reinterpretazione in chiave più divulgativa e televisiva di un corso tenuto nella predetta facoltà lo scorso anno.
La rubrica segue la traccia offerta dal volume di don Giuseppe Bellia, Servi di Chi. Servi perchè. Piccolo manuale della diaconia cristiana, Ed. Rogate, Roma 2010.
È trasmessa il sabato alle ore 9,30, con replica alle 13,45 e 21,40.
Inoltre l'intera puntata è visibile su YouTube al canale Padre Pio TV (www.youtube.com/user/padrepiotv).
Inoltre può essere vista sia sul digitale terrestre, canale 145, sia su SKY, e anche sul sito http://www.teleradiopadrepio.it/

La prima puntata è andata in onda sabato 14 gennaio 2012, mentre la seconda sabato 21 gennaio.

Il link delle due puntate su YouTube è:

La diaconia cristiana: 1a puntata
http://www.youtube.com/watch?v=mqU1-FvOkQ4

La diaconia cristiana: 2a puntata
http://www.youtube.com/watch?v=qddb2xaVRzk



domenica 22 gennaio 2012

Trasformàti in Lui!


Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani

Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore (1Cor 15,51-58).
È il tema scelto per questa settimana di preghiera per l'unità dei cristiani: il potere trasformante della fede in Cristo, particolarmente in relazione alla nostra preghiera per l'unità visibile della Chiesa, corpo di Cristo. La preghiera è una realtà potente nella vita di un cristiano. Quando i cristiani comprendono il valore e l'efficacia della preghiera in comune per l'unità di quanti credono in Cristo, essi cominciano ad essere trasformati in ciò per cui stanno pregando.
La preghiera per l'unità, dunque, non è un accessorio opzionale della vita cristiana, ma, al contrario, ne è il cuore. L'ultimo comandamento che il Signore ci ha lasciato prima di morire è stato quello della comunione fra i suoi discepoli, della loro unità come Lui e il Padre sono uno, perché il mondo creda. L'unità dei cristiani è un dono di Dio; a preghiera ci prepara a ricevere questo dono e ad essere trasformati in ciò per cui preghiamo.
Questi alcuni pensieri che colgo dai sussidi per questa settimana di preghiera. Alcuni però, che toccano particolarmente la mia sensibilità, parlano di una "trasformazione" in Colui che "non è venuto per essere servito, ma per servire…". Così, dai titoli dei vari giorni: Trasformati da Cristo, colui che serve; Trasformati dalla paziente attesa del Signore; Trasformati dal Servo sofferente. "Cristo… morì per voi"… Trasformati dall'amore misericordioso di Dio.
Per essere meno indegni di ricevere il dono dell'unità, occorre mettersi nell'unica condizione possibile di reciproco amore nel nome di Cristo. Lui ci conduca "dall’arroganza della nostra disobbedienza all’umiltà del cuore"; ci renda "uno nello Spirito Santo, affinché nel servizio alle sorelle e ai fratelli possa rivelarsi il suo vero volto".
"Il paradosso divino è che Dio può trasformare la tragedia e il disastro in una vittoria. Egli trasforma tutte le nostre sofferenze e traversie, e l’enorme dolore della storia in una resurrezione che abbraccia il mondo intero. Mentre sembra essere sconfitto Egli è invece la vera vittoria che nessuno e nulla può superare".

Affinché la nostra preghiera, anche sincera, non resti inascoltata, mi sono di monito le parole del vangelo: "Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli" (Mt 7,21). E la volontà sua la conosciamo: "Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati" (Gv 15,12).

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