La carità, infatti, "si rallegra nel veder crescere l'altro", chi è "solo, malato, senza tetto, disprezzato, nel bisogno". È "lo slancio del cuore che ci fa uscire da noi stessi" e ci mette nella condizione di "generare il vincolo della condivisione e della comunione".
Questo della Quaresima è un cammino che non si riduce ad un semplice esercizio penitenziale contingente, ma, attraverso "la carità, col suo dinamismo universale, può costruire un mondo nuovo, perché non è un sentimento sterile, bensì il modo migliore di raggiungere strade efficaci di sviluppo per tutti".
Ma per avere questo sguardo universale e non rimanere nel vago spiritualismo, occorre concretamente "prendersi cura di chi si trova in condizioni di sofferenza, abbandono o angoscia", soprattutto ora in questo periodo di pandemia. Così facendo, acquisteremo uno sguardo nuovo, "il cui orizzonte", trasformato dalla carità, ci "porta a cogliere la dignità dell'altro", a "riconoscere e apprezzare" i poveri "nella loro immensa dignità", rispettando il "loro stile proprio", la "loro cultura", per far sì che siano "veramente integrati nella società".
Amando il nostro prossimo, facendoci uno con lui, condividendo ogni sua situazione, sperimenteremo che "la carità è dono che dà senso alla nostra vita"; un senso "grazie al quale consideriamo chi versa nella privazione quale membro della nostra stessa famiglia".
Questo della Quaresima diventa, allora, "un tempo per credere, sperare e amare", un "percorso di conversione, preghiera e condivisione dei nostri beni", che ci fa entrare nel cuore del Padre, "fonte inesaurubile di misericordia", e poter gustare la gioia e la luce della Paqua.
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