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venerdì 5 giugno 2026

Eucaristia, la nostra vita in Cristo


SS. Corpo e Sangue di Cristo (A)
Deuteronomio 8,2-3.14b-16a • Salmo 147 • 1 Corinzi 10,16-17 - Giovanni 6,51-58
(Visualizza i brani delle Letture)

Appunti per l'omelia

La solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo ci introduce nel mistero profondo del nostro essere per Dio e del fondamento del nostro vivere.
Mangiare la carne del Figlio di Dio e bere il suo sangue, espressione scandalosa per i giudei di allora e sicuramente anche per noi oggi, è il modo che Dio ha scelto per introdurci nella Vita. Noi abbiamo la vita, Cristo è la Vita.
La vita che ora viviamo su questa terra è simboleggiata dal cammino che il popolo di Israele ha compiuto nella sua liberazione dalla schiavitù dell'Egitto. È il Signore che ha accompagnato il suo popolo per quarant'anni nel deserto. È Lui che lo ha nutrito con la manna discesa dal cielo, nonostante le umiliazioni e le prove affrontate (cf. Dt 8,2-3.14b-16°; I lettura).
È Dio che ci conduce nella vita nutrendoci con un cibo che viene dal cielo, per indicarci che non siamo solo terrestri, ma fatti ad immagine e somiglianza sua. Da Lui noi proveniamo. Non siamo totalmente terrestri; la nostra radice è nel cuore di Dio. Ed abbiamo bisogno di nutrirci non solo di pane materiale, ma anche di ciò che Dio ci dona; e Lui ci dona se stesso, la sua Parola, il suo Figlio, Parola fatta carne.
È Gesù che si dichiara quale vero cibo: "Io sono il pane vivo, disceso dal cielo" (Gv 6,51). Anzi: "Se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita" (Gv 6.53).
Parole scandalose! Eppure piene di verità. Fra gli stessi discepoli si è consumata una frattura, e alcuni se ne sono andati. Altri, con Pietro, hanno risposto ponendo fiducia incondizionata alle parole del Maestro.
Per noi oggi mangiare (letteralmente "masticare") la carne di Cristo cosa comporta per la nostra vita? Una semplice devozione nel ricevere la santa Comunione? "Masticare" la carne di Cristo e bere il suo sangue comporta condividere con Lui tutta la nostra esistenza.
Non è una semplice "cosa" materiale che noi assumiamo nella santa Eucaristia (pur assumendo un pezzo di pane e del vino), ma è un conformarsi totalmente al Signore Gesù che, morto e risorto, ci ha dato il pegno della nostra immortalità.
"Masticare" è una realtà che, nella fede, ci lavora interiormente e ci trasforma nella vita, come i denti masticano e triturano il cibo.
Bere a quel calice è segno del nostro dare la vita per Dio nel servizio ai nostri fratelli.
L'Eucaristia non può essere solo la rassicurante ripetizione di un rito, ma il nostro partecipare, senza tirarci indietro, al nostro essere per Dio, fatti un corpo solo, quello di Cristo (cf. 1Cor 10,19-17; II lettura).

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Vedi anche:

Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
 Chi mangia questo pane vivrà in eterno (Gv 6,58) - (11/06/2023)
(vai al testo)
 Io sono il pane vivo disceso dal cielo (Gv 6,51) - (14/06/2020)
(vai al testo)
 Io sono il pane vivo (Gv 6,51) - (18/06/2017)
(vai al testo)
 Io sono il pane vivo, disceso dal cielo (Gv 6,51) - (22/06/2014)
(vai al testo)
 Benché molti, siamo un corpo solo, poiché partecipiamo all'unico pane (1Cor 10,17) - (26/06/2011)
(vai al testo)

Vedi anche i post Appunti per l'omelia:
  Per avere la vita (09/06/2023)
  Un pane che fa "vivere" (12/06/2020)
  Il Pane che ci fa "uno" con Dio (16/06/2017)
  Quel Cibo che ci dà la Vita (20/06/2014)

Commenti alla Parola:
  di Goffredo Boselli (VP 6.2026)
  di Antonio Savone (VP 6.2023)
  di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 6.2020)
  di Cettina Militello (VP 5.2017)
  di Gianni Cavagnoli (VP 5.2014)
  di Marinella Perroni (VP 5.2011)
  di Enzo Bianchi

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