5a domenica di Quaresima (C)
Isaia 43,16-21 • Salmo 125 • Filippesi 3,8-14 • Giovanni 8,1-11
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Appunti per l'omelia
L'episodio evangelico della donna adultera (cf. Gv 8,1-11), mette in luce proprio questo: la misericordia di Dio.
Presentano a Gesù una donna sorpresa in adulterio e vogliono sapere dal Rabbi di Nazaret cha pensi di questa donna: "Tu che dici?". Lo interrogano "per metterlo alla prova e avere motivo di condannarlo". Alla fina sappiamo come è andata: "se ne andarono uno ad uno, cominciando dai più anziani". Se ne andarono tutti!
Perché di fronte ad un gesto di misericordia, che vorrebbe abbracciare tutti, loro scappano? Sarà per vergogna, per imbarazzo?
Gesù scrive col dito sulla sabbia. È su quella sabbia, su quella polvere da dove siamo stati tratti, che il dito di Dio si manifesta, ridisegnando i tratti di una dignità restituita.
Quanto avrebbe desiderato Gesù che almeno uno di quegli uomini, assieme alle pietre, lasciassero cadere a terra il muro dell'orgoglio e magari anche le loro ginocchia. E lasciarsi rialzare, rinati, assieme a quella donna.
Eppure, quella domanda "Tu che dici?" ci interpella direttamente. Aspetta una risposta. Noi come credenti cosa diremmo? Scegliamo la durezza o la misericordia? Ci mostriamo inflessibili o di manica larga? Gesù non segue questa strada. Lui ci pone, non davanti ad un dilemma, davanti a un sì o a un no da dire per gli altri. Ci pone davanti a noi stessi. Di fronte a quella donna non siamo come davanti ad uno specchio. È ciò che Gesù ci chiede. Non accada che il male degli altri diventi un pretesto per non vedere il nostro, come quella "trave" nel nostro occhio che ci impedisce di vedere la "pagliuzza" nell'occhio dell'altro.
La donna rimane là in mezzo, sola. E chi sta di fronte alla donna è davvero l'unico innocente, il qual non lancia pietre, ma porta piuttosto su di sé tutto il male del mondo. E davanti a quell' "unico" non possiamo fare altro che arrenderci. Egli nella sua misericordia e nel suo perdono ci dona la forza per non peccare ancora. Credere che Lui ha fatto di noi una "cosa nuova", aperto nel deserto della nostra vita una strada, un fiume d'acqua viva (cf. Is 43, 16-21; I lettura).
Ci ha plasmati creature nuove, col dito della sua mano.
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Vedi anche:
Parola-sintesi proposta (breve commento e una testimonianza):
Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più (Gv 8,11)
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Vedi anche analoga Parola-sintesi a suo tempo pubblicata
• Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più (Gv 8,11) - (03/04/2022)
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• Gesù disse: neanch'io ti condanno (Gv 8,11) - (07/04/2019)
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• Va' e d'ora in poi non peccare più (Gv 8,11) - (13/03/2016)
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• Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra (Gv 8,7) - (17/03/2013)
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• D'ora in poi non peccare più (Gv 8,11) - (19/03/2010)
(vai al post "Sentirsi veramente amati")
Vedi anche il post Appunti per l'omelia:
• Protési verso una nuova vita (02/04/2022)
• Va'... riprenditi la tua vita (05/04/2019)
• Gesù apre le porte delle nostre prigioni (11/03/2016)
• Il perdono, riabilitazione e rinascita (15/03/2013)
Commenti alla Parola:
• di Goffredo Boselli (VP 4.2025)
• di Antonio Savone (VP 4.2022)
• di L'Amicizia presbiterale "Santi Basilio e Gregorio" (VP 4.2019)
• di Luigi Vari (VP 2.2016)
• di Marinella Perroni (VP 2.2013)
• di Claudio Arletti (VP 2.2010)
• di Enzo Bianchi
• di Lectio divina: Abbazia Santa Maria di Pulsano
(Immagine: Scriveva per terra, G. Trevisan, La Domenica 6 aprile 2025)